L’OSS svolge un ruolo fondamentale nel sistema assistenziale, ma sta dimostrando una certa assenza sui veri problemi che affliggono la professione.
Siamo profondamente preoccupati per l’assenza dell’Operatore Socio Sanitario (O.S.S.) nel dibattito sui reali problemi che affliggono questa professione. I sindacati tradizionali sembrano più interessati a preservare lo status quo e a tutelare gli interessi di alcune categorie professionali intellettuali, piuttosto che a promuovere i diritti e il riconoscimento degli OSS.
La mancanza di una linea politica chiara e incisiva ha portato a un’evidente esclusione dell’OSS dai tavoli decisionali e dai processi di evoluzione professionale. L’oss è assente anche sul dibattito politico professionale. Questo silenzio è ancor più grave se si considera che gli OSS dovrebbero essere i primi promotori del cambiamento, portavoce delle proprie istanze, e non semplici comparse in lotte che spesso appartengono ad altre categorie.
Ciò solleva interrogativi urgenti: è possibile che l’operatore si senta demotivato, scoraggiato e privo di rappresentanza nelle istituzioni, a causa dell’inadeguatezza dei sindacati tradizionali? La frammentazione in battaglie individuali potrebbe essere il riflesso di una cultura del lavoro basata sulla competitività e sull’individualismo, piuttosto che su solidarietà e cooperazione.
In quest’ottica, l’allineamento dell’OSS ai sindacati tradizionali si rivela un errore strategico e politico. Questi ultimi hanno spesso dimostrato di essere più attenti alla conservazione dei propri privilegi che alla valorizzazione della professione dell’OSS. Tale immobilismo ha finito per ostacolare l’emergere di forze innovative come il sindacato professionale SHC OSS e la federazione MIGEP – Stati Generali OSS, negando così la possibilità di un vero cambiamento.
È quindi indispensabile avviare una riflessione profonda sulla consapevolezza politica e sull’azione collettiva. L’OSS dovrebbe diventare una forza progressista e innovativa, capace di rivendicare i propri diritti e migliorare le proprie condizioni di lavoro. Il tradimento dei valori originari da parte dei sindacati tradizionali ha impedito fino ad ora la costruzione di una rappresentanza autonoma e incisiva, lasciando spazio a politiche sindacali neoliberali che mettono in crisi l’intera categoria.
Portando l’o.s.s. a non prendere una posizione chiara e incisiva, senza slegarsi dal neoliberismo del sindacato per costruire quella forza innovativa necessaria a equilibrare il ruolo professionale dell’oss.
L’OSS deve diventare una forza di opposizione a politiche sindacali che non lo rappresentano. Deve dotarsi di un proprio sindacato di categoria e di un Registro Nazionale OSS, strumento indispensabile per garantire riconoscimento e professionalità.
È arrivato il momento di superare l’assenza dai tavoli istituzionali, di smettere di essere “pedine” usate nei voti RSU per interessi altrui, e di costruire una rappresentanza autentica, autonoma e partecipata.
Solo così si potrà porre fine alla strumentalizzazione da parte dei sindacati tradizionali, che hanno usato l’OSS per raccogliere consensi, senza mai garantirgli reale tutela e rappresentanza. Questa condizione ha generato un diffuso senso di sfiducia, disillusione e passività tra gli operatori, portandoli persino ad abbandonare la partecipazione attiva e costruttiva a convegni e momenti di confronto professionale.
L’OSS deve prendere coscienza del proprio ruolo, partecipare alla riforma del sistema delle professioni sanitarie, e domandarsi se sta davvero contribuendo a migliorare la propria condizione o se continua a delegare ad altri il proprio futuro. Ma soprattutto sta rappresentando gli interessi della professione oss?
In sintesi, solo attraverso una visione politica più ampia, basata sulla solidarietà e sull’azione collettiva, sarà possibile costruire un futuro dignitoso per la professione. È il momento di agire: l’OSS deve diventare protagonista e promotore del proprio destino.
La riflessione sul ruolo e dibattito politico professionale dell’oss, sull’assenza dell’oss sui veri temi, solleva importanti questioni. È importante un approccio più ampio e più politico per produrre cambiamenti significativi. Se tutto ciò viene ignorato, gli OSS continueranno a non organizzarsi in una rappresentanza autentica, perdendo l’ autonomia decisionale.
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