MIgep: progettare la ricostruzione di un percorso nuovo per gli Oss e non lasciare il potere decisionale in mano agli infermieri e alla Fnopi


Egregio Direttore di OssNews24,

Leggiamo molti commenti da parte degli oss sull’evoluzione di questa figura. Ci rammarica che non viene presa coscienza di quanto accade, se pur alcuni hanno ragione viene solo espresso un pensiero personale che non da possibilità di trovare soluzioni adeguate ai problemi.

Vogliamo porre una riflessione cercando di rispondere nel modo più consono.

Per soddisfare il requisito professionale, si deve riflettere sulle proprie funzioni di OSS e da ciò si può realizzare il fatto innegabile che gli oss svolgono un ruolo cruciale nell’erogazione dei servizi assistenziali. Sono in gioco la salute delle persone e quindi bisogna esercitarsi con competenza. La competenza professionale è un must nella pratica infermieristica, ma e anche una pratica per l’operatore socio sanitario come lo è per tutte le figure assistenziali. La tanto decantata interdisciplinarità non significa acquisizione di tutte le competenze di ogni disciplina ma disponibilità, a partire dalla propria prospettiva, ad apprendere dagli altri e interagire con gli altri, integrando il sapere degli altri nel proprio sapere, offrendo un contributo in sinergia con gli altri. Ogni componente dovrà rispettare le competenze dell’altro, e al tempo stesso interagire con gli altri: “è dal dialogo e dall’interazione che si esprime la valutazione collegiale di un lavoro in equipe.”

Dai tantissimi articoli che escono sul suo quotidiano sembra che tutti sappiano come far evolvere la professione. E non sanno mai come farla evolvere, pertanto si rimane sempre al punto di partenza.

Diciamo che si sono creati gruppi di oss o pensieri a scatola chiusa, dove gli stessi oss si sono coalizzati attraverso un’abituè di difesa, e ogni innovazione, riflessione diventa una minaccia che va a rompere un equilibrio che si sono creati sia sul luogo di lavoro sia nella professione che esercitano. Purtroppo si nota che non hanno recepito che oggi sono vittime di un ciclone di brodaglie e rimescolamenti di norme sbagliate, senza una reale risoluzione, dove si rileva la mancanza di una linea politica coerente che mette questi operatori in una condizione di conflitti fra loro. Gli oss dovrebbero guardare a 360 gradi confrontarsi con l’unica istituzione che oggi cerca di rappresentarli in ogni istanza, istituzioni fondata dagli stessi oss (migep e shc) e non costruire feudi che apre all’alterità culturale e ad altre credenze, visioni del mondo e pratiche diverse da quello che sono le disposizioni attuali.

L’apertura è un atteggiamento adottato nei confronti di persone i cui riferimenti culturali sono percepiti come diversi o nei confronti di credenze, visioni del mondo e pratiche diverse dalle proprie, implica una sensibilità nei confronti degli altri, una curiosità e una volontà di scoprire altre prospettive.

Spesso le disuguaglianze di normative non si “vedono”, perché ci appaiono naturali o almeno incancellabili ed inevitabili in quanto indistricabilmente connesse con gli assetti sociali, economici e culturali, perché nascoste sotto la coltre dell’uguaglianza formale, sotto gli schemi dell’autonomia privata, sotto il peso del senso comune. Si distinguono agevolmente gli “ultimi” i quali restano il metro dell’effettività dei diritti, che sugli ultimi appunto si misura “Zero”

Occorre saper riconoscere anche i tanti “penultimi”, che si rivolgono alla politica nella speranza di riconoscimento, un esempio, gli oss, una classe lavoratrice frantumata e dispersa.

A livello professionale dobbiamo riprenderci il vero significato della parola professionalità. In questi articoli si parla poco dell’organizzazione a rete dei servizi sanitari e socio sanitari territoriali, poco si esplora il campo della costituzione culturale delle equipe sanitarie multiprofessionali che dovranno lavorare in modalità interdisciplinari e intradisciplinari, poco si conosce sulle disposizioni normative e proposte in merito al tema della categoria, poco si consce le linee del governo sulla revisione della figura dell’oss.

E’ opportuno richiamare alcuni principi generali, utili per la corretta analisi e attivazione e del funzionamento delle reti di professionalità, in modo da orientare al meglio la programmazione di una professione in un’evoluzione reale verificando la coerenza delle scelte formative e delle procedure adottate sul territorio rispetto alle finalità comuni.

Le reti formative devono produrre una rilevante semplificazione delle modalità di accesso facilitando le procedure, migliorando la comunicazione tra gli stessi oss, garantendo unitarietà e coerenza del percorso assistenziale.

Il rispetto della propria professione consiste nell’avere una visione positiva e stima di chi lotta attraverso un’idea che ha un’importanza, un valore o un’utilità intrinseca di cui i riferimenti culturali o le cui credenze, opinioni o pratiche sono percepiti come diversi dai propri, è essenziale per un vero dialogo interculturale e per la cultura della democrazia.

La responsabilità è l’atteggiamento dell’individuo, comporta la necessità di riflettere sulle proprie azioni, di avere l’intenzione di agire in modo moralmente appropriato, di compiere consapevolmente i propri atti e di considerarsi personalmente responsabile dei risultati, cosa che attualmente vengono a mancare.

L’autoefficacia è un atteggiamento nei propri confronti, presuppone la convinzione di essere in grado di intraprendere le azioni necessarie per conseguire determinati obiettivi, accompagnata dalla fiducia nella propria capacità di comprendere i problemi, di scegliere i mezzi appropriati per adempiere i compiti necessari, di superare gli ostacoli e di provare a cambiare gli stili di vita inappropriati.

Perché costruire pensieri a scatola chiusa?

L’équipe implica un passaggio necessario nell’evoluzione che non si può dare per scontata, in cui un raggruppamento di persone con differenti professionalità devono costituirsi in un gruppo di lavoro o un’équipe, ecco perché è necessaria la figura intermedia tra l’oss e l’infermiere, poiché le due figure attuali non sono in grado di mantenere un certo livello di assistenza (l’infermiere punta alla dirigenza, l’oss non ha una formazione a doc). La conferenza stato regioni propone una revisione della formazione senza ulteriore cambiamento professionale, le regioni vogliono sfruttare a costo zero l’oss con la dicitura “super oss”. esercitata senza “ competenza “ (conoscenza+ abilità+ etica ) solo un mezzo per esternare l’assenza di autostima in chi la esercita per destabilizzare una professione già vecchia.

Costruire una figura intermedia che non è l’oss fc, sarebbe il presupposto di base o il PRE-COMPITO, per imparare ad apprendere una metodologia di lavoro, professionalità avanzamento professionale, pertinente a nuovi modelli organizzativi.

Il compito della federazione migep e del sindacato shc è quello di aiutare la professione oss ad affrontare i cambiamenti necessari nel modo più funzionale ad una professione che deve crescere professionalmente che però purtroppo è spesso banalizzata, mentre in realtà è densa di conflitti e di ambiguità.

In questo particolare momento, vi è spesso discordanza tra la percezione di un cambiamento, molti feudi vedono l’istituzionalizzazione posta dalle regioni come un momento definitivo, unico e complesso, mentre all’opposto l’oss, l’organizzazione la vede come un evento semplice e ripetitivo senza rendersi conto che si porta l’oss a un abuso di professione senza evoluzioni reali.

Non è allora possibile considerare la formazione dell’oss negli istituti socio sanitario? affrontando gli imbarazzanti silenzi o pensieri chiusi in una scatola che non riconoscono e non accolgono i veri obiettivi, ma che all’opposto la fanno sentire la categoria oss ancora di più debole e frantumata.

Le variabilità che possono intervenire con la nuova figura e nel riequilibrare un sistema assistenziale, fra le quali vi è una diversa percezione dovuta all’alterazione dell’equilibrio professionale; bisogna anche tenere presente che vi deve essere la ridefinizione obbligatoria del progetto esistenziale nel rapporto verso gli altri, verso il futuro, nonché una professionalità che vada oltre a quello che oggi viene dato come riferimento che ormai si è consolidato; è anche da considerare il disagio materiale che l’anziano cittadino vive a seguito della perdita degli spazi e delle abitudini usuali.

Diventa allora propedeutica una vera e propria strategia, che consideri il disagio di una professione un elemento importante: negare queste strategie con silenzi o esorcismi equivale a non riconoscere l’individualità della professione.

Occorre, in altre parole, investire sulla professionalità, risorsa critica dell’operatore socio sanitario, al fine di condividere strategie, azioni ed obiettivi. Tutto ciò richiede un consistente investimento tale da orientare il cambiamento e la crescita culturale, nel rispetto della professionalità di ciascuno, delle specificità, dei ruoli. Occorre che le istituzioni coinvolte e i singoli professionisti sviluppino al meglio la capacità di riflessione per il perseguimento di un obiettivo condiviso.

La critica che viene a mancare in un aspetto importante per una professione democratica, va appresa come valore ad esercitare una democrazia partecipata utile alla professione, infatti, l’oss deve avere la motivazione per darsi una nuova identità professionale ed autostima poiché racchiude chi siamo nella sfera lavorativa, importante lavorare sull’identità professionale per cementare il rapporto con la società o per sapere come rimettersi in gioco.

Ci auguriamo che questa riflessione porti a vedere diversamente il tema oss e non soffermarsi solo al nome, ma diventare un attore che esercita in “Squadra“ e per questo che serve un nuovo programma di rivalutazione professionale: “da curare a curare con cura”. Bisogna provare a cambiare le prospettive per non fermarsi, creando una dinamica positiva, una capacità di andare avanti, nonostante le crisi.

Progettare la ricostruzione di un percorso nuovo, magari accettando una sfida, forse la più importante: quella della nostra crescita, della nostra evoluzione e non lasciare il potere decisionale della professione oss in mano alla Fnopi.

Federazione Migep, Angelo Minghetti

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