L’uso di slogan di sapore nazionalista è puramente un escamotage per sottolineare come
il Veneto deve ritornare a investire seriamente sulla dignità, sulla formazione e sul futuro degli OSS. La notizia degli operatori socio-sanitari provenienti dallo Sri Lanka e dal Perù, formati nei loro Paesi d’origine e destinati a essere inseriti nelle Rsa del Veneto, riporta nuovamente al centro una questione che non possiamo più rimandare: la difficoltà di reperire personale per l’assistenza alle persone non autosufficienti.
Le strutture cercano OSS e infermieri, le famiglie attendono un posto nelle residenze, gli operatori già in servizio devono spesso sostenere enormi carichi di lavoro. La domanda che poniamo, tuttavia, è: perché siamo arrivati al punto di dover cercare altrove le risorse umane necessarie a garantire un servizio essenziale, senza aver prima risolto le ragioni che rendono questa professione sempre meno attrattiva per tanti lavoratori italiani?
Già nel marzo 2023 il Corriere del Veneto raccontava le difficoltà delle Rsa nel reperire operatori sociosanitari e infermieri, richiamando l’attenzione sulle retribuzioni contenute e sulla fatica quotidiana del lavoro.
Nell’ottobre 2024 il problema tornava al centro del dibattito con la difficoltà di ampliare i posti nelle case di riposo proprio a causa della mancanza di personale. Nel gennaio 2025, un ulteriore campanello d’allarme arrivava dagli OSS che sceglievano di abbandonare il lavoro dipendente per cercare formule professionali più remunerative e orari più gestibili.
Sono segnali che devono far riflettere. Se una professione è indispensabile per la tenuta del sistema sociosanitario, ma fatica ad attrarre nuovi candidati e perde una parte dei lavoratori già formati, la risposta non può consistere esclusivamente nella ricerca di personale all’estero. Occorre domandarsi che cosa non stia funzionando. E, soprattutto, che cosa possiamo fare per cambiare le cose.
La formazione degli OSS in deroga alla legge e al decreto flussi e impiegando le risorse di diversi ministeri (Lavoro, Esteri, Interno, Istruzione) ci sembra francamente un lavoro maggiore rispetto alla possibilità di rendere attrattiva questa professione. Perché un giovane italiano dovrebbe scegliere di diventare OSS, e perché un operatore già qualificato dovrebbe continuare a svolgere questo lavoro per tutta la propria vita professionale?
Non possiamo chiedere ad altri Paesi di contribuire stabilmente alla risposta alle nostre carenze senza impegnarci, con altrettanta determinazione, a rendere sostenibile e desiderabile questa professione nel nostro territorio. Sono uomini e donne che ogni giorno si occupano dell’igiene personale, della mobilizzazione, dell’alimentazione, del benessere e della relazione con persone fragili.
Sono professionisti che svolgono attività impegnative sul piano fisico, emotivo e relazionale, spesso in situazioni nelle quali il tempo da dedicare a ciascun assistito è limitato dalla necessità di rispondere a numerose altre esigenze. Il sacrificio quotidiano degli OSS non può assolutamente diventare la normalità.
La morte di un’operatrice sociosanitaria a 56 anni in provincia di Venezia, mentre stava svolgendo il turno di lavoro. Purtroppo, pur nella sua tragicità, ricorda ancora quanto non si possa più attendere nel sostenere questa professione in modo fattivo, concreto e reale. Senza più doppi giochi.
La dedizione è una qualità preziosa. Il sacrificio continuo, invece, non deve essere il modello organizzativo su cui costruire il futuro della sanità. Gli Stati Generali Oss ritengono che sia necessario aprire un confronto serio tra Regione, istituzioni, organizzazioni sindacali, enti gestori, rappresentanze professionali e sistema della formazioni.
Le priorità sono chiare:
Il Veneto ha bisogno di OSS. Ma ha bisogno anche di una strategia. Non sarebbe un risultato accettabile se, tra qualche anno, fossimo costretti a ripetere le stesse considerazioni, con nuove carenze da colmare e nuovi Paesi da cui reclutare personale, senza aver risolto i problemi che conosciamo oggi.
La nostra richiesta: valorizzare chi si prende cura degli altri. Chiediamo che l’OSS venga riconosciuto per il contributo fondamentale che offre alla qualità della vita delle persone fragili e alla sostenibilità del sistema sociosanitario.
Redazione OssNews24
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