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“Che fine farà l’oss? Un possibile scenario inquietante…”

Riceviamo e pubblichiamo una nota di Gennaro Sorrentino (Stati Generali Oss).

In qualità di rappresentante degli Stati Generali Oss, ritengo necessario affrontare con lucidità una riflessione sul futuro della nostra figura e sulla sua possibile evoluzione, considerando l’istituzione anche dell’assistente infermiere.

Nonostante le criticità strutturali italiane, il lavoro in sanità continua a rappresentare una delle poche certezze occupazionali. In questo contesto la figura dell’oss mantiene un valore peculiare: accessibile a diverse fasce d’età, con una formazione relativamente breve, ma significativa, e con una collocazione ampia che va dall’ospedale al territorio, fino al sociosanitario. L’oss, oggi, è ancora una porta d’ingresso importante nel mondo del lavoro stabile e utile socialmente.

Siamo dentro una fase storica caratterizzata da tre direttrici chiare:

  • la carenza cronica di personale sanitario, che non riguarda solo infermieri e medici ma anche gli oss;
  • lo sviluppo della sanità territoriale, fortemente sostenuto dal Pnrr, con case e ospedali di comunità che richiederanno nuove risorse umane;
  • il progressivo invecchiamento della popolazione, che comporta un aumento della domanda di assistenza di base e relazionale.

Questi tre fattori, se letti correttamente, indicano una cosa molto chiara: la domanda di assistenza oss non solo non diminuirà nel breve periodo, ma è destinata ad aumentare. Ed è proprio qui che si inserisce la nostra riflessione. L’introduzione dell’assistente infermiere, con possibile iscrizione negli elenchi della Fnopi, rischia di ridefinire profondamente gli equilibri professionali futuri dell’oss.

A nostro avviso, lo scenario che si prospetta nei prossimi decenni è il seguente:

  • una riduzione lenta ma progressiva della figura dell’oss per sostituzione organizzativa;
  • molti oss, soprattutto le nuove leve, saranno attratti dalla riqualificazione verso l’assistente infermiere, anche per il passaggio nell’area degli assistenti (ex categoria C) e per un riconoscimento economico leggermente superiore;
  • gli stessi studenti di Infermieristica, in caso di interruzione del percorso, potranno confluire nel ruolo di assistente infermiere, alimentando ulteriormente il bacino di questa nuova figura;
  • nel medio-lungo periodo si potrebbe generare una saturazione del mercato, con una figura – quella dell’assistente infermiere – interamente collocata sotto l’egida Fnopi, senza più la presenza dell’oss come controcanto.

Il rischio più grande, tuttavia, non è solo numerico, ma identitario: quel margine di autonomia e di riconoscimento professionale che gli oss hanno costruito nel tempo potrebbe progressivamente ridursi fino a scomparire, a vantaggio di una professione pseudo-infermieristica. Non si tratta di opporsi al cambiamento, ma di governarlo.

Per questo è fondamentale rivendicare:

  • una valorizzazione reale dell’oss, in primis sul piano economico e delle competenze;
  • percorsi di specializzazione e crescita interna, alternativi e non subordinati alla trasformazione in assistente infermiere;
  • una chiara definizione dei confini professionali, che tuteli il ruolo dell’oss all’interno del sistema sanitario pubblico e privato.

Se spingiamo solo dal lato infermieristico, l’oss rischia di sparire, lasciando un vuoto sociosanitario che l’assistente infermiere non potrà riempire.

Redazione OssNews24

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