Saluzzo (Cuneo), lo sfogo di una oss: “Non siamo untori”

Rilanciamo la lettera inviata a TargatoCn.it da Viviana Conforti, responsabile oss Rsa1 della residenza Tapparelli di Saluzzo.

Da lunedì 10 gennaio la direzione della residenza Tapparelli di Saluzzo (Cuneo), in accordo con la direzione sanitaria, ha deciso, in via precauzionale, di chiudere nuovamente l’accesso a  parenti ed esterni, consentendo solo visite protette in modalità “al vetro” presso il centro diurno del complesso con un appuntamento a settimana, pur restando fissa la possibilità della videochiamata settimanale.  

Stanca dei commenti postati su Facebook da chi considera gli oss come ipotetici portatori del coronavirus all’interno della struttura, la responsabile oss Viviana Conforti ha scritto una lettera a TargatoCn.it, ribadendo la professionalità e l’impegno degli operatori socio-sanitari, che da due anni combattono contro il Covid-19, seguendo le direttive ministeriali di sicurezza anti-contagio, a tutela della salute dei circa 120 ospiti, tutti negativi. La proponiamo di seguito.

Gentilissimo Direttore,
mi permetta attraverso le pagine del suo giornale di esternare il mio disappunto, dolore e rammarico circa alcuni post che, ciclicamente, vengono postati e commentati su di una pagina locale di un noto social network. Premetto che sono un’operatrice socio sanitaria presso la Residenza Emanuele Tapparelli d’Azeglio. Sono due anni che combattiamo quotidianamente con il Covid, in tutte le sue sfaccettature.

Due anni difficili, pieni di paure e di dubbi, con la consapevolezza di dover gestire persone “fragili” in tutti i sensi. Veniamo accusati di avere una “vita” al di fuori del lavoro, di essere untori e carcerieri, di far morire di crepacuore i nostri anziani… Questo, dopo due anni di enormi sacrifici, attenendoci scrupolosamente a tutti i protocolli ministeriali, guidati sapientemente e coerentemente dai nostri responsabili, non è più tollerabile. Non posso più tacere dicendomi che tanto sono solo chiacchiere da bar, sfoghi e provocazioni di parenti che per necessità hanno dovuto inserire i propri cari nella nostra struttura, che comunque la mia professionalità vale più di mille insulti…No, ora basta!

Leggere certi commenti fa male. Fa male perché in tutto quello che facciamo ci mettiamo il cuore e l’anima. Fa male perché è impensabile anche solo immaginare che qualcuno ci accusi di avere una famiglia fuori dal luogo di lavoro, una vita, dei figli…Come si può ipotizzare, pensare di far vivere il personale all’interno della struttura per evitare di far entrare il virus… Ma di che cosa stiamo parlando? Come si può scrivere che teniamo i nostri anziani come in galera? Per caso, avete idea di cosa è la vita all’interno delle patrie galere? No, non credo. Come si può scrivere che le “maestranze”, così siamo stati definiti, portano all’interno della struttura il virus? Perché? Perché anche noi, povera “maestranza” ci permettiamo di avere una vita?

Il nostro Ente si è tenuto e si tiene, scrupolosamente a tutte le regole: tutti i dipendenti sono vaccinati ; chi, per libera scelta non lo ha fatto è stato sospeso come da legge in vigore. Mi chiedo: perché tanta cattiveria? Non ho risposta! Ieri eravamo degli eroi, oggi siamo della “maestranza” e dobbiamo coprirci il capo di cenere per il lavoro che svolgiamo.

Redazione OssNews24

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