Bando straordinario per infermieri in Trentino, SHC: “Soluzione tampone che non risolve il problema della carenza di personale”
Riceviamo e pubblichiamo una nota a firma di Antonio Squarcella, segretario generale SHC.
Quello che sta accadendo in queste settimane in alcune località turistiche del Trentino non è un fatto isolato, né una semplice difficoltà organizzativa stagionale. È l’ennesima dimostrazione di un Servizio sanitario nazionale che si sta progressivamente smantellando, disattento alle istanze reali delle professioni sanitarie e sempre più incline a soluzioni tampone che scaricano i problemi sulla sicurezza dei cittadini e dei pazienti.
In questo quadro già fragile assistiamo anche a un fenomeno altrettanto grave: alcuni ordini professionali stanno di fatto monopolizzando ambiti assistenziali, avanzando soluzioni calate dall’alto senza un reale coinvolgimento delle altre categorie sanitarie. Un’impostazione che alimenta conflitti, anziché costruire integrazione, e che finisce per indebolire l’intero sistema di curaIl risultato è sotto gli occhi di tutti.
La stagione invernale 2025-2026 si apre con gravi criticità organizzative nei servizi sanitari delle aree turistiche del Trentino. A causa della mancanza di infermieri non sono stati attivati i presìdi di primo intervento traumatologico a Madonna di Campiglio e Sèn Jan di Fassa, territori che durante l’inverno registrano un’elevata affluenza e un conseguente aumento del rischio infortunistico.
La risposta delle istituzioni è stata l’ennesimo bando straordinario, con condizioni economiche poco attrattive e una visione emergenziale che non risolve nulla. Si continua a inseguire l’urgenza, senza una pianificazione strutturata delle risorse infermieristiche, senza politiche retributive dignitose, senza prospettive di carriera e senza tutele reali.
La carenza infermieristica non nasce oggi. È figlia anche di contratti nazionali al ribasso, sottoscritti negli anni da organizzazioni sindacali che si definiscono rappresentative ma che hanno accettato, nei fatti, una progressiva svalutazione del lavoro sanitario. Quegli accordi hanno reso la professione sempre meno attrattiva, spingendo molti professionisti ad abbandonare il servizio pubblico o a non entrarvi affatto.
In questo contesto, infermieri e operatori socio-sanitari sono stanchi di subire. Stanchi di essere considerati numeri intercambiabili. Stanchi di pagare con il proprio carico di responsabilità scelte politiche e contrattuali sbagliate.
Ancora più preoccupante è la direzione che si sta prendendo per “risolvere” il problema: invece di investire seriamente sugli infermieri, si tenta di bypassare la carenza, istituendo nuove figure come l’assistente infermiere, presentate come soluzione salvifica. In realtà, questa scelta rischia di rappresentare il fallimento definitivo del modello assistenziale, abbassando gli standard di sicurezza e creando ulteriore confusione nei ruoli e nelle responsabilità.
La sicurezza dei cittadini e dei pazienti non si tutela con scorciatoie. Non si garantisce inventando figure ibride. Non si difende continuando a ignorare chi, ogni giorno, regge il sistema con professionalità e coscienza.
Serve un cambio di rotta netto, programmazione seria del personale, valorizzazione economica e professionale, ascolto reale di tutte le categorie sanitarie. Continuare a mettere toppe su un sistema che perde pezzi significa assumersi la responsabilità politica e morale di un inevitabile peggioramento dell’assistenza.
SHC continuerà a denunciare queste distorsioni, senza ambiguità e senza sconti, perché la sanità pubblica non può essere sacrificata sull’altare dell’improvvisazione.
Redazione OssNews24
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