Lecce, la truffa dei corsi di formazione per oss: in 8 a processo

La magistratura ha portato alla luce il raggiro architettato da un istituto privato con sede nel capoluogo salentino. Decine le vittime.

A distanza di anni dalla fine del corso, in tanti sono esclusi dai concorsi e dalle graduatorie a cui partecipano nella ricerca sempre più affannosa di un lavoro. E sono vittime di una truffa. Di fatto, tutti hanno tra le mani una carta che non serve a nulla, nonostante il corso sia stato profumatamente pagato, sborsando in pochi mesi circa 3mila euro.

Chi ha avuto il “coraggio” di denunciare, però, ha quantomeno consentito alla magistratura di Lecce di portare alla luce la truffa messa in piedi da un istituto privato con sede nel capoluogo salentino, che pubblicizzava su internet corsi di formazione per oss che, in teoria, si dovevano concludere con un esame finale da svolgere nella sede di Teramo dell’ente formativo, accreditato solo sulla carta con la Regione Abruzzo. In realtà, come scoperto dai finanzieri di Lecce, l’ente in questione non era mai stato autorizzato dagli uffici regionali a svolgere corsi di formazione per operatore socio-sanitario e la sede indicata per svolgere l’esame finale altro non era che un locale commerciale di 14 metri quadrati, di proprietà della Diocesi di Teramo e Atri.

A conclusione dell’indagine coordinata dalla pm della Procura di Lecce, Donatina Buffelli, sono stati rinviati a giudizio in otto: i rappresentanti legali dell’Istituto privato con sede a Lecce e Copertino che si sono succeduti nell’incarico, entrambi anche direttori didattici dell’ente formativo; un collaboratore; le due segretarie delle sedi di Lecce e Copertino; il tutor ed esaminatrice degli esami; due professori. Risiedono tra Manduria, Taranto, Maruggio, Maglie, Copertino, Roma, Lecce e Cisternino. Le accuse sono le stesse per tutti gli indagati: contraffazione di strumenti destinati a pubblica certificazione, falso materiale commesso da privato in certificati, falso materiale commesso da privato e truffa aggravata.

Le indagini sono state avviate dopo le denunce depositate da alcuni corsisti. I raggiri sarebbero stati ben studiati prima di essere attuati all’insaputa degli iscritti ai corsi formativi, smaniosi di acquisire la qualifica di oss. Il logo e i timbri della Regione Abruzzo erano falsificati e solo apparentemente rilasciati per conto della struttura formativa. Ad esempio: timbri e firme falsi sugli attestati, con le immagini dell’Unione Europea – Fondo Sociale Europeo, insieme con l’intestazione sia del ministero del Lavoro e delle politiche sociali che della Regione Abruzzo.

In calce, sempre nella prima pagina, il timbro falso con la dicitura “Settore Formazione Professionale” e l’altrettanto posticcia indicazione “si attesta che i dati riportati in questo titolo sono conformi a quelli della documentazione in atti”, oltre alla firma falsa del dirigente del Servizio Formazione e orientamento professionale della Regione Abruzzo. Nella seconda pagina era riportata l’attestazione delle ore di lezione svolte e dell’esito positivo della valutazione finale, con tanto di firma del presidente dell’ente formativo. Peraltro alcuni attestati rilasciati riportavano un codice autorizzativo della Regione Abruzzo che richiamava un altro organismo di formazione per una tipologia di corso differente.

Andando a fondo, i finanzieri hanno poi scoperto che gli aspiranti operatori socio-sanitari effettuavano la prova finale in una stanza di un hotel di Pescara, dove arrivavano in pullman dopo aver svolto i corsi direttamente da casa, e non nella sede dell’ente. Sono decine le vittime del raggiro, ma il numero è destinato a crescere. A titolo esemplificativo c’è la storia di una ragazza salentina che nel 2017, in più tranches, avrebbe sborsato circa 2.800 euro per ottenere un attestato del tutto falso. E come lei, tanti altri sono caduti nella stessa trappola.

Redazione OssNews24

Fonte: Corriere Salentino

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