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“Tagli ai corsi di laurea in Infermieristica: meno formazione, più approssimazione”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa degli Stati Generali Oss.

È stato reso noto che per l’anno accademico 2025-2026 i posti disponibili per l’accesso al corso di laurea triennale in Infermieristica passeranno da 26.832 a 26.289, con una riduzione netta di 543 unità. Un segnale allarmante in un sistema sanitario, già afflitto da una carenza strutturale e cronica di personale infermieristico, stimata in oltre 175mila unità rispetto agli standard europei.

Questa decisione appare ancora più inspiegabile se si considera che per le altre professioni sanitarie i posti disponibili sono stati aumentati: per i medici, gli odontoiatri, i tecnici di diagnostica e molte altre categorie, il fabbisogno formativo è stato giustamente ampliato. Solo la professione infermieristica registra un arretramento. La riduzione dei posti nei corsi di infermieristica non è un errore isolato, sembra essere il sintomo di una deriva precisa.

A nostro avviso si sta aprendo la strada a un modello di assistenza sanitaria che punta a risparmiare sul costo del lavoro, introducendo figure intermedie senza una reale progettazione formativa, senza chiari inquadramenti contrattuali, senza risorse certe per la loro attivazione. L’introduzione dell’assistente infermiere, prevista nell’ultimo Contratto nazionale della sanità pubblica, non risponde a un bisogno definito, né è frutto di una reale programmazione sanitaria. A oggi non esistono standard condivisi per la sua formazione, non esiste una rilevazione del fabbisogno reale, né sono stati allocati i fondi necessari per sostenerne il costo.

In questo contesto la riduzione dei posti nei corsi universitari per infermieri sembra assumere una funzione strategica: limitare l’accesso alla formazione qualificata per sostituirla progressivamente con profili meno formati, meno retribuiti e con minori tutele. Se così è, siamo di fronte a una logica pericolosa, che punta al contenimento della spesa senza garantire la qualità dell’assistenza, la sicurezza delle cure e la dignità del lavoro sanitario.

In qualità di Stati Generali Oss denunciamo con forza l’assenza di una vera programmazione sanitaria a lungo termine, capace di rispondere ai bisogni reali della popolazione e degli operatori. Il ricorso a soluzioni “intermedie”, calate dall’alto e non sostenute da una base normativa e scientifica solida, non rafforza il Servizio sanitario nazionale. Al contrario, ne mina le fondamenta.

Il Servizio sanitario nazionale non può essere oggetto di risparmi al ribasso e di decisioni imposte dall’alto, senza un confronto concreto. Occorrono investimenti seri, una pianificazione responsabile e una valorizzazione reale di tutte le professioni sanitarie e di quella dell’oss. Da anni chiediamo il riconoscimento e la nostra partecipazione alla costruzione di un sistema sanitario pubblico, equo e qualificato. L’assistente infermiere e l’oss non possono reggere da soli il peso dell’ assistenza, perché essi stessi hanno bisogno di una seria innovazione.

Redazione OssNews24

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