Super oss: il parere di una caregiver

Intervistata da Redattore Sociale, Sara Bonanno dice la sua sulla nuova figura che la Regione Veneto intende introdurre.

Come noto, per ovviare alla carenza di infermieri la Regione Veneto ha rilanciato la figura del cosiddetto super oss. Lo ha fatto con una nuova delibera sul “Percorso di formazione complementare in assistenza sanitaria dell’operatore socio-sanitario e sul corso di formazione per infermieri referenti per l’inserimento di operatori socio-sanitari” nelle strutture residenziali e semiresidenziali per anziani. Tale delibera sostituisce quella del 16 marzo 2021 sullo stesso tema, bocciata dal Consiglio di Stato dopo il ricorso di Fnopi e Opi veneti, che ora sembrano averci ripensato e appoggiano l’innovazione.

Intervistata da Redattore Sociale, Sara Bonanno, caregiver a tempo pieno di un figlio adulto gravemente disabile, commenta: “Il super oss è nato per risparmiare sugli interventi territoriali in residenze sanitarie assistenziali e domiciliari, dove costerebbe troppo, nella parcellizzazione dell’azione assistenziale, l’utilizzo dell’equipe pluriprofessionale. In linea teorica, aumentare le competenze in chi esegue interventi che richiedono un elevata professionalità, perché non si dispone del supporto di un equipe, potrebbe essere considerata una risposta appropriata nella sanità territoriale. Quello su cui però occorre prestare molta attenzione è la connotazione dominante del soggetto che riceve, e ha bisogno, di un intervento assistenziale. Perché se è vero che esistono interventi con una prevalenza sociale, quindi persone che hanno condizioni sanitarie stabilizzate e facilmente gestibili attraverso l’acquisizione di semplici e ripetitive manovre, è vero pure che nell’intervento territoriale sanitario, sia nelle residenzialità che nella domiciliarità, è maggiormente frequente che le caratteristiche prevalenti dell’intervento siano soprattutto sanitarie”.

Continua Bonanno: “Scorrendo velocemente le competenze che andrà ad acquisire questa nuova figura assistenziale, salta invece immediatamente all’occhio che questo ruolo è stato creato per intervenire in situazioni assistenziali a prevalenza sanitaria, non certo sociale. Un intervento, si continua a sottolineare, che viene effettuato in assenza e in totale sostituzione di un’equipe pluri-professionale. Nel resto del mondo esistono ormai numerosi percorsi di indicatori sanitari, sempre più precisi, che servono a individuare con la massima accuratezza il grado e l’intensità degli interventi sanitari, individuandone con precisione le competenze richieste in una certificazione imparziale della valutazione, in modo da garantire proprio il soggetto più fragile in quei contesti. In Italia, soprattutto negli interventi in Rsa e domiciliari, questi percorsi non vengono attivati mai, pur essendo chiaramente richiesti anche nei Lea”.

Conclude la caregiver: “Non si può intervenire sul territorio diminuendo la sicurezza sia del paziente che dell’operatore! Con il super oss, invece, gli assistiti vengono di fatto privati di solide competenze sanitarie e professionali, a fronte di un addestramento mansionistico da parte di chi non ha un background professionistico. Insomma, invece di un super oss, si sarebbe dovuto intervenire per potenziare e ampliare la sicurezza sanitaria del paziente e del professionista che opera in totale autonomia”.

Redazione OssNews24

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