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Gettonisti: fenomeno in crescita anche tra gli oss

Dopo il boom di medici e infermieri a gettone, esploso in particolare durante la pandemia, ora anche gli oss scelgono di rinunciare a un contratto a tempo indeterminato per aprire una partita Iva e diventare liberi professionisti. Insomma, fanno gola a tutti, i vantaggi di essere gettonisti: gestire in autonomia il proprio lavoro, fissandone gli orari, scegliere le tariffe che si ritengono più adatte ai servizi offerti, agevolazioni fiscali (soprattutto per chi aderisce al regime forfettario con aliquota al 5% per i primi anni di attività) e, soprattutto, una maggiore redditività.

Ne parla l’edizione veneta del Corriere della Sera, che ha pure raccolto la testimonianza di una oss gettonista: “Una volta, con gli straordinari, guadagnavo 1.600 euro. Adesso lavoro cinque giorni a settimana, senza turni, e ne guadagno 2.000”.

Impossibile quantificare gli oss gettonisti nella provincia di Venezia, ma l’aumento costante delle dimissioni in età non pensionabile potrebbe essere un indicatore indiretto di questa tendenza. Le prime strutture ad aver fatto propria questa forma di reclutamento degli oss sono state la Rsa Don Moschetta di Caorle e la casa di cura San Marco di Mestre.

“Attualmente la situazione si può definire sotto controllo, anche se in realtà non possiamo conoscerne l’entità – riferisce Paolo Lubiato, dalla segreteria di Cisl Fp di Venezia -. Ma in una situazione di crisi economica come quella che stiamo vivendo saranno sempre più gli oss che sceglieranno di abbandonare il lavoro fisso per passare alla libera professione. Il tentativo di guadagnare il più possibile si tradurrà in un problema di reclutamento del personale, senza considerare che sempre più corsi per oss finiscono deserti”.

“Da quando ho lasciato il pubblico e sono diventata libera professionista ho cambiato vita – dichiara la oss intervistata -. Per circa quattro anni ho lavorato, prima in una casa di riposo pubblica e poi in un ospedale pubblico, sempre con un contratto a tempo indeterminato. Mi spaccavo la schiena con turni infiniti, lavoravo anche la notte, i weekend e nei giorni festivi. Ero considerata meno di nulla da infermieri e medici e, facendo gli straordinari, a fine mese riuscivo a portare a casa al massimo 1.600 euro”.

A gennaio del 2023 questa oss accusa i sintomi tipici del burnout: ogni mattina, al solo pensiero di doversi recare a lavoro, vomita più volte e quando arriva in ospedale non ha il coraggio di toccare nessun paziente, temendo di potergli in qualche modo fare del male.

“Ho resistito tre mesi, poi mi sono licenziata – racconta -. Dopo un paio di mesi sabbatici, ho aperto la partita Iva: nel giro di poche settimane ho ricevuto cinque o sei proposte, e ora presto servizio in tre enti differenti. Non lavoro il sabato, la domenica, né la notte e guadagno più di 2.000 euro al mese”.

Ad avere svantaggi, secondo la Cisl Fp, è soprattutto l’utenza. “La qualità del servizio erogato subisce un calo – afferma Lubiato -, perché è difficile fare assistenza non lavorando a ciclo continuo. Oggi puoi essere seguito da un oss e domani da un altro, mentre la continuità nell’assistenza è fondamentale, anche per il rapporto di fiducia che si instaura tra paziente e operatore. Questo è anche il motivo per cui difficilmente una Rsa ammette liberamente di aver inserito oss a gettone nel proprio organico”.

Redazione OssNews24

Fonte: Corriere della Sera

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