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Migep, SHC e Stati Generali Oss: “Per la Fnopi è più importante la penna della siringa. Si rischia una sanità senza assistenza reale”

Di seguito la lettera inviata al ministro Schillaci e alle forze politiche di Senato e Parlamento da Angelo Minghetti e Loredana Peretto (Federazione Migep), Antonio Squarcella (SHC OSS), Gennaro Sorrentino (Stati Generali Oss).

Le recenti dichiarazioni di Barbara Mangiacavalli, presidente Fnopi, impongono una presa di posizione netta sul modello di assistenza che si sta costruendo nel nostro Paese. Affermare che il valore dell’infermiere risieda principalmente nella capacità di pianificazione, nel processo decisionale e assistenziale, fino a sostenere che sia più rilevante tenere in mano “la penna” piuttosto che “la siringa”, non è una semplice semplificazione comunicativa, ma una visione che, se applicata, rischia di produrre un effetto concreto e pericoloso: l’allontanamento dell’infermiere dall’assistenza diretta.

Ciò che emerge con evidenza è una profonda incertezza identitaria. Gli infermieri manifestano il timore di un progressivo svuotamento del proprio ruolo, mentre gli operatori socio-sanitari (oss) percepiscono il rischio di marginalizzazione o di sovrapposizione indebita delle competenze. Quando due figure fondamentali del sistema assistenziale si sentono entrambe indebolite, il problema non è nella percezione dei professionisti, ma nell’impostazione del modello organizzativo che si sta costruendo.

Il rischio è evidente: se tutti gli infermieri vengono progressivamente orientati verso un ruolo di “manager dell’assistenza”, come previsto anche dai decreti ministeriali che introducono nuove lauree magistrali a indirizzo clinico, si va verso un modello che rischia di svuotare nel tempo il significato stesso del titolo di infermiere. Ma a quel punto la domanda è inevitabile: l’assistenza reale, concreta, quotidiana… chi la garantirà?

Come federazioni degli oss, riteniamo doveroso aprire una riflessione politica chiara e non più rinviabile. Ci chiediamo come sia possibile che il ministro della Salute, insieme alle forze politiche nazionali e regionali, possa sostenere o anche solo avallare una visione che appare profondamente distante dalla realtà dei servizi assistenziali.

Il dibattito evidenzia inoltre una reazione forte rispetto all’idea di un infermiere sempre più orientato verso funzioni gestionali e meno presente nell’assistenza diretta. La contrapposizione tra “penna” e “siringa” viene percepita come il segnale di una deriva concreta: quella di un professionista che si allontana dal paziente, mentre altre figure vengono chiamate a colmare il vuoto operativo, generando confusione nei ruoli e squilibri nel sistema.

Se questa è la direzione della Fnopi, la domanda è inevitabile: chi garantisce concretamente l’assistenza al paziente? La pianificazione non è mai fine a sé stessa, ma trova senso solo nella sua traduzione in azione. Non esiste qualità senza presenza, così come non esiste assistenza senza pratica.

Ed è qui che emerge la contraddizione più evidente. Se l’infermiere viene progressivamente orientato verso una dimensione gestionale e decisionale, anche attraverso percorsi avanzati e ampliamento delle competenze, qualcuno dovrà necessariamente farsi carico delle attività assistenziali dirette. Questo spazio viene oggi individuato e spinto dalla Fnopi nella figura dell’assistente infermiere, che tuttavia, pur richiamata a livello normativo, non presenta ancora un perimetro chiaro di competenze, responsabilità e autonomia.

Definire l’assistente infermiere come figura “integrativa, e non sostitutiva” non risolve il problema, ma lo sposta. Nella realtà dei servizi, l’introduzione di una figura intermedia tra infermiere e oss, senza chiarezza normativa e funzionale, genera sovrapposizione di ruoli, ambiguità operativa e frammentazione delle responsabilità. In questo contesto, anche l’oss rischia di essere utilizzato in modo improprio, senza un reale riconoscimento delle competenze, mentre l’assistente infermiere si colloca in una zona grigia che non chiarisce, ma complica ulteriormente il sistema.

Il risultato non è integrazione, ma confusione. Se la Fnopi considera tutto questo un passaggio evolutivo, allora è necessario chiarire quale opportunità e quale reale riconoscimento siano previsti per l’oss e per la nuova figura dell’assistente infermiere. Non può esistere un sistema in cui alcune professioni vengono valorizzate e altre restano collocate in uno spazio indefinito, senza identità, tutele e riconoscimento coerente delle competenze.

L’oss non è un semplice esecutore. È una figura che osserva, valuta e interviene quotidianamente sui bisogni assistenziali. Ignorare questa realtà significa non conoscere il funzionamento del sistema e apre a rischi concreti: sovramansionamento, conflitti tra professioni e riduzione della qualità assistenziale.

Colpisce inoltre l’affermazione secondo cui gli oss non sarebbero coinvolti in attività complesse. Una posizione della Fnopi che appare lontana dalla realtà operativa dei servizi, dove, spesso anche su indicazione organizzativa, agli oss vengono affidate attività che vanno ben oltre il perimetro formale delle competenze. Negare questa evidenza non tutela il sistema, ma contribuisce ad alimentare un’area grigia fatta di responsabilità non riconosciute e pratiche non regolamentate.

Si sta delineando un modello sbilanciato, in cui la responsabilità teorica si concentra da una parte e le attività pratiche vengono spostate dall’altra, senza una chiara ridefinizione delle responsabilità. Quando non è chiaro chi fa cosa, e soprattutto chi risponde di cosa, il problema diventa inevitabilmente clinico. Non è sostenibile un sistema in cui uno pianifica e un altro esegue, quando entrambi operano sugli stessi bisogni assistenziali. La competenza sanitaria è integrazione tra pensiero e azione. Separare queste dimensioni significa indebolire il sistema.

La contrapposizione tra “penna” e “siringa” diventa così il simbolo di una deriva pericolosa: quella di un modello che privilegia la gestione sulla cura e la teoria sulla pratica. Una sanità che allontana i professionisti dal paziente non è più evoluta, è più debole e rischia di svuotare il significato stesso della professione infermieristica. La verità politica è che non si sta costruendo una riforma organica, ma si stanno introducendo soluzioni parziali per rispondere alla carenza di personale. L’assistente infermiere rischia di diventare non una soluzione, ma un ulteriore elemento di frammentazione.

La questione centrale non è scegliere tra penna e siringa, ma definire un modello di assistenza chiaro e sostenibile. Un sistema efficace richiede professionisti responsabili, capaci di integrare competenza clinica e operatività, senza separazioni artificiali. Se il percorso intrapreso porterà a un infermiere sempre più distante dall’assistenza diretta e a una moltiplicazione di figure intermedie per colmare il vuoto operativo, il risultato sarà un sistema più confuso, meno efficiente e meno sicuro per i cittadini.

Il tema non è difendere il passato, ma evitare un futuro costruito su ambiguità. Perché in sanità non basta scrivere bene. Serve assistere meglio. Per queste ragioni è necessario aprire un confronto istituzionale serio e inclusivo, coinvolgendo tutte le professioni sanitarie e socio-sanitarie, a partire dagli oss, oggi esclusi da scelte che li riguardano direttamente. Perché non si sta evolvendo la sanità: si sta progressivamente spostando l’assistenza da chi ha responsabilità a chi non ha un adeguato riconoscimento. Questa non è una riforma: è una risposta debole a un problema strutturale che si sta evitando di affrontare.

Redazione OssNews24

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