“Carissimo Direttore di NurseTimes, la ringrazio a nome di tanti oss perché date voce a noi operatori socio sanitari. Noi siamo considerati da alcuni, lavoratori di serie B, come se fossimo meno importanti di altre professioni.
Lavoro in una RSA di una grande città, a 20 chilometri e mi sposto in auto. Il nostro è un lavoro duro che si sviluppa in tre turni. All’inizio ho accettato perché le prospettive erano buone.
Ho iniziato a lavorare con un turno spezzato: tre ore la mattina dalle 7 alle 10 poi due ore di pausa e dalle ore 12 alle 14. Per poi continuare nel pomeriggio: dalle 17 alle ore 20.
Un turno che richiede totale dedizione, non potendo programmare nessuna vita privata, solo casa lavoro e viceversa.
Una RSA con pazienti, per la maggior parte, non autosufficienti con tutte le problematiche assistenziali che ne conseguono.
Ho visto colleghi licenziarsi perché non reggevano questi ritmi di lavoro, a limite dell’umano.
Io devo lavorare per mantenere la mia famiglia, ho un mutuo a carico e due bambini, il mio stipendio si aggira intorno ai 1300/1400 euro.
A volte penso di cambiare lavoro e dedicarmi ad altro, ma poi guardo i miei figli e vado avanti.
Faccio fatica ad andare avanti, ma questa è l’Italia. Sento e leggo sui social tanti infermieri che si lamentano dei loro stipendi da fame, e devo dire che hanno ragione anche loro.
La sanità in Italia non è riconosciuta per il suo valore sociale. Noi operatori della sanità meritiamo di più. E non solo parole o pacche sulla schiena”.
Redazione Nurse Times
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