Ccnl Sanità 2025-2027, SHC: “Oss rischiano ancora una volta di essere semplici spettatori della trattativa”
Riceviamo e pubblichiamo una nota a firma di Gennaro Sorrentino (sgreteria nazionale SHC).
Proseguono le trattative per il rinnovo del Ccnl Sanità 2025-2027 e, leggendo con attenzione le dichiarazioni rese pubbliche dalle diverse organizzazioni sindacali, emerge un quadro che dovrebbe far riflettere profondamente tutti gli operatori socio-sanitari (oss).
Da anni assistiamo a campagne di comunicazione nelle quali gli oss vengono definiti “indispensabili”, “centrali nell’assistenza”, “il cuore della sanità”. Sui social, nelle locandine e nei comunicati il loro lavoro viene continuamente celebrato. Poi, però, si aprono i tavoli contrattuali. Ed è proprio lì che emerge una realtà completamente diversa.
Diversamente da quanto evidenziato dal Nursing Up sul tema delle risorse economiche, dalle informazioni diffuse da altre organizzazioni sindacali emerge che il confronto contrattuale si sta concentrando sull’introduzione di nuovi profili professionali, sulla valorizzazione di ulteriori figure e sulla loro collocazione nell’ordinamento del comparto, mentre per gli oss continua a non emergere un analogo progetto di sviluppo professionale.
È proprio questa differenza di impostazione che alimenta la nostra riflessione politica: perché si spinge verso nuove figure e nuovi percorsi di valorizzazione senza che venga chiarito quale sarà il futuro degli oss? Quale spazio, quali risorse e quale progetto il contratto intende realmente riservare alle categorie?
Da una parte il Nursing Up denuncia un contratto privo di nuove risorse economiche e mette in guardia dal rischio di introdurre nuove figure professionali e nuove progressioni senza alcun incremento di spesa. Dall’altra, altri sindacati illustrano tra le possibili novità della trattativa l’introduzione o la valorizzazione di profili quali il mediatore transculturale, lo specialista in cybersicurezza, il funzionario legale, l’amministratore di sistema, l’OSS senior, gli operatori del soccorso animale e gli autisti soccorritori indicandone l’introduzione e la valorizzazione come uno degli elementi qualificanti del rinnovo contrattuale.
È proprio questo diverso approccio che alimenta la nostra riflessione: se le risorse economiche aggiuntive non ci sono, perché si punta con tanta decisione sull’introduzione di nuove figure e nuovi percorsi di valorizzazione senza pretendere contestualmente nuovi finanziamenti? La nostra riflessione non è rivolta contro alcuna categoria professionale. Ogni lavoratore merita rispetto, valorizzazione e adeguate prospettive di crescita.
Ci chiediamo, però, perché gli oss continuino a rimanere ai margini del confronto. Perché non emerge un vero progetto di valorizzazione economica e professionale degli operatori socio-sanitari? Perché il tema delle competenze, delle responsabilità, delle carriere e delle retribuzioni degli oss non trova lo stesso spazio riservato ad altre figure?
La sensazione è che ai lavoratori venga raccontata una storia e, nei tavoli contrattuali, se ne costruisca un’altra: quando si definiscono le priorità, si distribuiscono le risorse e si programmano le progressioni economiche, gli oss sembrano uscire dall’agenda contrattuale.
Negli ultimi anni gli operatori socio-sanitari hanno assistito all’introduzione del progetto dell’assistente infermiere, oggi in una fase di sostanziale stallo, al progressivo moltiplicarsi di nuove figure professionali e, infine, a un rinnovo contrattuale nel quale si discutono ulteriori percorsi di valorizzazione. Di fronte a questo scenario, come SHC non possiamo che porre una riflessione politica: quale progetto si intende realmente costruire per tutti gli operatori professionali?
Quale prospettiva professionale, contrattuale ed economica viene riservata alla categoria che rappresenta il più ampio contingente dell’assistenza diretta? L’assenza di una risposta sindacale a questi interrogativi rischia di alimentare la percezione che, mentre altre figure trovano spazio nel dibattito contrattuale, gli oss continuino a non rappresentare una priorità.
La nostra riflessione non riguarda la crescita degli autisti soccorritori, dei mediatori transculturali o di qualsiasi altra figura professionale. Riguarda piuttosto un principio di equità: comprendere quale spazio il contratto intenda riservare anche agli oss.
Se il contratto è davvero costruito “a risorse zero”, con quali risorse verranno finanziate tutte queste nuove figure e i relativi percorsi di valorizzazione? Oppure, ancora una volta, saranno proprio gli operatori socio-sanitari a pagare il prezzo di una redistribuzione delle stesse risorse, mentre altre figure professionali otterranno nuovi inquadramenti e percorsi di valorizzazione? E, in questo scenario, quale sarà il reale aumento economico destinato agli oss?
Se, come emerso nel corso della trattativa, non sono previste risorse economiche aggiuntive per finanziare nuove figure professionali e nuovi percorsi di valorizzazione, le organizzazioni sindacali che sostengono tali proposte dovrebbero spiegare ai lavoratori perché accettano di introdurre nuove figure e nuove progressioni senza pretendere contestualmente nuovi finanziamenti a tutela di tutti i lavoratori del comparto. È una domanda di trasparenza: con quali risorse verranno finanziate queste operazioni? Chi ne sosterrà il costo? È questa la vera questione politica.
L’ipotesi dell’oss senior, così come emerge dalle indiscrezioni, non chiarisce alcun elemento sostanziale. Già il precedente contratto prevedeva percorsi di progressione attraverso il budget aziendale, l’anzianità di servizio e i titoli posseduti. La vera domanda è un’altra: quanti Operatori Socio Sanitari potranno realmente accedere a questa progressione?
Se il passaggio in oss senior riguarderà soltanto una parte della categoria, cosa cambierà per le migliaia di operatori socio-sanitari che continueranno a svolgere lo stesso lavoro con le stesse responsabilità e il medesimo trattamento economico?
Questi sviluppi portano a una conclusione che non può essere ignorata: l’introduzione dell’assistente infermiere segna l’avvio di un processo destinato a sostituire progressivamente l’attuale figura dell’oss, così come l’assistente infermiere è destinato ad assorbire il ruolo dell’infermiere triennale. Se questa è la direzione intrapresa dal sistema, è doveroso che venga dichiarata con chiarezza e che si apra un confronto trasparente sul futuro delle professioni assistenziali.
Una professione non si valorizza offrendo opportunità a pochi, ma costruendo un percorso di crescita accessibile all’intera categoria, accompagnato da adeguate risorse economiche, formazione, competenze chiaramente definite e un reale riconoscimento professionale.
Se nuove figure o nuove valorizzazioni dovessero essere introdotte senza adeguate risorse economiche, quale sarà il reale beneficio per gli oss? Se anche la categoria dovesse essere interessata da nuovi inquadramenti o progressioni, ciò avverrà con risorse aggiuntive oppure redistribuendo quelle già disponibili?
Il rischio è che si continui a modificare l’ordinamento professionale senza costruire un vero percorso di valorizzazione dell’intera categoria. Se altre figure trovano una propria collocazione nell’Area degli Assistenti, gli oss hanno il diritto di sapere quale sarà il loro futuro e con quali risorse verrà sostenuto.
Ed è proprio qui che emerge il limite più evidente dell’attuale sistema di rappresentanza. Mentre altri discutono, propongono e decidono l’evoluzione delle professioni, gli operatori socio-sanitari continuano a non avere una presenza diretta al tavolo della contrattazione.
Il vero problema non è soltanto economico. È la rappresentanza. Perché chi non siede al tavolo della contrattazione non partecipa soltanto alla distribuzione delle risorse: rinuncia anche a contribuire alla definizione del futuro della propria professione.
La contrattazione nazionale non decide soltanto gli stipendi, ma anche gli inquadramenti, le progressioni di carriera, le indennità, le competenze e, in larga parte, il futuro delle professioni. Restarne fuori significa lasciare che siano altri a definire le priorità della categoria.
Di fronte a questo scenario SHC non può limitarsi a denunciare le criticità. Sentiamo il dovere di rivolgere un appello agli oss. Per troppo tempo gli operatori socio-sanitari hanno confidato che altri potessero rappresentarne adeguatamente le istanze. Oggi le trattative dimostrano quanto sia importante costruire una rappresentanza autonoma capace di partecipare direttamente alle decisioni che riguardano la professione.
La vera sfida non è soltanto ottenere qualche euro in più in busta paga, ma conquistare quella rappresentatività che permetta agli oss di partecipare direttamente alla contrattazione nazionale. Il futuro della professione è nelle mani degli operatori socio-sanitari. Se vogliamo che il futuro degli oss non venga più deciso esclusivamente da altri, il momento di costruire una rappresentanza forte, autonoma e realmente presente ai tavoli della contrattazione nazionale è adesso.
La sfida, oggi, non è soltanto ottenere migliori condizioni contrattuali, ma costruire una rappresentanza autonoma capace di dare finalmente agli oss una voce diretta nei luoghi in cui si decide il futuro della professione. Il futuro degli operatori socio-sanitari dipenderà soprattutto dalla loro capacità di unirsi e conquistare quella rappresentatività che consentirà alla categoria di essere protagonista delle decisioni che la riguardano.
Per questo SHC ritiene che sia arrivato il momento di costruire una rappresentanza autonoma degli operatori socio-sanitari, rafforzando il sindacato di categoria e conquistandone la rappresentatività. Solo sedendo direttamente ai tavoli nazionali della contrattazione gli oss potranno contribuire a definire il proprio futuro professionale, economico e contrattuale, partecipando alle decisioni che riguardano la categoria anziché subirle.
Redazione OssNews24
Clicca MI PIACE sulla nostra pagina:
https://www.facebook.com/OSSnews24
"Seguici sul canale OSSnews24":



