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Freedom: gli OSS devono diventare leggenda

Questo pensiero nasce per essere letto lentamente e compreso fino in fondo. Non è uno slogan, non è una mozione di circostanza, non è una rivendicazione episodica. È una riflessione forte, necessaria e non più rinviabile.

Il 2026 non può essere un altro anno di attesa. Non può essere l’ennesimo ciclo di promesse, tavoli tecnici, riforme parziali e riconoscimenti condizionati. Il 2026 deve essere l’anno del cambiamento reale.

Gli Operatori Socio Sanitari hanno vissuto per troppo tempo sotto una subordinazione che non è solo contrattuale o normativa, ma profondamente culturale: una subordinazione che ha imposto silenzio, adattamento e accettazione.

Una subordinazione che ha fatto credere che il riconoscimento potesse arrivare solo attraverso strutture ordinistiche nate per altre professioni, con altri interessi e altre priorità. Questo modello è arrivato al limite, ed è necessario dirlo con chiarezza.

Stare sotto gli emblemi della FNOPI non ha prodotto emancipazione per gli OSS. produce dipendenza. Ha prodotto rappresentanza indiretta. Ha prodotto una narrazione in cui queste figure vengono definite sempre in relazione a qualcun altro, mai per ciò che sono realmente.

La libertà professionale non nasce dalla subordinazione: nasce dall’autodeterminazione.

FREEDOM non è uno slogan. È il nome politico di una presa di coscienza.
La consapevolezza che nessuna professione cresce se rimane ospite permanente nelle strutture ordinistiche altrui. È la constatazione che il rispetto non si ottiene per concessione, ma per affermazione.

Gli OSS sostengono quotidianamente il sistema sanitari e socio sanitario: nei reparti, nei servizi territoriali, nell’assistenza domiciliare, nelle emergenze silenziose. Lo fanno spesso senza tutele adeguate, senza rappresentanza diretta, senza voce nei luoghi decisionali vive in una paura notevole di perdere il posto di lavoro.

Chi sostiene il sistema ha diritto a rappresentare se stesso.

Per questo, il nodo centrale non è una riforma parziale né un riconoscimento tecnico.
Il nodo centrale è politico. Gli OSS e la nuova figura degli Assistenti Infermieri che dovrà nascere entro il 2027 devono avere un proprio ordine e una propria associazione professionale. Non subordinata. Non derivata o assorbita.

In questo percorso, il MIGEP svolge un ruolo fondamentale come federazione delle professioni sanitarie e socio-sanitarie, promuove il riconoscimento dei diritti degli OSS agisce come piattaforma politica per fare pressione sulle istituzioni affinché questo cambiamento diventi realtà.

Un soggetto ordinistico o associativo proprio significa identità, visione e capacità di proposta. Significa partecipare ai processi decisionali come pari, non come appendice. Significa rompere definitivamente la logica della dipendenza strutturale.

Continuare a restare sotto strutture ordinistiche che non nascono per rappresentare queste figure significa accettare una libertà condizionata. E una libertà condizionata non è libertà.

La FNOPI non rappresenta gli OSS. Non rappresenta il volere di oltre trecentomila operatori socio sanitari. Non rappresenta la nuova figura dell’Assistente Infermiere. Continuare a delegare significa rinunciare alla propria autonomia professionale.

La lotta che si apre non è contro qualcuno. È per qualcosa, per una sanità più onesta, che riconosca chi la sostiene realmente. È per una rappresentanza che non parli al posto degli OSS, ma con la loro voce.

Il cambiamento non arriverà dall’alto se dal basso si continua ad attendere. La storia insegna che le svolte avvengono quando qualcuno rompe l’inerzia. Quando una categoria smette di chiedere permesso. Quando una parola diventa scelta.

Una delle tante pietre ricevute negli anni oggi ha un nome: si chiama FREEDOM. Non è stata restituita. È stata trasformata.

Negli Stati Uniti, quindicimila infermieri sono scesi in sciopero, segnando una svolta storica: hanno rivendicato salari dignitosi, sicurezza, rapporti sostenibili con i pazienti, protocolli contro la violenza e libertà professionale. Quella mobilitazione dimostra una cosa semplice: quando una categoria prende coscienza della propria forza, il sistema è costretto ad ascoltare.

  • Cosa accadrebbe se anche solo una parte dei trecentomila OSS italiani decidesse di alzare la voce?
  • Cosa accadrebbe se FREEDOM risuonasse da reparto a reparto, da struttura a struttura, da territorio a territorio?
  • Cosa accadrebbe se una categoria numerosa, oggi ancora legata a vecchi schemi e culturali, scegliesse finalmente di credere nel proprio valore?

Il 2026 deve segnare questo passaggio: dalla subordinazione all’autodeterminazione, dall’attesa alla lotta, dal silenzio alla libertà.

Questo documento non chiude una fase. La apre. E questa volta non si torna indietro.

Lo staff MIGEP

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