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Oss accusata di aver rubato gioielli alle pazienti ricoverate in un ospedale in provincia di Reggio

L’accusa arriva dalla figlia di una paziente “A mia madre sfilata anche la fede, una umiliazione”. La denuncia per furto di oggetti d’oro a persone ricoverate all’ospedale di Scandiano (Reggio), come viene precisato da “Il Resto del Carlino”, vede indagata una operatrice socio sanitaria residente a Novi di Modena.

Ma non è un caso isolato: ci sarebbero altri simili casi, ovvero di ammanchi di oggetti e di piccole somme di denaro. Episodi avvenuti negli ultimi mesi e che spesso, per lo scarso valore economico o per “vergogna”, non erano stati denunciati alle forze dell’ordine. Tra le vittime di questi furti anche una pensionata di 98 anni, conosciuta nella Bassa Reggiana per essere stata in gioventù una staffetta partigiana a Fabbrico, il paese dove ha sempre vissuto. “Mia madre – racconta la figlia di una delle vittime – a fine marzo è stata ricoverata nel reparto Covid a Scandiano. La notte del 3 aprile si è accorta della presenza di qualcuno vicino a lei. Ha sentito la frase:  ‘Aspetta un attimo che si è impigliata…’. Era la ladra che sfilava la catenina d’oro dal collo. Poi le ha tolto un anello e la fede nuziale, che aveva al dito dal 1946…”.

La sensazione della pensionata è stata quella che la ladra stesse parlando con qualcuno. C’era un complice con lei? Di certo è che al mattino la signora Bruna si è accorta che non aveva più catenina e anelli.

“Mia madre c’è rimasta davvero male. Erano oggetti ricevuti dal marito, morto a soli 50 anni di età per un malore improvviso. Sono ricordi importantissimi per lei…”, aggiunge Marinella. Quella notte non era stato rubato il crocefisso in oro, forse perché staccatosi dalla catenina al momento del furto, finendo sotto la schiena della paziente ricoverata. “Abbiamo deciso di sporgere denuncia – aggiunge la figlia della derubata – perché riteniamo che quel furto sia stato un gesto vigliacco. Oltretutto in un reparto in cui gli accessi sono limitati ai degenti e al personale”.

Ci sono voluti alcuni mesi per arrivare all’identità della donna indagata, residente appunto a Novi: la scorsa estate è stato recuperato il bottino, restituito nei giorni scorsi alla signora Bruna. “I carabinieri di Scandiano sono stati eccezionali. E’ stato un sollievo per mia madre, che dopo il furto si era sentita umiliata. Ora è ospite in una casa di riposo a Reggio, ma con la sua catenina al collo e con la fede e l’altro anello alle dita”.

Redazione OssNews24

Fonte: www.ilrestodelcarlino.it

  • Assistente infermiere: il TAR ha tracciato un perimetro, non un via libera

    Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa del sindacato MIGEP

    29 agosto 2026. Stanno circolando video e commenti nei quali alcuni OSS presentano la sentenza del TAR come una vittoria definitiva e come un pieno via libera alla nuova figura.

    È fuorviante presentare la sentenza del TAR come una vittoria definitiva e come un pieno via libera all’Assistente Infermiere. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, non respinto nel merito.

    La distinzione è importante: la dichiarazione di inammissibilità ha chiuso quel giudizio senza consentire ai ricorrenti di ottenere una pronuncia sulle criticità poste all’attenzione del TAR in relazione all’introduzione dell’Assistente Infermiere.

    Questo non significa, tuttavia, che tali criticità siano scomparse o che tutte le questioni siano state risolte. Resta infatti aperta una questione decisiva: come l’Assistente Infermiere verrà concretamente utilizzato negli ospedali, nelle RSA, negli ospedali di comunità, nei servizi territoriali e domiciliari e nelle strutture private, e se le scelte organizzative rispetteranno i presupposti e i limiti previsti dal quadro normativo e richiamati dalla stessa sentenza.

    La Sentenza richiama caratteristiche precise della nuova figura: funzione di ausilio, attività svolte sulla base delle indicazioni dell’infermiere, assenza di autonomia nella pianificazione assistenziale, supervisione infermieristica, bassa discrezionalità ed elevata standardizzazione delle attività. L’Assistente Infermiere rimane inoltre collocato nell’ambito degli operatori di interesse sanitario e non è riconducibile alle professioni sanitarie. È la stessa sentenza a richiamarne il ruolo di “braccio operativo dell’infermiere”, nell’ambito della funzione di ausilio attribuita alla nuova figura.

    Questo è il punto dal quale occorre partire.

    La sentenza non stabilisce che l’introduzione dell’Assistente Infermiere consenta automaticamente di diminuire il numero degli infermieri. Non autorizza neppure a considerare indistintamente un’intera RSA, un reparto, un ospedale di comunità o un servizio territoriale come una realtà nella quale ogni attività assistenziale presenti sempre bassa discrezionalità ed elevata standardizzazione.

    Allo stesso modo, l’elenco delle attività previste dalla nuova qualifica non significa che ciascuna di esse possa essere attribuita automaticamente, indipendentemente dalle condizioni della persona assistita e dalla valutazione richiesta nella situazione concreta. Anche rispetto alla somministrazione della terapia assumono particolare rilievo la preventiva valutazione infermieristica delle condizioni clinico-assistenziali e la supervisione prevista dal profilo.

    La questione, quindi, non termina con la sentenza. Dal profilo sulla carta all’organizzazione reale. Il vero banco di prova sarà l’organizzazione quotidiana dell’assistenza. La definizione di un reparto come “a bassa intensità” non può, da sola, dimostrare che ogni persona ricoverata presenti bisogni standardizzabili.

    La presenza di persone considerate stabili in una RSA non significa che quella stabilità possa essere presunta per l’intero turno o per tutti gli ospiti. Allo stesso modo, il domicilio, il territorio e gli ospedali di comunità presentano situazioni assistenziali che possono modificarsi e richiedere valutazioni differenti nel corso del tempo.

    Non è il nome attribuito al luogo di cura a determinare automaticamente il livello di discrezionalità richiesto dall’assistenza. Sono le condizioni della persona, i suoi bisogni e l’attività concretamente necessaria a dover essere valutati. La stabilità clinico-assistenziale, infatti, può modificarsi.

    Una condizione inizialmente stabile può evolvere; un bisogno inizialmente standardizzabile può richiedere una rivalutazione; un’attività apparentemente semplice può inserirsi in una situazione assistenziale divenuta più complessa. Per questo l’introduzione dell’Assistente Infermiere non dovrebbe essere utilizzata per costruire preventivamente modelli organizzativi nei quali la presenza infermieristica venga ridotta sulla presunzione che un intero setting assistenziale rimanga costantemente semplice.

    L’organizzazione deve rispondere ai bisogni assistenziali reali, non presumere che i bisogni si adattino all’organizzazione scelta. È su questo terreno che dovranno essere valutati gli atti delle Regioni, delle aziende sanitarie e delle strutture che introdurranno concretamente la nuova figura.

    Responsabilità, mansioni e legge Gelli Bianco

    L’Assistente Infermiere mantiene le funzioni proprie dell’OSS e acquisisce ulteriori attività previste dalla nuova qualifica. Ma all’aumento delle attività deve corrispondere una definizione altrettanto chiara delle responsabilità e delle tutele. La legge 8 marzo 2017, n. 24 (Gelli-Bianco) disciplina la sicurezza delle cure e la responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie, mentre il successivo D.M. 232/2023 definisce i requisiti delle coperture assicurative previste dalla stessa disciplina.

    Né l’OSS né l’Assistente Infermiere sono contemplati dalla legge Gelli-Bianco tra gli esercenti le professioni sanitarie. Qui emerge una questione che non può essere lasciata all’interpretazione delle singole organizzazioni: all’Assistente Infermiere vengono affidate attività ulteriori rispetto all’OSS, ma occorre stabilire con altrettanta precisione quali responsabilità ne derivino e quali tutele accompagnino il lavoratore.

    Occorre quindi chiarire quale regime di responsabilità trovi concretamente applicazione, quali coperture assicurative debbano essere garantite e come debbano essere delimitate le responsabilità quando l’attività viene svolta su indicazione e sotto supervisione infermieristica.

    L’ampliamento delle attività deve procedere insieme all’ampliamento delle garanzie.

    Diversamente potrebbero nascere controversie relative a mansioni, ordini di servizio, attribuzione delle attività, carichi di lavoro, responsabilità, sovramansionamento, demansionamento, sicurezza dell’assistenza e organizzazione del lavoro.

     Sulla retribuzione contrattuale facciamo chiarezza:

    In alcuni video e commenti viene sostenuto da alcuni OSS che l’Assistente Infermiere arriverà a percepire più di 2.000 euro al mese. Ma occorre distinguere le aspettative dalla disciplina contrattuale.

    Nel comparto pubblico della Sanità l’Assistente Infermiere è collocato nell’Area degli Assistenti – ruolo sociosanitario. Il contratto non crea però per l’Assistente Infermiere uno specifico livello economico autonomo corrispondente alla nuova figura.

    Pertanto, non esiste nel CCNL una previsione che garantisca automaticamente all’Assistente Infermiere uno stipendio superiore a 2.000 euro mensili. La busta paga individuale potrà naturalmente variare per turni, notti, festivi, indennità e altre voci contrattuali. Ma questo è molto diverso dall’affermare che la nuova qualifica garantisca, di per sé, quella retribuzione.

    Nel  Privato La questione diventa ancora più delicata nella sanità privata, nelle RSA, nella riabilitazione, nelle cooperative e nel settore sociosanitario. Non tutti i contratti applicati in questi settori hanno già disciplinato espressamente la nuova figura.

    Con quale inquadramento verrà utilizzata, quale retribuzione e con quali tutele e responsabilità?

    E soprattutto: come verrà inserita una nuova figura nei servizi nei quali il contratto applicato non abbia ancora definito espressamente collocazione e trattamento economico?

    Dopo la sentenza comincia la verifica sul campo. Una cosa è avere definito normativamente la figura dell’Assistente Infermiere. Altra cosa è stabilire come quella figura verrà inserita negli organici, nelle équipe e nei diversi modelli assistenziali.

    Non va dimenticato che l’Assistente Infermiere porta con sé le funzioni proprie dell’OSS, alle quali si aggiungono le ulteriori attività previste dalla nuova qualifica.

    Prima della sua introduzione nei servizi le Regioni dovrebbero quindi rispondere a una questione preliminare: quanti Assistenti Infermieri servono realmente e per quali bisogni assistenziali?

    Il fabbisogno non può derivare automaticamente dalla carenza di infermieri o di altre professioni. Deve essere documentato. Devono essere considerati i bisogni assistenziali della popolazione, i modelli organizzativi, la presenza di infermieri e OSS, le caratteristiche dei diversi servizi e le condizioni delle persone assistite.

    Dovranno inoltre essere definiti e verificati: attività attribuite, mantenimento delle funzioni OSS, ulteriori attività dell’Assistente Infermiere, modalità effettive di supervisione, responsabilità, coperture assicurative, rapporti numerici tra infermieri, OSS e Assistenti Infermieri, fabbisogno regionale, organizzazione dei servizi, inquadramento contrattuale e retribuzione.

    Sono questioni che la sentenza non ha definito nell’applicazione concreta.

    Per questo non è sufficiente chiedersi se il TAR abbia dichiarato inammissibile il ricorso. Occorre porre una domanda più concreta: le scelte organizzative delle Regioni, delle aziende sanitarie e delle strutture sociosanitarie rispetteranno i limiti entro cui è stata descritta la nuova figura?

    Una cosa è la legittimità dell’istituzione della figura; altra cosa è la legittimità del modo in cui quella figura verrà concretamente utilizzata.

    Se l’attribuzione di determinate attività presuppone bassa discrezionalità, elevata standardizzazione, indicazione e supervisione infermieristica, questi elementi dovranno trovare effettivo riscontro nell’organizzazione del servizio e nella situazione assistenziale concreta.

    Se tali presupposti vengono meno, può porsi una diversa questione giuridica sulla legittimità dell’attività attribuita all’Assistente Infermiere e della scelta organizzativa adottata dall’azienda o dalla Regione.

    Non sarà quindi sufficiente richiamare l’esistenza normativa della nuova figura. Gli atti organizzativi dovranno essere valutati per ciò che concretamente prevedono: quali attività vengono attribuite, in quali condizioni vengono svolte, quale presenza infermieristica viene garantita e se la supervisione prevista è realmente esercitabile.

    Potrebbero quindi emergere questioni giuridiche diverse da quelle affrontate nel giudizio concluso con la dichiarazione di inammissibilità del ricorso, perché riguarderebbero non l’istituzione della figura in sé, ma la sua concreta applicazione nei servizi.

    Proprio per queste ragioni, abbiamo già chiesto alle Istituzioni competenti l’apertura di una regia nazionale sull’applicazione dell’Assistente Infermiere, capace di raccogliere dati, monitorare e verificare gli effetti della sua introduzione e affrontare le eventuali criticità che emergeranno nei territori, evitando scelte frammentate e differenti da Regione a Regione e, soprattutto, che la carenza di personale diventi il presupposto per modificare, nella pratica, ruoli, competenze e responsabilità.

    Non siamo contrari alla crescita professionale degli OSS. Siamo contrari a un modello nel quale nuove attività e nuove responsabilità precedano la definizione delle tutele, della supervisione, delle coperture assicurative e del riconoscimento economico.

    La sentenza ha fissato alcuni elementi entro i quali viene descritta la nuova figura. Ora saranno gli atti applicativi e l’organizzazione reale dei servizi a dover dimostrare che quei limiti vengono rispettati. È da qui che deve partire il prossimo confronto politico, contrattuale e giuridico.   Il confronto sull’applicazione dell’assistente infermiere comincia ora.

    Per questo rivolgiamo agli OSS un invito alla prudenza: prima di presentare la sentenza come una vittoria definitiva, occorre comprendere fino in fondo che cosa comporterà concretamente diventare Assistente Infermiere. Più attività significano anche nuove responsabilità, nuovi obblighi e la necessità di tutele adeguate, che oggi devono ancora trovare piena definizione nell’applicazione concreta e contrattuale.

    Redazione OssNews24

  • Oss sempre più richiesti al Centro-Nord: alloggio e territorio fanno la differenza nella ricerca di personale

    Dai dati aggregati di Ninacare, 196 annunci su 538 riguardano operatori socio-sanitari. Veneto e Lombardia guidano la domanda, mentre nelle aree più remote la disponibilità di un alloggio può diventare decisiva.

    La ricerca di operatori socio-sanitari (oss) continua a rappresentare una delle esigenze più frequenti per Rsa, fondazioni, cooperative e servizi di assistenza domiciliare. Ma la difficoltà nel trovare personale non è uguale in tutta Italia: territorio, possibilità di trasferimento e organizzazione dell’offerta incidono concretamente sulla capacità di una struttura di ricevere candidature.

    A fotografare una parte di questo fenomeno sono i dati aggregati di Ninacare, piattaforma digitale che mette in contatto professionisti sanitari e organizzazioni del settore. Dal 2025 si sono registrati sulla piattaforma 18.181 oss. Nel database degli annunci analizzato al 22 agosto 2026, 196 posizioni su 538 con dati utili all’analisi sono dedicate agli oss: il 36,4% del totale, quindi più di un annuncio su tre.

    La distribuzione territoriale mostra una forte concentrazione della domanda nel Centro-Nord. Nel dataset Ninacare il Veneto conta 76 annunci oss e la Lombardia 54, seguite da Emilia-Romagna con 22 e Piemonte con 21. Più in generale, le opportunità gestite attraverso la piattaforma risultano maggiormente concentrate dal Lazio verso il Nord. Nel Sud Italia la presenza di strutture clienti è più contenuta e, secondo l’esperienza operativa maturata sulla piattaforma, risulta generalmente più semplice reperire candidati disponibili.

    L’alloggio può diventare una leva di recruiting

    Una delle difficoltà maggiori emerge quando la struttura si trova in un piccolo centro o in un’area geograficamente remota. In questi casi il bacino locale può non essere sufficiente e diventa necessario intercettare oss disponibili a spostarsi.

    Su 196 annunci oss analizzati, 68 prevedono la disponibilità di un alloggio, pari a circa il 35%. Il dato è significativo perché l’esperienza di Ninacare mostra che le strutture situate in località più remote fanno molta meno fatica a trovare professionisti quando possono offrire una sistemazione.

    Per chi valuta un’opportunità lontano da casa, infatti, non conta soltanto il posto di lavoro: bisogna considerare anche la sostenibilità concreta del trasferimento. In questo senso l’alloggio può trasformarsi da semplice benefit a elemento determinante dell’offerta.

    Turni tradizionali, ma cresce anche la possibilità di collaborare in partita Iva

    Le organizzazioni che ricercano oss attraverso Ninacare comprendono soprattutto Rsa, fondazioni, cooperative e realtà che operano nell’assistenza domiciliare integrata. La turnazione maggiormente richiesta resta quella su mattina, pomeriggio e notte, tipica delle strutture che devono garantire continuità assistenziale.

    Accanto alle forme di inserimento tradizionali, stanno però emergendo anche opportunità di collaborazione professionale. Nel dataset, 47 annunci oss su 196 indicano la possibilità di lavorare in partita Iva: circa il 24%. È un segnale di un mercato nel quale alcune strutture stanno introducendo modalità differenti per rispondere alle proprie esigenze organizzative.

    Sul fronte economico, il compenso degli oss resta collegato alle tabelle previste dai contratti applicati e non emerge, nell’esperienza della piattaforma, una differenziazione sistematica legata alla sola area geografica. A fare la differenza possono quindi essere anche altri aspetti dell’offerta: sede, turnazione, alloggio e rapidità del processo di selezione.

    Un contatto più diretto tra oss e strutture

    Anche il modo in cui professionisti e aziende entrano in contatto sta cambiando. Gli strumenti digitali possono rendere più semplice conoscere opportunità disponibili in territori diversi, ma il loro valore non dovrebbe limitarsi alla pubblicazione online degli annunci.

    Ninacare, ad esempio, non opera come agenzia di selezione del personale né come società di intermediazione. Il servizio supporta gli oss nell’aggiornamento del curriculum e nella valutazione della coerenza tra candidatura e opportunità. È poi la struttura sanitaria a contattare direttamente il candidato, fissare il colloquio e procedere autonomamente con l’eventuale assunzione o collaborazione.

    L’obiettivo è ridurre i passaggi tra professionista e struttura e favorire candidature più consapevoli. In un mercato caratterizzato da una domanda elevata in alcune aree del Paese, anche la velocità e la trasparenza del processo possono diventare fattori importanti.

    La carenza di OSS non è soltanto una questione di numeri

    I dati suggeriscono che parlare genericamente di “carenza di oss” rischia di semplificare un fenomeno più articolato. La disponibilità dei professionisti deve essere letta insieme alla distribuzione geografica delle strutture e alle condizioni che rendono realmente accessibile un’opportunità.

    Una Rsa collocata in un’area periferica può avere candidati potenzialmente interessati, ma perderli se il trasferimento è difficile da organizzare. Al contrario, la disponibilità di un alloggio e informazioni chiare sui turni possono ampliare significativamente il bacino di persone disposte a valutare la posizione.

    La tecnologia può contribuire a ridurre questo disallineamento, permettendo agli oss di conoscere più facilmente opportunità fuori dal proprio territorio e alle strutture di raggiungere professionisti che altrimenti difficilmente intercetterebbero. La sfida, quindi, non è soltanto aumentare il numero delle candidature, ma creare le condizioni affinché domanda e offerta possano realmente incontrarsi.

    Nota sui dati – I dati citati provengono da dati aggregati della piattaforma Ninacare. Il dataset degli annunci è aggiornato al 22 agosto 2026. I 18.181 oss iscritti rappresentano il dato cumulativo comunicato da Ninacare dal 2025.

    Chi è Ninacare – Ninacare è una piattaforma tecnologica che mette in contatto professionisti sanitari e organizzazioni del settore, supportando i professionisti nella valorizzazione del curriculum e nella valutazione delle opportunità e lasciando alle strutture il contatto diretto con i candidati.

    Valentina de Caro
    CMO & Co-Founder Ninacare

  • Asp Progetto Persona (Regione Emilia-Romagna): concorso per 10 posti da oss

    L’Asp Progetto Persona (Regione Emilia-Romagna) ha indetto un concorso pubblico, per soli esami, finalizzato alla copertura di 10 posti da operatore socio-sanitario (oss) a tempo pieno e indeterminato. Per candidarsi c’è tempo fino alle ore 12 dell’11 settembre 2026.

    Requisiti specifici per oss

    Per l’ammissione al concorso indetto dall’Asp Progetto Persona sono richiesti i seguenti requisiti specifici:

    • Diploma di istruzione secondaria di primo grado (licenza media) o assolvimento dell’obbligo scolastico.
    • Attestato di qualifica di operatore socio-sanitario conseguito a seguito del superamento del corso di formazione previsto dall’Accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2001. In caso di titolo conseguito all’estero è necessario il riconoscimento di equipollenza da parte dell’autorità competente.
    Domanda di partecipazione

    Gli interessati potranno presentare domanda di partecipazione al concorso indetto dall’Asp Progetto Persona esclusivamente attraverso il Portale unico del reclutamento, disponibile all’indirizzo https://www.inpa.gov.it/, previa registrazione e inserimento delle informazioni previste.

    Selezione

    Le prove del concorso indetto dall’Asp Progetto Persona sono le seguenti:

    • Prova scritta volta a verificare le capacità dei concorrenti sulla conoscenza delle materie del programma d’esame. Tale prova potrà consistere in una serie di quesiti a risposta sintetica e/o articolata e/o a risposta multipla con riferimento alle conoscenze e competenze tecniche, relazionali e progettuali specifiche del profilo di operatore socio-sanitario. Potrà anche consistere nella somministrazione di questionari o test anche a lettura ottica sulle materie di esame.
    • Prova orale vertente sulle materie che hanno formato oggetto della precedente e contestuale prova pratica riguardante tecniche specifiche connesse alla qualifica richiesta (simulazione di interventi su casi assistenziali socio-sanitari, anche con eventuale uso di attrezzature).

    Per ulteriori informazioni consultare il qui presente BANDO.

    Redazione OssNews24

  • Concorso oss 2026: cura di mani, piedi e unghie. Procedura e rischi

    Dall’igiene quotidiana al piede diabetico: osservazione, taglio delle unghie, limiti dell’OSS ed errori da evitare nelle prove concorsuali

    La cura delle mani, dei piedi e delle unghie può comparire nei quiz, nei casi assistenziali e nella prova orale o pratica di un concorso OSS 2026.

    Non si tratta soltanto di garantire pulizia e ordine. Mani e piedi possono mostrare precocemente alterazioni della cute, problemi circolatori, infezioni, lesioni, dolore, gonfiore o difficoltà motorie. Per questo l’Operatore Socio-Sanitario deve saper integrare igiene, osservazione, sicurezza, autonomia e corretta segnalazione.

    Il profilo nazionale dell’OSS è stato aggiornato dall’Accordo Stato-Regioni del 3 ottobre 2024, modificato il 18 dicembre 2024 e recepito con il DPCM 25 marzo 2025. L’OSS opera per soddisfare i bisogni primari della persona e favorirne benessere e autonomia, nel rispetto delle proprie competenze e dell’organizzazione assistenziale. 

    Perché mani e piedi richiedono particolare attenzione

    Le mani consentono alla persona di alimentarsi, vestirsi, lavarsi, comunicare e compiere numerose attività quotidiane.

    I piedi, invece, sono fondamentali per equilibrio, postura, mobilità e deambulazione. Dolore, unghie alterate, lesioni o calzature inadeguate possono ridurre l’autonomia e contribuire al rischio di caduta.

    La cura quotidiana permette inoltre di osservare tagli, screpolature, gonfiore, arrossamenti, vesciche, callosità e cambiamenti delle unghie. Nelle persone con diabete, l’osservazione regolare dei piedi è particolarmente importante perché neuropatia e ridotta circolazione possono favorire ulcere e altre complicanze. 

    Il ruolo dell’OSS

    Secondo il piano assistenziale e le procedure della struttura, l’OSS può contribuire a:

    • igiene e asciugatura di mani e piedi;
    • mantenimento del comfort;
    • supporto alla persona parzialmente dipendente;
    • osservazione di cute e unghie;
    • applicazione dei prodotti igienici o protettivi previsti;
    • gestione ordinata del materiale;
    • segnalazione delle alterazioni rilevate.

    L’OSS non deve invece diagnosticare infezioni, micosi, problemi circolatori o neuropatie, né decidere autonomamente trattamenti, medicazioni o interventi su unghie patologiche. L’attività deve essere adattata alle condizioni della persona e alle attribuzioni ricevute, non eseguita automaticamente nello stesso modo per tutti. 

    Prima di iniziare: cosa deve verificare l’OSS

    Prima della procedura bisogna controllare il piano assistenziale e conoscere eventuali condizioni che richiedono precauzioni specifiche:

    • diabete;
    • problemi circolatori;
    • riduzione della sensibilità;
    • terapia anticoagulante;
    • edema;
    • lesioni o ulcere;
    • infezioni;
    • unghie incarnite;
    • unghie molto ispessite o deformate;
    • recente intervento;
    • dolore;
    • medicazioni;
    • paralisi o limitazioni motorie.

    L’OSS identifica e informa la persona, garantisce privacy, prepara il materiale, favorisce la collaborazione ed effettua l’igiene delle mani nei momenti previsti.

    Il materiale

    Il materiale varia secondo le procedure e le condizioni dell’assistito. Può comprendere:

    • acqua a temperatura sicura;
    • detergente delicato;
    • asciugamani;
    • bacinella;
    • materiale monouso previsto;
    • crema idratante autorizzata;
    • lima;
    • tagliaunghie o forbicine, soltanto quando l’attività è prevista e sicura;
    • guanti, quando indicati;
    • contenitori per materiale utilizzato e rifiuti.

    Gli strumenti devono essere personali, monouso oppure correttamente trattati secondo le procedure della struttura. Non devono essere condivisi tra persone senza l’appropriata gestione igienica.

    Igiene delle mani della persona assistita

    Le mani vengono deterse con particolare attenzione a:

    • palmo e dorso;
    • spazi tra le dita;
    • polpastrelli;
    • area intorno alle unghie;
    • pieghe cutanee.

    Dopo il lavaggio devono essere asciugate accuratamente, soprattutto tra le dita. Durante la procedura l’OSS osserva colore, temperatura, mobilità, dolore, gonfiore e condizioni delle unghie.

    Cosa osservare nelle mani

    Devono essere riferiti cambiamenti come:

    • arrossamento;
    • gonfiore;
    • dolore;
    • ferite;
    • sanguinamento;
    • secrezioni;
    • cute molto secca o fissurata;
    • colorazione insolita;
    • unghie ispessite, deformate o distaccate;
    • infiammazione intorno all’unghia;
    • improvvisa difficoltà a muovere le dita.

    Le infezioni delle unghie o della cute circostante possono manifestarsi con dolore, gonfiore o ispessimento dell’unghia. L’OSS descrive ciò che vede senza attribuire autonomamente una diagnosi. 

    Unghie delle mani e autonomia residua

    Quando la persona è in grado di provvedere autonomamente, l’OSS deve predisporre il materiale e fornire soltanto l’aiuto necessario.

    Una persona potrebbe riuscire a lavare le mani ma avere difficoltà ad aprire il tagliaunghie, vedere bene o utilizzare una sola mano. L’obiettivo è sostenere l’attività senza sostituirsi inutilmente.

    Nel paziente confuso, agitato o scarsamente collaborante non bisogna insistere utilizzando strumenti taglienti. La procedura deve essere rinviata o riorganizzata in sicurezza con il coinvolgimento dell’équipe.

    Le unghie dell’operatore

    La cura delle unghie riguarda anche chi assiste. Le unghie naturali degli operatori dovrebbero essere corte e non superare il polpastrello. Le unghie artificiali possono trattenere microrganismi anche dopo l’igiene delle mani e sono particolarmente sconsigliate nel contatto con pazienti ad alto rischio; ogni struttura deve comunque applicare le proprie politiche di prevenzione delle infezioni. 

    Unghie eccessivamente lunghe possono inoltre:

    • danneggiare i guanti;
    • graffiare la persona;
    • rendere meno efficace la pulizia;
    • trattenere materiale sotto il margine ungueale.

    L’igiene delle mani resta necessaria anche quando si indossano i guanti. 

    Igiene dei piedi: procedura generale

    La procedura concreta deve rispettare il protocollo della struttura, ma può essere organizzata secondo questo schema.

    1. Informare e posizionare la persona – La persona viene sistemata in una posizione stabile, comoda e sicura. Se è seduta, bisogna prevenire scivolamenti e cadute.

    2. Controllare la temperatura dell’acqua – L’acqua deve essere tiepida e sicura. In una persona con ridotta sensibilità non bisogna affidarsi esclusivamente alla sua percezione, perché potrebbe non riconoscere una temperatura eccessiva.

    3. Lavare delicatamente – Si detergono dorso, pianta, tallone, dita e spazi interdigitali senza sfregare energicamente.

    4. Risciacquare – Il detergente viene rimosso accuratamente secondo la procedura prevista.

    5. Asciugare con attenzione – Particolare attenzione deve essere riservata agli spazi tra le dita, dove l’umidità persistente può favorire macerazione e alterazioni cutanee.

    6. Osservare – L’OSS controlla cute, unghie, talloni, zone di pressione e spazi interdigitali.

    Indicazioni ufficiali sulla cura del piede raccomandano lavaggio quotidiano con acqua tiepida, accurata asciugatura e controllo regolare di tagli, arrossamenti, gonfiore, vesciche, calli e cambiamenti della cute o delle unghie. 

    Cosa osservare nei piedi

    Durante l’igiene l’OSS può rilevare:

    • tagli o abrasioni;
    • arrossamenti;
    • vesciche;
    • fissurazioni;
    • gonfiore;
    • macerazione tra le dita;
    • cute fredda o con colorazione insolita;
    • callosità;
    • lesioni;
    • sanguinamento;
    • secrezioni;
    • cattivo odore persistente;
    • unghie deformate, ispessite o scolorite;
    • dolore;
    • riduzione della sensibilità riferita;
    • difficoltà a calzare scarpe abituali.

    Questi cambiamenti devono essere riferiti, soprattutto quando compaiono improvvisamente o interessano una persona diabetica o con problemi vascolari. 

    Idratazione della cute

    Una crema idratante prevista dal piano assistenziale può contribuire a contrastare la secchezza della pelle.

    Non dovrebbe però essere applicata automaticamente:

    • su lesioni;
    • su cute infetta;
    • su aree macerate;
    • tra le dita dei piedi;
    • sopra medicazioni o dispositivi;
    • in presenza di controindicazioni indicate dall’équipe.

    L’OSS utilizza soltanto prodotti approvati dalla struttura o previsti per quella persona.

    Taglio delle unghie delle mani

    Quando l’attività è prevista dal piano assistenziale e non sono presenti condizioni di rischio, le unghie vengono generalmente tagliate senza eccedere e rifinite evitando margini taglienti.

    La procedura deve essere interrotta in presenza di:

    • dolore;
    • sanguinamento;
    • forte resistenza dell’unghia;
    • deformità;
    • infiammazione;
    • scarsa collaborazione;
    • rischio di lesione della cute.

    Non bisogna incidere cuticole, scavare ai lati dell’unghia o utilizzare strumenti appuntiti per rimuovere materiale in profondità.

    Taglio delle unghie dei piedi

    Per le unghie dei piedi il principio generale è il taglio diritto, evitando di scavare profondamente negli angoli. I margini taglienti possono essere rifiniti delicatamente con una lima. Tagliare troppo corte le unghie o arrotondare profondamente i lati può favorire lesioni e unghie incarnite.  Ma attenzione: questo non significa che l’OSS debba sempre procedere.

    Il taglio deve essere evitato o sottoposto a preventiva valutazione quando sono presenti:

    • diabete con piede a rischio;
    • ridotta sensibilità;
    • insufficienza circolatoria;
    • terapia anticoagulante;
    • precedenti ulcere;
    • unghie incarnite;
    • unghie molto spesse o deformate;
    • infezioni;
    • ferite;
    • ischemia;
    • dolore intenso;
    • impossibilità di vedere chiaramente la zona;
    • paziente non collaborante.

    In queste situazioni l’OSS segnala il bisogno e segue le indicazioni del professionista responsabile o del podologo.

    Il piede diabetico: perché è così importante

    Il piede diabetico rappresenta una delle complicanze più gravi del diabete. Alterazioni della sensibilità e della circolazione possono far sì che piccoli traumi, vesciche o tagli vengano avvertiti tardi e abbiano maggiori difficoltà di guarigione. L’ISS considera la sindrome del piede diabetico un problema assistenziale rilevante che richiede un approccio multidisciplinare e multiprofessionale. 

    Per questo, in una persona diabetica, l’OSS deve prestare particolare attenzione a:

    • ispezione quotidiana prevista dal piano assistenziale;
    • temperatura dell’acqua;
    • accurata asciugatura;
    • prevenzione dei traumi;
    • calzature e calze;
    • segnalazione immediata delle alterazioni.
    Cosa non fare nel paziente diabetico

    Nel piede diabetico bisogna evitare iniziative autonome potenzialmente traumatiche.

    L’OSS non deve:

    • tagliare calli o duroni con lame;
    • perforare vesciche;
    • applicare prodotti cheratolitici non prescritti;
    • utilizzare acqua molto calda;
    • posizionare borse dell’acqua calda sui piedi;
    • intervenire su unghie incarnite;
    • rimuovere tessuto da ferite o ulcere;
    • applicare medicazioni o sostanze non previste;
    • ignorare una piccola lesione perché non provoca dolore.

    Le raccomandazioni per le persone con diabete indicano di non rimuovere autonomamente calli o duroni e di segnalare rapidamente tagli, vesciche, arrossamenti, gonfiore o piaghe. 

    Diabete e assenza di dolore

    Una domanda insidiosa potrebbe essere: “Una piccola ferita al piede non provoca dolore: può essere considerata poco importante?”

    La risposta è no, soprattutto in una persona diabetica. La neuropatia può ridurre la sensibilità e impedire alla persona di percepire correttamente dolore, calore o trauma. L’assenza di dolore non esclude quindi una lesione significativa. 

    Calzature e calze

    Dopo l’igiene bisogna controllare che calze e scarpe siano:

    • pulite;
    • asciutte;
    • della misura adeguata;
    • prive di pieghe o corpi estranei;
    • non eccessivamente strette;
    • compatibili con eventuali ausili o indicazioni.

    Le persone con diabete dovrebbero evitare di camminare scalze e utilizzare calzature adatte, controllando la comparsa di vesciche o traumi.  L’OSS non prescrive calzature terapeutiche, ma può osservare problemi evidenti e riferirli.

    Calli e duroni

    Calli e duroni non devono essere tagliati con forbici, lame o altri strumenti improvvisati. In particolare, una callosità del piede diabetico può nascondere una lesione sottostante e deve essere valutata dal professionista competente. 

    L’OSS può segnalare:

    • callo nuovo;
    • aumento delle dimensioni;
    • dolore;
    • arrossamento circostante;
    • tracce di sangue;
    • secrezione;
    • cambiamento del colore.
    Unghie ispessite o sospetta micosi

    Un’unghia ispessita, friabile, deformata o scolorita non deve essere affrontata come una normale unghia sana. Tagliarla può richiedere strumenti e competenze specifiche e può provocare una lesione. L’OSS deve osservare e riferire, senza diagnosticare una micosi e senza applicare autonomamente farmaci o prodotti antimicotici.

    Caso pratico da prova orale

    Domanda: “Deve eseguire la cura dei piedi e delle unghie di un paziente anziano diabetico. Come procede?”

    Una risposta efficace potrebbe essere: “Prima verifico il piano assistenziale, la valutazione del rischio del piede e le indicazioni ricevute. Informo la persona, garantisco privacy, preparo il materiale ed effettuo l’igiene delle mani. Posiziono il paziente in sicurezza e controllo la temperatura dell’acqua, considerando che potrebbe avere una sensibilità ridotta.”

    Poi: “Lavo delicatamente i piedi, risciacquo e asciugo con particolare attenzione gli spazi interdigitali. Osservo cute, talloni, unghie, colorazione, temperatura, eventuali vesciche, arrossamenti, callosità o lesioni.”

    Infine: “Non taglio calli, non apro vesciche e non intervengo autonomamente su unghie incarnite, ispessite o patologiche. Prima di procedere all’eventuale taglio delle unghie verifico che l’attività sia prevista e sicura; in presenza di rischio, alterazioni o dubbi riferisco al professionista responsabile o richiedo la valutazione podologica.”

    Questa risposta dimostra che il candidato riconosce la differenza tra igiene ordinaria e assistenza a una persona a rischio.

    Gli errori più frequenti

    1. Usare acqua eccessivamente calda – Particolarmente pericoloso in caso di ridotta sensibilità.

    2. Lasciare umidi gli spazi tra le dita – Può favorire macerazione.

    3. Tagliare le unghie troppo corte – Aumenta il rischio di lesioni.

    4. Scavare negli angoli dell’unghia – Può favorire trauma e unghia incarnita.

    5. Tagliare calli e duroni – Non è una normale attività igienica.

    6. Perforare una vescica – Espone a infezioni e complicanze.

    7. Procedere su un’unghia ispessita senza valutazione – Può provocare ferite.

    8. Ignorare una lesione perché non fa male – Nel diabete l’assenza di dolore non esclude il rischio.

    9. Applicare prodotti tra le dita senza indicazioni – Può favorire umidità o irritazione.

    10. Far camminare scalza una persona fragile – Aumenta il rischio di trauma.

    11. Utilizzare strumenti condivisi non correttamente trattati – Può favorire contaminazioni.

    12. Tagliare cuticole o pellicine profondamente – Può creare porte d’ingresso per microrganismi.

    13. Trascurare scarpe e calze – Fanno parte della prevenzione dei traumi.

    14. Diagnosticare autonomamente una micosi – L’OSS osserva e riferisce.

    15. Non documentare o comunicare le alterazioni – La segnalazione è parte essenziale dell’assistenza.

    15 domande rapide da concorso OSS

    1. Le mani e i piedi devono essere asciugati accuratamente?
    Sì.

    2. Bisogna asciugare anche gli spazi tra le dita?
    Sì.

    3. Le unghie dei piedi vengono generalmente tagliate dritte?
    Sì, evitando di scavare negli angoli.

    4. Le unghie devono essere tagliate molto corte?
    No.

    5. L’OSS può tagliare autonomamente un callo?
    No.

    6. Può perforare una vescica?
    No.

    7. Nel paziente diabetico l’assenza di dolore esclude una lesione?
    No.

    8. Il piede diabetico deve essere osservato regolarmente?
    Sì.

    9. Una piccola ferita nel diabetico deve essere riferita?
    Sì.

    10. È opportuno utilizzare acqua molto calda?
    No.

    11. Un’unghia ispessita può richiedere una valutazione specifica?
    Sì.

    12. L’OSS può diagnosticare una micosi?
    No.

    13. Le calzature devono essere controllate?
    Sì.

    14. Bisogna favorire l’autonomia residua?
    Sì.

    15. In presenza di dubbio l’OSS deve procedere comunque?
    No: deve sospendere in sicurezza e chiedere indicazioni.

    Schema da memorizzare

    MANI: lavare → asciugare → osservare → curare le unghie se previsto → riferire

    PIEDI: controllare → acqua sicura → lavare → asciugare tra le dita → osservare → proteggere

    UNGHIE: valutare il rischio → taglio diritto quando consentito → non troppo corte → limare → mai forzare

    PIEDE DIABETICO: osservare ogni giorno → prevenire traumi → non intervenire su lesioni e calli → riferire subito

    Formula da concorso

    P.I.E.D.E.

    P – Proteggere
    I – Ispezionare
    E – Evitare traumi
    D – Detergere e asciugare
    E – Escalare, cioè riferire le alterazioni

    Concorso OSS 2026: la sicurezza viene prima dell’estetica

    La cura di mani, piedi e unghie non ha soltanto una finalità estetica. Il candidato deve dimostrare di saper riconoscere quando una normale procedura igienica può trasformarsi in un rischio, soprattutto nel paziente diabetico, vasculopatico, anticoagulato o con ridotta sensibilità.

    Il principio conclusivo è: l’OSS esegue ciò che è previsto e sicuro, osserva ciò che cambia e riferisce ciò che richiede una valutazione professionale.

    Redazione OssNews24

    Fonte: Nurse Times

  • Concorso oss 2026: rifacimento del letto occupato e libero. Procedura ed errori da evitare

    Letto libero e letto occupato: preparazione del materiale, gestione della biancheria, sicurezza e procedure da conoscere per la prova pratica e orale OSS.

    Il rifacimento del letto occupato e libero è una delle procedure assistenziali che un candidato può incontrare durante un concorso OSS, soprattutto nelle domande della prova orale o pratica.

    A prima vista può sembrare un’attività semplice. In realtà permette alla commissione di verificare contemporaneamente numerose competenze: organizzazione del lavoro, igiene, prevenzione delle infezioni, movimentazione della persona, gestione della biancheria, privacy, ergonomia e capacità di garantire sicurezza e comfort.

    La disciplina nazionale dell’Operatore Socio-Sanitario è stata aggiornata dall’Accordo Stato-Regioni del 3 ottobre 2024, modificato nel dicembre dello stesso anno e recepito con DPCM 25 marzo 2025, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 142 del 21 giugno 2025. La nuova disciplina ha sostituito il precedente Accordo nazionale del 2001. Vediamo quindi come preparare questo argomento per un concorso OSS 2026.

    Perché il rifacimento del letto è un’attività assistenziale

    Il letto rappresenta uno degli elementi principali dell’ambiente di vita della persona ricoverata o assistita. Per un paziente allettato, in particolare, può diventare lo spazio nel quale trascorre gran parte della giornata.

    Un letto correttamente preparato deve contribuire a garantire: igiene, comfort, sicurezza, ordine e corretta assistenza della persona. Non si tratta quindi semplicemente di “cambiare le lenzuola”.

    Durante il rifacimento del letto occupato, inoltre, l’OSS entra direttamente in relazione con il paziente e deve prestare attenzione alle sue condizioni, alla mobilità e agli eventuali cambiamenti osservati.

    Letto libero e letto occupato: qual è la differenza?

    Questa è una delle possibili domande da concorso.

    Letto libero – Si parla generalmente di letto libero quando il paziente non si trova nel letto durante il suo rifacimento. Può trattarsi, per esempio, di una persona che si è alzata, è seduta in poltrona o si trova temporaneamente fuori dalla stanza. Il rifacimento può quindi essere eseguito senza dover contemporaneamente mobilizzare la persona.

    Letto occupato – Il letto occupato viene invece rifatto mentre la persona rimane a letto perché le sue condizioni non le consentono di alzarsi o perché l’assistenza programmata prevede di mantenerla a letto. È una procedura più complessa perché richiede contemporaneamente: gestione della biancheria + movimentazione + sicurezza + privacy + comfort del paziente.

    Le denominazioni e alcuni dettagli tecnici possono variare tra strutture e procedure aziendali. In sede di concorso è quindi importante conoscere soprattutto i principi assistenziali e seguire eventuali procedure indicate nel bando.

    Prima di rifare il letto: cosa deve fare l’OSS

    Uno degli errori più comuni consiste nell’iniziare immediatamente a togliere le lenzuola. Prima bisogna organizzare l’attività.

    L’OSS verifica le indicazioni assistenziali, valuta ciò che può fare la persona e prepara tutto il materiale necessario. Nel caso del letto occupato è particolarmente importante conoscere eventuali limitazioni alla mobilizzazione.

    Un paziente potrebbe, per esempio, presentare:

    • dolore;
    • fratture;
    • deficit neurologici;
    • limitazioni motorie;
    • dispositivi sanitari;
    • medicazioni;
    • recente intervento chirurgico;
    • elevato rischio di caduta.

    In presenza di condizioni che rendono incerta o rischiosa la movimentazione, l’OSS deve attenersi alla pianificazione e coinvolgere il professionista di riferimento.

    Il materiale necessario

    Il materiale può cambiare in base alla struttura e alla tipologia di letto. Generalmente può comprendere: lenzuola pulite, federa, traversa o altri presidi previsti, coperta o copriletto quando utilizzati, contenitore per la biancheria sporca ed eventuali DPI sulla base della valutazione del rischio.

    La regola importante da ricordare al concorso è: preparare prima tutto il materiale necessario. Questo evita spostamenti inutili e, soprattutto nel letto occupato, impedisce di lasciare la persona in una condizione non sicura mentre si va a recuperare ciò che manca.

    Igiene delle mani prima della procedura

    La prevenzione delle infezioni deve essere presente anche in una procedura apparentemente semplice come il rifacimento del letto.

    L’Istituto Superiore di Sanità continua nel 2026 a indicare l’igiene delle mani come una delle pratiche fondamentali nella prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza e ha esteso specificamente agli OSS il proprio corso nazionale di formazione sul tema. 

    L’OSS applica quindi l’igiene delle mani nei momenti previsti e utilizza eventuali DPI in relazione alla procedura, alla contaminazione della biancheria e alle precauzioni previste per il paziente.

    Come gestire la biancheria sporca

    Questo punto è molto importante e può diventare una domanda specifica. La biancheria utilizzata non deve essere agitata inutilmente.

    Le indicazioni internazionali per il controllo delle infezioni raccomandano di manipolare la biancheria sporca con il minimo movimento necessario, evitando di scuoterla e mantenendola lontana dalla divisa e dal corpo dell’operatore. Deve essere collocata direttamente nel contenitore o sacco previsto dalla struttura. 

    Quindi, alla domanda: “È corretto scuotere energicamente il lenzuolo prima di inserirlo nel sacco?” La risposta è: No. La biancheria sporca deve essere manipolata il meno possibile.

    La biancheria sporca non va appoggiata sul pavimento

    Un altro comportamento da evitare consiste nel rimuovere le lenzuola dal letto e depositarle temporaneamente a terra. La biancheria deve essere collocata direttamente nel sistema di raccolta previsto.

    Ugualmente bisogna evitare di poggiarla su comodini, sedie o altre superfici pulite. L’obiettivo è impedire contaminazioni inutili dell’ambiente.

    Rifacimento del letto libero: la procedura

    Vediamo lo schema generale.

    1. Preparare l’ambiente – L’OSS prepara il materiale e verifica che il letto sia stabile e sicuro. Quando possibile e previsto, regola l’altezza del letto per lavorare in una posizione ergonomicamente adeguata.

    2. Effettuare l’igiene delle mani – Si applicano le procedure previste per l’igiene delle mani e, quando indicato, i DPI necessari.

    3. Rimuovere la biancheria – La biancheria viene rimossa senza scuoterla e ripiegata verso l’interno in modo da contenere la parte contaminata, secondo la procedura della struttura. Viene quindi inserita direttamente nell’apposito contenitore.

    4. Controllare il letto – Si verifica che materasso e struttura siano nelle condizioni previste. Eventuali problemi, contaminazioni o danneggiamenti devono essere gestiti secondo le procedure aziendali.

    5. Posizionare la biancheria pulita – La biancheria pulita deve essere manipolata evitando di contaminarla. Il lenzuolo viene posizionato correttamente e ben disteso.

    6. Eliminare pieghe e accumuli – Una superficie uniforme contribuisce al comfort del paziente e limita attrito e punti di pressione non necessari.

    7. Completare il letto – Si collocano gli altri elementi previsti dalla struttura: federa, coperta, copriletto o altri presidi.

    8. Sistemare il letto – Il letto viene lasciato in condizioni di ordine e sicurezza, pronto ad accogliere la persona.

    Rifacimento del letto occupato: perché è più complesso

    Nel letto occupato entra in gioco un elemento fondamentale: il paziente deve rimanere sempre al centro della procedura.

    L’obiettivo non è cambiare velocemente le lenzuola. Bisogna farlo senza provocare cadute, dolore, trazioni su dispositivi o spostamenti pericolosi. Prima di iniziare l’OSS informa la persona, ne ricerca la collaborazione e garantisce la privacy.

    Come procedere con il letto occupato

    La tecnica concreta deve essere adattata alla persona e alla procedura aziendale. Uno schema generale utile per il concorso può essere il seguente.

    1. Informare il paziente – L’OSS spiega cosa sta per fare e come dovrà collaborare, se è in grado di farlo.

    2. Garantire privacy e sicurezza – Si protegge il pudore della persona e si verifica che il letto sia stabile.

    3. Valutare la necessità di aiuto – Una persona totalmente dipendente, pesante, dolorante o con specifiche limitazioni potrebbe richiedere l’intervento di un secondo operatore o l’utilizzo di ausili.

    Non bisogna affrontare una movimentazione rischiosa solo per dimostrare di saper lavorare autonomamente. L’INAIL evidenzia che il rischio da movimentazione manuale delle persone può essere ridotto anche mediante ausili come teli ad alto scorrimento, tavole di trasferimento, cinture ergonomiche e sollevatori, oltre all’impiego di letti di degenza adeguati. 

    Spostare la persona sul fianco

    Quando le condizioni lo consentono e secondo la tecnica prevista, il paziente viene accompagnato verso un lato del letto. La movimentazione deve rispettare le condizioni dell’assistito. Non si devono esercitare trazioni inappropriate su braccia, spalle o dispositivi.

    Raccogliere la biancheria sporca

    La parte di lenzuolo liberata viene arrotolata o raccolta verso il centro del letto, mantenendo la superficie contaminata contenuta.

    Sistemare la biancheria pulita

    Sul lato libero viene posizionata la parte pulita della nuova biancheria, anch’essa raccolta temporaneamente verso il centro secondo la tecnica utilizzata.

    Spostare il paziente sul lato pulito

    La persona viene accompagnata con attenzione sopra la porzione pulita già predisposta. A questo punto diventa possibile rimuovere la restante biancheria sporca.

    Completare il rifacimento

    La biancheria pulita viene distesa completamente e sistemata. Il candidato dovrebbe ricordare un punto essenziale: non lasciare pieghe o materiali accumulati sotto il paziente.

    Sistemare la persona

    Terminato il rifacimento, il paziente viene riportato nella posizione prevista dal piano assistenziale e dalle sue condizioni. Si verifica il comfort e la sicurezza.

    Attenzione a cateteri, drenaggi e altri dispositivi

    Durante la movimentazione bisogna prestare particolare attenzione alla presenza di eventuali dispositivi. Un cambio di posizione eseguito senza controllo può provocare: trazione, compressione, disconnessione accidentale o spostamento di dispositivi.

    L’OSS deve quindi conoscere la situazione assistenziale e operare secondo le indicazioni dell’équipe. In caso di evento imprevisto o problema deve avvisare tempestivamente il professionista responsabile.

    Sicurezza dell’operatore: anche la postura conta

    Durante il rifacimento del letto è facile commettere un errore: lavorare a lungo con il tronco fortemente flesso.

    La movimentazione manuale delle persone rappresenta un rischio riconosciuto per il sovraccarico biomeccanico degli operatori. L’INAIL include specificamente letti di degenza e ausili di movimentazione tra gli interventi destinati a ridurre questo rischio. 

    Per questo l’OSS deve utilizzare correttamente:

    • regolazione dell’altezza del letto, quando disponibile;
    • ausili;
    • collaborazione della persona;
    • aiuto di altri operatori quando necessario;
    • tecniche di movimentazione apprese.

    Regola da ricordare: non sacrificare la propria sicurezza per terminare più velocemente una procedura.

    Attenzione alle spondine

    Le spondine non devono essere gestite in maniera automatica senza considerare condizioni della persona, organizzazione assistenziale e indicazioni previste.

    Durante una procedura è essenziale evitare che il paziente possa cadere dal lato opposto rispetto a quello nel quale sta lavorando l’operatore.

    La gestione concreta delle spondine deve quindi seguire valutazione, indicazioni e procedure della struttura.

    Cosa osservare mentre si rifà il letto occupato

    Come per l’igiene, anche il rifacimento del letto è un momento di osservazione.

    L’OSS può accorgersi, per esempio, che il paziente: ha dolore durante un movimento, fatica a girarsi, appare più debole del solito, presenta difficoltà respiratoria, manifesta vertigini oppure mostra alterazioni cutanee visibili durante il cambio di posizione.

    L’OSS non formula diagnosi, ma riferisce i cambiamenti significativi.

    Caso pratico da prova orale

    Domanda: “Deve cambiare la biancheria di un paziente totalmente allettato. Come procede?”

    Una possibile risposta completa: “Prima verifico il piano assistenziale e le condizioni del paziente, prestando attenzione a eventuali limitazioni alla movimentazione e alla presenza di dispositivi. Informo la persona, garantisco privacy e sicurezza e preparo tutto il materiale necessario. Effettuo l’igiene delle mani e utilizzo i DPI quando indicati.”

    Poi: “Valuto se la movimentazione può essere effettuata in sicurezza e se è necessario l’aiuto di un secondo operatore o di un ausilio. Posiziono la persona sul fianco secondo la tecnica prevista, raccolgo la biancheria sporca senza scuoterla verso il centro del letto e dispongo quella pulita sul lato libero. Accompagno quindi il paziente sul lato pulito, rimuovo la restante biancheria sporca e completo il rifacimento.”

    Infine: “Controllo che non rimangano pieghe o materiali sotto la persona, la sistemo nella posizione prevista, garantisco comfort e sicurezza, gestisco la biancheria sporca secondo la procedura, eseguo l’igiene delle mani e riferisco eventuali alterazioni osservate.”

    È una risposta che dimostra non soltanto conoscenza tecnica, ma anche ragionamento assistenziale.

    Letto libero e occupato: differenze da ricordare
    AspettoLetto liberoLetto occupato
    Paziente nel lettoNoSì
    Movimentazione personaGeneralmente noNecessaria
    ComplessitàMinoreMaggiore
    Rischio cadutaLimitato alla gestione ambienteParticolare attenzione
    PrivacySempre da rispettareCentrale durante la procedura
    Osservazione pazienteLimitataImportante
    Necessità secondo operatoreGeneralmente noPossibile/necessaria secondo condizioni
    AusiliIn base al contestoSpesso rilevanti nella movimentazione
    Gli errori più frequenti al concorso OSS

    1. Scuotere le lenzuola sporche – È da evitare perché può favorire la dispersione di materiale contaminante nell’ambiente. 

    2. Appoggiare la biancheria sporca sul pavimento – Deve essere collocata direttamente nell’apposito contenitore.

    3. Mettere le lenzuola sporche contro la propria divisa – Anche questo comportamento è da evitare. 

    4. Dimenticare privacy e informazione – Il paziente deve sapere cosa sta accadendo ed essere tutelato.

    5. Lasciare il paziente in posizione pericolosa – Mai abbandonare una persona a rischio vicino al bordo del letto.

    6. Eseguire da soli una movimentazione non sicura – Chiedere aiuto non rappresenta un’incapacità professionale: può essere la scelta più corretta.

    7. Ignorare dispositivi e limitazioni – Cateteri, drenaggi, dolore e limitazioni devono essere considerati prima della movimentazione.

    8. Lasciare pieghe sotto il paziente – Bisogna sistemare accuratamente la superficie del letto.

    9. Dimenticare l’igiene delle mani – Il rifacimento del letto rientra a pieno titolo nel percorso di prevenzione delle infezioni. 

    15 domande rapide da concorso OSS

    1. Cosa distingue principalmente il letto occupato dal letto libero?
    Nel letto occupato la persona rimane nel letto durante il rifacimento.

    2. La biancheria sporca deve essere scossa?
    No.

    3. Può essere appoggiata temporaneamente sul pavimento?
    No.

    4. È corretto tenerla contro la propria divisa?
    No.

    5. Prima di rifare un letto occupato bisogna informare il paziente?
    Sì.

    6. Bisogna valutare le condizioni di mobilità?
    Sì.

    7. L’OSS deve controllare la presenza di dispositivi?
    Sì.

    8. Una movimentazione complessa deve sempre essere effettuata da soli?
    No.

    9. È possibile utilizzare ausili?
    Sì, quando indicati e disponibili.

    10. L’igiene delle mani è importante anche nel rifacimento del letto?
    Sì.

    11. Bisogna evitare pieghe sotto il paziente?
    Sì.

    12. La privacy deve essere rispettata nel letto occupato?
    Sì.

    13. L’OSS può osservare le condizioni della persona durante la procedura?
    Sì.

    14. Se il paziente manifesta improvvisamente dolore o difficoltà respiratoria bisogna riferirlo?
    Sì, tempestivamente.

    15. Le procedure possono differire tra strutture?
    Sì. Devono essere rispettate le procedure e le indicazioni organizzative applicabili.

    Lo schema da ricordare alla prova

    LETTO LIBERO_ preparare → mani → rimuovere → raccogliere → pulito → distendere → completare → sicurezza

    LETTO OCCUPATO: informare → privacy → sicurezza → valutare → mobilizzare → sporco → pulito → riposizionare → comfort → riferire

    E una formula utile: PULITO – SICURO – ASCIUTTO – SENZA PIEGHE – CONFORTEVOLE

    Sono le cinque caratteristiche che il candidato dovrebbe avere in mente quando parla del letto della persona assistita.

    Il punto chiave: il letto non viene rifatto “intorno” al paziente

    Soprattutto durante la prova orale, il candidato dovrebbe evitare di descrivere la procedura come se la persona non esistesse. Il letto occupato richiede comunicazione continua, osservazione e attenzione alla sicurezza.

    Il rifacimento può diventare contemporaneamente un’occasione per: mobilizzare correttamente, osservare la persona, favorirne la collaborazione e migliorare il comfort.

    È proprio questo approccio che può fare la differenza tra una risposta puramente mnemonica e una risposta realmente professionale.

    Una novità utile per chi studia nel 2026

    L’ISS ha aperto nel 2026 anche agli operatori socio-sanitari il corso FAD dedicato all’igiene delle mani e alla prevenzione delle infezioni in ambito assistenziale, confermando quanto questi aspetti siano centrali anche nell’attività dell’OSS.

    Redazione OssNews24

    Fonte: Nurse Times

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