AssociazioniOSS News

Gli oss e l’odissea infinita del lavoro usurante: quando il dolore diventa abitudine

Riceviamo e pubblichiamo una nota di Federazione Migep – Stati Generali Oss.

Questa è un’opinione politica che nasce da una riflessione critica, rivolta non soltanto alle istituzioni ma anche a noi oss. La storia delle conquiste sociali insegna che i diritti vengono riconosciuti più facilmente quando una categoria riesce a rappresentare in modo unitario le proprie istanze. Per questo la nostra analisi non vuole essere l’ennesimo atto d’accusa verso la politica, ma anche una riflessione sulla capacità delle professioni sanitarie e socio-sanitarie di essere protagoniste del proprio futuro.

L’emendamento che avrebbe aperto la strada al riconoscimento della gravosità del lavoro svolto da infermieri, oss e altre professioni sanitarie è stato dichiarato inammissibile e, almeno per ora, si interrompe un percorso che avrebbe potuto avviare una riflessione concreta sui lavori usuranti nel comparto sanitario e sociale.

Eppure oltre 350mila operatori socio sanitari e migliaia di professionisti della salute vivono ogni giorno una realtà che continua a faticare a trovare un adeguato riscontro nelle scelte politiche: assistere persone fragili, lavorare di notte, nei festivi e nei fine settimana, affrontare organici insufficienti, responsabilità crescenti e condizioni operative spesso difficili comporta un logoramento fisico e psicologico che non può essere ignorato.

Ma forse la domanda più scomoda non riguarda soltanto il Parlamento. Riguarda anche noi oss. Da anni viviamo questa battaglia come Ulisse nella sua Odissea: un viaggio interminabile fatto di promesse, tavoli tecnici, audizioni, studi, impegni solenni e continui rinvii. Ogni politico, durante la campagna elettorale, promette attenzione verso il comparto sanitario, mentre minore attenzione viene spesso riservata al privato sociale e socio-sanitario. Ogni istituzione ringrazia professionisti che garantiscono servizi essenziali alla collettività. Poi, però, arriva il momento delle decisioni e tutto sembra rimanere immutato.

Nel frattempo continuiamo ad aspettare. Aspettiamo che le organizzazioni sindacali mantengano le promesse annunciate, che le associazioni professionali, i coordinamenti e gli altri soggetti portino avanti battaglie che dovrebbero appartenere all’intera categoria. Aspettiamo che qualcuno risolva problemi che riguardano tutti, mentre la partecipazione collettiva continua a mostrare segni di debolezza.

Nel V canto dell’Inferno Dante rappresenta anime trascinate da un vento incessante, incapaci di trovare pace. È un’immagine che richiama la condizione di molti professionisti della sanità e del privato, sospesi tra il peso quotidiano del lavoro e l’attesa di riconoscimenti che sembrano sempre rinviati. Anche il sistema sanitario è trascinato da una tempesta fatta di carenza di personale, burnout, aggressioni, salari insufficienti, pensioni sempre più lontane e crescente difficoltà nel trattenere professionisti qualificati.

La differenza è che Dante raccontava anime dannate. Noi stiamo parlando di lavoratori in carne e ossa che ogni giorno garantiscono assistenza, sicurezza e continuità delle cure. Eppure la risposta più frequente sembra essere il silenzio. Non la mobilitazione, non la partecipazione, non la costruzione di una forza collettiva capace di incidere realmente nei processi decisionali. Come se l’ingiustizia fosse diventata normale, come se la fatica fosse inevitabile, come se sacrificio e rinunce fossero ormai elementi ordinari della professione.

La storia dimostra che nessuna categoria conquista diritti restando spettatrice. I cambiamenti arrivano quando una comunità professionale riesce a organizzarsi, a rappresentare con forza le proprie istanze e a mantenere alta l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica.

Per questo la vera domanda non è soltanto perché infermieri e oss siano stati esclusi dal riconoscimento dei lavori usuranti. La vera domanda è quanta indignazione, quanta consapevolezza e quanta volontà di partecipazione esistano ancora all’interno della categoria. Perché una professione che non riesce a farsi sentire rischia di diventare invisibile, e una professione invisibile difficilmente ottiene rispetto, riconoscimento e diritti. 

Quella di oggi non è soltanto una battuta d’arresto parlamentare. È anche il riflesso di una crisi più profonda, che riguarda la capacità di una categoria di essere protagonista del proprio futuro. Finché non comprenderemo che il cambiamento richiede presenza, partecipazione e responsabilità collettiva, continueremo a rivivere la stessa storia: nuove promesse, nuove attese, nuove delusioni.

E così l’odissea dei lavori usuranti continuerà il suo viaggio senza approdare a una meta. Perché forse il problema non è soltanto che la politica non riesce ad ascoltare abbastanza. Forse il problema è che, troppo spesso, abbiamo smesso di farci sentire. Il riconoscimento del lavoro gravoso degli oss non può restare soltanto un tema di discussione politica. Deve diventare una presa di coscienza collettiva.

Se il rischio è diventare invisibili, allora il primo passo è tornare a renderci visibili. È da questa convinzione che nasce la Giornata della Consapevolezza Oss del 19 giugno, un’iniziativa aperta a tutti gli Operatori Socio Sanitari d’Italia per dare voce a una professione che ogni giorno garantisce assistenza, dignità e vicinanza alle persone più fragili.

L’obiettivo è semplice ma ambizioso: far partire idealmente 350.000 cartoline, una per ogni OSS, indirizzate alle istituzioni, al Parlamento e all’opinione pubblica. Invitiamo tutti gli oss a partecipare pubblicando sui social una fotografia in divisa o sul luogo di lavoro, nel rispetto delle norme sulla privacy e della riservatezza degli assistiti, accompagnata da un cartello con la scritta:

“Il mio lavoro è gravoso. Il mio lavoro merita rispetto”  

Insieme alla fotografia, ogni oss potrà accompagnare il messaggio con una breve testimonianza personale oppure semplicemente condividere l’immagine come segno di adesione all’iniziativa. Questa non è una protesta contro qualcuno. È una testimonianza collettiva. È la voce di migliaia di professionisti che chiedono di essere ascoltati. È un invito alle istituzioni affinché riconoscano il valore sociale, umano e professionale di chi ogni giorno si prende cura delle persone più fragili.

Se non possiamo essere tutti nelle piazze, possiamo essere tutti presenti con il nostro volto, la nostra storia e la nostra voce. Il 19 giugno facciamo sentire che gli oss esistono, che il loro lavoro è essenziale e che il rispetto passa anche dal riconoscimento della gravosità delle attività che svolgono quotidianamente. Perché chi si prende cura degli altri non può continuare a restare invisibile.

Redazione OssNews24

#OSSnwes24 - OSS - operatore socio sanitario

Clicca MI PIACE sulla nostra pagina:
https://www.facebook.com/OSSnews24


"Seguici sul canale OSSnews24":



Redazione OSSnews24

Operatore Socio Sanitario

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *