Oss con titolo estero: sarà più facile assumerli in Italia
La Legge 25 giugno 2026, n. 112, che converte il Decreto legge 30 aprile 2026, n. 62 (Decreto Lavoro 2026), interviene sulle norme che regolano il lavoro di persone con qualifica professionale sanitaria conseguita all’estero, rendendo di fatto più facile e veloce assumere operatori socio-sanitari (oss) formati fuori dall’Italia. Merito di una modifica al testo originale del decreto, introdotta da un emendamento della deputata leghista Silvana Comaroli (foto), frutto anche della collaborazione con Uneba.
All’articolo 16 septies sub b la nuova legge prevede quanto segue: “Per coloro che intendono esercitare l’attività di operatore di interesse sanitario (…) entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, con intesa da adottare in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, sono definiti i parametri formativi minimi che le qualifiche professionali conseguite all’estero devono soddisfare”.
E ancora: “L’assunzione degli operatori di interesse sanitario (…) avviene previa verifica, da parte delle strutture di cui al comma 1 (strutture sociosanitarie, ndr), della sussistenza delle condizioni di idoneità delle qualifiche professionali conseguite all’estero previste dall’intesa (…)”
“Per il riconoscimento dei titoli, cioè dell’equipollenza di un titolo di studio straniero a quello italiano di oss – spiega Comaroli –, non bisognerà più seguire l’iter attuale, che per il riconoscimento dei titoli richiedeva anche due o tre anni. Il ministero della Salute, in accordo con le Regioni, emanerà delle linee guida indicando dei requisiti. In base a questi requisiti, che comprendono anche la conoscenza della lingua italiana, le strutture potranno assumere immediatamente l’operatore, anche se comunque andrà avanti l’iter del riconoscimento del titolo. Spero che le linee guida siano approvate entro l’estate, ma comunque lo saranno sicuramente entro settembre”.
Sempre Comaroli: “Due sono stati gli ostacoli da affrontare: relativamente al riconoscimento dei titolo e relativamente ai flussi di ingresso per lavoratori stranieri. Attraverso una serie di interlocuzioni con il ministero della Salute, con il ministero dell’Economia e delle finanze e con la Conferenza Stato-Regioni abbiamo trovato la formulazione giusta per risolvere i problemi”.
Secondo la deputata leghista, rendere più agevole l’assunzione di oss che hanno ottenuto la qualifica all’estero è fondamentale per le strutture sociosanitarie, ma è anche un beneficio per gli anziani fragili e per i loro famigliari: “Senza la presenza del personale formato all’estero, c’è il rischio della chiusura di interi reparti di Rsa. Già i posti letto per gli anziani in Italia sono pochi. Se poi si chiudesse un reparto perché non si riesce a garantire il minutaggio necessario di personale, si lascerebbero molti anziani senza assistenza”.
Redazione OssNews24
Fonte: Nurse Times
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