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Sanità pubblica, personale ministeriale e contratti flessibili: l’intervista di Schillaci solleva più dubbi che certezze

Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha recentemente rilasciato un’intervista che ha acceso il dibattito sul futuro del personale sanitario. Inizialmente, aveva annunciato l’intenzione di “togliere dal perimetro della pubblica amministrazione” il personale del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), salvo poi correggere il tiro: il personale passerà sotto la diretta gestione del Ministero della Salute, ma il contratto rimarrà pubblico.

Il nodo centrale dalle affermazione del ministro sembra essere la “rigidità” della pubblica amministrazione, che secondo il ministro ostacolerebbe l’efficienza nella gestione del personale. Ma la domanda è lecita: se il problema è la lentezza e la complessità del meccanismo contrattuale, spostare il personale sotto il ministero risolverà davvero la questione? O si rischia solo di spostare il problema da una scrivania all’altra?

La vera soluzione non sarebbe forse una sburocratizzazione profonda del sistema di contrattazione, che permetta di riconoscere merito, competenze e necessità in tempi certi e con strumenti adeguati?

Schillaci parla di contratti e orari “più flessibili”, ma nella storia recente italiana questa parola è spesso stata sinonimo di privatizzazione e, quindi, di precarizzazione. Il rischio è concreto: nel Conto annuale MEF 2023 emerge che oltre il 70% delle nuove assunzioni nel SSN riguarda personale che già lavorava all’interno del sistema, ma in condizioni di precarietà. In altre parole, si stabilizzano precari, ma si continua ad alimentare un sistema che produce instabilità.

Un altro punto poco chiaro è se il personale che passerà sotto il ministero includerà anche gli Operatori Socio-Sanitari (OSS). Figure fondamentali, spesso invisibili, che operano con dedizione e professionalità in ogni angolo del SSN. Che siano neoassunti, precari o veterani, gli OSS continuano a lavorare in silenzio, senza clamore, ma con un impatto enorme sulla qualità dell’assistenza.

Riflessione finale

Ancora una volta, sembra di assistere al solito copione: invece di affrontare il problema alla radice, se ne crea uno nuovo. Si parla di riforme, ma si dimentica il riconoscimento concreto. Quello che servirebbe davvero per gli OSS e per tutti i professionisti sanitari è un aumento salariale in linea con gli standard europei. Non si chiede la luna, ma un giusto riconoscimento. Anche se la burocrazia è lunga, anche se le riforme sono complesse, la Costituzione parla chiaro: la sanità è pubblica, e deve restare tale.
Il futuro del SSN non può essere costruito sulla precarietà mascherata da flessibilità. Serve visione e consapevolezza anche da parte della categoria.

Ed è proprio per questo che desidero rivolgere alcune domande agli Oss italiani:
Cosa pensate delle affermazioni del Ministro; sarebbe vantaggioso fare uscire il personale della sanità dalla p.a.?

È una mossa che creerà più rapidità burocratica o più precarietà?

L’ Oss sarà incluso o lasciato a se stesso visto che non è inquadrato come operatore sanitario per legge?

Il problema della sanità è la flessibilità dei contratti o altro?

Cosa vorrebbe l’oss nell’ immediato che possa migliorare la sanità?

Il vostro parere è necessario per costruire la coscienza comune della nostra professione. Scrivete sui nostri social:
Sanità pubblica, personale ministeriale e contratti flessibili: l’intervista di Schillaci solleva più dubbi che certezze

Gennaro Sorrentino Stati Generali dell’Oss

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Francesco Greco

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