Negli ultimi mesi il Veneto, come molte altre regioni italiane, sta affrontando una gravissima carenza di infermieri e oss nelle Rsa. La risposta individuata dalla politica nazionale e locale è sempre la stessa: reperire personale sanitario e sociosanitario direttamente all’estero, arrivando perfino a selezionare e formare professionisti in Paesi come l’Ecuador.
Come Stati Generali Oss, riteniamo che il punto centrale della questione sia uno soltanto: rincorrere soluzioni tampone, senza “vedere” le vere cause della crisi del personale nel Servizio sanitario nazionale e nel sistema sociosanitario.
La prima, grande conseguenza di tale miopia è il mancato riconoscimento della professionalità, dello spirito di abnegazione di infermieri, oss e di tutti i professionisti della salute italiani. Parliamo di lavoratori che durante gli anni della pandemia hanno garantito assistenza continua, spesso in condizioni estreme, eppure, ancora oggi, sembrano invisibili.
La seconda questione, ancora più grave, è l’attrattività del Servizio sanitario nazionale. Oggi sempre meno giovani scelgono le professioni sanitarie e sociosanitarie, e molti professionisti decidono di lasciare addirittura l’Italia perché mancano condizioni dignitose.
L’attrattività economica, giuridica e professionale è il cuore del problema. Inutile nascondersi o “mettere la testa sotto la sabbia”: se un infermiere o un oss percepisce stipendi non adeguati alle responsabilità, vive turni massacranti, non ha possibilità concrete di crescita professionale e non si sente tutelato, è inevitabile che il sistema perda risorse umane.
La terza conseguenza è lo sfruttamento del personale prelevato da Paesi esteri e gestito da agenzie interinali a basso costo con grande responsabilità della Regione Veneto. Questi lavoratori “importati” in Italia andranno a colmare un vuoto lasciato dagli operatori italiani a causa delle scarsa attrattività economica a fronte di un lavoro massacrante.
La vera sfida dovrebbe essere un’altra: rendere nuovamente attrattivo il lavoro sanitario e sociosanitario in Italia. E l’oss deve riprendersi la sua dignità professionale e mettere al centro il suo ruolo. Servono salari adeguati, valorizzazione professionale, percorsi di carriera, maggiore sicurezza sul lavoro, tutela giuridica e una programmazione seria del fabbisogno di personale. Ostinarsi a non vedere si traduce in procrastinare a oltranza, galleggiare, per poi affondare inesorabilmente.
Redazione OssNews24
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