Migep: “Lo Stato continua a spostare le competenze, ma dimentica di valorizzare gli oss”
Riceviamo e pubblichiamo una nota a firma di Angelo Minghetti (Federazione Migep).
Negli ultimi anni il dibattito sanitario si è concentrato quasi esclusivamente sulla carenza degli infermieri e sulla necessità di consentire loro di dedicare più tempo alle attività proprie della professione. Si tratta di un’esigenza reale, confermata anche dai recenti studi che evidenziano come una parte consistente del tempo di lavoro degli infermieri venga assorbita da attività non riconducibili alle loro competenze specifiche. Esiste però un’altra emergenza, molto meno visibile ma altrettanto grave, di cui si parla raramente: il modo in cui vengono utilizzati gli operatori socio-sanitari (oss).
Da anni la Federazione Migep porta avanti un confronto istituzionale fondato su temi concreti: valorizzazione della professione, carenza formativa, demansionamento, sovramansionamento, assenza di una reale tutela giuridica, responsabilità sempre più elevate e mancato riconoscimento del ruolo dell’oss all’interno dell’organizzazione sanitaria.
Si tratta di problematiche reali che, paradossalmente, sono spesso sottovalutate dagli stessi operatori socio-sanitari. Mentre il dibattito pubblico continua a concentrarsi sulle professioni sanitarie laureate, lo Stato continua a costruire modelli organizzativi che, anziché risolvere le criticità dell’oss, finiscono per accentuarle.
L’introduzione dell’assistente infermiere ne rappresenta un esempio. Nel frattempo è stato anche rivisto l’Accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2001, con un ampliamento delle attività attribuibili all’operatore socio-sanitario, che sotto diversi profili risultano sovrapponibili a quelle previste per l’assistente infermiere.
Tuttavia, invece di definire in modo chiaro il perimetro professionale dell’oss, rafforzarne la formazione e garantirgli una piena tutela giuridica, si è scelta la strada della creazione di una figura intermedia. Una scelta che continua a fondarsi sul principio dell’attribuzione di attività e che rischia di ampliare ulteriormente le competenze richieste all’oss senza risolvere le principali criticità normative, organizzative e professionali già esistenti.
Il risultato è che l’oss continua a operare in un contesto caratterizzato da confini professionali incerti, aggiornamenti formativi spesso insufficienti e responsabilità sempre maggiori, senza che vi sia un corrispondente riconoscimento giuridico, economico e professionale.
Il vero paradosso è che, mentre si continua a discutere di nuove figure professionali, non è mai stato affrontato il tema della piena legittimazione delle attività che gli oss già svolgono quotidianamente nei servizi sanitari e socio sanitari. Molte di queste attività vengono richieste dall’organizzazione del lavoro, ma continuano a muoversi in un quadro normativo incompleto, generando incertezza sia per i lavoratori sia per le aziende. In altre parole, invece di riconoscere e disciplinare ciò che gli oss già fanno quotidianamente, si preferisce creare nuove figure professionali, lasciando irrisolte le stesse criticità che da anni interessano la categoria.
Ogni giorno migliaia di oss lavorano negli ospedali, nei servizi territoriali, nelle Rsa e nelle strutture socio-sanitarie, svolgendo attività essenziali per garantire la continuità assistenziale. Tuttavia, una parte significativa del loro tempo continua a essere assorbita da attività derivanti dall’organizzazione del lavoro, non sempre coerenti con una chiara distinzione dei ruoli, oltre che da compiti impropri che potrebbero essere diversamente distribuiti.
Parallelamente, numerose competenze proprie dell’OSS potrebbero essere valorizzate e organizzate in maniera autonoma, consentendo una più chiara distinzione delle funzioni tra le diverse figure professionali e una migliore utilizzazione delle risorse disponibili.
Il rischio è quello di costruire un sistema nel quale all’operatore socio-sanitario vengono progressivamente attribuite attività sempre più vicine all’area infermieristica, per effetto dell’evoluzione organizzativa dei servizi, senza un corrispondente aggiornamento del profilo professionale, della formazione, delle tutele giuridiche e del riconoscimento economico.
Parallelamente, qualora il modello dell’assistente infermiere trovi piena attuazione, anche questa nuova figura rischierà di trovarsi esposta alle medesime criticità: aumento dei carichi di lavoro, responsabilità operative sempre più elevate, confini professionali incerti, valorizzazione economica non adeguata e difficoltà nel garantire una piena tutela giuridica e professionale.
La vera riforma non consiste nel moltiplicare le figure professionali, ma nel riorganizzare il sistema assistenziale partendo da ruoli chiari, competenze definite dalla legge, percorsi formativi adeguati, responsabilità certe e da un pieno riconoscimento professionale, giuridico ed economico dell’oss, compreso il riconoscimento della gravosità e dell’usura della professione. Solo così sarà possibile tutelare contemporaneamente gli operatori socio-sanitari, gli altri professionisti dell’assistenza e i cittadini, evitando che le criticità di una professione vengano semplicemente trasferite su un’altra.
Attraverso Migep e Stati Generali Oss, il Registro Unico Nazionale Oss sostiene un’attività costante di interlocuzione con le istituzioni nazionali e regionali, le Commissioni parlamentari, gli enti pubblici e tutti gli organismi che si occupano di sanità e professioni socio-sanitarie. In questi anni abbiamo partecipato ad audizioni istituzionali, presentato documenti, promosso ricorsi, formulato osservazioni e proposte normative e contribuito al confronto sui principali provvedimenti che interessano gli Operatori Socio Sanitari.
Il Registro Unico Nazionale Oss nasce per costruire una comunità professionale unita e consapevole. L’obiettivo è dare forza alla voce degli oss, favorire la partecipazione alla vita istituzionale, promuovere il riconoscimento della professione e creare quel punto di riferimento nazionale che, ancora oggi, manca alla categoria.
Il futuro degli oss non può essere deciso senza gli oss. È arrivato il momento che la categoria diventi protagonista del proprio destino professionale, contribuendo direttamente alle riforme che la riguardano. Per questo il Registro Unico Nazionale Oss, promosso da Migep e dagli Stati Generali Oss, rappresenta uno strumento fondamentale di partecipazione e rappresentanza. Non è un semplice elenco di iscritti, ma un progetto nazionale nato per unire la categoria, darle una voce autorevole nelle sedi istituzionali e costruire, insieme agli operatori socio-sanitari, il futuro della professione.
Perché nessuna riforma della sanità potrà dirsi completa se continuerà a ignorare la voce di oltre 350mila operatori socio-sanitari che ogni giorno garantiscono l’assistenza ai cittadini. È il momento di trasformare questa presenza diffusa in una comunità professionale consapevole, unita e capace di incidere realmente sulle scelte che riguardano il proprio futuro.
Redazione OssNews24
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