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Ccnl Sanità 2025-2027, l’analisi di SHC: “Chi ci guadagna? Chi ci perde? Cosa cambia davvero per gli oss?”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa del sindacato SHC OSS.

Le organizzazioni sindacali firmatarie stanno presentando la preintesa del nuovo CCNL Sanità 2025-2027 come un risultato importante, sottolineando gli incrementi economici, le nuove progressioni professionali, il sistema degli incarichi e l’introduzione di nuovi profili. Si parla, in particolare, di aumenti complessivi che per il personale infermieristico potrebbero raggiungere circa 240 euro lordi mensili, considerando insieme incremento tabellare, indennità specifiche e ulteriori risorse. Ma per gli operatori socio-sanitari la domanda rimane ancora senza una risposta chiara: quanto riceveranno realmente gli OSS?

Non interessa conoscere soltanto l’aumento medio dell’intero comparto, perché una media mette insieme lavoratori appartenenti ad aree, profili e trattamenti economici profondamente differenti. Occorre distinguere ciò che rappresenta un incremento tabellare garantito a tutti da ciò che, invece, deriva da indennità specifiche, incarichi, progressioni o fondi accessori destinati soltanto ad alcune categorie o a una parte limitata dei lavoratori.

L’ipotesi contrattuale prevede incrementi degli stipendi tabellari, ma precisa anche che tali somme comprendono l’anticipazione già corrisposta ai dipendenti. Questo significa che l’aumento indicato sulla carta non coincide necessariamente con la somma nuova che il lavoratore troverà interamente in più nella propria busta paga.

All’interno del contratto viene inoltre confermata e rafforzata l’indennità di specificità infermieristica, mentre per gli OSS continua a essere prevista l’indennità per la tutela del malato e la promozione della salute. Le due misure, tuttavia, non hanno lo stesso peso economico e non producono la medesima valorizzazione professionale.

È quindi necessario andare oltre gli annunci e porre alcune domande precise:

  • Chi beneficia maggiormente delle risorse disponibili?
  • Chi ottiene una reale crescita professionale?
  • Chi riceve soltanto possibilità teoriche, subordinate alle decisioni delle aziende e alla disponibilità dei fondi?
  • E che cosa cambia concretamente, dal giorno successivo alla firma, nella vita lavorativa di un OSS?
Un contratto che conferma una differenza strutturale

L’ipotesi contrattuale istituisce nuovi profili professionali, tra i quali il tecnologo alimentare, lo specialista in cybersecurity, il mediatore culturale, l’amministratore di sistema, l’autista di mezzi di soccorso con funzioni di soccorritore e l’assistente di studio odontoiatrico. Per l’OSS, invece, non viene prevista alcuna revisione sostanziale del profilo.

L’OSS resta collocato nell’Area degli operatori, senza un’area autonoma, senza una specifica indennità professionale paragonabile a quella riconosciuta ad altre categorie e senza una ridefinizione nazionale delle competenze, delle responsabilità e dei percorsi di carriera.

Il contratto introduce la possibilità di attribuire anche agli operatori incarichi di funzione professionale, con valori annuali indicati in:

  • 700 euro per gli incarichi di complessità base;
  • 1.500 euro per quelli di media complessità;
  • 2.000 euro per quelli di elevata complessità.

Questa previsione può rappresentare un elemento positivo, ma non riguarda automaticamente tutti gli OSS. Gli incarichi devono essere istituiti dalle aziende, finanziati attraverso i fondi, assegnati mediante procedure selettive e sono subordinati al possesso di almeno cinque anni di esperienza, a una valutazione positiva e all’assenza di determinate sanzioni disciplinari.

Pertanto, non siamo di fronte a una valorizzazione generalizzata della categoria, ma a un’opportunità che potrà interessare soltanto una parte degli operatori.

La positività, dunque, giova prevalentemente a coloro che riusciranno ad accedere agli incarichi. La negatività ricade sulla maggioranza degli OSS, che continuerà a svolgere quotidianamente attività assistenziali sempre più complesse senza ottenere un corrispondente riconoscimento economico e professionale.

L’assenza degli OSS dai veri temi contrattuali

Di fronte a questa situazione, occorre anche interrogarsi sul comportamento della categoria. Gli OSS sono oltre 350.000, di cui 90 mila esercitano nel sistema sanitario, garantiscono ogni giorno una parte essenziale dell’assistenza, sopportano carichi di lavoro crescenti e sono esposti a rischi fisici, biologici, organizzativi e relazionali. Eppure, quando vengono assunte le decisioni che riguardano il loro futuro, la categoria continua a essere scarsamente rappresentata.

Troppi operatori rimangono legati a schemi sindacali tradizionali che utilizzano il consenso e le iscrizioni degli OSS, ma che nei tavoli nazionali continuano a privilegiare altre professioni. Il risultato è visibile anche in questa ipotesi contrattuale: le altre categorie ottengono indennità specifiche, nuovi profili, incarichi economicamente più consistenti e percorsi di sviluppo maggiormente strutturati; per gli OSS rimangono misure più limitate e, spesso, subordinate alle scelte aziendali.

Non basta lamentarsi nei reparti, sui social o nelle chat. Non basta affermare che, se gli OSS si fermassero, la sanità si bloccherebbe. Questa affermazione può essere vera, ma rimane soltanto uno slogan quando non è accompagnata dalla capacità di organizzarsi, partecipare e sostenere una rappresentanza autonoma.

Uno sciopero non si costruisce con una frase. Richiede adesione, coraggio, organizzazione e la disponibilità concreta dei lavoratori a sostenere uno scontro sindacale. Rivendicare forza senza esercitarla significa lasciare agli altri il potere di decidere.

L’analisi SHC dell’ipotesi contrattuale

SHC OSS non intende limitarsi a una valutazione ideologica o a una bocciatura preventiva del contratto. Nell’ipotesi sono presenti anche disposizioni positive, che devono essere riconosciute e valutate con serietà.

Il nostro obiettivo è analizzare il testo punto per punto, distinguendo:

  • gli incrementi economici garantiti da quelli soltanto eventuali;
  • le misure che interessano tutti i lavoratori da quelle riservate ad alcune categorie;
  • le opportunità concretamente accessibili agli OSS da quelle subordinate ai fondi e alle decisioni aziendali;
  • le tutele realmente nuove dalle disposizioni che confermano istituti già esistenti;
  • le positività e i loro beneficiari;
  • le criticità e i lavoratori sui quali ricadranno maggiormente.

Cercheremo quindi di rispondere a tre domande:

  • Chi ci guadagna?
  • Chi rischia di perderci?
  • Cosa cambia davvero per gli OSS?

Soltanto attraverso una lettura concreta e trasparente sarà possibile capire se il nuovo contratto rappresenti una vera occasione di crescita per tutta la sanità pubblica oppure l’ennesimo rinnovo nel quale gli OSS vengono ricordati nei discorsi, ma lasciati ai margini nella distribuzione delle risorse e delle opportunità professionali.

La vera domanda non è se il contratto sia buono o cattivo. La vera domanda è: gli OSS continueranno ad affidare il proprio futuro ad altri oppure decideranno finalmente di costruire una rappresentanza capace di partecipare direttamente ai tavoli dove si decide il loro destino professionale?

Di seguito il DOSSIER SHC OSS.

Redazione OssNews24

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