Como, la fuga dei sanitari verso la Svizzera coinvolge anche gli oss

Il fenomeno, determinato dagli stipendi molto più appetibili oltreconfine, non riguarda solo gli infermieri e incide sulla carenza di personale.

La carenza di personale sanitario è da anni cronica, ma la pandemia ha messo in luce un problema che potrebbe diventare insostenibile. Nella provincia di Como questo fenomeno fa il paio con la fuga di infermieri e oss verso la vicina Svizzera, dove gli stipendi sono molto attrattivi.

“Il territorio comasco si trova ormai da anni ad affrontare la continua fuoriuscita di personale infermieristico, diretto oltre confine – spiega Giuseppe Chindamo, presidente di Opi Como -. Questo comporta alcune difficoltà sul territorio, e tra queste quella di assicurare il turnover, nonostante il ruolo dell’infermiere sia destinato a crescere nei prossimi anni”.

Uno sforzo nell’assunzione di infermieri durante la pandemia è stato in realtà fatto: per il contact tracing, per i tamponi, per i vaccini. Ormai, però, le chiamate vanno a vuoto e le graduatorie sono esaurite. Il problema è che mancano nuove leve provenienti dal sistema universitario. Serve fare leva sul numero chiuso, sulle borse di studio. “Nel nostro territorio i dati del 2020 mostrano che la laurea in infermieristica è stato l’unico corso sanitario che ha visto aumentare le domande di circa l’8%”, dice Chindamo.

Il Valduce anni fa riconosceva un’indennità di confine ai suoi professionisti. La Valle D’Aosta ha un assegno analogo. “A fronte di pensionamenti e bisogni crescenti la carenza è destinata a peggiorare – ragiona Alessandra Ghirotti, segretario di Cgil Fp Como. Serve che le istituzioni facciano leva sul sistema universitario. Sui pochi sanitari rimasti grava un carico di pressione troppo elevato. Oltre agli infermieri, mancano anche gli operatori socio-sanitari, che, pur non potendo sostituire i colleghi, fanno loro da supporto. L’Asst Lariana, a fine anno, ha fatto un concorso per 15 posti. Hanno partecipato in 1.500, con 700 promossi alla prima prova provenienti soprattutto dal territorio, dalle Rsa e dai privati. Strutture che finiranno per rimanere quindi senza risorse umane”. Come già nelle prime ondate era successo con gli infermieri.

La Fondazione Ca’ d’Industria si è perfino rivolta al prefetto. “La mancanza di infermieri è nota – dice il presidente Gianmarco Beccalli. Temiamo ora di subire una fuoriuscita anche degli operatori socio sanitari”. A poco serve offrire ai nuovi assunti vitto e alloggio. A fronte di questa scarsità di professionisti, un’indennità per frenare almeno il flusso verso la Svizzera può essere utile? “La Svizzera attrae tutti i professionisti comaschi, non solo quelli del comparto sanitario – commenta l’assessore regionale alle Politiche per la famiglia, Alessandra Locatelli. A mio parere va fatto un ragionamento di sistema con il Governo per investire sulla formazione. Il Covid ha evidenziato il problema”.

Redazione OssNews24

Fonte: La Provincia

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