“Il paradosso dell’oss moderno: più responsabilità, stipendi fermi e un sistema che inizia a scricchiolare”
Riceviamo e pubblichiamo una nota a firma di Angelo Minghetti (Federazione Migep).
Con l’avvio della nuova formazione, le Regioni saranno chiamate a tradurre nei propri sistemi formativi un percorso che amplia e aggiorna la preparazione dell’Operatore Socio Sanitario. E insieme alla formazione si apre inevitabilmente il tema delle nuove competenze, delle responsabilità e del ruolo che l’OSS dovrà assumere nella nuova organizzazione dell’assistenza.
È da qui che bisogna partire. Perché mentre si chiede all’OSS di formarsi maggiormente, di acquisire nuove competenze e di confrontarsi con bisogni assistenziali sempre più complessi, continua a mancare un adeguato riconoscimento della professione.
Ed è qui che emerge la prima grande contraddizione: le competenze evolvono, ma i contratti non prevedono un corrispondente percorso di evoluzione economica e professionale legato alle nuove responsabilità.
L’OSS rischia così di trovarsi con più formazione, maggiori competenze e maggiori responsabilità, ma con retribuzioni ferme al palo e senza che sia definito con altrettanta chiarezza il quadro delle responsabilità e delle relative tutele giuridiche.
La domanda fondamentale, allora, non è più soltanto che cosa potrà fare l’OSS, ma quanto verrà riconosciuto ciò che sarà chiamato a fare. Se aumentano competenze e responsabilità, perché dovrebbero restare fermi l’inquadramento, la carriera e il riconoscimento economico? E quali tutele giuridiche accompagneranno concretamente queste nuove responsabilità?
Il rischio è quello di costruire un OSS più qualificato e più responsabilizzato, ma economicamente e giuridicamente ancora fermo al punto di partenza.
È questo il primo grande paradosso dell’OSS moderno. Ed è dentro questa trasformazione che arriva un secondo elemento destinato a modificare ulteriormente gli equilibri del sistema: l’Assistente Infermiere.
A questo punto la domanda diventa ancora più complessa: che cosa cambierà davvero per l’OSS nei prossimi mesi e nei prossimi anni? E quale rapporto verrà costruito tra l’OSS che evolve e la nuova figura dell’Assistente Infermiere?
OSS e Assistente Infermiere: due evoluzioni che devono trovare un equilibrio
Da una parte evolve la formazione dell’OSS. Dall’altra entra nel sistema l’Assistente Infermiere, una figura destinata ad acquisire ulteriori competenze nell’ambito dell’assistenza e a operare in rapporto con la professione infermieristica.
È proprio nell’incontro tra questi due percorsi che si apre uno dei problemi più importanti dei prossimi anni. Se all’OSS vengono attribuite nuove competenze e maggiori responsabilità e, contemporaneamente, entra nei servizi l’Assistente Infermiere con un ulteriore livello formativo, sarà necessario stabilire con estrema chiarezza che cosa distingue le due figure, quali attività competono a ciascuna, quali responsabilità ne derivano e quale riconoscimento giuridico, contrattuale ed economico deve accompagnare le rispettive competenze.
Il rischio, infatti, non è soltanto quello della sovrapposizione. Il rischio è costruire due percorsi di evoluzione senza definire contemporaneamente una vera prospettiva di crescita, responsabilità e tutele.
Ed è qui che il sistema comincia a scricchiolare. Molti giovani guardano con interesse all’Assistente Infermiere. Molti OSS vedono nella nuova figura una possibilità di crescita, di acquisizione di ulteriori competenze e di superamento di vecchi confini professionali.
Ma la vera prova inizierà quando questi lavoratori entreranno nei servizi. È lì che l’aspettativa incontrerà la realtà: turni pesanti, carichi crescenti, carenza di personale, maggiori responsabilità, tutele da consolidare e riconoscimenti economici che rischiano di non essere proporzionati alle competenze richieste.
Per questo il problema non è acquisire nuove competenze. Il problema è riconoscerle. Se cambia il lavoro dell’OSS, deve cambiare anche il modo in cui il sistema riconosce l’OSS. E se nasce una nuova figura come l’Assistente Infermiere, occorre definire quale posto dovrà occupare nell’organizzazione dell’assistenza e quale rapporto dovrà avere con l’OSS e con l’infermiere.
Altrimenti rischiamo di avere due figure che evolvono sul piano formativo e operativo dentro un sistema che non evolve con la stessa velocità. Il problema è anche politico: manca una visione complessiva. È qui che la questione diventa politica. Negli ultimi anni il sistema sanitario e sociosanitario è stato attraversato da riforme, nuovi modelli territoriali, revisione dei percorsi formativi, nuove figure e nuove attribuzioni di competenze. Ma ciò che continua a mancare è una visione complessiva dell’architettura assistenziale.
Si modifica l’OSS. Si introduce l’Assistente Infermiere. Si ridefiniscono competenze e rapporti professionali. Ma restano aperti i grandi problemi strutturali: carenza di personale, organizzazione del lavoro, responsabilità, salari, percorsi di carriera, tutele e rappresentanza. È una politica che procede troppo spesso per frammenti, mentre l’assistenza avrebbe bisogno di una strategia complessiva.
E quando manca una strategia, il rischio è che siano i lavoratori a pagare le contraddizioni del sistema. L’Assistente Infermiere non può diventare semplicemente uno strumento per affrontare la carenza infermieristica, così come l’OSS non può continuare a essere utilizzato come risposta flessibile a ogni vuoto organizzativo.
Perché se l’obiettivo diventa soltanto spostare attività e responsabilità lungo la catena assistenziale senza ridisegnare contemporaneamente riconoscimenti, carriere e tutele, non stiamo costruendo nuove opportunità professionali: stiamo redistribuendo la carenza e le responsabilità.
Questa è la crepa che rischia di allargarsi nel sistema. Quale modello assistenziale stiamo costruendo? A questo punto non basta più chiedersi che cosa potrà fare l’Assistente Infermiere.
Bisogna chiedersi innanzitutto che cosa diventerà l’OSS. E subito dopo: quale rapporto verrà costruito tra OSS, Assistente Infermiere e infermiere?
La vera questione non è stabilire quale figura debba prevalere sull’altra. La questione è come dovranno essere definiti ruoli, competenze, responsabilità e percorsi di crescita dell’OSS e dell’Assistente Infermiere all’interno di un modello assistenziale che garantisca chiarezza organizzativa e sicurezza.
Nei prossimi anni questo diventerà inevitabilmente uno dei terreni più delicati di confronto.
La riorganizzazione potrà modificare competenze, attribuzioni, supervisione e rapporti organizzativi. Se però verrà costruita senza un reale coinvolgimento degli OSS e di chi li rappresenta, il rischio sarà quello di consolidare una struttura nella quale la professione infermieristica possa rafforzare ulteriormente la propria centralità organizzativa, mentre OSS e Assistente Infermiere resterebbero prevalentemente collocati nella dimensione esecutiva.
Non serve una guerra tra professionisti. Serve evitare che l’innovazione di alcuni venga costruita sulla debolezza contrattuale di altri.
Infermiere, Assistente Infermiere e OSS hanno ruoli differenti e responsabilità differenti. Ma nessuna riforma potrà funzionare se il sistema valorizzerà una parte dell’assistenza lasciandone un’altra senza una prospettiva altrettanto chiara.
E soprattutto bisognerà evitare che l’assenza di confini sufficientemente definiti produca nei servizi sovrapposizioni di competenze, trasferimenti impropri di responsabilità e conflitti tra lavoratori che dovrebbero invece collaborare all’interno di un modello organizzativo chiaro.
Una professione indispensabile non può restare invisibile
Si parla di territorio, domiciliarità, Case di Comunità, RSA, ospedali, cronicità, non autosufficienza e nuovi modelli assistenziali.
L’OSS è presente praticamente ovunque. Eppure, quando il confronto si sposta su carriera, riconoscimento economico, responsabilità, tutele e rappresentanza, troppo spesso l’OSS torna invisibile.
Questa contraddizione non può durare all’infinito. Una categoria non può essere considerata indispensabile quando bisogna garantire i servizi e diventare marginale quando bisogna decidere quanto vale, come deve crescere e quale ruolo deve avere nel sistema.
Oggi questa contraddizione diventa ancora più evidente perché stanno avvenendo contemporaneamente due trasformazioni: cambia la formazione dell’OSS ed entra nel sistema l’Assistente Infermiere. Eppure l’architettura contrattuale rischia di restare ferma.
È questo il punto politico che non può essere eluso: non è sostenibile far evolvere competenze e responsabilità lasciando al palo salari, carriera, riconoscimento e tutele.
Se a queste trasformazioni non corrisponderà una vera evoluzione del sistema, il rischio sarà quello di avere OSS e Assistenti Infermieri a metà del guado: competenze diverse e crescenti, maggiori responsabilità, ma dentro un sistema contrattuale e organizzativo che continua a muoversi molto più lentamente della realtà.
La vera partita comincia adesso
La questione dei prossimi anni non sarà quindi soltanto stabilire chi può fare cosa.
La vera partita sarà stabilire quanto valgono le competenze, quali responsabilità comportano, quali tutele devono accompagnarle, come dovranno essere definiti i percorsi di crescita dell’OSS e dell’Assistente Infermiere e quale spazio di rappresentanza deve essere riconosciuto a chi quelle competenze le esercita ogni giorno.
Non avrebbe senso costruire nuovi livelli formativi senza costruire contemporaneamente nuovi livelli di riconoscimento professionale ed economico. La politica potrà rinviare ancora queste domande, ma il sistema assistenziale difficilmente potrà farlo. La carenza di personale, l’aumento dei bisogni assistenziali, i carichi di lavoro, l’evoluzione delle competenze dell’OSS e l’introduzione dell’Assistente Infermiere renderanno sempre più evidente una contraddizione che non potrà essere ignorata.
Ed è qui che anche la categoria OSS dovrà fare una scelta. Continuare a subire trasformazioni pensate e decise da altri oppure organizzarsi per partecipare ai luoghi nei quali quelle trasformazioni vengono decise.
È su questo terreno che SHC e Federazione MIGEP – Stati Generali OSS intendono costruire una rappresentanza capace di portare gli OSS dentro il confronto sul futuro dell’assistenza.
Non contro gli infermieri. Non contro l’Assistente Infermiere. Ma contro un modello nel quale l’OSS e l AI vengono ricordati quando manca personale e dimenticato quando si distribuiscono riconoscimenti, risorse e possibilità di crescita.
Il principio deve essere semplice: Più competenze devono significare più riconoscimento. Più responsabilità devono significare più tutele. Più formazione deve significare una vera prospettiva di carriera.
Altrimenti non sarà evoluzione professionale. Sarà soltanto una redistribuzione delle responsabilità senza una redistribuzione del valore.
Ed è questo il vero paradosso dell’OSS moderno. Una professione che sta cambiando nella formazione, nelle competenze e nelle responsabilità, chiamata ogni giorno a sostenere il sistema, ma che ancora deve conquistare pienamente il proprio posto nel sistema.
La scelta, adesso, riguarda anche noi: restare spettatori di un cambiamento deciso da altri oppure diventare attori e protagonisti del nostro futuro, trasformando OSS e Assistente Infermiere da semplici anelli esecutivi in pilastri riconosciuti dell’assistenza e della salute pubblica.
Redazione OssNews24
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