Il Ministero della Salute riconosce il ruolo dell’oss nelle carceri come nuova figura assistenziale. Migep/SHC “si proceda con le assunzioni”

In una Nota inviata al Ministro di Giustizia, al Ministro della Sanità e alla Protezione Civile il sindacato rappresentativo degli Oss SHC e la Federazione MIgep chiede di procedere con le assunzioni degli oltre 1500 oss che hanno prestato servizio durante le fasi più critiche del covid sia nelle carceri che nelle RSA

Di seguito la nota: 

“Le scriventi in data 30 giugno avevano fatto richiesta di un incontro urgente con le SS.LL. sul prolungamento dei contratti ed eventualmente la possibilità di una stabilizzazione per gli operatori socio sanitari che hanno prestato, e alcuni ancor oggi prestano, servizio presso gli istituti penitenziari.

Sono 1500 gli operatori socio-sanitari che hanno dato la loro disponibilità, 1000 hanno prestato la loro attività presso gli istituti penitenziari, che sono stati individuati dal Ministero della Giustizia, Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità con ordinanza della Protezione Civile di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, che destina altri 500 operatori alle residenze per anziani e disabili.

Nonostante l’interrogazione presentata, la Ministra della Giustizia Cartabia si è espressa asserendo “il non rientro nelle proprie competenze”, negando l’importanza del ruolo dell’OSS nelle carceri, lasciando l’amaro in bocca ai 1500 OSS.

Dopo la pandemia, si credeva di avere ossigeno nel Sistema Salute, invece si ritorna a una politica al risparmio e incapace di dare risposte: disattendendo la tutela di chi lavora e vive all’interno delle carceri, con conseguenza di una politica governativa che non ha posto la giusta attenzione al circuito penitenziario.

Abbiamo portato in evidenza alle SS.LL. che la Protezione civile ha “assunto” questi operatori presso le strutture senza che i medesimi rientrassero nelle categorie indicata dall’art. 1 comma 2. Hanno lavorato con grandi capacità, senza limitazione oraria, mansionaria, assicurando un contributo qualitativo all’assetto delle prestazioni sanitarie dedicate agli ospiti delle strutture, incidendo positivamente all’interno delle aree sanitarie, collaborando con le figure professionali degli infermieri.

Di conseguenza gli operatori che hanno prestato servizio presso le Unità speciali non possono considerarsi “volontari” ma veri e propri prestatori di lavoro alle dipendenze della Protezione Civile. La bontà di tali argomentazioni è dimostrata sia dal tenore letterale dell’art. l comma 2 dell’Ocdpc citato, ma altresì dal comma 4 laddove viene riportato che l’attività prestata nell’Unità è considerata servizio utile a tutti gli effetti.

In cima alle nostre priorità, questa task force di nuovi operatori socio sanitari che nel periodo della pandemia ha dato un grande aiuto al personale sanitario e siamo sempre convinti che la politica, anche in quest’occasione, sarà capace di grandi slanci nel prolungare i contratti e far raggiungere la stabilizzazione com’è concesso ad altri colleghi”.  La Protezione Civile ha interpretato in modo errato la normativa e oggi insieme alle Regioni non sono riuscite a prorogare i contratti per gli OSS impiegati nelle carceri o RSA con un’eventuale stabilizzazione e dare risposte concrete e non attraverso il silenzio.

E noto, dal 2008, sono state trasferite al Servizio Sanitario Nazionale tutte le funzioni sanitarie svolte dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e dal Dipartimento della Giustizia Minorile del Ministero della Giustizia in cui vengono disciplinate: “la modalità, i criteri e le procedure” per il trasferimento al Servizio Sanitario Nazionale delle funzioni sanitarie, delle risorse finanziarie, dei rapporti di lavoro. E’ un fronte in cui il Governo, pur dimostrando che uniti possono puntare al raggiungimento di risultati ambiziosi e importanti, dopo la pandemia, ha abbassato lo sguardo prestando meno attenzione a un risultato importante “La salute di chi lavora e vive nelle carceri” e degli stessi operatori socio sanitari.

Le scriventi shc Oss Organizzazione Sindacale di categoria, e la federazione Nazionale Oss Migep delle professioni Socio Sanitarie rappresentativa a livello Nazionale e Regionale di categoria, si rivolgono alle SS.LL. per una maggior attenzione alla delicata criticità del sistema sanitario penitenziario in questo particolare momento emergenziale per il propagarsi della diffusione del contagio relativo al Covid 19; questi operatori potrebbero dare un contributo e  riconoscergli in questi due anni tutti i diritti di legge in modo da consentire ai 1500 operatori di continuare a svolgere le proprie competenze in un sistema sanitario delle carceri e RSA.

Alla luce di quanto sopra si chiede che vengano regolarizzate le posizioni dei 1500 OSS che hanno lavorato presso le RSA e gli istituti penitenziari, che in caso contrario si vedrebbero ulteriormente penalizzati a fronte di un errore da parte dell’Amministrazione stessa.

Considerato che, pur essendo una piccola goccia nel mare, i componenti del tavolo tecnico delle regioni riunitosi presso il Ministero della Salute hanno accolto la nostra richiesta di riconoscere il ruolo dell’oss nelle carceri come nuova figura assistenziale e sperando che questi operatori possano continuare il loro servizio in tutela della sicurezza e salubrità nei circuiti penitenziari del distretto e non ultimo a tutela e a garanzia della stessa popolazione detenuta. Le scriventi, si rendono  disponibili per un incontro urgente”.

Federazione Migep Loredana Peretto 

Sindacato SHC OSS Minghetti Angelo

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