Coronavirus, morto l’instancabile oss: “Miguel, è dura dirti addio. Nulla sarà come prima”

Apparso oggi su “il Giornale” un toccante articolo su Miguel, padre di tre figli, ha lavorato senza sosta. Poi la morte a 53 anni. Il ricordo affranto nella lettera della Radiologia dell’Istituto clinico Città Studi

Milano, 31 marzo 2020 – A vegliarlo con il cuore, a distanza e da un altro ospedale, sono rimasti i suoi colleghi e gli amici del reparto di Radiologia dell’Istituto clinico Città Studi.

Il virus si è preso anche lui: Miguel Angel Pachas, 53 anni, originario del Perù, a Milano da 30 anni e in servizio dal 2003 come operatore sociosanitario.

Per settimane ha lavorato senza sosta, con coraggio, finché non si è ammalato ed è stato ricoverato al San Carlo.

Se n’è andato la notte scorsa, lontano dalla moglie e dai tre figli, tra le lacrime dei colleghi che hanno appreso la notizia con un messaggio attorno a mezzanotte e che fino all’ultimo hanno sperato si risollevasse.

Ricordano che Miguel non aveva problemi di salute, nessuna patologia pregressa.

“Un uomo forte, di corporatura robusta, che non negava mai il suo aiuto a nessuno”. Una colonna in questo momento difficile.

Lo sottolineano nella lettera che hanno scritto per salutarlo.

“E’ un brutto momento per lasciarci, oggi più che mai abbiamo bisogno di te”.

Difficile per loro pensare che non ci sia più, ed è come se le pareti delle corsie restituissero il suo nome all’infinito

“Sentiamo ancora riecheggiare il tuo nome nel corridoio della radiologia, ‘Miguel! Michelangelo! Pachas!’.
E’ uno di noi che grida il tuo nome certo che tu accorra a dare manforte.
Il tuo ruolo e soprattutto il tuo dono è sempre stato aiutare gli altri”.

Questo “dono” non lo possono dimenticare come evidenzia un collega,

“Quando una persona viene a mancare si tende sempre a parlarne bene. Di Miguel avremmo potuto dire lo stesso anche prima. Ma nessuno poteva immaginare che se ne sarebbe andato via in questo modo, in così poco tempo”.

E la lettera prosegue:

“Ora vorremmo fermare il tempo qualche istante.
Vogliamo lasciarci un momento alle spalle il presente che stiamo vivendo per far conoscere a tutti la persona che sei.
È il nostro modo di ringraziarti del tuo aiuto, la tua esperienza è impagabile.
Sei stato una persona propensa ad aiutare gli altri, in particolare le persone più bisognose.
In tanti anni di lavoro assieme non ti abbiamo mai visto esitare a porgere la mano a qualcuno in difficoltà, a prestare la tua forza per lo spostamento dei pazienti, a regalare un sorriso e una battuta con il tuo italo-spagnolo inconfondibile a noi colleghi in un momento di difficoltà, mettendo in secondo piano le tue preoccupazioni. Hai affiancato ognuno di noi fin dai primi giorni di lavoro contribuendo a renderci autonomi, più sicuri, più maturi”.

Ora tutti vogliono credere che questa morte non cancellerà il bene che Miguel ha fatto, e che serva a rendere tutti un pochino migliori:

“Ci rimane il tuo senso di appartenenza alla famiglia, alla tua comunità, alle tue radici. Ci rimangono i pazienti che chiedono e chiederanno di te. Ci rimane un senso di colpa per non averti ringraziato abbastanza. Ci rimane un enorme senso di vuoto, la certezza che nulla sarà come prima. Senza di te, senza il tuo aiuto. Ciao Miguel, la tua radiologia”.

Per lui ieri alle 21.30 si sono accese anche tante candele sui davanzali del quartiere Città Studi-Lambrate.

I pensieri erano tutti per Miguel.

Fonte Il Giornale
https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/coronavirus-oss-1.5088164

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