Ma non è un caso isolato: ci sarebbero altri simili casi, ovvero di ammanchi di oggetti e di piccole somme di denaro. Episodi avvenuti negli ultimi mesi e che spesso, per lo scarso valore economico o per “vergogna”, non erano stati denunciati alle forze dell’ordine. Tra le vittime di questi furti anche una pensionata di 98 anni, conosciuta nella Bassa Reggiana per essere stata in gioventù una staffetta partigiana a Fabbrico, il paese dove ha sempre vissuto. “Mia madre – racconta la figlia di una delle vittime – a fine marzo è stata ricoverata nel reparto Covid a Scandiano. La notte del 3 aprile si è accorta della presenza di qualcuno vicino a lei. Ha sentito la frase: ‘Aspetta un attimo che si è impigliata…’. Era la ladra che sfilava la catenina d’oro dal collo. Poi le ha tolto un anello e la fede nuziale, che aveva al dito dal 1946…”.
La sensazione della pensionata è stata quella che la ladra stesse parlando con qualcuno. C’era un complice con lei? Di certo è che al mattino la signora Bruna si è accorta che non aveva più catenina e anelli.
“Mia madre c’è rimasta davvero male. Erano oggetti ricevuti dal marito, morto a soli 50 anni di età per un malore improvviso. Sono ricordi importantissimi per lei…”, aggiunge Marinella. Quella notte non era stato rubato il crocefisso in oro, forse perché staccatosi dalla catenina al momento del furto, finendo sotto la schiena della paziente ricoverata. “Abbiamo deciso di sporgere denuncia – aggiunge la figlia della derubata – perché riteniamo che quel furto sia stato un gesto vigliacco. Oltretutto in un reparto in cui gli accessi sono limitati ai degenti e al personale”.
Ci sono voluti alcuni mesi per arrivare all’identità della donna indagata, residente appunto a Novi: la scorsa estate è stato recuperato il bottino, restituito nei giorni scorsi alla signora Bruna. “I carabinieri di Scandiano sono stati eccezionali. E’ stato un sollievo per mia madre, che dopo il furto si era sentita umiliata. Ora è ospite in una casa di riposo a Reggio, ma con la sua catenina al collo e con la fede e l’altro anello alle dita”.
Redazione OssNews24
Fonte: www.ilrestodelcarlino.it
29 agosto 2026. Stanno circolando video e commenti nei quali alcuni OSS presentano la sentenza del TAR come una vittoria definitiva e come un pieno via libera alla nuova figura.
È fuorviante presentare la sentenza del TAR come una vittoria definitiva e come un pieno via libera all’Assistente Infermiere. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, non respinto nel merito.
La distinzione è importante: la dichiarazione di inammissibilità ha chiuso quel giudizio senza consentire ai ricorrenti di ottenere una pronuncia sulle criticità poste all’attenzione del TAR in relazione all’introduzione dell’Assistente Infermiere.
Questo non significa, tuttavia, che tali criticità siano scomparse o che tutte le questioni siano state risolte. Resta infatti aperta una questione decisiva: come l’Assistente Infermiere verrà concretamente utilizzato negli ospedali, nelle RSA, negli ospedali di comunità, nei servizi territoriali e domiciliari e nelle strutture private, e se le scelte organizzative rispetteranno i presupposti e i limiti previsti dal quadro normativo e richiamati dalla stessa sentenza.
La Sentenza richiama caratteristiche precise della nuova figura: funzione di ausilio, attività svolte sulla base delle indicazioni dell’infermiere, assenza di autonomia nella pianificazione assistenziale, supervisione infermieristica, bassa discrezionalità ed elevata standardizzazione delle attività. L’Assistente Infermiere rimane inoltre collocato nell’ambito degli operatori di interesse sanitario e non è riconducibile alle professioni sanitarie. È la stessa sentenza a richiamarne il ruolo di “braccio operativo dell’infermiere”, nell’ambito della funzione di ausilio attribuita alla nuova figura.
La sentenza non stabilisce che l’introduzione dell’Assistente Infermiere consenta automaticamente di diminuire il numero degli infermieri. Non autorizza neppure a considerare indistintamente un’intera RSA, un reparto, un ospedale di comunità o un servizio territoriale come una realtà nella quale ogni attività assistenziale presenti sempre bassa discrezionalità ed elevata standardizzazione.
Allo stesso modo, l’elenco delle attività previste dalla nuova qualifica non significa che ciascuna di esse possa essere attribuita automaticamente, indipendentemente dalle condizioni della persona assistita e dalla valutazione richiesta nella situazione concreta. Anche rispetto alla somministrazione della terapia assumono particolare rilievo la preventiva valutazione infermieristica delle condizioni clinico-assistenziali e la supervisione prevista dal profilo.
La questione, quindi, non termina con la sentenza. Dal profilo sulla carta all’organizzazione reale. Il vero banco di prova sarà l’organizzazione quotidiana dell’assistenza. La definizione di un reparto come “a bassa intensità” non può, da sola, dimostrare che ogni persona ricoverata presenti bisogni standardizzabili.
La presenza di persone considerate stabili in una RSA non significa che quella stabilità possa essere presunta per l’intero turno o per tutti gli ospiti. Allo stesso modo, il domicilio, il territorio e gli ospedali di comunità presentano situazioni assistenziali che possono modificarsi e richiedere valutazioni differenti nel corso del tempo.
Una condizione inizialmente stabile può evolvere; un bisogno inizialmente standardizzabile può richiedere una rivalutazione; un’attività apparentemente semplice può inserirsi in una situazione assistenziale divenuta più complessa. Per questo l’introduzione dell’Assistente Infermiere non dovrebbe essere utilizzata per costruire preventivamente modelli organizzativi nei quali la presenza infermieristica venga ridotta sulla presunzione che un intero setting assistenziale rimanga costantemente semplice.
L’organizzazione deve rispondere ai bisogni assistenziali reali, non presumere che i bisogni si adattino all’organizzazione scelta. È su questo terreno che dovranno essere valutati gli atti delle Regioni, delle aziende sanitarie e delle strutture che introdurranno concretamente la nuova figura.
L’Assistente Infermiere mantiene le funzioni proprie dell’OSS e acquisisce ulteriori attività previste dalla nuova qualifica. Ma all’aumento delle attività deve corrispondere una definizione altrettanto chiara delle responsabilità e delle tutele. La legge 8 marzo 2017, n. 24 (Gelli-Bianco) disciplina la sicurezza delle cure e la responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie, mentre il successivo D.M. 232/2023 definisce i requisiti delle coperture assicurative previste dalla stessa disciplina.
Né l’OSS né l’Assistente Infermiere sono contemplati dalla legge Gelli-Bianco tra gli esercenti le professioni sanitarie. Qui emerge una questione che non può essere lasciata all’interpretazione delle singole organizzazioni: all’Assistente Infermiere vengono affidate attività ulteriori rispetto all’OSS, ma occorre stabilire con altrettanta precisione quali responsabilità ne derivino e quali tutele accompagnino il lavoratore.
Occorre quindi chiarire quale regime di responsabilità trovi concretamente applicazione, quali coperture assicurative debbano essere garantite e come debbano essere delimitate le responsabilità quando l’attività viene svolta su indicazione e sotto supervisione infermieristica.
Diversamente potrebbero nascere controversie relative a mansioni, ordini di servizio, attribuzione delle attività, carichi di lavoro, responsabilità, sovramansionamento, demansionamento, sicurezza dell’assistenza e organizzazione del lavoro.
In alcuni video e commenti viene sostenuto da alcuni OSS che l’Assistente Infermiere arriverà a percepire più di 2.000 euro al mese. Ma occorre distinguere le aspettative dalla disciplina contrattuale.
Nel comparto pubblico della Sanità l’Assistente Infermiere è collocato nell’Area degli Assistenti – ruolo sociosanitario. Il contratto non crea però per l’Assistente Infermiere uno specifico livello economico autonomo corrispondente alla nuova figura.
Pertanto, non esiste nel CCNL una previsione che garantisca automaticamente all’Assistente Infermiere uno stipendio superiore a 2.000 euro mensili. La busta paga individuale potrà naturalmente variare per turni, notti, festivi, indennità e altre voci contrattuali. Ma questo è molto diverso dall’affermare che la nuova qualifica garantisca, di per sé, quella retribuzione.
Nel Privato La questione diventa ancora più delicata nella sanità privata, nelle RSA, nella riabilitazione, nelle cooperative e nel settore sociosanitario. Non tutti i contratti applicati in questi settori hanno già disciplinato espressamente la nuova figura.
E soprattutto: come verrà inserita una nuova figura nei servizi nei quali il contratto applicato non abbia ancora definito espressamente collocazione e trattamento economico?
Non va dimenticato che l’Assistente Infermiere porta con sé le funzioni proprie dell’OSS, alle quali si aggiungono le ulteriori attività previste dalla nuova qualifica.
Prima della sua introduzione nei servizi le Regioni dovrebbero quindi rispondere a una questione preliminare: quanti Assistenti Infermieri servono realmente e per quali bisogni assistenziali?
Il fabbisogno non può derivare automaticamente dalla carenza di infermieri o di altre professioni. Deve essere documentato. Devono essere considerati i bisogni assistenziali della popolazione, i modelli organizzativi, la presenza di infermieri e OSS, le caratteristiche dei diversi servizi e le condizioni delle persone assistite.
Dovranno inoltre essere definiti e verificati: attività attribuite, mantenimento delle funzioni OSS, ulteriori attività dell’Assistente Infermiere, modalità effettive di supervisione, responsabilità, coperture assicurative, rapporti numerici tra infermieri, OSS e Assistenti Infermieri, fabbisogno regionale, organizzazione dei servizi, inquadramento contrattuale e retribuzione.
Per questo non è sufficiente chiedersi se il TAR abbia dichiarato inammissibile il ricorso. Occorre porre una domanda più concreta: le scelte organizzative delle Regioni, delle aziende sanitarie e delle strutture sociosanitarie rispetteranno i limiti entro cui è stata descritta la nuova figura?
Una cosa è la legittimità dell’istituzione della figura; altra cosa è la legittimità del modo in cui quella figura verrà concretamente utilizzata.
Se l’attribuzione di determinate attività presuppone bassa discrezionalità, elevata standardizzazione, indicazione e supervisione infermieristica, questi elementi dovranno trovare effettivo riscontro nell’organizzazione del servizio e nella situazione assistenziale concreta.
Non sarà quindi sufficiente richiamare l’esistenza normativa della nuova figura. Gli atti organizzativi dovranno essere valutati per ciò che concretamente prevedono: quali attività vengono attribuite, in quali condizioni vengono svolte, quale presenza infermieristica viene garantita e se la supervisione prevista è realmente esercitabile.
Potrebbero quindi emergere questioni giuridiche diverse da quelle affrontate nel giudizio concluso con la dichiarazione di inammissibilità del ricorso, perché riguarderebbero non l’istituzione della figura in sé, ma la sua concreta applicazione nei servizi.
Proprio per queste ragioni, abbiamo già chiesto alle Istituzioni competenti l’apertura di una regia nazionale sull’applicazione dell’Assistente Infermiere, capace di raccogliere dati, monitorare e verificare gli effetti della sua introduzione e affrontare le eventuali criticità che emergeranno nei territori, evitando scelte frammentate e differenti da Regione a Regione e, soprattutto, che la carenza di personale diventi il presupposto per modificare, nella pratica, ruoli, competenze e responsabilità.
Non siamo contrari alla crescita professionale degli OSS. Siamo contrari a un modello nel quale nuove attività e nuove responsabilità precedano la definizione delle tutele, della supervisione, delle coperture assicurative e del riconoscimento economico.
La sentenza ha fissato alcuni elementi entro i quali viene descritta la nuova figura. Ora saranno gli atti applicativi e l’organizzazione reale dei servizi a dover dimostrare che quei limiti vengono rispettati. È da qui che deve partire il prossimo confronto politico, contrattuale e giuridico. Il confronto sull’applicazione dell’assistente infermiere comincia ora.
Per questo rivolgiamo agli OSS un invito alla prudenza: prima di presentare la sentenza come una vittoria definitiva, occorre comprendere fino in fondo che cosa comporterà concretamente diventare Assistente Infermiere. Più attività significano anche nuove responsabilità, nuovi obblighi e la necessità di tutele adeguate, che oggi devono ancora trovare piena definizione nell’applicazione concreta e contrattuale.
Redazione OssNews24
La ricerca di operatori socio-sanitari (oss) continua a rappresentare una delle esigenze più frequenti per Rsa, fondazioni, cooperative e servizi di assistenza domiciliare. Ma la difficoltà nel trovare personale non è uguale in tutta Italia: territorio, possibilità di trasferimento e organizzazione dell’offerta incidono concretamente sulla capacità di una struttura di ricevere candidature.
A fotografare una parte di questo fenomeno sono i dati aggregati di Ninacare, piattaforma digitale che mette in contatto professionisti sanitari e organizzazioni del settore. Dal 2025 si sono registrati sulla piattaforma 18.181 oss. Nel database degli annunci analizzato al 22 agosto 2026, 196 posizioni su 538 con dati utili all’analisi sono dedicate agli oss: il 36,4% del totale, quindi più di un annuncio su tre.
La distribuzione territoriale mostra una forte concentrazione della domanda nel Centro-Nord. Nel dataset Ninacare il Veneto conta 76 annunci oss e la Lombardia 54, seguite da Emilia-Romagna con 22 e Piemonte con 21. Più in generale, le opportunità gestite attraverso la piattaforma risultano maggiormente concentrate dal Lazio verso il Nord. Nel Sud Italia la presenza di strutture clienti è più contenuta e, secondo l’esperienza operativa maturata sulla piattaforma, risulta generalmente più semplice reperire candidati disponibili.
Una delle difficoltà maggiori emerge quando la struttura si trova in un piccolo centro o in un’area geograficamente remota. In questi casi il bacino locale può non essere sufficiente e diventa necessario intercettare oss disponibili a spostarsi.
Su 196 annunci oss analizzati, 68 prevedono la disponibilità di un alloggio, pari a circa il 35%. Il dato è significativo perché l’esperienza di Ninacare mostra che le strutture situate in località più remote fanno molta meno fatica a trovare professionisti quando possono offrire una sistemazione.
Per chi valuta un’opportunità lontano da casa, infatti, non conta soltanto il posto di lavoro: bisogna considerare anche la sostenibilità concreta del trasferimento. In questo senso l’alloggio può trasformarsi da semplice benefit a elemento determinante dell’offerta.
Le organizzazioni che ricercano oss attraverso Ninacare comprendono soprattutto Rsa, fondazioni, cooperative e realtà che operano nell’assistenza domiciliare integrata. La turnazione maggiormente richiesta resta quella su mattina, pomeriggio e notte, tipica delle strutture che devono garantire continuità assistenziale.
Accanto alle forme di inserimento tradizionali, stanno però emergendo anche opportunità di collaborazione professionale. Nel dataset, 47 annunci oss su 196 indicano la possibilità di lavorare in partita Iva: circa il 24%. È un segnale di un mercato nel quale alcune strutture stanno introducendo modalità differenti per rispondere alle proprie esigenze organizzative.
Sul fronte economico, il compenso degli oss resta collegato alle tabelle previste dai contratti applicati e non emerge, nell’esperienza della piattaforma, una differenziazione sistematica legata alla sola area geografica. A fare la differenza possono quindi essere anche altri aspetti dell’offerta: sede, turnazione, alloggio e rapidità del processo di selezione.
Anche il modo in cui professionisti e aziende entrano in contatto sta cambiando. Gli strumenti digitali possono rendere più semplice conoscere opportunità disponibili in territori diversi, ma il loro valore non dovrebbe limitarsi alla pubblicazione online degli annunci.
Ninacare, ad esempio, non opera come agenzia di selezione del personale né come società di intermediazione. Il servizio supporta gli oss nell’aggiornamento del curriculum e nella valutazione della coerenza tra candidatura e opportunità. È poi la struttura sanitaria a contattare direttamente il candidato, fissare il colloquio e procedere autonomamente con l’eventuale assunzione o collaborazione.
L’obiettivo è ridurre i passaggi tra professionista e struttura e favorire candidature più consapevoli. In un mercato caratterizzato da una domanda elevata in alcune aree del Paese, anche la velocità e la trasparenza del processo possono diventare fattori importanti.
I dati suggeriscono che parlare genericamente di “carenza di oss” rischia di semplificare un fenomeno più articolato. La disponibilità dei professionisti deve essere letta insieme alla distribuzione geografica delle strutture e alle condizioni che rendono realmente accessibile un’opportunità.
Una Rsa collocata in un’area periferica può avere candidati potenzialmente interessati, ma perderli se il trasferimento è difficile da organizzare. Al contrario, la disponibilità di un alloggio e informazioni chiare sui turni possono ampliare significativamente il bacino di persone disposte a valutare la posizione.
La tecnologia può contribuire a ridurre questo disallineamento, permettendo agli oss di conoscere più facilmente opportunità fuori dal proprio territorio e alle strutture di raggiungere professionisti che altrimenti difficilmente intercetterebbero. La sfida, quindi, non è soltanto aumentare il numero delle candidature, ma creare le condizioni affinché domanda e offerta possano realmente incontrarsi.
Nota sui dati – I dati citati provengono da dati aggregati della piattaforma Ninacare. Il dataset degli annunci è aggiornato al 22 agosto 2026. I 18.181 oss iscritti rappresentano il dato cumulativo comunicato da Ninacare dal 2025.
Chi è Ninacare – Ninacare è una piattaforma tecnologica che mette in contatto professionisti sanitari e organizzazioni del settore, supportando i professionisti nella valorizzazione del curriculum e nella valutazione delle opportunità e lasciando alle strutture il contatto diretto con i candidati.
Valentina de Caro
CMO & Co-Founder Ninacare
L’Asp Progetto Persona (Regione Emilia-Romagna) ha indetto un concorso pubblico, per soli esami, finalizzato alla copertura di 10 posti da operatore socio-sanitario (oss) a tempo pieno e indeterminato. Per candidarsi c’è tempo fino alle ore 12 dell’11 settembre 2026.
Per l’ammissione al concorso indetto dall’Asp Progetto Persona sono richiesti i seguenti requisiti specifici:
Gli interessati potranno presentare domanda di partecipazione al concorso indetto dall’Asp Progetto Persona esclusivamente attraverso il Portale unico del reclutamento, disponibile all’indirizzo https://www.inpa.gov.it/, previa registrazione e inserimento delle informazioni previste.
Le prove del concorso indetto dall’Asp Progetto Persona sono le seguenti:
Per ulteriori informazioni consultare il qui presente BANDO.
Redazione OssNews24
La cura delle mani, dei piedi e delle unghie può comparire nei quiz, nei casi assistenziali e nella prova orale o pratica di un concorso OSS 2026.
Non si tratta soltanto di garantire pulizia e ordine. Mani e piedi possono mostrare precocemente alterazioni della cute, problemi circolatori, infezioni, lesioni, dolore, gonfiore o difficoltà motorie. Per questo l’Operatore Socio-Sanitario deve saper integrare igiene, osservazione, sicurezza, autonomia e corretta segnalazione.
Il profilo nazionale dell’OSS è stato aggiornato dall’Accordo Stato-Regioni del 3 ottobre 2024, modificato il 18 dicembre 2024 e recepito con il DPCM 25 marzo 2025. L’OSS opera per soddisfare i bisogni primari della persona e favorirne benessere e autonomia, nel rispetto delle proprie competenze e dell’organizzazione assistenziale.
Le mani consentono alla persona di alimentarsi, vestirsi, lavarsi, comunicare e compiere numerose attività quotidiane.
I piedi, invece, sono fondamentali per equilibrio, postura, mobilità e deambulazione. Dolore, unghie alterate, lesioni o calzature inadeguate possono ridurre l’autonomia e contribuire al rischio di caduta.
La cura quotidiana permette inoltre di osservare tagli, screpolature, gonfiore, arrossamenti, vesciche, callosità e cambiamenti delle unghie. Nelle persone con diabete, l’osservazione regolare dei piedi è particolarmente importante perché neuropatia e ridotta circolazione possono favorire ulcere e altre complicanze.
Secondo il piano assistenziale e le procedure della struttura, l’OSS può contribuire a:
L’OSS non deve invece diagnosticare infezioni, micosi, problemi circolatori o neuropatie, né decidere autonomamente trattamenti, medicazioni o interventi su unghie patologiche. L’attività deve essere adattata alle condizioni della persona e alle attribuzioni ricevute, non eseguita automaticamente nello stesso modo per tutti.
Prima della procedura bisogna controllare il piano assistenziale e conoscere eventuali condizioni che richiedono precauzioni specifiche:
L’OSS identifica e informa la persona, garantisce privacy, prepara il materiale, favorisce la collaborazione ed effettua l’igiene delle mani nei momenti previsti.
Il materiale varia secondo le procedure e le condizioni dell’assistito. Può comprendere:
Gli strumenti devono essere personali, monouso oppure correttamente trattati secondo le procedure della struttura. Non devono essere condivisi tra persone senza l’appropriata gestione igienica.
Le mani vengono deterse con particolare attenzione a:
Dopo il lavaggio devono essere asciugate accuratamente, soprattutto tra le dita. Durante la procedura l’OSS osserva colore, temperatura, mobilità, dolore, gonfiore e condizioni delle unghie.
Devono essere riferiti cambiamenti come:
Le infezioni delle unghie o della cute circostante possono manifestarsi con dolore, gonfiore o ispessimento dell’unghia. L’OSS descrive ciò che vede senza attribuire autonomamente una diagnosi.
Quando la persona è in grado di provvedere autonomamente, l’OSS deve predisporre il materiale e fornire soltanto l’aiuto necessario.
Una persona potrebbe riuscire a lavare le mani ma avere difficoltà ad aprire il tagliaunghie, vedere bene o utilizzare una sola mano. L’obiettivo è sostenere l’attività senza sostituirsi inutilmente.
Nel paziente confuso, agitato o scarsamente collaborante non bisogna insistere utilizzando strumenti taglienti. La procedura deve essere rinviata o riorganizzata in sicurezza con il coinvolgimento dell’équipe.
La cura delle unghie riguarda anche chi assiste. Le unghie naturali degli operatori dovrebbero essere corte e non superare il polpastrello. Le unghie artificiali possono trattenere microrganismi anche dopo l’igiene delle mani e sono particolarmente sconsigliate nel contatto con pazienti ad alto rischio; ogni struttura deve comunque applicare le proprie politiche di prevenzione delle infezioni.
Unghie eccessivamente lunghe possono inoltre:
L’igiene delle mani resta necessaria anche quando si indossano i guanti.
La procedura concreta deve rispettare il protocollo della struttura, ma può essere organizzata secondo questo schema.
1. Informare e posizionare la persona – La persona viene sistemata in una posizione stabile, comoda e sicura. Se è seduta, bisogna prevenire scivolamenti e cadute.
2. Controllare la temperatura dell’acqua – L’acqua deve essere tiepida e sicura. In una persona con ridotta sensibilità non bisogna affidarsi esclusivamente alla sua percezione, perché potrebbe non riconoscere una temperatura eccessiva.
3. Lavare delicatamente – Si detergono dorso, pianta, tallone, dita e spazi interdigitali senza sfregare energicamente.
4. Risciacquare – Il detergente viene rimosso accuratamente secondo la procedura prevista.
5. Asciugare con attenzione – Particolare attenzione deve essere riservata agli spazi tra le dita, dove l’umidità persistente può favorire macerazione e alterazioni cutanee.
6. Osservare – L’OSS controlla cute, unghie, talloni, zone di pressione e spazi interdigitali.
Indicazioni ufficiali sulla cura del piede raccomandano lavaggio quotidiano con acqua tiepida, accurata asciugatura e controllo regolare di tagli, arrossamenti, gonfiore, vesciche, calli e cambiamenti della cute o delle unghie.
Durante l’igiene l’OSS può rilevare:
Questi cambiamenti devono essere riferiti, soprattutto quando compaiono improvvisamente o interessano una persona diabetica o con problemi vascolari.
Una crema idratante prevista dal piano assistenziale può contribuire a contrastare la secchezza della pelle.
Non dovrebbe però essere applicata automaticamente:
L’OSS utilizza soltanto prodotti approvati dalla struttura o previsti per quella persona.
Quando l’attività è prevista dal piano assistenziale e non sono presenti condizioni di rischio, le unghie vengono generalmente tagliate senza eccedere e rifinite evitando margini taglienti.
La procedura deve essere interrotta in presenza di:
Non bisogna incidere cuticole, scavare ai lati dell’unghia o utilizzare strumenti appuntiti per rimuovere materiale in profondità.
Per le unghie dei piedi il principio generale è il taglio diritto, evitando di scavare profondamente negli angoli. I margini taglienti possono essere rifiniti delicatamente con una lima. Tagliare troppo corte le unghie o arrotondare profondamente i lati può favorire lesioni e unghie incarnite. Ma attenzione: questo non significa che l’OSS debba sempre procedere.
Il taglio deve essere evitato o sottoposto a preventiva valutazione quando sono presenti:
In queste situazioni l’OSS segnala il bisogno e segue le indicazioni del professionista responsabile o del podologo.
Il piede diabetico rappresenta una delle complicanze più gravi del diabete. Alterazioni della sensibilità e della circolazione possono far sì che piccoli traumi, vesciche o tagli vengano avvertiti tardi e abbiano maggiori difficoltà di guarigione. L’ISS considera la sindrome del piede diabetico un problema assistenziale rilevante che richiede un approccio multidisciplinare e multiprofessionale.
Per questo, in una persona diabetica, l’OSS deve prestare particolare attenzione a:
Nel piede diabetico bisogna evitare iniziative autonome potenzialmente traumatiche.
L’OSS non deve:
Le raccomandazioni per le persone con diabete indicano di non rimuovere autonomamente calli o duroni e di segnalare rapidamente tagli, vesciche, arrossamenti, gonfiore o piaghe.
Una domanda insidiosa potrebbe essere: “Una piccola ferita al piede non provoca dolore: può essere considerata poco importante?”
La risposta è no, soprattutto in una persona diabetica. La neuropatia può ridurre la sensibilità e impedire alla persona di percepire correttamente dolore, calore o trauma. L’assenza di dolore non esclude quindi una lesione significativa.
Dopo l’igiene bisogna controllare che calze e scarpe siano:
Le persone con diabete dovrebbero evitare di camminare scalze e utilizzare calzature adatte, controllando la comparsa di vesciche o traumi. L’OSS non prescrive calzature terapeutiche, ma può osservare problemi evidenti e riferirli.
Calli e duroni non devono essere tagliati con forbici, lame o altri strumenti improvvisati. In particolare, una callosità del piede diabetico può nascondere una lesione sottostante e deve essere valutata dal professionista competente.
L’OSS può segnalare:
Un’unghia ispessita, friabile, deformata o scolorita non deve essere affrontata come una normale unghia sana. Tagliarla può richiedere strumenti e competenze specifiche e può provocare una lesione. L’OSS deve osservare e riferire, senza diagnosticare una micosi e senza applicare autonomamente farmaci o prodotti antimicotici.
Domanda: “Deve eseguire la cura dei piedi e delle unghie di un paziente anziano diabetico. Come procede?”
Una risposta efficace potrebbe essere: “Prima verifico il piano assistenziale, la valutazione del rischio del piede e le indicazioni ricevute. Informo la persona, garantisco privacy, preparo il materiale ed effettuo l’igiene delle mani. Posiziono il paziente in sicurezza e controllo la temperatura dell’acqua, considerando che potrebbe avere una sensibilità ridotta.”
Poi: “Lavo delicatamente i piedi, risciacquo e asciugo con particolare attenzione gli spazi interdigitali. Osservo cute, talloni, unghie, colorazione, temperatura, eventuali vesciche, arrossamenti, callosità o lesioni.”
Infine: “Non taglio calli, non apro vesciche e non intervengo autonomamente su unghie incarnite, ispessite o patologiche. Prima di procedere all’eventuale taglio delle unghie verifico che l’attività sia prevista e sicura; in presenza di rischio, alterazioni o dubbi riferisco al professionista responsabile o richiedo la valutazione podologica.”
Questa risposta dimostra che il candidato riconosce la differenza tra igiene ordinaria e assistenza a una persona a rischio.
1. Usare acqua eccessivamente calda – Particolarmente pericoloso in caso di ridotta sensibilità.
2. Lasciare umidi gli spazi tra le dita – Può favorire macerazione.
3. Tagliare le unghie troppo corte – Aumenta il rischio di lesioni.
4. Scavare negli angoli dell’unghia – Può favorire trauma e unghia incarnita.
5. Tagliare calli e duroni – Non è una normale attività igienica.
6. Perforare una vescica – Espone a infezioni e complicanze.
7. Procedere su un’unghia ispessita senza valutazione – Può provocare ferite.
8. Ignorare una lesione perché non fa male – Nel diabete l’assenza di dolore non esclude il rischio.
9. Applicare prodotti tra le dita senza indicazioni – Può favorire umidità o irritazione.
10. Far camminare scalza una persona fragile – Aumenta il rischio di trauma.
11. Utilizzare strumenti condivisi non correttamente trattati – Può favorire contaminazioni.
12. Tagliare cuticole o pellicine profondamente – Può creare porte d’ingresso per microrganismi.
13. Trascurare scarpe e calze – Fanno parte della prevenzione dei traumi.
14. Diagnosticare autonomamente una micosi – L’OSS osserva e riferisce.
15. Non documentare o comunicare le alterazioni – La segnalazione è parte essenziale dell’assistenza.
1. Le mani e i piedi devono essere asciugati accuratamente?
Sì.
2. Bisogna asciugare anche gli spazi tra le dita?
Sì.
3. Le unghie dei piedi vengono generalmente tagliate dritte?
Sì, evitando di scavare negli angoli.
4. Le unghie devono essere tagliate molto corte?
No.
5. L’OSS può tagliare autonomamente un callo?
No.
6. Può perforare una vescica?
No.
7. Nel paziente diabetico l’assenza di dolore esclude una lesione?
No.
8. Il piede diabetico deve essere osservato regolarmente?
Sì.
9. Una piccola ferita nel diabetico deve essere riferita?
Sì.
10. È opportuno utilizzare acqua molto calda?
No.
11. Un’unghia ispessita può richiedere una valutazione specifica?
Sì.
12. L’OSS può diagnosticare una micosi?
No.
13. Le calzature devono essere controllate?
Sì.
14. Bisogna favorire l’autonomia residua?
Sì.
15. In presenza di dubbio l’OSS deve procedere comunque?
No: deve sospendere in sicurezza e chiedere indicazioni.
MANI: lavare → asciugare → osservare → curare le unghie se previsto → riferire
PIEDI: controllare → acqua sicura → lavare → asciugare tra le dita → osservare → proteggere
UNGHIE: valutare il rischio → taglio diritto quando consentito → non troppo corte → limare → mai forzare
PIEDE DIABETICO: osservare ogni giorno → prevenire traumi → non intervenire su lesioni e calli → riferire subito
P.I.E.D.E.
P – Proteggere
I – Ispezionare
E – Evitare traumi
D – Detergere e asciugare
E – Escalare, cioè riferire le alterazioni
La cura di mani, piedi e unghie non ha soltanto una finalità estetica. Il candidato deve dimostrare di saper riconoscere quando una normale procedura igienica può trasformarsi in un rischio, soprattutto nel paziente diabetico, vasculopatico, anticoagulato o con ridotta sensibilità.
Il principio conclusivo è: l’OSS esegue ciò che è previsto e sicuro, osserva ciò che cambia e riferisce ciò che richiede una valutazione professionale.
Redazione OssNews24
Fonte: Nurse Times
Il rifacimento del letto occupato e libero è una delle procedure assistenziali che un candidato può incontrare durante un concorso OSS, soprattutto nelle domande della prova orale o pratica.
A prima vista può sembrare un’attività semplice. In realtà permette alla commissione di verificare contemporaneamente numerose competenze: organizzazione del lavoro, igiene, prevenzione delle infezioni, movimentazione della persona, gestione della biancheria, privacy, ergonomia e capacità di garantire sicurezza e comfort.
La disciplina nazionale dell’Operatore Socio-Sanitario è stata aggiornata dall’Accordo Stato-Regioni del 3 ottobre 2024, modificato nel dicembre dello stesso anno e recepito con DPCM 25 marzo 2025, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 142 del 21 giugno 2025. La nuova disciplina ha sostituito il precedente Accordo nazionale del 2001. Vediamo quindi come preparare questo argomento per un concorso OSS 2026.
Il letto rappresenta uno degli elementi principali dell’ambiente di vita della persona ricoverata o assistita. Per un paziente allettato, in particolare, può diventare lo spazio nel quale trascorre gran parte della giornata.
Un letto correttamente preparato deve contribuire a garantire: igiene, comfort, sicurezza, ordine e corretta assistenza della persona. Non si tratta quindi semplicemente di “cambiare le lenzuola”.
Durante il rifacimento del letto occupato, inoltre, l’OSS entra direttamente in relazione con il paziente e deve prestare attenzione alle sue condizioni, alla mobilità e agli eventuali cambiamenti osservati.
Questa è una delle possibili domande da concorso.
Letto libero – Si parla generalmente di letto libero quando il paziente non si trova nel letto durante il suo rifacimento. Può trattarsi, per esempio, di una persona che si è alzata, è seduta in poltrona o si trova temporaneamente fuori dalla stanza. Il rifacimento può quindi essere eseguito senza dover contemporaneamente mobilizzare la persona.
Letto occupato – Il letto occupato viene invece rifatto mentre la persona rimane a letto perché le sue condizioni non le consentono di alzarsi o perché l’assistenza programmata prevede di mantenerla a letto. È una procedura più complessa perché richiede contemporaneamente: gestione della biancheria + movimentazione + sicurezza + privacy + comfort del paziente.
Le denominazioni e alcuni dettagli tecnici possono variare tra strutture e procedure aziendali. In sede di concorso è quindi importante conoscere soprattutto i principi assistenziali e seguire eventuali procedure indicate nel bando.
Uno degli errori più comuni consiste nell’iniziare immediatamente a togliere le lenzuola. Prima bisogna organizzare l’attività.
L’OSS verifica le indicazioni assistenziali, valuta ciò che può fare la persona e prepara tutto il materiale necessario. Nel caso del letto occupato è particolarmente importante conoscere eventuali limitazioni alla mobilizzazione.
Un paziente potrebbe, per esempio, presentare:
In presenza di condizioni che rendono incerta o rischiosa la movimentazione, l’OSS deve attenersi alla pianificazione e coinvolgere il professionista di riferimento.
Il materiale può cambiare in base alla struttura e alla tipologia di letto. Generalmente può comprendere: lenzuola pulite, federa, traversa o altri presidi previsti, coperta o copriletto quando utilizzati, contenitore per la biancheria sporca ed eventuali DPI sulla base della valutazione del rischio.
La regola importante da ricordare al concorso è: preparare prima tutto il materiale necessario. Questo evita spostamenti inutili e, soprattutto nel letto occupato, impedisce di lasciare la persona in una condizione non sicura mentre si va a recuperare ciò che manca.
La prevenzione delle infezioni deve essere presente anche in una procedura apparentemente semplice come il rifacimento del letto.
L’Istituto Superiore di Sanità continua nel 2026 a indicare l’igiene delle mani come una delle pratiche fondamentali nella prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza e ha esteso specificamente agli OSS il proprio corso nazionale di formazione sul tema.
L’OSS applica quindi l’igiene delle mani nei momenti previsti e utilizza eventuali DPI in relazione alla procedura, alla contaminazione della biancheria e alle precauzioni previste per il paziente.
Questo punto è molto importante e può diventare una domanda specifica. La biancheria utilizzata non deve essere agitata inutilmente.
Le indicazioni internazionali per il controllo delle infezioni raccomandano di manipolare la biancheria sporca con il minimo movimento necessario, evitando di scuoterla e mantenendola lontana dalla divisa e dal corpo dell’operatore. Deve essere collocata direttamente nel contenitore o sacco previsto dalla struttura.
Quindi, alla domanda: “È corretto scuotere energicamente il lenzuolo prima di inserirlo nel sacco?” La risposta è: No. La biancheria sporca deve essere manipolata il meno possibile.
Un altro comportamento da evitare consiste nel rimuovere le lenzuola dal letto e depositarle temporaneamente a terra. La biancheria deve essere collocata direttamente nel sistema di raccolta previsto.
Ugualmente bisogna evitare di poggiarla su comodini, sedie o altre superfici pulite. L’obiettivo è impedire contaminazioni inutili dell’ambiente.
Vediamo lo schema generale.
1. Preparare l’ambiente – L’OSS prepara il materiale e verifica che il letto sia stabile e sicuro. Quando possibile e previsto, regola l’altezza del letto per lavorare in una posizione ergonomicamente adeguata.
2. Effettuare l’igiene delle mani – Si applicano le procedure previste per l’igiene delle mani e, quando indicato, i DPI necessari.
3. Rimuovere la biancheria – La biancheria viene rimossa senza scuoterla e ripiegata verso l’interno in modo da contenere la parte contaminata, secondo la procedura della struttura. Viene quindi inserita direttamente nell’apposito contenitore.
4. Controllare il letto – Si verifica che materasso e struttura siano nelle condizioni previste. Eventuali problemi, contaminazioni o danneggiamenti devono essere gestiti secondo le procedure aziendali.
5. Posizionare la biancheria pulita – La biancheria pulita deve essere manipolata evitando di contaminarla. Il lenzuolo viene posizionato correttamente e ben disteso.
6. Eliminare pieghe e accumuli – Una superficie uniforme contribuisce al comfort del paziente e limita attrito e punti di pressione non necessari.
7. Completare il letto – Si collocano gli altri elementi previsti dalla struttura: federa, coperta, copriletto o altri presidi.
8. Sistemare il letto – Il letto viene lasciato in condizioni di ordine e sicurezza, pronto ad accogliere la persona.
Nel letto occupato entra in gioco un elemento fondamentale: il paziente deve rimanere sempre al centro della procedura.
L’obiettivo non è cambiare velocemente le lenzuola. Bisogna farlo senza provocare cadute, dolore, trazioni su dispositivi o spostamenti pericolosi. Prima di iniziare l’OSS informa la persona, ne ricerca la collaborazione e garantisce la privacy.
La tecnica concreta deve essere adattata alla persona e alla procedura aziendale. Uno schema generale utile per il concorso può essere il seguente.
1. Informare il paziente – L’OSS spiega cosa sta per fare e come dovrà collaborare, se è in grado di farlo.
2. Garantire privacy e sicurezza – Si protegge il pudore della persona e si verifica che il letto sia stabile.
3. Valutare la necessità di aiuto – Una persona totalmente dipendente, pesante, dolorante o con specifiche limitazioni potrebbe richiedere l’intervento di un secondo operatore o l’utilizzo di ausili.
Non bisogna affrontare una movimentazione rischiosa solo per dimostrare di saper lavorare autonomamente. L’INAIL evidenzia che il rischio da movimentazione manuale delle persone può essere ridotto anche mediante ausili come teli ad alto scorrimento, tavole di trasferimento, cinture ergonomiche e sollevatori, oltre all’impiego di letti di degenza adeguati.
Quando le condizioni lo consentono e secondo la tecnica prevista, il paziente viene accompagnato verso un lato del letto. La movimentazione deve rispettare le condizioni dell’assistito. Non si devono esercitare trazioni inappropriate su braccia, spalle o dispositivi.
La parte di lenzuolo liberata viene arrotolata o raccolta verso il centro del letto, mantenendo la superficie contaminata contenuta.
Sul lato libero viene posizionata la parte pulita della nuova biancheria, anch’essa raccolta temporaneamente verso il centro secondo la tecnica utilizzata.
La persona viene accompagnata con attenzione sopra la porzione pulita già predisposta. A questo punto diventa possibile rimuovere la restante biancheria sporca.
La biancheria pulita viene distesa completamente e sistemata. Il candidato dovrebbe ricordare un punto essenziale: non lasciare pieghe o materiali accumulati sotto il paziente.
Terminato il rifacimento, il paziente viene riportato nella posizione prevista dal piano assistenziale e dalle sue condizioni. Si verifica il comfort e la sicurezza.
Durante la movimentazione bisogna prestare particolare attenzione alla presenza di eventuali dispositivi. Un cambio di posizione eseguito senza controllo può provocare: trazione, compressione, disconnessione accidentale o spostamento di dispositivi.
L’OSS deve quindi conoscere la situazione assistenziale e operare secondo le indicazioni dell’équipe. In caso di evento imprevisto o problema deve avvisare tempestivamente il professionista responsabile.
Durante il rifacimento del letto è facile commettere un errore: lavorare a lungo con il tronco fortemente flesso.
La movimentazione manuale delle persone rappresenta un rischio riconosciuto per il sovraccarico biomeccanico degli operatori. L’INAIL include specificamente letti di degenza e ausili di movimentazione tra gli interventi destinati a ridurre questo rischio.
Per questo l’OSS deve utilizzare correttamente:
Regola da ricordare: non sacrificare la propria sicurezza per terminare più velocemente una procedura.
Le spondine non devono essere gestite in maniera automatica senza considerare condizioni della persona, organizzazione assistenziale e indicazioni previste.
Durante una procedura è essenziale evitare che il paziente possa cadere dal lato opposto rispetto a quello nel quale sta lavorando l’operatore.
La gestione concreta delle spondine deve quindi seguire valutazione, indicazioni e procedure della struttura.
Come per l’igiene, anche il rifacimento del letto è un momento di osservazione.
L’OSS può accorgersi, per esempio, che il paziente: ha dolore durante un movimento, fatica a girarsi, appare più debole del solito, presenta difficoltà respiratoria, manifesta vertigini oppure mostra alterazioni cutanee visibili durante il cambio di posizione.
L’OSS non formula diagnosi, ma riferisce i cambiamenti significativi.
Domanda: “Deve cambiare la biancheria di un paziente totalmente allettato. Come procede?”
Una possibile risposta completa: “Prima verifico il piano assistenziale e le condizioni del paziente, prestando attenzione a eventuali limitazioni alla movimentazione e alla presenza di dispositivi. Informo la persona, garantisco privacy e sicurezza e preparo tutto il materiale necessario. Effettuo l’igiene delle mani e utilizzo i DPI quando indicati.”
Poi: “Valuto se la movimentazione può essere effettuata in sicurezza e se è necessario l’aiuto di un secondo operatore o di un ausilio. Posiziono la persona sul fianco secondo la tecnica prevista, raccolgo la biancheria sporca senza scuoterla verso il centro del letto e dispongo quella pulita sul lato libero. Accompagno quindi il paziente sul lato pulito, rimuovo la restante biancheria sporca e completo il rifacimento.”
Infine: “Controllo che non rimangano pieghe o materiali sotto la persona, la sistemo nella posizione prevista, garantisco comfort e sicurezza, gestisco la biancheria sporca secondo la procedura, eseguo l’igiene delle mani e riferisco eventuali alterazioni osservate.”
È una risposta che dimostra non soltanto conoscenza tecnica, ma anche ragionamento assistenziale.
| Aspetto | Letto libero | Letto occupato |
| Paziente nel letto | No | Sì |
| Movimentazione persona | Generalmente no | Necessaria |
| Complessità | Minore | Maggiore |
| Rischio caduta | Limitato alla gestione ambiente | Particolare attenzione |
| Privacy | Sempre da rispettare | Centrale durante la procedura |
| Osservazione paziente | Limitata | Importante |
| Necessità secondo operatore | Generalmente no | Possibile/necessaria secondo condizioni |
| Ausili | In base al contesto | Spesso rilevanti nella movimentazione |
1. Scuotere le lenzuola sporche – È da evitare perché può favorire la dispersione di materiale contaminante nell’ambiente.
2. Appoggiare la biancheria sporca sul pavimento – Deve essere collocata direttamente nell’apposito contenitore.
3. Mettere le lenzuola sporche contro la propria divisa – Anche questo comportamento è da evitare.
4. Dimenticare privacy e informazione – Il paziente deve sapere cosa sta accadendo ed essere tutelato.
5. Lasciare il paziente in posizione pericolosa – Mai abbandonare una persona a rischio vicino al bordo del letto.
6. Eseguire da soli una movimentazione non sicura – Chiedere aiuto non rappresenta un’incapacità professionale: può essere la scelta più corretta.
7. Ignorare dispositivi e limitazioni – Cateteri, drenaggi, dolore e limitazioni devono essere considerati prima della movimentazione.
8. Lasciare pieghe sotto il paziente – Bisogna sistemare accuratamente la superficie del letto.
9. Dimenticare l’igiene delle mani – Il rifacimento del letto rientra a pieno titolo nel percorso di prevenzione delle infezioni.
1. Cosa distingue principalmente il letto occupato dal letto libero?
Nel letto occupato la persona rimane nel letto durante il rifacimento.
2. La biancheria sporca deve essere scossa?
No.
3. Può essere appoggiata temporaneamente sul pavimento?
No.
4. È corretto tenerla contro la propria divisa?
No.
5. Prima di rifare un letto occupato bisogna informare il paziente?
Sì.
6. Bisogna valutare le condizioni di mobilità?
Sì.
7. L’OSS deve controllare la presenza di dispositivi?
Sì.
8. Una movimentazione complessa deve sempre essere effettuata da soli?
No.
9. È possibile utilizzare ausili?
Sì, quando indicati e disponibili.
10. L’igiene delle mani è importante anche nel rifacimento del letto?
Sì.
11. Bisogna evitare pieghe sotto il paziente?
Sì.
12. La privacy deve essere rispettata nel letto occupato?
Sì.
13. L’OSS può osservare le condizioni della persona durante la procedura?
Sì.
14. Se il paziente manifesta improvvisamente dolore o difficoltà respiratoria bisogna riferirlo?
Sì, tempestivamente.
15. Le procedure possono differire tra strutture?
Sì. Devono essere rispettate le procedure e le indicazioni organizzative applicabili.
LETTO LIBERO_ preparare → mani → rimuovere → raccogliere → pulito → distendere → completare → sicurezza
LETTO OCCUPATO: informare → privacy → sicurezza → valutare → mobilizzare → sporco → pulito → riposizionare → comfort → riferire
E una formula utile: PULITO – SICURO – ASCIUTTO – SENZA PIEGHE – CONFORTEVOLE
Sono le cinque caratteristiche che il candidato dovrebbe avere in mente quando parla del letto della persona assistita.
Soprattutto durante la prova orale, il candidato dovrebbe evitare di descrivere la procedura come se la persona non esistesse. Il letto occupato richiede comunicazione continua, osservazione e attenzione alla sicurezza.
Il rifacimento può diventare contemporaneamente un’occasione per: mobilizzare correttamente, osservare la persona, favorirne la collaborazione e migliorare il comfort.
È proprio questo approccio che può fare la differenza tra una risposta puramente mnemonica e una risposta realmente professionale.
L’ISS ha aperto nel 2026 anche agli operatori socio-sanitari il corso FAD dedicato all’igiene delle mani e alla prevenzione delle infezioni in ambito assistenziale, confermando quanto questi aspetti siano centrali anche nell’attività dell’OSS.
Redazione OssNews24
Fonte: Nurse Times
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