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Assistente infermiere, “Come tarpare le ali agli oss”

Riceviamo e pubblichiamo una nota di Federazione Migep – Stati Generali Oss.

Negli ultimi mesi, molti OSS guardano alla figura dell’Assistente Infermiere come a una possibile evoluzione professionale. È comprensibile: dopo anni di mancato riconoscimento, salari bassi e carichi di lavoro crescenti, il bisogno di “andare avanti” è legittimo. Ma proprio per questo è necessario fare chiarezza: senza slogan, senza illusioni, senza scorciatoie.

Nessuno vuole tarpare le ali agli OSS. Al contrario: le critiche rivolte all’Assistente Infermiere nascono dalla volontà di proteggere quelle ali. Il rischio concreto è che vengano spezzate, non da chi denuncia il problema, ma dalla figura stessa così come è stata pensata e proposta.

L’Assistente Infermiere, così come concepito oggi, non rappresenta un vero percorso di valorizzazione o crescita professionale per gli OSS. Non garantisce un pieno riconoscimento giuridico. Non offre una collocazione contrattuale autonoma chiara. Non definisce responsabilità, tutele assicurative o confini operativi certi. Al contrario, si colloca in una zona grigia che espone chi vi opera a un duplice sfruttamento: quello tipico delle professioni di supporto e quello derivante dall’assunzione di compiti sempre più vicini all’area infermieristica, senza le stesse garanzie. In sostanza, porta con sé tutte le funzioni originarie dell’OSS.

Si parla di “evoluzione”, ma un’evoluzione vera prevede diritti, non solo nuovi doveri. Prevede un inquadramento chiaro, non sovrapposizioni ambigue. Prevede tutele legali e professionali, non un aumento delle responsabilità senza protezione. In questo senso, l’Assistente Infermiere rischia di diventare una scorciatoia per il sistema sanitario: una risposta alla carenza di personale infermieristico costruita sulle spalle degli OSS.

Chi lotta contro lo sfruttamento non dice “restiamo fermi”. Sta dicendo l’opposto: non accettiamo un avanzamento finto, che migliora l’organizzazione del sistema ma non la condizione di chi lavora. La vera crescita passa dalla revisione profonda della formazione OSS, dal pieno riconoscimento del ruolo sanitario, da percorsi chiari e volontari, da contratti adeguati e da una dignità professionale non subordinata.

La paura di “perdere un’opportunità” non può spingerci ad accettare qualsiasi soluzione. La storia degli OSS è fatta di promesse mancate e riforme annunciate e mai concretizzate. Continuare su questa strada significa ripetere lo stesso errore: scambiare una nuova etichetta per un reale progresso.

Dire no all’Assistente Infermiere, così come concepito oggi, non significa chiudere le porte al futuro. Significa chiedere un futuro migliore, giusto, tutelato. Significa pretendere che l’evoluzione non sia un altro modo per sfruttare chi già regge il peso maggiore dell’assistenza.

Sta a tutti noi non lasciare i veri semi della crescita professionale degli OSS cadano e marciscano. Solo così potremo costruire un percorso reale, riconosciuto e sicuro, che valorizzi competenze e responsabilità senza zone grigie.

Molti OSS guardano al 2026 con speranza, pensando che la nuova finanziaria e l’introduzione della figura dell’Assistente Infermiere possano rappresentare una svolta. È comprensibile: dopo anni di mancato riconoscimento e precarietà, il desiderio di progresso è legittimo. Ma questa attesa rischia di essere un’illusione.

La vera svolta non arriverà dall’etichetta di un nuovo ruolo né da promesse economiche illusorie, che difficilmente ci saranno poiché gli OSS non sono ancora riconosciuti come professione sanitaria. Arriverà solo attraverso una riforma reale e strutturale: percorsi di formazione chiari, pieno riconoscimento giuridico, inquadramento contrattuale autonomo, tutele legali e professionali. Senza questi elementi, ogni “novità” rischia di essere un semplice maquillage, che può migliorare l’organizzazione del sistema sanitario ma non la condizione di chi, ogni giorno, regge il peso maggiore dell’assistenza.

Pretendere il futuro non significa aspettarlo passivamente. Significa lottare affinché sia giusto, tutelato e sostenibile. Solo così il 2026 potrà diventare davvero un anno di svolta per gli OSS.

Date maggiore credibilità al MIGEP, agli Stati Generali OSS e al Sindacato SHC OSS. Rafforzate il Registro Nazionale OSS: non permettete che gli Ordini professionali lo calpestino o ne limitino l’autorità. Questo registro è la voce degli OSS; calpestarlo significa calpestare l’intera professione. Le ali non si tagliano dicendo la verità. Si tagliano quando si vola senza paracadute.

Redazione OssNews24

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