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Da Oss a necrofora, la donna nominata cavaliere da Mattarella

Michela Piccione, 35enne di Sava, dal primo ottobre farà la necrofora all’obitorio dell’ospedale Giannuzzi di Manduria dopo aver denunciato le condizioni di sfruttamento ad opera di un call center della zona e la nomina al cavalierato da parte del presidente della Repubblica

Dall’1 ottobre farà la necrofora all’obitorio dell’ospedale Giannuzzi di Manduria la giovane donna del Tarantino che il presidente Sergio Mattarella nominó cavaliere al Merito della Repubblica a fine 2020 perchè, con la sua denuncia al sindacato Slc Cgil, fece chiudere un call center che sfruttava e sottopagava il personale. È la storia di Michela Piccione, 35enne di Sava, centro agricolo del versante salentino della provincia di Taranto. Manduria è a pochi chilometri da Sava. Sposata e con due figli piccoli, Michela è stata per otto anni nel mondo del call center. In quello che ha fatto chiudere l’anno scorso, ci stava dal 2017.

Quando Mattarella l’ha nominata cavaliere vedendo nel suo gesto di denuncia un’affermazione a favore della legalità, Michela aveva già cambiato lavoro. Era diventata infatti operatrice socio-sanitaria, assegnata al reparto Covid dell’ospedale Giannuzzi di Manduria. Ha anche contratto il Covid. In seguito, é diventata ausiliaria al pronto soccorso del Giannuzzi. Il giorno dopo l’annuncio del cavalierato, Tim si fece avanti e le offrì un posto di lavoro a tempo indeterminato a Taranto. Ma Michela vi ha rinunciato. Non voleva sentirsi, disse allora, “una privilegiata” anche perché altre lavoratrici con lei avevano condiviso la battaglia contro il call center. Inoltre, affermò, «non volevo sacrificare ulteriormente attenzioni e tempo da dedicare ai miei figli. Ho ringraziato l’azienda per il bellissimo gesto perché mi ha regalato un sogno».


Per diventare necrofora negli organici dell’Asl Taranto, ha superato un concorso. Tra i sei concorrenti, era l’unica donna. E pare che in questo lavoro altre donne non ve ne siano. Nessuna riluttanza? «Fa più male assistere alla sofferenza delle persone malate – afferma -. Per me, è stato più duro sopportare le loro sofferenze. Vedere una persona che muore soffocata, non lo auguro a nessuno. Potrò sembrare cinica, ma in molti casi la morte, seppure insopportabile per tantissime ragioni, era una sorta di liberazione dalla sofferenza». Inoltre, aggiunge, «l’assistenza ad una salma rientra nella formazione di un operatore socio-sanitario. E comunque, per me è importante aver conquistato un posto stabile dopo anni di precariato». Il nuovo incarico scatterà fra qualche settimana ma Michela ha in ballo anche un altro concorso pubblico: operatore chimico all’Arsenale della Marina Militare di Taranto, lo stabilimento che si occupa di lavori e manutenzioni alle navi.


L’annuncio del cavalierato da parte di Mattarella la lasció, a fine 2020, prima incredula. Poi subentrarono orgoglio e felicità. Nel call center che aveva denunciato all’Slc Cgil, il personale, ammassato in due stanzette, veniva pagato 33 centesimi l’ora. «Era un mini appartamento, con due stanze molte piccole e 35 addetti – rammenta -. Ci alternavamo tra primo e secondo turno. Nella stanza più piccola eravamo in 11. La paga oraria doveva essere 6,51 euro lordi ma prendevamo 33 centesimi l’ora. Percepivamo 92 euro per un mese totale di lavoro eseguito tutti i giorni per 6 ore al giorno. Quando abbiamo portato la busta paga al sindacato, stentavano a crederci».

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Redazione OSSnews24

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