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“Gli oss non fanno rumore: troppo lontani dalla realtà”

Riceviamo e pubblichiamo una nota di Fondazione Migep, sindacato SHC e Stati Generali Oss.

Si chiude il 2025, un anno complesso, segnato da tensioni istituzionali, da profonde trasformazioni nel sistema assistenziale e dal riemergere di vecchie logiche che pensavamo superate. Non vorremmo concludere questo anno senza proporre una riflessione critica e politica necessaria, forse inevitabile sul ruolo degli Operatori Socio-Sanitari (OSS) e sul futuro di questa professione.

Si tratta di una riflessione profonda, che coinvolge da vicino migliaia di Operatori Socio-Sanitari. Sempre più spesso, infatti, assistiamo a un clima di frustrazione, di critiche continue e di lamentele che finiscono per consumare gli OSS dall’interno. Un clima che, spesso senza rendersene conto, alimenta proprio quelle vecchie logiche che da anni frenano la crescita reale della professione e che continuano a produrre ricadute negative nelle istituzioni e nel mondo infermieristico.

Il rischio è quello di cadere nella trappola di un sistema costruito su equilibri di potere fragili e opachi, in cui tutto appare negoziabile e ogni ruolo sembra poter essere barattato secondo convenienze esterne, anziché in base al reale valore delle competenze. In questo contesto, gli OSS finiscono per diventare l’anello più debole. Non certo perché manchino merito o professionalità, ma perché manca una visione collettiva e una consapevolezza pienamente politica del proprio ruolo.

Gli ultimi eventi legati alla mancata applicazione della tassazione agevolata al 5% per gli OSS non possono lasciarci indifferenti. Il diritto non può essere discrezionale né selettivo: deve valere per tutte le professioni, senza eccezioni e senza interpretazioni opportunistiche. Eppure, ci troviamo di fronte all’ennesimo schiaffo a una categoria fondamentale del sistema assistenziale, e al tempo stesso a un duro colpo alla credibilità della politica, che ancora una volta dimostra incoerenze e fragilità nel riconoscere il valore reale degli Operatori Socio-Sanitari.

E quando affrontiamo il tema dell’Assistente Infermiere, riemerge puntualmente un problema che conosciamo da oltre venticinque anni: l’intreccio tra potere politico e gli interessi degli ordini professionali infermieristici. È un copione già visto, che nel tempo ha penalizzato figure come gli infermieri generici, le puericultrici e i massoterapisti, compromettendone non solo il percorso di crescita professionale, ma anche la loro dignità.

Oggi assistiamo a un modello politico che continua a rivolgere lo sguardo quasi esclusivamente alle professioni intellettuali, ancorato a schemi precostituiti e incapace di riconoscere il valore delle realtà operative che ogni giorno garantiscono la tenuta del sistema assistenziale. Gli OSS devono essere finalmente liberati dal monopolio dell’ordine infermieristico. È necessario restituire loro autonomia, riconoscimento e una cornice normativa chiara, fondata sulle competenze reali e non su logiche corporative degli infermieri.

Qui serve trasparenza. Serve etica. Serve una professione capace di assumersi responsabilità e di mettere al centro gli interessi del proprio ruolo e dei cittadini, non gli equilibri di potere. È tempo di restituire alla professione OSS e all’intero sistema assistenziale una politica pulita, lungimirante e finalmente all’altezza delle sfide del Paese.

Nell’evento di Risk Management di novembre è emerso con chiarezza che l’OSS non può più rimanere indifferente di fronte all’intreccio politico e al monopolio esercitato dalla FNOPI, che continua a considerare l’OSS come un “terreno di manovra”, da modellare secondo le proprie convenienze e da utilizzare come merce di scambio sul tema delle competenze.

Questa visione riduttiva e strumentale tradisce il valore reale degli Operatori Socio-Sanitari e ignora il ruolo centrale che essi svolgono ogni giorno nei percorsi assistenziali. Non è più accettabile. L’OSS non è una riserva funzionale da cui attingere quando serve e da sacrificare quando conviene: è una professione che merita rispetto, autonomia, tutele e una definizione chiara e indipendente delle proprie competenze.

Da troppo tempo assistiamo a decisioni calate dall’alto, spesso imposte senza alcun confronto. Una riforma autentica non può nascere nelle stanze chiuse dei poteri professionali: deve partire dagli operatori che lavorano nei reparti, nelle RSA, nei pronto soccorso, nelle corsie dove ogni giorno la fatica, la professionalità e la responsabilità convivono. È lì, nel lavoro quotidiano, che si misura la performance reale del sistema sanitario e socio sanitario,

Negli ultimi mesi si è acceso il dibattito sulla proposta di introdurre la figura dell’Assistente Infermiere, riaprendo una ferita profonda all’interno del sistema assistenziale e della stessa professione OSS. Si tratta di una figura concepita e promossa senza aver realmente ascoltato chi, quella riforma, dovrà viverla e sostenerla ogni giorno nei servizi.

Le Regioni, spinte con forza dagli Ordini delle Professioni Infermieristiche, stanno procedendo verso l’istituzione dell’Assistente Infermiere attraverso percorsi frammentati: ciascuna con proprie linee guida, spesso discordanti, che rischiano di generare un mosaico normativo confuso, difficile da interpretare e ancor più difficile da applicare nella pratica quotidiana. Ma soprattutto, un quadro così disomogeneo rende ancora più complessa la tutela dei lavoratori. Il primo nodo cruciale è la formazione.

In effetti, le Regioni si sono addirittura costituite in giudizio insieme alla FNOPI sul ricorso relativo all’Assistente Infermiere dove viene richiesto la revisione dell’accordo Governo–Regioni. Una figura regolamentata al di fuori delle norme europee. Un passaggio che dimostra quanto questa riforma stia procedendo più per logiche di potere e per pressioni corporative che per una reale visione di sistema.

E mentre le istituzioni si schierano per difendere un modello normativamente fragile, il rischio concreto è quello di creare figure professionali ibride, prive di un chiaro riconoscimento europeo e destinate a generare ulteriore confusione nei processi assistenziali.

Con questa riforma rischiamo di trovarci davanti a una situazione paradossale: da una parte OSS con un percorso formativo ampliato, dall’altra OSS che, con appena dieci ore aggiuntive di formazione, verrebbero considerati “assistenti” o “evoluti”. È indispensabile superare definitivamente la logica dell’OSS a formazione differenziata, che introduce una distinzione inaccettabile tra operatori di serie A e operatori di serie B. Una disparità che non solo genera confusione, ma mette a rischio la qualità dell’assistenza, la sicurezza degli operatori e la credibilità stessa del profilo dell’OSS e dell’AI.

La professione dell’Operatore Socio-Sanitario oggi si trova in uno stato di incertezza politica e culturale che non può più essere ignorato. Non è solo il sistema sanitario a non considerare gli OSS: è la stessa categoria che, con il proprio silenzio, si autoesclude dai luoghi in cui si decide il futuro dell’assistenza.

Spesso gli OSS restano lontani dai temi cruciali, norme, leggi, riforme, coesione e responsabilità collettiva. La loro prospettiva appare distaccata dalla realtà istituzionale, confinata in un ambito che non dialoga con la struttura normativa del Paese.

Il punto è semplice: una categoria che non conosce le proprie norme, non comprende i processi di riforma e non partecipa in modo organizzato, non può pretendere di essere ascoltata. E, in effetti, non lo è. Gran parte del dibattito professionale si svolge sui social, dove circolano informazioni imprecise, interpretazioni distorte e contenuti privi di fondamento giuridico. In questi contesti, gli OSS non costruiscono consapevolezza: la perdono. Non crescono: si bloccano. Non avanzano: si confondono.

Ciò che però rattrista profondamente è constatare che alcuni OSS siano convinti che questa rappresenti una vera evoluzione professionale. Molti pensano che, con questa nuova figura, potranno svolgere “qualche funzione in più”, sottrarsi alla responsabilità e alla supervisione degli infermieri, guadagnare qualche beneficio economico in più o ottenere finalmente una polizza assicurativa. Ma si tratta di un’illusione.

Questo clima di disordine e improvvisazione permette a piccoli gruppi di OSS di influenzare la categoria, trascinandola in un ghetto professionale privo di prospettive. Gruppi che propongono soluzioni facili, senza alcun fondamento normativo o politico, diventano punti di riferimento per masse disorientate, sottraendo spazio a chi lavora concretamente sulle riforme e sul riconoscimento reale della professione.

Ed è qui che emerge il paradosso più grave: realtà come la Federazione  MIGEP OSS, gli Stati Generali OSS e il sindacato SHC OSS, che producono documenti, proposte e confronti istituzionali, vengono spesso ignorate, come se fossero entità estranee. Eppure sono gli interlocutori reali, quelli che portano avanti battaglie documentate e costanti a favore della professione, enti istituiti e voluti dagli stessi OSS.

La categoria sembra temere più la verità che la comoda disinformazione. Preferisce la tranquillità delle illusioni alle responsabilità della partecipazione, restando così schiacciata nella marginalità, vittima di un immobilismo che non è imposto dall’esterno, ma alimentato dall’interno.

La performance del sistema sanitario non si misura solo in numeri o bilanci. Si misura nella qualità del lavoro di chi opera in prima linea, nella sicurezza di chi cura e di chi viene curato, nella capacità di cooperare tra professioni complementari.

Intanto, la sanità italiana cambia: nuovi profili vengono introdotti, competenze ridefinite, responsabilità aumentate. Chi non partecipa resta fuori, chi non conosce le norme viene superato, chi non si organizza politicamente viene sostituito.

Una riforma dal basso significa restituire voce e dignità a chi oggi sostiene il sistema: agli OSS, agli infermieri, ai tecnici, agli educatori, a tutte le figure che costituiscono la trama quotidiana della sanità pubblica.

Oggi assistiamo a un monopolio e a una semplificazione forzata, e lo denunciamo con forza: la tendenza monopolistica della FNOPI, che pretende di rappresentare tutti anche chi non le appartiene e di controllare sia la formazione sia la governance del sistema assistenziale, costituisce un rischio concreto per l’intero settore.

Oggi gli OSS devono decidere chi vogliono essere: una massa spettatrice, manipolabile e disunita, o una categoria consapevole, informata e capace di incidere sul proprio destino.

La scelta è urgente. Chi resta lontano dalla legge, dalla politica e dalla coesione resterà inevitabilmente escluso anche dal futuro della propria professione.

Non possiamo accettare che il sistema formativo venga trasformato in un meccanismo in cui si regala un titolo invece di costruire sapere e responsabilità. Non possiamo accettare che una riforma nasca per decreto, e non attraverso un confronto democratico.

Riformare dal basso: è una scelta di responsabilità. Riformare dal basso non è uno slogan, è un metodo politico e culturale: significa partire dall’ascolto, dall’esperienza, dal territorio. Significa valorizzare ciò che funziona, correggere ciò che non funziona, e farlo insieme.

Gli OSS non chiedono privilegi: chiedono riconoscimento, formazione, sicurezza e rispetto.
 La sicurezza nasce dal valore attribuito al lavoro, non dalla sua svalutazione; nasce dalla chiarezza dei ruoli, non dalla confusione delle competenze.

Per ottenere tutto questo, però, non basta rivendicare: è necessario che la categoria si organizzi in modo maturo e strutturato, attraverso gli Stati Generali della Professione e la costruzione di un Registro Unico Nazionale, credendo e dando fiducia al proprio sindacato di categoria, SHC. È in questo percorso che si colloca la vera forza collettiva, non nei sindacati tradizionali né nei coordinamenti frammentati o legati alle sigle sindacali storiche, che troppo spesso rappresentano un freno anziché un motore di crescita.

Non possiamo accettare che, venticinque anni dopo, la storia si ripeta. Il Ministro ha il dovere di ascoltare tutte le professioni. Non è un gesto contro qualcuno, ma un atto di equilibrio e democrazia, per rimettere al centro il confronto e la qualità.

Ricostruire la sanità dal basso significa ricostruire anche il profilo professionale che vogliamo e che serve davvero al Paese. Crediamo che il futuro della sanità italiana non possa essere costruito sopra le teste di chi la sostiene ogni giorno. Vogliamo una riforma che nasca dal basso, fondata su formazione di qualità, sicurezza, responsabilità e merito. Non può essere imposta da tavoli tecnici lontani dalla realtà, né modellata secondo gli interessi di pochi.

Vogliamo una riforma che metta al centro la voce degli operatori, degli OSS, di chi ogni giorno si sporca le mani, affronta le emergenze e sostiene con responsabilità un sistema che senza gli OSS  non reggerebbe. Questo è il modello di sanità che vogliamo costruire insieme. Questo è il profilo professionale che rivendichiamo con orgoglio e determinazione.

Vogliamo una riforma che restituisca dignità, equilibrio e fiducia a un sistema che appartiene a tutti i cittadini, non a un Ordine o a una corporazione di infermieri. Perché riformare dal basso non significa ribellarsi, ma ricostruire insieme. Significa scegliere la strada più difficile, ma anche la

più giusta: quella che parte dal lavoro, dal sapere e dal rispetto. Solo così potremo dire di aver costruito un Servizio Sanitario Nazionale più giusto, più sicuro e più umano. Per questi motivi resta ancora molto da fare affinché la tutela universale dell’OSS sia pienamente garantita. È una responsabilità che ci appartiene e che continueremo a esercitare con serietà, dignità e coerenza con il ruolo che rappresentiamo.

Oggi non possiamo più permetterci di rimanere intrappolati in un modello che appartiene al passato. Continuare a reagire con rassegnazione o con sfoghi isolati non produce cambiamento; al contrario, rafforza chi vorrebbe mantenere gli OSS in una posizione subalterna, facile da controllare e piegare agli interessi altrui. Serve una presa di coscienza nuova, matura, capace di rompere questo circolo vizioso. Serve una comunità OSS che comprenda finalmente che la dignità professionale non si difende con le lamentele, ma con proposte, unità, competenza e una chiara visione politica del proprio futuro.

Ed è proprio in questa direzione che si inserisce il lavoro del MIGEP, degli Stati Generali dell’OSS e della SHC: realtà che stanno tentando, con coraggio e determinazione, di costruire un nuovo patto professionale. Un patto che metta al centro la voce degli operatori, la loro esperienza, la loro identità e non più gli interessi di chi vuole continuare a esercitare un monopolio sulle competenze.

Solo così potremo superare logiche antiquate e aprire un percorso di riconoscimento reale, un percorso che oggi non ci rappresenta più e che deve essere fondato sul merito e sulla dignità del lavoro assistenziale, che rappresenti davvero gli OSS e il loro ruolo nella sanità.

Il vero nodo che gli OSS devono affrontare è la realtà che li attende: oggi siamo di fronte a uno spartiacque storico, una scelta che inciderà profondamente sul profilo professionale.
Dal 2026 nulla potrà più essere osservato con superficialità: gli oss dovranno guardare con attenzione, con coraggio e con lucidità quali sindacati e quali istituzioni stanno davvero difendendo gli OSS, e quali invece continuano a parlare senza metterli realmente al centro.

Non è una battaglia formale: è la necessità di riconquistare dignità professionale, di determinare il futuro della categoria e di impedire che altri decidano al posto degli OSS.  Il 2026 non sarà un anno qualsiasi: sarà il momento della verità.

Auguriamo a tutti gli OSS un buon 2026, con la speranza che sia un anno di maggiore consapevolezza, partecipazione e riconoscimento del valore della loro professione, promuovendo un impegno attivo e costruttivo che metta finalmente al centro la loro voce, la loro esperienza e la loro dignità, attraverso il Registro Unico Nazionale.Sta alla professione scegliere da che parte stare: unirsi, riconoscersi, organizzarsi e difendere ciò che è e ciò che vuole diventare.

Redazione OssNews24

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