La Federazione Nazionale Migep – Stati Generali Oss e il sindacato SHC OSS intendono richiamare con urgenza l’attenzione delle Istituzioni sulla vicenda riportata dagli organi di stampa relativa all’impiego di oss nelle scuole del territorio veneziano, in un contesto caratterizzato dalla carenza di insegnanti di sostegno.
Non intendiamo entrare nel merito delle ricostruzioni giornalistiche, che spetta alle istituzioni verificare, né limitarci a stabilire se un oss abbia svolto o meno attività riconducibili ad altre figure professionali. La questione che poniamo è più profonda e riguarda direttamente le scelte della politica e delle Istituzioni.
Quando, invece, l’oss chiede il riconoscimento del proprio ruolo, la crescita professionale, una formazione continua realmente accessibile e strutturata, maggiori tutele e una chiara prospettiva professionale, le risposte diventano molto più difficili da ottenere.
È questa la contraddizione che la vicenda veneta porta nuovamente alla luce. Non riguarda soltanto un problema organizzativo. Riguarda il modello che si sta costruendo e una responsabilità politica e istituzionale che non può più essere ignorata.
Se, per garantire il funzionamento dei servizi, si ricorre all’oss, attribuendogli attività che possono oltrepassare il perimetro della propria formazione e delle proprie competenze, siamo davanti a una precisa questione politica. Non si può chiedere all’oss di rispondere ai cambiamenti del sistema lasciando immobile il sistema che dovrebbe formarlo, tutelarlo e valorizzarlo, né trasformarlo in una sorta di figura “jolly” alla quale affidare, secondo le necessità del momento, attività destinate a compensare la mancanza di altre professionalità.
La tutela degli alunni con disabilità rende la questione ancora più delicata. Il diritto all’inclusione scolastica non può essere garantito attraverso soluzioni emergenziali che rischiano di confondere l’assistenza alla persona con il sostegno educativo e didattico.
Qualora venisse confermato che agli oss vengono attribuite, anche di fatto, funzioni proprie dei docenti di sostegno o comunque attività estranee al loro profilo, chiediamo che tale utilizzo venga immediatamente interrotto e che siano ripristinate condizioni rispettose delle competenze e delle responsabilità dei lavoratori coinvolti, oltre che dei diritti degli alunni e delle loro famiglie.
Ancora più grave sarebbe utilizzare personale non specificamente formato per determinate funzioni semplicemente perché disponibile all’interno del servizio. La carenza di una professionalità non abilita automaticamente un’altra professionalità a sostituirla.
Se questo principio viene meno, il rischio è quello di costruire un sistema nel quale le competenze non vengono più definite dalla formazione e dalle norme, ma dalle necessità contingenti delle amministrazioni. Ed è un precedente che riteniamo estremamente pericoloso.
Chiediamo inoltre quali iniziative il ministero della Salute, il ministero dell’Istruzione e del merito e la Regione Veneto intendano adottare per impedire che le carenze di personale determinino una sovrapposizione impropria tra professioni differenti. Ma poniamo soprattutto una domanda politica: le Istituzioni chiamate in causa ritengono legittimo utilizzare l‘oss per compensare la carenza di personale appartenente ad altre professioni?
Su questo chiediamo una risposta chiara. Perché non si può lasciare che siano le necessità organizzative a ridefinire silenziosamente una professione, né utilizzare l’oss dove manca personale e poi negargli un vero percorso di formazione continua, una chiara evoluzione professionale e un riconoscimento coerente con le responsabilità che, nei fatti, gli vengono richieste.
Non è accettabile utilizzare prima una professione oltre i suoi confini e discutere soltanto dopo delle conseguenze. Chiediamo pertanto al ministero della Salute, al ministero dell’Istruzione e del merito e alla Regione Veneto una risposta politico-istituzionale precisa sulle modalità di utilizzo degli Operatori Socio Sanitari nelle scuole e sui confini delle attività loro richieste.
Perché questa vicenda non riguarda soltanto gli oss. Riguarda il principio secondo cui ogni professionista deve essere utilizzato per ciò per cui è formato, qualificato e chiamato a rispondere. Su questo principio riteniamo che le Istituzioni chiamate in causa non possano rimanere in silenzio.
Redazione OssNews24
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