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Venezia, operatori socio-sanitari sostituiscono insegnanti di sostegno nelle scuole. Migep – Stati Generali Oss e SHC chiedono chiarimenti

Di seguito la lettera che Angelo Minghetti (Federazione Migep), Gennaro Sorrentino (Stati Generali Oss) e Antonio Squarcella (SHC OSS) hanno scritto a ministro della Salute, ministro dell’Istruzione, presidente della Regione Veneto, assessore alla Sanità del Veneto e V Commissione regionale del Veneto.

La Federazione Nazionale Migep – Stati Generali Oss e il sindacato SHC OSS intendono richiamare con urgenza l’attenzione delle Istituzioni sulla vicenda riportata dagli organi di stampa relativa all’impiego di oss nelle scuole del territorio veneziano, in un contesto caratterizzato dalla carenza di insegnanti di sostegno.

Non intendiamo entrare nel merito delle ricostruzioni giornalistiche, che spetta alle istituzioni verificare, né limitarci a stabilire se un oss abbia svolto o meno attività riconducibili ad altre figure professionali. La questione che poniamo è più profonda e riguarda direttamente le scelte della politica e delle Istituzioni.

Ogni volta che il sistema attraversa una carenza organizzativa o di personale, all’oss viene chiesto di esserci. Gli vengono richieste flessibilità, capacità assistenziale, adattamento, assunzione di responsabilità e disponibilità a operare in contesti sempre più complessi. Ma una carenza di personale non può essere risolta trasferendo impropriamente funzioni e responsabilità su un’altra categoria di lavoratori.

Quando, invece, l’oss chiede il riconoscimento del proprio ruolo, la crescita professionale, una formazione continua realmente accessibile e strutturata, maggiori tutele e una chiara prospettiva professionale, le risposte diventano molto più difficili da ottenere.

È questa la contraddizione che la vicenda veneta porta nuovamente alla luce. Non riguarda soltanto un problema organizzativo. Riguarda il modello che si sta costruendo e una responsabilità politica e istituzionale che non può più essere ignorata.

Se, per garantire il funzionamento dei servizi, si ricorre all’oss, attribuendogli attività che possono oltrepassare il perimetro della propria formazione e delle proprie competenze, siamo davanti a una precisa questione politica. Non si può chiedere all’oss di rispondere ai cambiamenti del sistema lasciando immobile il sistema che dovrebbe formarlo, tutelarlo e valorizzarlo, né trasformarlo in una sorta di figura “jolly” alla quale affidare, secondo le necessità del momento, attività destinate a compensare la mancanza di altre professionalità.

Può una carenza di personale giustificare l’utilizzo di una figura professionale per svolgere compiti appartenenti ad altre professionalità? E soprattutto: chi ha deciso che l’OSS possa essere utilizzato in questo modo?

La tutela degli alunni con disabilità rende la questione ancora più delicata. Il diritto all’inclusione scolastica non può essere garantito attraverso soluzioni emergenziali che rischiano di confondere l’assistenza alla persona con il sostegno educativo e didattico.

Qualora venisse confermato che agli oss vengono attribuite, anche di fatto, funzioni proprie dei docenti di sostegno o comunque attività estranee al loro profilo, chiediamo che tale utilizzo venga immediatamente interrotto e che siano ripristinate condizioni rispettose delle competenze e delle responsabilità dei lavoratori coinvolti, oltre che dei diritti degli alunni e delle loro famiglie.

Se agli oss vengono richieste attività ulteriori o differenti rispetto a quelle proprie, occorre sapere sulla base di quale norma, di quale provvedimento, di quale percorso formativo e sotto quale responsabilità ciò avvenga. Il bisogno del sistema non può modificare, di fatto e senza una scelta normativa trasparente, competenze e responsabilità professionali.

Ancora più grave sarebbe utilizzare personale non specificamente formato per determinate funzioni semplicemente perché disponibile all’interno del servizio. La carenza di una professionalità non abilita automaticamente un’altra professionalità a sostituirla.

Se questo principio viene meno, il rischio è quello di costruire un sistema nel quale le competenze non vengono più definite dalla formazione e dalle norme, ma dalle necessità contingenti delle amministrazioni. Ed è un precedente che riteniamo estremamente pericoloso.

Per queste ragioni, la Federazione Nazionale Migep – Stati Generali Oss e il sindacato SHC OSS chiedono un intervento immediato volto ad accertare quanto sta realmente avvenendo negli istituti scolastici interessati e, in particolare, di chiarire quali attività vengano concretamente richieste agli operatori socio-sanitari, sulla base di quali disposizioni, con quale formazione e sotto quale responsabilità gli operatori siano chiamati ad agire.

Chiediamo inoltre quali iniziative il ministero della Salute, il ministero dell’Istruzione e del merito e la Regione Veneto intendano adottare per impedire che le carenze di personale determinino una sovrapposizione impropria tra professioni differenti. Ma poniamo soprattutto una domanda politica: le Istituzioni chiamate in causa ritengono legittimo utilizzare loss per compensare la carenza di personale appartenente ad altre professioni?

Su questo chiediamo una risposta chiara. Perché non si può lasciare che siano le necessità organizzative a ridefinire silenziosamente una professione, né utilizzare l’oss dove manca personale e poi negargli un vero percorso di formazione continua, una chiara evoluzione professionale e un riconoscimento coerente con le responsabilità che, nei fatti, gli vengono richieste.

Non può essere il vuoto della politica a determinare l’allargamento delle competenze degli oss. Se le Istituzioni ritengono che il ruolo dell’operatore socio-sanitario debba evolvere, abbiano il coraggio di dirlo, di regolamentarlo, di formarlo e di riconoscerlo. Se invece il suo profilo rimane quello definito dall’attuale ordinamento, deve essere impedito che le carenze del sistema trasformino l’oss in un sostituto improprio di altre professionalità.

Non è accettabile utilizzare prima una professione oltre i suoi confini e discutere soltanto dopo delle conseguenze. Chiediamo pertanto al ministero della Salute, al ministero dell’Istruzione e del merito e alla Regione Veneto una risposta politico-istituzionale precisa sulle modalità di utilizzo degli Operatori Socio Sanitari nelle scuole e sui confini delle attività loro richieste.

Perché questa vicenda non riguarda soltanto gli oss. Riguarda il principio secondo cui ogni professionista deve essere utilizzato per ciò per cui è formato, qualificato e chiamato a rispondere. Su questo principio riteniamo che le Istituzioni chiamate in causa non possano rimanere in silenzio.

Redazione OssNews24

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