Oss accusata di aver rubato gioielli alle pazienti ricoverate in un ospedale in provincia di Reggio
L’accusa arriva dalla figlia di una paziente “A mia madre sfilata anche la fede, una umiliazione”. La denuncia per furto di oggetti d’oro a persone ricoverate all’ospedale di Scandiano (Reggio), come viene precisato da “Il Resto del Carlino”, vede indagata una operatrice socio sanitaria residente a Novi di Modena.
Ma non è un caso isolato: ci sarebbero altri simili casi, ovvero di ammanchi di oggetti e di piccole somme di denaro. Episodi avvenuti negli ultimi mesi e che spesso, per lo scarso valore economico o per “vergogna”, non erano stati denunciati alle forze dell’ordine. Tra le vittime di questi furti anche una pensionata di 98 anni, conosciuta nella Bassa Reggiana per essere stata in gioventù una staffetta partigiana a Fabbrico, il paese dove ha sempre vissuto. “Mia madre – racconta la figlia di una delle vittime – a fine marzo è stata ricoverata nel reparto Covid a Scandiano. La notte del 3 aprile si è accorta della presenza di qualcuno vicino a lei. Ha sentito la frase: ‘Aspetta un attimo che si è impigliata…’. Era la ladra che sfilava la catenina d’oro dal collo. Poi le ha tolto un anello e la fede nuziale, che aveva al dito dal 1946…”.
La sensazione della pensionata è stata quella che la ladra stesse parlando con qualcuno. C’era un complice con lei? Di certo è che al mattino la signora Bruna si è accorta che non aveva più catenina e anelli.
“Mia madre c’è rimasta davvero male. Erano oggetti ricevuti dal marito, morto a soli 50 anni di età per un malore improvviso. Sono ricordi importantissimi per lei…”, aggiunge Marinella. Quella notte non era stato rubato il crocefisso in oro, forse perché staccatosi dalla catenina al momento del furto, finendo sotto la schiena della paziente ricoverata. “Abbiamo deciso di sporgere denuncia – aggiunge la figlia della derubata – perché riteniamo che quel furto sia stato un gesto vigliacco. Oltretutto in un reparto in cui gli accessi sono limitati ai degenti e al personale”.
Ci sono voluti alcuni mesi per arrivare all’identità della donna indagata, residente appunto a Novi: la scorsa estate è stato recuperato il bottino, restituito nei giorni scorsi alla signora Bruna. “I carabinieri di Scandiano sono stati eccezionali. E’ stato un sollievo per mia madre, che dopo il furto si era sentita umiliata. Ora è ospite in una casa di riposo a Reggio, ma con la sua catenina al collo e con la fede e l’altro anello alle dita”.
Redazione OssNews24
Fonte: www.ilrestodelcarlino.it
- Concorso oss 2026: parametri vitali, anatomia, fisiologia e valori normali. Casi pratici e quiz per le prove
di Redazione OSSnews24Temperatura corporea, frequenza cardiaca, respirazione, pressione arteriosa e saturazione: come funzionano cuore, polmoni e termoregolazione, con valori di riferimento, casi pratici e quiz per le prove OSS.
I parametri vitali rappresentano uno degli argomenti fondamentali per la preparazione al concorso OSS 2026. Temperatura corporea, frequenza cardiaca, frequenza respiratoria, pressione arteriosa e saturazione di ossigeno permettono di raccogliere informazioni importanti sulle condizioni dell’organismo.
Per superare una prova scritta o orale, tuttavia, non basta memorizzare una tabella di numeri. È necessario comprendere come funziona il cuore, perché il sangue circola, come avvengono gli scambi gassosi nei polmoni, in che modo il cervello controlla la respirazione e come viene regolata la temperatura corporea.
Queste conoscenze anatomiche e fisiologiche aiutano l’Operatore Socio-Sanitario a eseguire correttamente le rilevazioni previste dalle proprie competenze e dalle procedure organizzative, a riconoscere eventuali cambiamenti e a comunicarli tempestivamente all’infermiere.
I cinque parametri vitali: valori indicativi nell’adulto a riposo
Parametro Valori di riferimento Temperatura corporea Circa 36–37,5 °C, variabile secondo la sede di misurazione Frequenza cardiaca 60–100 battiti/minuto Frequenza respiratoria 12–20 atti/minuto Pressione arteriosa Circa 120/80 mmHg come riferimento orientativo Saturazione SpO₂ Generalmente 95–100% nell’adulto sano al livello del mare Questi sono riferimenti didattici, non soglie universali di normalità o sicurezza. Età, condizioni cliniche, farmaci, attività fisica, altitudine e caratteristiche individuali possono modificare i valori. Per l’OSS, inoltre, un dato numerico deve essere considerato insieme alle condizioni della persona e alle eventuali variazioni rispetto ai valori abituali.
1. Anatomia del cuore: l’organo che mantiene il sangue in circolazione
Il cuore è un organo muscolare cavo, situato nel torace, all’interno del mediastino, tra i due polmoni. La sua estremità inferiore è orientata prevalentemente verso sinistra.
La parete cardiaca comprende tre strati principali:
- Endocardio: riveste internamente le cavità cardiache.
- Miocardio: tessuto muscolare responsabile della contrazione.
- Epicardio: rivestimento esterno del cuore, corrispondente al foglietto viscerale del pericardio sieroso.
Il cuore è contenuto nel pericardio, una struttura che lo avvolge e contribuisce a proteggerlo.
Le quattro cavità cardiache
Il cuore è diviso in due metà, destra e sinistra, ciascuna costituita da un atrio e da un ventricolo.
Atrio destro: riceve il sangue proveniente dalla circolazione sistemica attraverso le vene cave.
Ventricolo destro: spinge il sangue verso i polmoni attraverso l’arteria polmonare.
Atrio sinistro: riceve dai polmoni il sangue ossigenato attraverso le vene polmonari.
Ventricolo sinistro: spinge il sangue nell’aorta, distribuendolo ai tessuti dell’organismo.
Il ventricolo sinistro presenta una parete muscolare più spessa rispetto al destro perché deve generare la pressione necessaria per la circolazione sistemica.
Il percorso del sangue
Schema fisiologico da memorizzare: Vene cave → Atrio destro → Ventricolo destro
Arterie polmonari: il sangue elimina CO₂ e acquisisce O₂
Vene polmonari: Atrio sinistro → Ventricolo sinistro → Aorta
Le quattro valvole cardiache
Le valvole impediscono il reflusso del sangue:
- Tricuspide: tra atrio e ventricolo destro.
- Polmonare: tra ventricolo destro e arteria polmonare.
- Mitrale: tra atrio e ventricolo sinistro.
- Aortica: tra ventricolo sinistro e aorta.
Una domanda frequente nei quiz è: “Quale valvola separa atrio sinistro e ventricolo sinistro?”.
La risposta è: “Valvola mitrale”.
2. Fisiologia cardiaca: sistole, diastole e battito
Il cuore alterna continuamente due fasi fondamentali.
Sistole: fase durante la quale una cavità cardiaca si contrae. Quando si parla di pressione sistolica, ci si riferisce alla fase di contrazione dei ventricoli.
Diastole: fase di rilassamento e riempimento ventricolare.
L’alternanza di contrazione e rilassamento permette di mantenere il flusso sanguigno.
Il sistema elettrico del cuore
Il battito cardiaco è coordinato da cellule specializzate che generano e conducono impulsi elettrici.
La sequenza essenziale è: Nodo senoatriale → Nodo atrioventricolare → Fascio di His → Branche destra e sinistra → Fibre di Purkinje.
Il nodo senoatriale, situato nell’atrio destro, è il principale pacemaker fisiologico del cuore. Genera spontaneamente impulsi che determinano l’attivazione degli atri. L’impulso raggiunge poi il nodo atrioventricolare e il sistema di conduzione ventricolare. Questo meccanismo permette una contrazione coordinata.
Frequenza cardiaca e gittata cardiaca
La frequenza cardiaca indica quanti battiti si verificano in un minuto. Nell’adulto a riposo, il riferimento comunemente utilizzato è 60–100 battiti/minuto.
La gittata cardiaca rappresenta invece la quantità di sangue pompata da un ventricolo in un minuto: \text{Gittata cardiaca}=\text{Frequenza cardiaca}\times\text{Gittata sistolica}
Per esempio, con 70 battiti/minuto e 70 mL di sangue espulsi a ogni battito: 70\times70=4.900\ \text{mL/min}
La gittata cardiaca sarebbe quindi circa 4,9 litri al minuto. È un esempio fisiologico, non un valore fisso per tutti.
3. Frequenza cardiaca e polso arterioso: cosa deve sapere l’OSS
Quando il ventricolo sinistro espelle sangue nell’aorta, genera un’onda di pressione che si propaga lungo le arterie. Questa onda può essere percepita come polso arterioso.
Le sedi comunemente studiate sono:
- radiale, al polso;
- brachiale, nella regione del braccio;
- carotidea, al collo;
- femorale, all’inguine;
- poplitea, dietro il ginocchio;
- pedidia, sul dorso del piede;
- tibiale posteriore, vicino al malleolo mediale.
Il polso radiale è frequentemente utilizzato nelle rilevazioni ordinarie.
Che cosa si osserva?
Non soltanto il numero di pulsazioni, ma anche, quando previsto: frequenza, regolarità e caratteristiche percepibili del polso.
Due termini da conoscere sono:
Tachicardia: frequenza cardiaca superiore a 100 battiti/minuto nell’adulto a riposo, secondo la definizione generale.
Bradicardia: frequenza inferiore a 60 battiti/minuto.
Non sempre rappresentano una malattia: una bradicardia può essere fisiologica in un atleta allenato, mentre febbre, sforzo o stress possono aumentare la frequenza cardiaca. L’OSS non formula una diagnosi di aritmia ma segnala rilevazioni anomale o cambiamenti significativi.
4. Anatomia dell’apparato respiratorio: dalle vie aeree agli alveoli
L’apparato respiratorio permette all’organismo di introdurre ossigeno ed eliminare anidride carbonica. È costituito da una serie di strutture anatomiche attraversate dall’aria.
Le vie respiratorie
Il percorso è: Cavità nasali → Faringe → Laringe → Trachea → Bronchi → Bronchioli → Alveoli polmonari.
Le cavità nasali contribuiscono a filtrare, riscaldare e umidificare l’aria inspirata. La faringe è una struttura comune alle vie respiratorie e digestive, mentre la laringe contiene le corde vocali e contribuisce alla protezione delle vie aeree. La trachea è sostenuta da anelli cartilaginei incompleti e si divide nei due bronchi principali.
I polmoni
I polmoni sono contenuti nella cavità toracica e sono rivestiti dalla pleura.
Il polmone destro presenta generalmente tre lobi:
- superiore;
- medio;
- inferiore.
Il polmone sinistro presenta due lobi:
- superiore;
- inferiore.
Questa differenza anatomica dipende anche dallo spazio occupato dal cuore.
Gli alveoli polmonari
Gli alveoli sono piccole strutture terminali circondate da una fitta rete di capillari sanguigni. È a questo livello che avviene la maggior parte degli scambi gassosi tra aria e sangue.
L’ossigeno passa dall’aria alveolare al sangue, mentre l’anidride carbonica compie il percorso opposto. Lo scambio avviene attraverso una membrana molto sottile, chiamata membrana alveolo-capillare, mediante diffusione secondo i gradienti di pressione parziale.
5. Fisiologia della respirazione: inspirazione ed espirazione
La respirazione comprende due movimenti fondamentali.
Inspirazione
Durante l’inspirazione tranquilla:
- Il diaframma si contrae e si abbassa.
- La gabbia toracica si espande.
- Il volume toracico aumenta.
- La pressione negli alveoli diminuisce rispetto a quella atmosferica.
- L’aria entra nei polmoni.
Espirazione
Durante l’espirazione tranquilla:
- Il diaframma si rilassa.
- Il volume della gabbia toracica diminuisce.
- Il ritorno elastico dei polmoni favorisce l’aumento della pressione alveolare.
- L’aria viene espulsa.
L’espirazione a riposo è prevalentemente passiva; durante uno sforzo respiratorio possono intervenire anche muscoli espiratori accessori.
Il diaframma: il principale muscolo respiratorio
Il diaframma è un muscolo a forma di cupola che separa la cavità toracica da quella addominale. È il principale muscolo dell’inspirazione tranquilla.
Per il concorso è utile ricordare che la respirazione non dipende soltanto dai polmoni, ma dall’azione coordinata di muscoli respiratori, sistema nervoso, gabbia toracica e tessuto polmonare.
6. Come viene controllata la frequenza respiratoria?
La respirazione è regolata da reti neuronali situate prevalentemente nel tronco encefalico, in particolare nel bulbo e nel ponte. Il sistema nervoso modifica automaticamente frequenza e profondità del respiro in risposta alle esigenze dell’organismo.
Un ruolo fondamentale è svolto dai chemiocettori, che rilevano modificazioni di anidride carbonica, pH e ossigeno. Nelle normali condizioni fisiologiche, le variazioni di anidride carbonica e del pH rappresentano importanti stimoli per la regolazione della ventilazione.
Frequenza respiratoria: valori da conoscere
Nell’adulto a riposo viene comunemente utilizzato l’intervallo 12–20 atti respiratori al minuto. Alcune fonti cliniche riportano intervalli più ristretti, come 12–18.
Un atto respiratorio completo comprende: una inspirazione + una espirazione.
Terminologia fondamentale
Termine Significato Eupnea Respirazione normale e tranquilla Tachipnea Frequenza respiratoria aumentata Bradipnea Frequenza respiratoria ridotta Apnea Assenza di atti respiratori Dispnea Sensazione soggettiva di difficoltà respiratoria Ortopnea Dispnea che peggiora da sdraiati e migliora assumendo una posizione più eretta È importante distinguere la tachipnea dalla dispnea: la prima descrive una frequenza aumentata, la seconda una sensazione di difficoltà respiratoria.
Che cosa osserva l’OSS?
Quando previsto dal piano assistenziale, l’OSS può rilevare la frequenza respiratoria osservando i movimenti del torace o dell’addome. È importante valutare il respiro mentre la persona è tranquilla, evitando di alterarne involontariamente il ritmo.
Oltre alla frequenza, possono essere osservati cambiamenti evidenti del ritmo, dello sforzo respiratorio e della capacità di parlare. Una nuova difficoltà respiratoria richiede una segnalazione immediata, anche se il numero di atti respiratori non appare particolarmente alterato.
7. Pressione arteriosa: anatomia delle arterie e fisiologia della circolazione
La pressione arteriosa rappresenta la pressione esercitata dal sangue sulle pareti delle arterie. Per comprenderla è utile distinguere tre tipi di vasi sanguigni.
Arterie: trasportano il sangue dal cuore verso i tessuti e possiedono pareti capaci di sopportare pressioni relativamente elevate.
Capillari: sono i principali vasi nei quali avvengono gli scambi di gas, nutrienti e sostanze tra sangue e tessuti.
Vene: riportano il sangue verso il cuore; molte possiedono valvole che favoriscono il ritorno venoso.
La pressione arteriosa dipende da più fattori, tra cui gittata cardiaca e resistenza vascolare periferica.
In termini fisiologici semplificati:
\text{Pressione arteriosa media}\approx
\text{Gittata cardiaca}\times
\text{Resistenza periferica totale}Questa relazione è approssimata e si riferisce alla pressione media e alle condizioni emodinamiche appropriate, non direttamente ai singoli valori sistolico e diastolico.
Pressione sistolica e diastolica
Una rilevazione di 120/80 mmHg comprende due valori.
120 mmHg: pressione sistolica, associata alla contrazione ventricolare.
80 mmHg: pressione diastolica, rilevata durante il rilassamento ventricolare.
L’unità di misura è il millimetro di mercurio (mmHg).
La pressione varia con l’età, l’attività fisica, le condizioni cardiovascolari e altri fattori. Un valore vicino a 120/80 è un riferimento didattico, non la pressione obbligatoria per tutti.
Pressione differenziale
È la differenza tra pressione sistolica e diastolica.
Per esempio: 120-80=40\ \text{mmHg}
La pressione differenziale in questo esempio è 40 mmHg.
Perché la pressione arteriosa cambia?
La pressione può aumentare quando crescono la gittata cardiaca o le resistenze vascolari. Può ridursi in condizioni caratterizzate, per esempio, da diminuzione del volume circolante, alterazioni della funzione cardiaca o vasodilatazione.
L’OSS deve conoscere questi principi senza trasformarli in diagnosi: una pressione bassa non dimostra da sola una disidratazione, così come una pressione elevata isolata non basta per diagnosticare un’ipertensione cronica.
8. Come misurare correttamente la pressione arteriosa
La qualità della rilevazione dipende dalla tecnica.
Le indicazioni dell’American Heart Association sottolineano l’importanza di:
- far riposare la persona per circa cinque minuti, quando le condizioni lo consentono;
- utilizzare un apparecchio validato e un bracciale della misura corretta;
- sostenere il braccio all’altezza del cuore;
- mantenere schiena sostenuta e piedi appoggiati al pavimento nella misurazione standard da seduti;
- evitare di parlare durante la misurazione;
- applicare il bracciale sulla cute e non sopra gli indumenti.
Nei pazienti allettati o con particolari condizioni cliniche, il posizionamento e le modalità di rilevazione seguono le indicazioni assistenziali.
Errori frequenti
Un bracciale troppo piccolo può sovrastimare la pressione, mentre uno troppo grande può sottostimarla. Anche parlare, muoversi, mantenere il braccio in posizione scorretta o misurare subito dopo uno sforzo può modificare il risultato. L’OSS deve pertanto distinguere il dato rilevato dalla sua interpretazione clinica.
9. Saturazione di ossigeno: che cos’è l’emoglobina?
Per comprendere la SpO₂ bisogna conoscere la funzione dei globuli rossi. I globuli rossi, o eritrociti, contengono una proteina chiamata emoglobina, che trasporta la maggior parte dell’ossigeno presente nel sangue.
Ogni molecola di emoglobina possiede quattro gruppi eme, ciascuno capace di legare una molecola di ossigeno. Nei polmoni l’ossigeno si lega all’emoglobina; nei tessuti viene progressivamente rilasciato in relazione alle necessità metaboliche.
Saturazione e quantità totale di ossigeno non sono sinonimi
La saturazione indica la percentuale dei siti di legame dell’emoglobina occupati dall’ossigeno. Una SpO₂ del 97% indica una saturazione stimata del 97%, non significa che il sangue sia composto per il 97% da ossigeno.
Inoltre una saturazione normale non garantisce da sola un contenuto totale di ossigeno adeguato: per esempio, una persona con anemia importante può avere una SpO₂ normale ma una ridotta capacità complessiva di trasporto dell’ossigeno.
10. Come funziona il saturimetro?
Il saturimetro, o pulsossimetro, utilizza luce a differenti lunghezze d’onda per stimare la saturazione dell’emoglobina nel sangue arterioso pulsatile. Di solito viene applicato a un dito.
Sul display possono comparire:
- SpO₂, espressa in percentuale;
- PR, frequenza del polso, espressa in battiti al minuto.
In un adulto sano al livello del mare, una saturazione intorno al 95–100% è generalmente comune. Tuttavia, il saturimetro fornisce una stima, non una misurazione diretta dei gas nel sangue.
La FDA ricorda che l’accuratezza può essere influenzata da scarsa perfusione, temperatura cutanea, movimento, smalto e pigmentazione della pelle. Anche l’esposizione al monossido di carbonio può rendere la normale pulsossimetria ingannevole.
Saturazione e BPCO: attenzione ai quiz
Non tutti i pazienti hanno lo stesso obiettivo di saturazione. In alcune persone a rischio di insufficienza respiratoria ipercapnica può essere prescritta una saturazione bersaglio di 88–92%. Le linee guida della British Thoracic Society distinguono infatti questi pazienti da molti altri pazienti acuti, per i quali indicano obiettivi differenti.
Questo non significa che 88–92% sia un valore automaticamente accettabile per qualsiasi paziente con BPCO: l’obiettivo deve essere individualizzato dal personale sanitario. L’OSS non modifica autonomamente il flusso di ossigeno in base al numero visualizzato.
Differenza tra SpO₂ e PaO₂
SpO₂: saturazione periferica stimata dal pulsossimetro, espressa in percentuale.
PaO₂: pressione parziale dell’ossigeno nel sangue arterioso, espressa in mmHg e misurata mediante emogasanalisi.
Sono parametri correlati ma diversi. Il pulsossimetro, inoltre, non misura la pressione parziale dell’anidride carbonica (PaCO₂) e non permette da solo di escludere un’ipoventilazione.
11. Temperatura corporea: anatomia e fisiologia della termoregolazione
La temperatura corporea dipende dall’equilibrio tra produzione e dispersione del calore. Il principale centro nervoso della termoregolazione si trova nell’ipotalamo, una regione del diencefalo. L’ipotalamo riceve informazioni sulla temperatura dell’organismo e coordina risposte fisiologiche per mantenere l’equilibrio termico.
Come produce calore l’organismo?
Il calore deriva soprattutto dal metabolismo cellulare.
Quando la temperatura corporea tende a diminuire, l’organismo può attivare:
- vasocostrizione cutanea, per ridurre la dispersione;
- brividi, cioè contrazioni muscolari involontarie che aumentano la produzione di calore;
- modificazioni del comportamento, come cercare un ambiente più caldo.
Come disperde calore?
Quando la temperatura aumenta, possono attivarsi:
- vasodilatazione cutanea;
- sudorazione;
- aumento della dispersione termica.
Il calore viene ceduto all’ambiente mediante irraggiamento, conduzione, convezione ed evaporazione.
Febbre e ipertermia: qual è la differenza?
Nella febbre, sostanze chiamate pirogeni inducono una modificazione del valore di riferimento della termoregolazione ipotalamica. L’organismo si comporta inizialmente come se la temperatura abituale fosse troppo bassa, favorendo brividi e conservazione del calore.
Nell’ipertermia, invece, la temperatura aumenta senza un corrispondente innalzamento regolato del riferimento ipotalamico, per esempio quando la produzione o l’assorbimento di calore supera la capacità di dissiparlo. Sono meccanismi differenti.
Qual è la temperatura normale?
La temperatura corporea varia in relazione a:
- ora del giorno;
- età;
- attività fisica;
- sede di misurazione;
- condizioni ambientali;
- caratteristiche individuali.
Un intervallo didattico di circa 36–37,5 °C può essere utile, ma va sempre contestualizzato. MedlinePlus, per esempio, riporta per l’adulto sano a riposo valori medi nell’intervallo 36,5–37,3 °C. La febbre viene spesso identificata con temperature intorno o superiori a 38 °C, ma la soglia dipende anche dalla sede di rilevazione e dal contesto clinico.
Sedi di misurazione
Le principali sono:
- ascellare;
- orale;
- timpanica;
- temporale/frontale;
- rettale, quando clinicamente indicata.
I risultati ottenuti in sedi diverse non sono necessariamente sovrapponibili. È quindi importante registrare, quando previsto, valore, sede e modalità di misurazione.
12. Il collegamento fisiologico tra cuore, polmoni e temperatura
Uno degli aspetti più interessanti da comprendere per il concorso è che i parametri vitali non funzionano indipendentemente. Quando una persona svolge attività fisica, i muscoli richiedono più ossigeno e producono maggiori quantità di anidride carbonica e calore.
L’organismo risponde aumentando la frequenza cardiaca e la ventilazione, modificando il flusso sanguigno e attivando i meccanismi di termoregolazione. Anche la febbre può associarsi a un aumento della frequenza cardiaca e respiratoria. Un paziente può quindi presentare più parametri alterati contemporaneamente, ma la causa non può essere dedotta automaticamente da una singola misurazione.
Il ruolo del sistema nervoso autonomo
Il sistema nervoso autonomo contribuisce alla regolazione cardiovascolare. Il sistema simpatico tende ad aumentare la frequenza cardiaca e la contrattilità e può provocare vasocostrizione in determinati distretti. Il sistema parasimpatico, soprattutto attraverso il nervo vago, contribuisce a rallentare la frequenza cardiaca. Questi meccanismi spiegano perché emozioni, dolore, stress e riposo possono modificare il battito.
13. Qual è il ruolo dell’OSS nella rilevazione dei parametri vitali?
Il ruolo dell’OSS comprende le attività previste dal proprio profilo, dalla formazione ricevuta, dal piano assistenziale e dalle procedure della struttura.
Nelle attività di rilevazione affidate all’OSS è essenziale:
- identificare correttamente il paziente;
- preparare il dispositivo;
- rispettare igiene, privacy e sicurezza;
- utilizzare la tecnica prevista;
- rilevare e registrare correttamente il dato;
- riconoscere un risultato inatteso;
- comunicare tempestivamente alterazioni o cambiamenti.
L’OSS non formula diagnosi sulla base dei parametri vitali e non decide autonomamente modifiche terapeutiche.
Un parametro normale non esclude sempre un problema
Una persona può presentare difficoltà respiratoria anche con saturazione apparentemente normale. Allo stesso modo, una frequenza cardiaca compresa tra 60 e 100 battiti/minuto non esclude automaticamente una condizione clinica importante. Per questo l’osservazione della persona rimane fondamentale.
14. Cinque casi pratici da prova orale OSS
Caso 1 – Frequenza cardiaca di 118 battiti/minuto
Un paziente a riposo presenta una frequenza cardiaca di 118 battiti/minuto. Come risponde il candidato?
«Verifico che la rilevazione sia stata effettuata correttamente, osservo le condizioni della persona e riferisco tempestivamente all’infermiere il valore e gli eventuali sintomi associati. Non attribuisco autonomamente la tachicardia a una causa specifica».
Caso 2 – Frequenza respiratoria di 28 atti/minuto
Un paziente presenta una respirazione più rapida del solito.
«Rilevo il valore secondo procedura, osservo eventuali segni di difficoltà respiratoria e avviso tempestivamente il professionista sanitario. Se la persona manifesta una grave difficoltà respiratoria, attivo immediatamente la procedura di emergenza».
Caso 3 – Pressione arteriosa di 90/60 mmHg
Il paziente riferisce capogiri quando cerca di alzarsi.
«Non lo faccio alzare senza assistenza, lo mantengo in sicurezza e riferisco subito il valore pressorio e i sintomi. Non decido autonomamente trattamenti o somministrazione di liquidi».
Caso 4 – Saturazione del 91%
Il saturimetro mostra una SpO₂ del 91%.
«Controllo che il sensore sia correttamente applicato e che la rilevazione sia attendibile, senza ritardare la segnalazione. Verifico le indicazioni assistenziali e riferisco tempestivamente il valore e le condizioni della persona. Non modifico autonomamente l’ossigenoterapia».
Caso 5 – Temperatura di 38,5 °C
Una persona anziana presenta febbre e appare più confusa del solito.
«Rilevo correttamente la temperatura, osservo il cambiamento dello stato generale e avviso tempestivamente l’infermiere. Non somministro autonomamente farmaci antipiretici».
La comparsa improvvisa di confusione, difficoltà respiratoria importante, perdita di coscienza o altri segni di grave deterioramento richiede l’attivazione immediata delle procedure di emergenza.
15. I 15 errori più frequenti nei concorsi OSS
- Confondere atrio e ventricolo.
- Affermare che tutte le arterie trasportano sangue ossigenato: le arterie polmonari costituiscono una importante eccezione.
- Confondere sistole e diastole.
- Considerare il polso arterioso indipendente dalla contrazione cardiaca.
- Confondere bronchi e alveoli.
- Pensare che gli scambi gassosi avvengano principalmente nella trachea.
- Dimenticare il ruolo del diaframma nell’inspirazione.
- Confondere tachipnea e dispnea.
- Considerare 120/80 mmHg un valore obbligatorio per ogni persona.
- Misurare la pressione con un bracciale inadeguato.
- Pensare che il saturimetro misuri direttamente la PaO₂.
- Ritenere che una SpO₂ normale escluda qualsiasi problema respiratorio.
- Confondere febbre e ipertermia.
- Confrontare temperature rilevate in sedi diverse senza considerare il metodo.
- Interpretare autonomamente un valore alterato senza riferirlo all’équipe.
16. Quiz interattivo: 15 domande di anatomia e fisiologia
- Quale cavità cardiaca spinge il sangue nell’aorta?
Atrio destro
Ventricolo sinistro
Ventricolo destro- Qual è il principale pacemaker fisiologico del cuore?
Nodo senoatriale
Nodo atrioventricolare
Fascio di His- Quale valvola si trova tra atrio sinistro e ventricolo sinistro?
Tricuspide
Polmonare
Mitrale- Che cosa rappresenta la sistole ventricolare?
Contrazione dei ventricoli
Riempimento degli atri soltanto
Rilassamento dei ventricoli- Come si calcola la gittata cardiaca?
Pressione × temperatura
Frequenza cardiaca × gittata sistolica
Saturazione × frequenza respiratoria- Dove avviene principalmente lo scambio tra ossigeno e anidride carbonica?
Trachea
Bronchi principali
Alveoli polmonari- Qual è il principale muscolo dell’inspirazione tranquilla?
Diaframma
Bicipite
Retto addominale- Quale parte del sistema nervoso contribuisce al controllo automatico del respiro?
Cervelletto soltanto
Tronco encefalico
Midollo osseo- Quale intervallo è comunemente usato per la frequenza cardiaca adulta a riposo?
20–40/min
120–160/min
60–100/min- Che cosa significa tachipnea?
Aumento della frequenza respiratoria
Riduzione della temperatura
Aumento della pressione- Che cosa indica il valore 80 in una pressione di 120/80 mmHg?
Frequenza cardiaca
Pressione diastolica
Saturazione- Che cosa misura la SpO₂?
Pressione parziale di CO₂
Quantità di globuli rossi
Stima della saturazione periferica dell’emoglobina- Quale proteina trasporta la maggior parte dell’ossigeno nel sangue?
Emoglobina
AlbuminaFibrinogeno
- Quale regione cerebrale è centrale nella termoregolazione?
Ippocampo
Ipotalamo
Corteccia occipitale- Che cosa distingue fisiologicamente la febbre dall’ipertermia?
La febbre è sempre più alta
Sono sempre sinonimi
Nella febbre cambia il riferimento termoregolatorio ipotalamicoCorreggi le 15 risposte.
17. Schema finale da memorizzare per il concorso
Parametro Organo o sistema principale Principio fisiologico Frequenza cardiaca Cuore Generazione e conduzione dell’impulso elettrico Pressione arteriosa Cuore e vasi Gittata cardiaca e resistenze vascolari Frequenza respiratoria Polmoni, muscoli e tronco encefalico Ventilazione e regolazione di CO₂ e pH Saturazione Polmoni, sangue ed emoglobina Scambi gassosi e trasporto dell’ossigeno Temperatura Ipotalamo, muscoli, cute e metabolismo Equilibrio tra produzione e dispersione del calore Formula da ricordare: V.I.T.A.L.I.
V – Valori: conoscere i principali riferimenti fisiologici.
I – Individuo: considerare le condizioni della singola persona.
T – Tecnica: utilizzare correttamente gli strumenti.
A – Anatomia: comprendere quali organi determinano il parametro.
L – Lettura del dato: osservare variazioni e attendibilità della rilevazione.
I – Informare: comunicare tempestivamente le anomalie.
Il punto che può fare la differenza alla prova orale
Una risposta limitata alla memorizzazione dei valori potrebbe essere: «La frequenza cardiaca normale è 60–100, la respirazione 12–20, la pressione 120/80 e la saturazione 95–100%».
Una risposta più completa dovrebbe invece collegare ogni parametro al suo meccanismo fisiologico: «La frequenza cardiaca dipende dall’attività elettrica del cuore; la pressione arteriosa dalla funzione di pompa e dalle resistenze vascolari; la respirazione dall’attività dei muscoli respiratori e dal controllo nervoso; la saturazione dall’ossigenazione dell’emoglobina; la temperatura dall’equilibrio termico regolato dall’ipotalamo. I valori devono essere rilevati correttamente, contestualizzati e comunicati quando presentano alterazioni significative».
È proprio la capacità di collegare anatomia, fisiologia e assistenza che può distinguere un candidato preparato durante una prova orale.
Fonti scientifiche di approfondimento
- MedlinePlus – Vital Signs: parametri vitali e intervalli di riferimento.
- American Heart Association – Misurazione corretta della pressione arteriosa.
- FDA – Pulsossimetri e limiti della rilevazione.
- British Thoracic Society – Obiettivi di saturazione e ossigenoterapia.
Redazione OssNews24
Fonte: Nurse Times
- Aou Policlinico “G. Rodolico – San Marco” di Catania: a breve due concorsi per 88 posti da oss
di Redazione OSSnews24L’Aou Policlinico “G. Rodolico – San Marco” di Catania ha approvato una delibera che sblocca 88 posti da operatore socio-sanitario (oss) a tempo indeterminato. Si tratta di due bandi di concorso distinti (non ancora indetti), gestiti in parallelo. Gli interessati potranno presentare le proprie candidature a partire dalla pubblicazione dgli estratti in Gazzetta Ufficiale.
1) Concorso pubblico aperto a tutti
Il primo bando riguarda 39 posti ed è aperto a chiunque sia in possesso dell’attestato di operatore socio-sanitario e dei requisiti generali per l’accesso ai concorsi pubblici. Sono previste riserve in favore delle forze armate (11 posti) e del Servizio Civile Universale (5 posti).
2) Selezione riservata: reinternalizzazione
Il secondo bando riguarda 49 posti ed è riservato esclusivamente ai dipendenti della ditta PFE S.p.A. in possesso dei requisiti di servizio previsti dalla legge (art. 1, c. 268, lett. c, L. 234/2021).
A chi possiede i requisiti per la reinternalizzazione (ditta PFE S.p.A.) si consiglia di inviare la candidatura a entrambe i concorsi. Ciò permetterà di raddoppiare le possibilità di inserimento, senza rischiare di rimanere escluso da una delle due graduatorie. Non appena sarà pubblicato il bando in forma integrale, sarà organizzato un gruppo di studio dedicato.
Le domande di partecipazione ai concorsi Aou “G. Policlinico Rodolico – San Marco” di Catania si presentano esclusivamente online, tramite la piattaforma concorsi dell’Azienda. Nel frattempo, preparate i documenti!
Redazione OssNews24
- Le radici che non si vedono: l’oss tra trasformazione della sanità, diritti negati e responsabilità di costruire il proprio futuro
di Redazione OSSnews24Riceviamo e pubblichiamo una nota a firma di Angelo Minghetti (Stati Generali Oss).
Valorizzare una professione significa riconoscerne le competenze, le responsabilità e il contributo concreto alla salute e all’assistenza dei cittadini. Ma in ogni sistema esistono anche radici che non si vedono: lavoratori essenziali al funzionamento dell’assistenza, il cui valore continua a non trovare un adeguato riconoscimento nelle scelte politiche, economiche e contrattuali. L’OSS rappresenta una di queste realtà.
È da qui che deve partire una riflessione seria: costruire criteri equi e trasparenti, capaci di riconoscere il peso professionale di ciascuna figura, senza lasciare che le decisioni dipendano esclusivamente dalla forza contrattuale, dalla capacità di pressione o da logiche corporative.
La trasformazione della sanità territoriale dovrebbe rappresentare un’occasione per cambiare prospettiva, superando una visione dell’OSS limitata alla semplice esecuzione di attività assistenziali e riconoscendone il contributo nell’organizzazione dei servizi e nella continuità dell’assistenza.
Ma siamo davvero pronti a cogliere questa trasformazione? Portare la riforma della sanità territoriale dalle norme alla vita quotidiana delle persone significa passare dalla teoria alla pratica, affrontando gli ostacoli che ancora rallentano il cambiamento.
Le competenze, la prossimità e la capacità di leggere i bisogni quotidiani delle persone rendono l’OSS una risorsa importante nella costruzione di servizi territoriali più accessibili, integrati e continui. Tuttavia, non basta modificare un profilo professionale o introdurre nuovi modelli organizzativi se non vengono contemporaneamente definiti ruoli, responsabilità, formazione, fabbisogni di personale, tutele e prospettive di carriera.
Soprattutto, non possiamo parlare di valorizzazione professionale continuando a mantenere condizioni contrattuali ed economiche che, in molti contesti lavorativi, non riconoscono adeguatamente la complessità dell’assistenza, i carichi di lavoro e le responsabilità richieste. Non può esserci una vera evoluzione professionale se a cambiare sono soltanto le competenze e le richieste organizzative, mentre diritti, retribuzioni e condizioni di lavoro rimangono sostanzialmente fermi.
Ma esiste anche un’altra criticità, che riguarda direttamente la nostra categoria. Mentre il sistema sanitario e sociosanitario cambia, una parte della categoria rischia di non cogliere fino in fondo la portata delle trasformazioni che stanno determinando il futuro dell’OSS.
Le difficoltà quotidiane, la mancanza di risposte e le divisioni possono alimentare un senso di rassegnazione, rendendo più difficile sviluppare una visione collettiva delle prospettive professionali. Il rischio è quello di entrare in un processo di trasformazione senza esserne protagonisti e uscirne professionalmente più deboli, senza aver ottenuto le garanzie necessarie per affrontare il futuro.
Dalla rivendicazione alla strategia politica
La questione dell’OSS non può essere affrontata soltanto attraverso singole rivendicazioni. Serve una strategia politica della categoria, autonoma, organizzata e capace di incidere sulle decisioni istituzionali. Non significa schierarsi contro altre professioni, ma superare un sistema nel quale il riconoscimento sembra dipendere troppo spesso da chi possiede maggiore forza rappresentativa.
Occorre riportare al centro i diritti, la dignità professionale, il valore del lavoro e la responsabilità delle istituzioni. Non possiamo continuare a chiedere attenzione a una politica che considera l’OSS indispensabile nell’organizzazione dell’assistenza, ma non altrettanto prioritario quando si tratta di riconoscerne il valore.
Per cambiare questa impostazione non basta protestare. Occorre costruire una rappresentanza capace di elaborare proposte, sostenere un confronto istituzionale e rivendicare il diritto dell’OSS a partecipare alle decisioni che riguardano il proprio futuro. Questo significa anche affrontare il problema della rappresentanza sindacale e contrattuale.
Non possiamo continuare ad accettare che il valore professionale dell’OSS venga discusso prevalentemente da soggetti che rappresentano interessi più ampi, nei quali le specifiche esigenze della categoria rischiano di rimanere marginali. La rappresentanza deve diventare uno strumento concreto per portare le rivendicazioni degli OSS nei luoghi in cui si decidono contratti, retribuzioni, organizzazione del lavoro e prospettive professionali.
La vera sfida è anche dentro la categoria. Dobbiamo però avere il coraggio di guardare anche dentro la nostra realtà.
Da una parte ci sono colleghi che si impegnano, che lottano e che dedicano tempo ed energie per costruire un futuro diverso per la professione. Dall’altra c’è chi, deluso dalle mancate risposte, si limita a criticare, a delegare o finisce per staccare la spina, rinunciando a partecipare proprio quando sarebbe necessario esserci.
Questa distanza deve farci riflettere. Il confronto e il dissenso sono necessari, ma non possono trasformarsi in un ostacolo permanente alla costruzione di un percorso comune. La vera differenza non è tra chi critica e chi condivide, ma tra chi cerca di trasformare le criticità in proposte e chi, attraverso l’immobilismo o la rassegnazione, finisce per lasciare agli altri il potere di decidere.
E dobbiamo porci una domanda ancora più scomoda: a chi conviene una categoria divisa, debole, priva di una propria strategia e incapace di esprimere una rappresentanza autonoma? Una professione non perde il proprio futuro soltanto quando vengono negati i suoi diritti. Rischia di perderlo anche quando rinuncia a difenderli e accetta che siano altri a stabilire il suo valore.
Non è necessario che qualcuno decida apertamente di indebolire una professione. Può bastare lasciarla senza un adeguato riconoscimento, senza prospettive e senza una rappresentanza sufficientemente forte, mentre tutto il sistema intorno continua a trasformarsi. È questo il rischio che dobbiamo riconoscere prima che diventi una condizione difficile da modificare. Non possiamo permetterci di uscire sconfitti dal cambiamento
La questione non è soltanto capire quali nuove competenze verranno richieste all’OSS, ma soprattutto quale riconoscimento professionale, giuridico, economico e contrattuale accompagnerà questa evoluzione. Non possiamo accettare che aumentino le aspettative, le attività e la complessità assistenziale senza un corrispondente rafforzamento delle tutele e del valore professionale. Ma dobbiamo anche comprendere che nessun riconoscimento arriverà automaticamente.
La vera questione, oggi, non è soltanto ciò che la politica e le istituzioni non hanno riconosciuto alla nostra professione, ma anche quanto la categoria sia realmente disposta a impegnarsi per cambiare questa condizione. Non possiamo permettere che la trasformazione della sanità diventi l’ennesima occasione nella quale l’OSS entra come figura indispensabile e ne esce senza aver conquistato un ruolo adeguato nelle decisioni che lo riguardano.
Il 27 novembre ad Arezzo: dalla riflessione alla proposta
Le radici che non si vedono sono quelle che sostengono il sistema. Ma anche le radici, per continuare a dare forza, devono crescere, rafforzarsi e trovare spazio. L’OSS non può continuare a essere indispensabile nell’assistenza e invisibile nelle decisioni.
La differenza tra subire il cambiamento e contribuire a governarlo dipenderà anche dalla nostra capacità di superare divisioni, deleghe e immobilismo. È proprio da questa consapevolezza che nasce il significato del convegno del 27 novembre 2026 ad Arezzo, “OSS 2030 – Nuovi scenari per la professione: competenze, evoluzione e riconoscimento”.
Non vogliamo che sia soltanto un’altra occasione per parlare delle difficoltà della categoria, ma un momento di confronto per comprendere dove sta andando la professione, quali rischi comportano le trasformazioni in atto e quali proposte concrete dobbiamo portare all’attenzione delle istituzioni.
Il 27 novembre ad Arezzo non mancate. Essere presenti significa assumersi una responsabilità verso il futuro della nostra professione, contribuire a costruire una visione comune e dimostrare che gli OSS non intendono più rimanere spettatori delle decisioni che li riguardano.
Perché il cambiamento non aspetta chi rimane fermo e il futuro dell’OSS non può essere costruito senza gli OSS. Non facciamoci trainare. Iniziamo a trainare noi gli altri.
Redazione OssNews24
- Concorso oss 2026: eliminazione urinaria e intestinale, anatomia e fisiologia
di Redazione OSSnews24Apparato urinario e intestino, minzione, defecazione, urine e feci, incontinenza, stipsi, padella e pappagallo: guida per le prove OSS.
L’eliminazione urinaria e intestinale rappresenta uno dei bisogni fondamentali della persona e costituisce un argomento ricorrente nei concorsi OSS 2026. Per affrontarlo correttamente non basta conoscere l’utilizzo di padella, pappagallo o presidi per l’incontinenza: è necessario comprendere almeno i principi essenziali di anatomia e fisiologia dell’apparato urinario e dell’apparato digerente.
Sapere dove viene prodotta l’urina, come raggiunge la vescica, perché compare lo stimolo a urinare oppure come il colon trasforma il contenuto intestinale in feci permette infatti all’Operatore Socio-Sanitario di osservare meglio la persona e riconoscere cambiamenti che devono essere riferiti.
Il concetto da ricordare per la prova è: ELIMINARE = produrre, trasportare, accumulare ed espellere
Apparato urinario: quali organi lo compongono?
L’apparato urinario comprende: due reni → due ureteri → vescica → uretra.
I reni producono l’urina; gli ureteri la trasportano alla vescica; la vescica la raccoglie temporaneamente; l’uretra permette l’eliminazione verso l’esterno. Il NIDDK descrive proprio questi quattro elementi come le componenti fondamentali delle vie urinarie.
Schema da memorizzare: RENE → URETERE → VESCICA → URETRA → ESTERNO
Una domanda apparentemente banale come “Dove viene prodotta l’urina?” può quindi diventare un facile punto al concorso.
La risposta è: “Nei reni, non nella vescica. La vescica la conserva soltanto temporaneamente”.
I reni: anatomia essenziale
I reni sono due organi situati posteriormente nell’addome, ai lati della colonna vertebrale, in posizione retroperitoneale. Hanno una caratteristica forma simile a un fagiolo.
Il loro compito non è semplicemente “produrre pipì”. Partecipano al mantenimento dell’equilibrio dell’organismo attraverso funzioni fondamentali quali:
- eliminazione di prodotti di scarto;
- regolazione dell’acqua corporea;
- regolazione di diversi elettroliti;
- partecipazione all’equilibrio acido-base;
- regolazione della pressione attraverso sistemi ormonali;
- produzione di sostanze coinvolte nella formazione dei globuli rossi e nel metabolismo della vitamina D.
Per il concorso OSS, tuttavia, il punto essenziale è comprendere come nasce l’urina.
Il nefrone: l’unità funzionale del rene
All’interno dei reni si trovano numerosissime strutture microscopiche chiamate nefroni. Il nefrone rappresenta l’unità funzionale del rene.
In forma semplificata comprende:
- glomerulo;
- capsula di Bowman;
- tubulo prossimale;
- ansa di Henle;
- tubulo distale;
- sistema dei dotti collettori.
Non sempre un concorso OSS richiede tutti questi nomi, ma per comprendere il processo di formazione dell’urina è molto utile conoscere almeno: glomerulo + tubulo renale.
Come si forma l’urina?
La formazione dell’urina può essere sintetizzata attraverso tre grandi processi.
1. Filtrazione – Nel glomerulo una parte del plasma sanguigno viene filtrata. Si forma così un liquido che contiene acqua e numerose sostanze di piccole dimensioni.
2. Riassorbimento – Il corpo non può perdere indiscriminatamente tutto ciò che è stato filtrato. Lungo i tubuli renali vengono quindi recuperate molte sostanze utili e gran parte dell’acqua.
3. Secrezione – Altre sostanze possono essere trasferite dai capillari verso il tubulo per essere eliminate. Al termine di questi processi si forma l’urina definitiva.
Formula da ricordare: FILTRAZIONE → RIASSORBIMENTO → SECREZIONE → URINA
È un ottimo schema per una domanda di anatomia e fisiologia.
Quanta urina producono i reni?
La quantità varia considerevolmente in relazione a:
- liquidi assunti;
- perdite attraverso sudore e respirazione;
- temperatura;
- farmaci;
- condizioni renali;
- condizioni cardiovascolari;
- malattie;
- età.
Come ordine di grandezza, il NIDDK indica che nell’adulto i reni producono normalmente circa 1-2 quarti statunitensi di urina al giorno, quindi all’incirca 1-2 litri, ma si tratta di un valore indicativo e non di una quantità obbligatoria per ogni persona. Per l’OSS è più importante osservare le variazioni rispetto alla situazione abituale e, quando previsto, misurare correttamente la diuresi.
Gli ureteri: non sono l’uretra
Un errore molto comune nei quiz consiste nel confondere uretere e uretra.
Ureteri – Sono due condotti che portano l’urina dai reni alla vescica.
Uretra – È il condotto che porta l’urina dalla vescica all’esterno.
Gli ureteri possiedono pareti muscolari e favoriscono la progressione dell’urina verso la vescica attraverso contrazioni coordinate, dette peristaltiche.
Trucco mnemonico
URETERI = reni → vescica
URETRA = vescica → esternoLa vescica: un serbatoio muscolare
La vescica urinaria è un organo cavo e muscolare localizzato nella pelvi. La sua funzione principale è raccogliere temporaneamente l’urina proveniente dagli ureteri. Quando si riempie, la sua parete si distende.
Un muscolo particolarmente importante è il detrusore, che costituisce gran parte della parete muscolare della vescica e interviene durante la minzione. Il NIDDK descrive la vescica come un organo muscolare espandibile che funziona da serbatoio dell’urina.
Come nasce lo stimolo a urinare?
Con il progressivo riempimento della vescica, la parete viene distesa. I recettori presenti nella parete inviano segnali al sistema nervoso. Si genera così la sensazione di stimolo minzionale.
Quando le condizioni sono appropriate:
- il detrusore si contrae;
- la resistenza degli sfinteri diminuisce;
- l’urina viene espulsa attraverso l’uretra.
Questo processo prende il nome di minzione, oppure micturizione.
Gli sfinteri urinari
Per trattenere l’urina è necessaria la collaborazione tra vescica, sistema nervoso e sfinteri.
In termini semplificati distinguiamo:
Sfintere interno – Funziona prevalentemente in maniera involontaria.
Sfintere esterno – Permette un maggiore controllo volontario della minzione.
Il NIDDK descrive infatti un sistema sfinteriale interno ed esterno che contribuisce alla continenza urinaria. Questo spiega perché alterazioni neurologiche, muscolari o cognitive possono compromettere la continenza anche quando i reni funzionano correttamente.
Anatomia dell’uretra: donna e uomo
L’uretra femminile è notevolmente più corta rispetto a quella maschile. Nell’uomo, invece, attraversa anche prostata e pene e svolge una doppia funzione, urinaria e riproduttiva.
Per l’OSS questa differenza anatomica è utile soprattutto per comprendere perché caratteristiche anatomiche differenti possono influenzare assistenza, igiene e alcuni problemi urologici.
Che cosa deve osservare l’OSS nelle urine?
L’OSS non interpreta le urine come un esame di laboratorio, ma può raccogliere informazioni assistenziali molto importanti.
Può osservare:
- quantità;
- colore;
- trasparenza;
- odore;
- frequenza delle minzioni;
- presenza evidente di sangue;
- difficoltà riferita a urinare;
- dolore o bruciore riferiti;
- perdite involontarie;
- improvvisa riduzione o aumento della diuresi.
Una modificazione significativa va riferita.
Il vocabolario urinario da conoscere al concorso
Alcuni termini compaiono molto frequentemente nei quiz.
Diuresi – Quantità di urina prodotta ed eliminata in un determinato periodo.
Poliuria – Produzione/eliminazione di una quantità di urina insolitamente elevata.
Oliguria – Produzione di urina significativamente ridotta.
Anuria – Produzione di urina assente o estremamente ridotta.
Pollachiuria – Aumento della frequenza delle minzioni, spesso con quantità ridotte.
Nicturia – Necessità di urinare ripetutamente durante la notte.
Disuria – Minzione difficoltosa o dolorosa.
Ematuria – Presenza di sangue nelle urine.
Ritenzione urinaria – Incapacità di svuotare adeguatamente la vescica.
Incontinenza urinaria – Perdita involontaria di urina.
Domanda-trabocchetto: Poliuria e pollachiuria sono la stessa cosa?
No.Poliuria = aumenta la quantità.
Pollachiuria = aumenta la frequenza.
Incontinenza urinaria: non significa semplicemente “porta il pannolone”
L’incontinenza è la perdita involontaria di urina.
Può presentarsi con caratteristiche differenti, per esempio:
- da sforzo;
- da urgenza;
- mista;
- da sovrariempimento;
- funzionale.
L’OSS non deve stabilire autonomamente il tipo di incontinenza, ma comprendere che una perdita urinaria può avere cause molto diverse. Un anziano che non raggiunge il bagno in tempo perché cammina lentamente, per esempio, non presenta necessariamente lo stesso problema di una persona che avverte improvvisamente un bisogno incontrollabile di urinare.
Favorire la continenza prima di utilizzare un presidio
Quando le condizioni lo permettono, l’assistenza dovrebbe favorire:
- accesso al bagno;
- comoda;
- pappagallo;
- accompagnamento;
- abbigliamento facilmente rimovibile;
- mobilizzazione;
- rispetto delle abitudini della persona.
Utilizzare automaticamente un presidio assorbente perché il paziente richiede più tempo può contribuire a ridurne autonomia e dignità.
Padella e pappagallo: il principio assistenziale
La padella viene utilizzata quando la persona non può raggiungere il WC e deve evacuare o, in determinate situazioni, urinare a letto.
Il pappagallo è destinato principalmente alla raccolta dell’urina nella persona che può utilizzarlo secondo le indicazioni assistenziali.
L’OSS deve garantire: privacy → posizione sicura → accessibilità del presidio → igiene → osservazione → corretta gestione del materiale.
Se la persona può usare il bagno o la comoda in sicurezza, queste soluzioni possono risultare più fisiologiche rispetto all’eliminazione a letto.
Dall’apparato urinario all’intestino: come si formano le feci?
Per comprendere l’eliminazione intestinale bisogna partire dall’apparato digerente.
Il tubo digerente comprende: bocca → faringe → esofago → stomaco → intestino tenue → intestino crasso → retto → ano.
L’apparato digerente comprende inoltre organi accessori come fegato, pancreas e colecisti. Il NIDDK descrive il tratto gastrointestinale come una successione di organi cavi dalla bocca all’ano.
Intestino tenue: duodeno, digiuno e ileo
L’intestino tenue comprende:
- duodeno;
- digiuno;
- ileo.
È una sede fondamentale della digestione e dell’assorbimento dei nutrienti. Le sostanze ottenute dalla digestione attraversano la parete intestinale e vengono assorbite nel sangue o nella linfa. Il tenue assorbe quindi gran parte dei nutrienti e anche una notevole quantità di acqua.
Per il concorso: TENUE = soprattutto digestione e assorbimento dei nutrienti.
Intestino crasso: anatomia
L’intestino crasso comprende:
- cieco;
- colon ascendente;
- colon trasverso;
- colon discendente;
- colon sigmoideo;
- retto.
Segue infine il canale anale. Il NIDDK conferma questa organizzazione anatomica del tratto gastrointestinale inferiore.
Schema da ricordare: ASCENDENTE → TRASVERSO → DISCENDENTE → SIGMA → RETTO → ANO
È una sequenza tipica da domanda scritta.
Qual è la funzione principale del colon?
Il materiale che raggiunge l’intestino crasso contiene ancora una quantità importante di acqua. Nel colon avviene ulteriore assorbimento di acqua e il contenuto intestinale diventa progressivamente più consistente fino alla formazione delle feci.
Nel colon vive inoltre una vasta popolazione di microrganismi, il microbiota intestinale, coinvolta nella trasformazione di sostanze residue e nella produzione di alcuni composti utili.
Per il concorso: COLON = recupero di acqua + formazione e trasporto delle feci.
La peristalsi
Il contenuto del tubo digerente non si sposta soltanto per gravità. La muscolatura delle pareti intestinali genera movimenti coordinati chiamati: PERISTALSI che contribuiscono alla progressione del contenuto.
Il NIDDK descrive la peristalsi come un meccanismo fondamentale con cui il contenuto viene spinto lungo il tratto gastrointestinale. Una riduzione della mobilità generale della persona può associarsi anche a un rallentamento della normale funzione intestinale, contribuendo in alcune persone alla stipsi.
Il retto: il serbatoio finale
Il retto rappresenta la parte terminale dell’intestino crasso. Le feci vi arrivano progressivamente e vengono accumulate temporaneamente.
Quando il retto si distende, vengono attivati recettori che contribuiscono alla comparsa dello stimolo a defecare. Il retto conserva quindi le feci fino alla loro espulsione attraverso l’ano.
Come avviene la defecazione?
La defecazione coinvolge:
- distensione del retto;
- attività riflessa;muscolatura del colon e del retto;
- sfintere anale interno;
- sfintere anale esterno;
- muscoli del pavimento pelvico;
- pressione addominale.
Lo sfintere interno opera prevalentemente in maniera involontaria, mentre quello esterno permette un certo controllo volontario. Per questo una persona può, entro certi limiti, rimandare volontariamente l’evacuazione.
Perché la posizione sul WC facilita l’evacuazione?
Una corretta posizione favorisce l’azione della muscolatura addominale e del pavimento pelvico. Quando possibile, quindi, favorire il trasferimento al WC o alla comoda può essere più fisiologico rispetto all’utilizzo della padella a letto.
Nella persona che deve utilizzare la padella, invece, è importante creare una posizione compatibile con le condizioni cliniche e con la possibilità di esercitare una spinta efficace, nel rispetto del piano assistenziale.
Come sono formate le feci?
Le feci sono costituite principalmente da:
- acqua;
- residui non digeriti;
- batteri;
- cellule provenienti dalla mucosa intestinale;
- sostanze eliminate attraverso l’intestino.
La loro consistenza dipende fortemente dalla quantità di acqua presente e dal tempo di permanenza nel colon.
Se il transito è troppo lento – Viene assorbita più acqua e le feci possono diventare più dure e secche.
Se il transito è molto rapido – Rimane più acqua e le feci tendono a essere più liquide.
Questo principio fisiologico aiuta a comprendere la differenza tra stipsi e diarrea.
La stipsi: non significa soltanto “non andare di corpo ogni giorno”
La frequenza dell’evacuazione varia molto tra le persone. Non è quindi corretto affermare che chi non evacua ogni giorno sia automaticamente stitico.
La stipsi può comprendere:
- meno di tre evacuazioni alla settimana;
- feci dure, secche o grumose;
- evacuazione difficoltosa o dolorosa;
- sensazione di svuotamento incompleto.
La normale frequenza individuale resta un elemento importante.
La stipsi può essere favorita da molte condizioni:
- ridotta mobilità;
- scarso apporto di liquidi;
- dieta povera di fibre;
- alcuni farmaci;
- modificazioni delle abitudini;
- mancato rispetto dello stimolo;
- patologie intestinali;
- condizioni neurologiche;
- età e fragilità.
L’OSS non stabilisce la causa, ma può raccogliere informazioni molto utili.
Il fecaloma
Quando feci molto dure rimangono a lungo nel retto o nel colon distale può formarsi un fecaloma, cioè una massa fecale compatta difficilmente eliminabile spontaneamente. Un aspetto importante da conoscere è che talvolta possono verificarsi piccole perdite di feci liquide che passano attorno alla massa dura.
Quindi: perdite liquide non escludono sempre una situazione di stipsi importante.
Il NIDDK segnala che la stipsi può contribuire anche a episodi di incontinenza fecale attraverso questo meccanismo. L’OSS deve segnalare la situazione, non tentare autonomamente manovre evacuative.
Diarrea
La diarrea comporta evacuazioni di feci molli o liquide, spesso più frequenti rispetto all’abituale.
Per l’OSS diventano importanti:
- numero delle evacuazioni;
- consistenza;
- quantità approssimativa;
- colore;
- eventuale sangue;
- dolore riferito;
- condizioni della cute perianale;
- stato generale.
Perdite frequenti possono aumentare il rischio di disidratazione e irritazione cutanea, soprattutto nella persona anziana e fragile.
La scala di Bristol
Uno strumento molto conosciuto per descrivere la consistenza delle feci è la Bristol Stool Form Scale, che distingue sette tipi.
In termini semplificati:
Tipo Aspetto 1 Palline dure separate 2 A forma di salsiccia ma grumosa 3 Salsiccia con crepe superficiali 4 Morbida, liscia e ben formata 5 Pezzi morbidi ben definiti 6 Frammenti soffici/pastosi 7 Liquida Come indicazione generale:
1-2 → tendenza alla stipsi
3-4 → forme generalmente considerate più fisiologiche
6-7 → feci progressivamente più molli o liquide
L’OSS può utilizzarla quando prevista dal sistema di documentazione della struttura.
Che cosa osservare nelle feci?
L’OSS può osservare e riferire:
- frequenza;
- quantità;
- consistenza;
- colore;
- odore particolarmente insolito;
- presenza evidente di sangue;
- muco;
- dolore durante l’evacuazione;
- difficoltà a evacuare;
- modificazioni rispetto all’abituale.
Non deve diagnosticare la causa.
Il colore delle feci
Il colore fisiologico è generalmente nelle tonalità del marrone, risultato dei processi digestivi e del metabolismo dei pigmenti biliari. Alcuni cambiamenti possono essere significativi.
Feci nere e catramose – Possono indicare sangue digerito proveniente dalle parti superiori dell’apparato gastrointestinale, anche se alcune sostanze o farmaci possono modificare il colore.
Sangue rosso evidente – Può provenire dalle porzioni inferiori dell’intestino o dalla regione anorettale, ma necessita comunque di valutazione.
Feci molto chiare o acoliche – Possono essere correlate a ridotta presenza di pigmenti biliari.
L’OSS non interpreta autonomamente la causa, ma segnala alterazioni nuove o importanti.
Melena ed ematochezia: due termini utili al concorso
Melena – Emissione di feci tipicamente nere, lucide/catramose per presenza di sangue digerito.
Ematochezia – Emissione di sangue rosso attraverso l’ano, isolato o associato alle feci.
Sono termini clinici utili da riconoscere, ma la loro diagnosi non spetta all’OSS.
Incontinenza fecale
L’incontinenza fecale è la perdita involontaria di feci liquide o solide. Può dipendere da numerose condizioni, comprese alterazioni degli sfinteri, problemi neurologici, diarrea e stipsi grave.
Il comportamento assistenziale deve salvaguardare: dignità + igiene + integrità cutanea + privacy.
Non bisogna mai ridicolizzare o colpevolizzare la persona.
Incontinenza e cute
Urine e feci mantengono la cute a contatto con umidità e sostanze irritanti.
L’incontinenza può quindi favorire:
- macerazione;
- irritazione;
- dermatite associata all’incontinenza;
- disagio;
- peggioramento della vulnerabilità cutanea.
L’OSS deve effettuare l’igiene tempestivamente secondo le procedure, asciugare delicatamente e utilizzare eventuali prodotti barriera previsti. Questo aspetto si collega direttamente alla precedente guida NurseTimes sulle lesioni da pressione.
Il bisogno di eliminare deve essere rispettato
Un errore assistenziale frequente è dire: “Aspetti, devo prima terminare il giro”.
Quando possibile, lo stimolo all’eliminazione non dovrebbe essere ignorato. Rimandare ripetutamente può provocare disagio, incontinenza accidentale e perdita delle normali abitudini intestinali o urinarie.
Particolare attenzione richiedono le persone che:
- non riescono a chiamare;
- hanno demenza;
- comunicano con difficoltà;
- necessitano di aiuto per alzarsi;
- utilizzano ausili.
Caso pratico: paziente che non urina
Domanda: “Durante il turno nota che un paziente normalmente continente non urina da molte ore e riferisce tensione sovrapubica. Come si comporta?”.
Una risposta appropriata: “Non formulo una diagnosi né aumento arbitrariamente i liquidi. Rilevo le informazioni disponibili, verifico quanto previsto dal piano assistenziale e riferisco tempestivamente all’infermiere il cambiamento e il disturbo riferito”.
La ritenzione urinaria necessita infatti di valutazione sanitaria.
Caso pratico: urine rosse
Un paziente chiama l’OSS e mostra urine apparentemente rosse.
La risposta non è: “È sicuramente un’infezione.”
Né: “È sicuramente sangue”.L’OSS deve osservare e riferire tempestivamente l’alterazione, indicando eventualmente quantità e circostanze.
Caso pratico: paziente stitico da alcuni giorni
La persona riferisce di non evacuare da più giorni, presenta feci abitualmente dure e lamenta difficoltà.
L’OSS può:
- raccogliere le informazioni;
- favorire mobilizzazione e accesso al bagno quando previsti;
- assicurare dieta e liquidi prescritti;
- garantire privacy e tempo;
- riferire il problema.
Non deve somministrare autonomamente lassativi o eseguire manovre rettali.
Caso pratico: diarrea improvvisa
Un anziano presenta ripetute evacuazioni liquide.
L’OSS: osserva → assiste nell’igiene → protegge la cute → registra quando previsto → riferisce tempestivamente.
È importante comunicare anche eventuali:
- sangue;
- dolore importante;
- vomito;
- febbre riferita o rilevata secondo competenze;
- peggioramento dello stato generale.
Caso pratico da prova orale
Domanda:“Descriva il percorso dell’urina e quello delle feci.”
Una risposta efficace e sintetica potrebbe essere: “L’urina viene prodotta nei reni, passa attraverso gli ureteri e viene raccolta nella vescica, dalla quale viene eliminata all’esterno attraverso l’uretra.”
Poi: “Il materiale alimentare percorre il tubo digerente. Dopo digestione e assorbimento prevalentemente nell’intestino tenue, i residui raggiungono il colon, dove viene riassorbita ulteriore acqua e si formano progressivamente le feci. Queste vengono trasportate al retto e infine eliminate attraverso l’ano.”
Questa risposta dimostra di aver compreso realmente la fisiologia, invece di aver memorizzato soltanto le procedure assistenziali.
15 errori da evitare al concorso OSS
- Dire che l’urina viene prodotta nella vescica.
- Confondere uretere e uretra.
- Confondere poliuria con pollachiuria.
- Ignorare una drastica riduzione della diuresi.
- Diagnosticare un’infezione urinaria dal solo odore.
- Utilizzare il pannolone automaticamente al posto del WC.
- Non garantire privacy durante l’eliminazione.
- Considerare fisiologico rimandare continuamente lo stimolo.
- Dire che una persona è stitica solo perché non evacua ogni giorno.
- Confondere intestino tenue e colon.
- Ignorare sangue evidente nelle feci.
- Considerare ogni diarrea soltanto un problema igienico.
- Dimenticare di proteggere la cute nell’incontinenza.
- Somministrare autonomamente lassativi.
- Eseguire procedure rettali non previste.
15 domande rapide da concorso OSS
1. Dove viene prodotta l’urina?
Nei reni.2. Quali strutture portano l’urina dai reni alla vescica?
Gli ureteri.3. Qual è la funzione principale della vescica?
Raccogliere temporaneamente l’urina.4. Attraverso quale struttura l’urina esce dalla vescica?
L’uretra.5. Qual è l’unità funzionale del rene?
Il nefrone.6. Quali sono i tre processi fondamentali della formazione dell’urina?
Filtrazione, riassorbimento e secrezione.7. Poliuria e pollachiuria sono sinonimi?
No.8. Quali sono le tre porzioni dell’intestino tenue?
Duodeno, digiuno e ileo.9. Dove avviene gran parte dell’assorbimento dei nutrienti?
Nell’intestino tenue.10. Quale funzione importante svolge il colon?
Riassorbe acqua e contribuisce alla formazione delle feci.11. Dove vengono temporaneamente raccolte le feci prima dell’evacuazione?
Nel retto.12. Che cosa significa peristalsi?
Movimenti coordinati della muscolatura del tubo digerente che favoriscono la progressione del contenuto.13. La stipsi significa necessariamente non evacuare ogni giorno?
No.14. L’incontinenza fecale è una perdita involontaria di feci?
Sì.15. L’OSS deve diagnosticare la causa di sangue nelle urine o nelle feci?
No: deve osservare e riferire tempestivamente.Schema anatomico da memorizzare
APPARATO URINARIO
RENI – Producono l’urina.
URETERI – La trasportano.
VESCICA – La raccoglie.
URETRA – La porta all’esterno.APPARATO DIGERENTE
BOCCA → ESOFAGO → STOMACO – Digestione iniziale.
INTESTINO TENUE – Duodeno → digiuno → ileo
Digestione e assorbimento.
INTESTINO CRASSO – Cieco → colon ascendente → trasverso → discendente → sigma
Recupero di acqua e formazione delle feci.
RETTO – Accumulo.
ANO – Eliminazione.Formula da concorso: E.L.I.M.I.N.A.
E – Esigenza fisiologica
Rispettare lo stimolo e le abitudini della persona.L – Liquidi e alimentazione
Osservare quanto previsto nel piano assistenziale.I – Intestino e apparato urinario
Conoscerne anatomia e funzioni.M – Mobilità
Favorire il movimento e l’accesso al bagno quando possibile.I – Incontinenza
Garantire igiene, privacy e protezione della cute.N – Notare le alterazioni
Urine, feci, dolore, frequenza e quantità.A – Avvisare
Riferire tempestivamente i cambiamenti significativi.Il punto che può fare la differenza alla prova orale
Una risposta superficiale a una domanda sull’eliminazione potrebbe essere: “Do la padella al paziente e poi faccio l’igiene.”
Una risposta professionale dimostra invece che il candidato comprende il bisogno fisiologico alla base della procedura.
Il rene filtra il sangue e forma l’urina, gli ureteri la trasportano, la vescica la conserva e la minzione ne permette l’eliminazione. Nell’apparato digerente, invece, il tenue assorbe gran parte dei nutrienti, il colon recupera ulteriore acqua e forma progressivamente le feci, il retto le raccoglie e la defecazione ne consente l’espulsione.
Per l’OSS questa conoscenza anatomica e fisiologica ha un significato pratico: permette di capire che cosa osservare, che cosa può rappresentare una variazione e quando è necessario riferire all’équipe.
Redazione OssNews24
- Asp Azienda Sociale Sud-Est di Langhirano (Parma): selezione pubblica per 15 posti da oss
di Redazione OSSnews24L’Asp Azienda Sociale Sud-Est di Langhirano (Parma) ha indetto una procedura di selezione pubblica, per soli esami, finalizzata alla copertura di 15 posti da operatore socio-sanitari (oss) a tempo pieno e indeterminato. E’ prevista una frazione di riserva di posto a favore dei volontari delle forze armate (vedi bando). Per candidarsi c’è tempo fino alle ore 12 del 28 ottobre 2026.
Requisiti specifici
Per partecipare alla selezione indetta dall’Asp Azienda Sociale Sud-Est è richiesto il possesso dei seguenti requisiti specifici:
- Diploma di istruzione secondaria di primo grado o titolo di assolvimento dell’obbligo scolastico. Il diploma di istruzione secondaria di primo grado conseguito all’estero deve essere reso equipollente mediante idoneo provvedimento del Mur.
- Attestato di qualifica di operatore socio-sanitario conseguito a seguito di superamento di apposito corso di formazione, rilasciato da enti accreditati presso la Regione di conseguimento.
Domanda di partecipazione
La domanda di partecipazione alla selezione indetta dall’Asp Azienda Sociale Sud-Est deve essere presentata in via telematica, esclusivamente tramite il portale del reclutamento InPA (www.inpa.gov.it), previa registrazione e autenticazione attraverso i sistemi di identità digitale (SPID, CIE, CNS, IDAS), secondo quanto previsto dalla normativa vigente.
Selezione
Le prove d’esame della selezione indetta dall’Asp Azienda Sociale Sud-Est sono le seguenti:
- Prova scritta (3 novembre 2026 alle ore 10) – Consisterà in test a risposta multipla vertenti sulle materie elencate nel bando. La prova scritta si intende superata, con conseguente ammissione alla prova orale, per i candidati che conseguano una valutazione pari ad almeno 21/30.
- Prova orale (11 novembre 2026 dalle ore 9) – Consisterà in un colloquio individuale, vertente sulle materie oggetto di selezione indicate nel bando. Nel corso della prova si provvederà anche all’accertamento delle conoscenze della lingua inglese o francese (a scelta del candidato), nonché dell’uso delle apparecchiature e delle applicazioni informatiche più diffuse (Word, Excel, Internet). La prova si intende superata per i candidati che conseguano una valutazione pari ad almeno 21/30.
Per ulteriori informezioni consultare il qui presente BANDO.
Redazione OssNews24
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