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Oss accusata di aver rubato gioielli alle pazienti ricoverate in un ospedale in provincia di Reggio

L’accusa arriva dalla figlia di una paziente “A mia madre sfilata anche la fede, una umiliazione”. La denuncia per furto di oggetti d’oro a persone ricoverate all’ospedale di Scandiano (Reggio), come viene precisato da “Il Resto del Carlino”, vede indagata una operatrice socio sanitaria residente a Novi di Modena.

Ma non è un caso isolato: ci sarebbero altri simili casi, ovvero di ammanchi di oggetti e di piccole somme di denaro. Episodi avvenuti negli ultimi mesi e che spesso, per lo scarso valore economico o per “vergogna”, non erano stati denunciati alle forze dell’ordine. Tra le vittime di questi furti anche una pensionata di 98 anni, conosciuta nella Bassa Reggiana per essere stata in gioventù una staffetta partigiana a Fabbrico, il paese dove ha sempre vissuto. “Mia madre – racconta la figlia di una delle vittime – a fine marzo è stata ricoverata nel reparto Covid a Scandiano. La notte del 3 aprile si è accorta della presenza di qualcuno vicino a lei. Ha sentito la frase:  ‘Aspetta un attimo che si è impigliata…’. Era la ladra che sfilava la catenina d’oro dal collo. Poi le ha tolto un anello e la fede nuziale, che aveva al dito dal 1946…”.

La sensazione della pensionata è stata quella che la ladra stesse parlando con qualcuno. C’era un complice con lei? Di certo è che al mattino la signora Bruna si è accorta che non aveva più catenina e anelli.

“Mia madre c’è rimasta davvero male. Erano oggetti ricevuti dal marito, morto a soli 50 anni di età per un malore improvviso. Sono ricordi importantissimi per lei…”, aggiunge Marinella. Quella notte non era stato rubato il crocefisso in oro, forse perché staccatosi dalla catenina al momento del furto, finendo sotto la schiena della paziente ricoverata. “Abbiamo deciso di sporgere denuncia – aggiunge la figlia della derubata – perché riteniamo che quel furto sia stato un gesto vigliacco. Oltretutto in un reparto in cui gli accessi sono limitati ai degenti e al personale”.

Ci sono voluti alcuni mesi per arrivare all’identità della donna indagata, residente appunto a Novi: la scorsa estate è stato recuperato il bottino, restituito nei giorni scorsi alla signora Bruna. “I carabinieri di Scandiano sono stati eccezionali. E’ stato un sollievo per mia madre, che dopo il furto si era sentita umiliata. Ora è ospite in una casa di riposo a Reggio, ma con la sua catenina al collo e con la fede e l’altro anello alle dita”.

Redazione OssNews24

Fonte: www.ilrestodelcarlino.it

  • OSS, dopo 26 anni di servizio l’appello a Schillaci: «Noi esistiamo», più tutele

    Una lettera aperta indirizzata al ministro Schillaci chiede riconoscimento professionale, competenze chiare e maggiori garanzie per gli OSS

    «Noi esistiamo: la voce di chi garantisce la cura ogni giorno». È il messaggio al centro della lettera aperta indirizzata al ministro della Salute, Orazio Schillaci, da un operatore sociosanitario che si firma M.V., con oltre 26 anni di servizio nel settore della riabilitazione.

    Il documento, che indica per conoscenza la Federazione MIGEP e la redazione di NurseTimes, porta nel dibattito sul riconoscimento professionale degli OSS una testimonianza personale e cinque richieste: passaggio all’area delle professioni sanitarie, maggiore chiarezza sulle competenze, rispetto nelle équipe, rafforzamento delle tutele previdenziali e uniformità della formazione.

    Una presa di posizione che richiama questioni centrali per l’organizzazione dell’assistenza e la tutela della salute, ma che richiede di distinguere le rivendicazioni dell’autore dalle disposizioni già previste dall’ordinamento.

    Ventisei anni nella riabilitazione: la storia raccontata nella lettera

    M.V. riferisce di lavorare ininterrottamente dal 17 aprile 2000 all’interno di un centro di riabilitazione. Il suo percorso, spiega, è iniziato come assistente per persone con disabilità ed è proseguito attraverso successive qualifiche, fino a quella di operatore sociosanitario.

    Non si tratta, quindi, necessariamente di 26 anni svolti con la qualifica di OSS, ma di un’esperienza complessiva maturata nell’assistenza.

    L’autore racconta di avere investito nella formazione continua, frequentando corsi sull’approccio Snoezelen, sul primo soccorso, sul BLSD e su ulteriori ambiti legati alla cura. Un investimento che, nella sua testimonianza, accompagna il confronto quotidiano con persone non autosufficienti e con bisogni complessi.

    «La mia storia è quella di migliaia di operatori che ogni giorno, H24, garantiscono la tenuta del Servizio Sanitario Nazionale e delle strutture riabilitative e assistenziali», scrive.

    Il riconoscimento sanitario richiesto e l’attuale profilo OSS

    La prima rivendicazione riguarda il collocamento dell’OSS nell’area delle professioni sanitarie, accompagnato da un riconoscimento contrattuale ed economico adeguato.

    Per comprendere questa richiesta occorre chiarire il quadro normativo. Il DPCM 25 marzo 2025, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 21 giugno 2025, ha recepito la revisione del profilo OSS. Il testo conferma la definizione di operatore di interesse sanitario, impegnato a soddisfare i bisogni primari e a favorire il benessere e l’autonomia della persona in ambito sanitario, sociosanitario e sociale. Prevede inoltre la collaborazione con il professionista sanitario o sociale di riferimento, attraverso piani e programmi collegati alla complessità e alla stabilità della persona assistita.

    L’appartenenza all’area sociosanitaria, dunque, non equivale automaticamente al riconoscimento come professione sanitaria. La distinzione è illustrata anche nella documentazione della Camera dei deputati dedicata alla figura dell’OSS. La domanda avanzata nella lettera rappresenta pertanto una proposta di modifica dell’attuale assetto, non un passaggio già acquisito.

    Assistenza diretta e terapia: la richiesta di confini più chiari

    Il passaggio più delicato della lettera riguarda l’assistenza alle persone con tetraplegia, gravi limitazioni motorie o disfagia.

    L’autore descrive il lavoro quotidiano di supporto alla mobilizzazione, al posizionamento e alla cura della persona. Richiama inoltre il valore della relazione, dell’empatia e della capacità di rassicurare pazienti particolarmente fragili, utilizzando il concetto di “co-regolazione”.

    Su queste basi solleva il problema dell’aiuto nell’assunzione della terapia quando la persona non è fisicamente autonoma.

    «Chiediamo che tutte queste manovre assistenziali indispensabili […] vengano chiaramente normate, riconosciute e tutelate per legge», scrive M.V., chiedendo di eliminare incertezze e possibili contestazioni.

    La descrizione di una pratica lavorativa, tuttavia, non ne dimostra da sola l’appropriatezza o la legittimità in ogni contesto. L’aiuto nell’assunzione dei medicinali, la gestione della terapia e l’assistenza a una persona con difficoltà di deglutizione non possono essere considerati attività indistintamente equivalenti.

    Il criterio richiamato dal nuovo profilo è la collaborazione organizzata in funzione delle condizioni dell’assistito e dei programmi definiti dal professionista responsabile. Da questo quadro emerge l’esigenza di verificare le attività concretamente attribuibili, evitando di trasformare la testimonianza in un’autorizzazione generale.

    La richiesta di chiarezza mantiene quindi un rilievo concreto: rendere comprensibili compiti, responsabilità e modalità di collaborazione tutela sia chi lavora sia chi riceve assistenza.

    Rispetto nelle équipe e confronto sull’assistente infermiere

    Un altro punto riguarda il clima nei luoghi di lavoro. M.V. chiede di superare rapporti caratterizzati da ambiguità, atteggiamenti irrispettosi o prevaricazioni, valorizzando la collaborazione interprofessionale.

    La lettera non documenta episodi specifici, ma esprime una richiesta generale di dignità professionale e di maggiore chiarezza organizzativa.

    Il tema viene collegato anche all’introduzione dell’assistente infermiere, il cui profilo è stato istituito attraverso l’accordo recepito dal DPCM 28 febbraio 2025. Il relativo provvedimento è stato pubblicato nella stessa Gazzetta Ufficiale che contiene la revisione del profilo OSS.

    Nel ragionamento dell’autore, l’evoluzione dei ruoli rende ancora più urgente dare risposte agli operatori già impegnati nei servizi. Una questione che interessa OSS, infermieri e responsabili delle strutture, chiamati a costruire équipe nelle quali ogni contributo sia riconoscibile e coerente con le competenze possedute.

    Lavori gravosi e usuranti: le tutele non sono equivalenti

    La quarta richiesta riguarda il peso fisico ed emotivo dell’assistenza prolungata a persone con disabilità complesse.

    L’autore sollecita l’inserimento definitivo degli OSS tra i lavori usuranti e gravosi. Su questo punto è necessaria una precisazione: le due categorie rispondono a discipline differenti e non è corretto presentare gli operatori come esclusi indistintamente da ogni tutela.

    La scheda INPS sull’APE Sociale comprende, tra le attività gravose considerate, le professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali. L’accesso al beneficio richiede comunque la verifica delle condizioni personali, contributive e lavorative previste.

    Per i lavori usuranti, invece, l’INPS individua specifiche attività e condizioni, tra cui determinate forme di lavoro notturno. Il solo possesso della qualifica OSS non determina automaticamente il diritto al pensionamento agevolato.

    La rivendicazione può dunque essere letta come una richiesta di rafforzamento e maggiore certezza delle tutele, mantenendo distinta la valutazione previdenziale dei singoli casi.

    Formazione uniforme e prevenzione del burnout

    L’ultimo punto riguarda la richiesta di percorsi formativi omogenei sul territorio nazionale, affiancati da interventi per prevenire il burnout.

    Un quadro nazionale di riferimento esiste già: la revisione del 2025 interviene anche sull’ordinamento didattico e richiama l’esigenza di una maggiore uniformità dei contenuti formativi. La questione posta dalla lettera riguarda quindi anche l’effettiva coerenza dell’applicazione nei territori.

    Nella prospettiva dell’autore, aggiornamento professionale e benessere organizzativo devono procedere insieme. La formazione, da sola, non esaurisce la domanda di riconoscimento avanzata da chi descrive un lungo percorso accanto alle persone più fragili.

    Dalla testimonianza al confronto istituzionale

    «Noi ci siamo stati ieri, ci siamo oggi e ci saremo domani». La conclusione della lettera riassume una domanda di ascolto che attraversa tutti i punti dell’appello.

    Il contributo di M.V. mette in relazione esperienza assistenziale, riconoscimento professionale e sicurezza del lavoro. Le risposte richiedono un confronto capace di valorizzare gli OSS, distinguere le competenze e rendere concretamente accessibili le tutele previste. Perché la dignità di chi assiste e la qualità della cura sono questioni strettamente collegate.

    Redazione OssNews24

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  • Concorso oss 2026: apparato cardiovascolare, anatomia e quiz
    Cuore, arterie, vene, capillari e circolazione sanguigna: fisiologia cardiaca, prevenzione delle complicanze e domande per il concorso OSS.

    L’apparato cardiovascolare è uno degli argomenti fondamentali nella preparazione al concorso OSS 2026. Comprendere come funziona il cuore, come circola il sangue e quali meccanismi regolano la pressione arteriosa è essenziale per affrontare le prove scritte, pratiche e orali.

    L’OSS assiste quotidianamente persone con patologie cardiovascolari, difficoltà circolatorie, ridotta mobilità e condizioni di fragilità. Conoscere la fisiologia della circolazione permette di comprendere perché un paziente allettato possa sviluppare edema agli arti inferiori, perché un’insufficiente perfusione dei tessuti possa determinare alterazioni della cute e perché alcuni sintomi richiedano una segnalazione immediata.

    In questo nuovo articolo della serie Nurse Times approfondiamo l’anatomia del cuore, la circolazione sistemica e polmonare, la struttura dei vasi sanguigni, il ciclo cardiaco, il sistema di conduzione elettrica e i principali rischi legati all’immobilità. L’obiettivo è collegare le conoscenze scientifiche alle attività assistenziali proprie dell’OSS, nel rispetto delle competenze professionali.

    1. Apparato cardiovascolare: da quali strutture è formato?

    L’apparato cardiovascolare comprende tre componenti principali:

    • Cuore: organo muscolare che funziona come una pompa.
    • Vasi sanguigni: arterie, arteriole, capillari, venule e vene.
    • Sangue: tessuto connettivo liquido che trasporta sostanze attraverso l’organismo.

    Il sistema cardiovascolare svolge diverse funzioni:

    • Trasporto dell’ossigeno: permette al sangue ossigenato nei polmoni di raggiungere i tessuti.
    • Trasporto dei nutrienti: distribuisce glucosio, aminoacidi, lipidi e altre sostanze.
    • Eliminazione dei prodotti di scarto: contribuisce al trasporto dell’anidride carbonica verso i polmoni e di altre sostanze verso gli organi deputati alla loro eliminazione.
    • Regolazione della temperatura: la circolazione cutanea partecipa alla dispersione o conservazione del calore.
    • Difesa immunitaria: consente il trasporto delle cellule del sistema immunitario.
    • Emostasi: grazie alle piastrine e ai fattori della coagulazione, contribuisce al controllo delle emorragie.

    Schema fondamentale

    CUORE → pompa il sangue.
    ARTERIE → trasportano il sangue dal cuore alla periferia.
    CAPILLARI → permettono gli scambi con i tessuti.
    VENE → riportano il sangue verso il cuore.

    2. Anatomia del cuore: posizione, forma e dimensioni

    Il cuore è un organo muscolare cavo situato nella cavità toracica, all’interno del mediastino, tra i due polmoni. È posto posteriormente allo sterno, sopra il diaframma e presenta una posizione leggermente spostata verso sinistra.

    Nell’adulto ha dimensioni approssimativamente paragonabili a quelle di un pugno. La sua funzione principale è generare la pressione necessaria per mantenere il flusso sanguigno attraverso due circuiti: la circolazione polmonare e quella sistemica.

    Gli strati della parete cardiaca

    La parete del cuore comprende:

    • Endocardio: rivestimento interno delle cavità cardiache.
    • Miocardio: strato muscolare responsabile della contrazione.
    • Epicardio: strato più esterno della parete cardiaca, corrispondente al foglietto viscerale del pericardio sieroso.

    Il cuore è inoltre circondato dal pericardio, un sacco che contribuisce a proteggerlo e a mantenerlo nella sua sede. Tra i foglietti sierosi del pericardio è presente una piccola quantità di liquido, che riduce l’attrito durante i movimenti cardiaci.

    Qual è lo strato che permette al cuore di contrarsi?

    Il miocardio. È una delle risposte da memorizzare per le prove concorsuali.

    3. Le quattro cavità del cuore

    Il cuore è suddiviso in quattro cavità:

    • Atrio destro.
    • Ventricolo destro.
    • Atrio sinistro.
    • Ventricolo sinistro.

    Gli atri sono le cavità superiori e ricevono il sangue. I ventricoli sono le cavità inferiori e lo spingono verso i polmoni o verso la circolazione sistemica.

    Parte destra del cuore

    L’atrio destro riceve sangue venoso proveniente principalmente dalle vene cave superiore e inferiore. Il sangue passa quindi al ventricolo destro, che lo spinge verso i polmoni attraverso il tronco polmonare e le arterie polmonari.

    Parte sinistra del cuore

    L’atrio sinistro riceve il sangue ossigenato proveniente dai polmoni attraverso le vene polmonari. Il sangue passa nel ventricolo sinistro, che lo immette nell’aorta e quindi nella circolazione sistemica.

    Perché il ventricolo sinistro ha una parete più spessa?

    Il ventricolo sinistro deve sviluppare una pressione maggiore rispetto al ventricolo destro, perché deve spingere il sangue attraverso la circolazione sistemica. Il ventricolo destro, invece, invia il sangue alla circolazione polmonare, che normalmente presenta resistenze inferiori.

    Da ricordare: il ventricolo sinistro è la principale pompa della grande circolazione.

    4. Le valvole cardiache: nomi e funzioni

    Le valvole cardiache assicurano che il sangue proceda prevalentemente in un’unica direzione. Sono quattro.

    ValvolaPosizione
    TricuspideTra atrio destro e ventricolo destro
    PolmonareTra ventricolo destro e tronco polmonare
    Mitrale o bicuspideTra atrio sinistro e ventricolo sinistro
    AorticaTra ventricolo sinistro e aorta

    Valvole atrioventricolari

    La tricuspide e la mitrale si trovano tra atri e ventricoli. Sono collegate a corde tendinee e muscoli papillari, che contribuiscono a impedirne il prolasso durante la contrazione ventricolare.

    Valvole semilunari

    La valvola polmonare e quella aortica si trovano all’uscita dei ventricoli. La loro chiusura impedisce il ritorno del sangue dalle grandi arterie verso i ventricoli durante il rilasciamento cardiaco.

    Stenosi e insufficienza valvolare

    La stenosi è un restringimento che ostacola il passaggio del sangue. L’insufficienza valvolare indica un difetto di chiusura che permette un reflusso anomalo. Queste condizioni richiedono una valutazione medica; per il concorso OSS è importante comprenderne il significato generale.

    5. La circolazione sanguigna: piccola e grande circolazione

    Il sangue percorre due circuiti collegati tra loro.

    Piccola circolazione o circolazione polmonare – Trasporta il sangue dal cuore ai polmoni e nuovamente al cuore.

    Il percorso è: Ventricolo destro → arterie polmonari → capillari polmonari → vene polmonari → atrio sinistro.

    Nei capillari polmonari avvengono gli scambi gassosi: il sangue cede anidride carbonica e acquisisce ossigeno.

    Grande circolazione o circolazione sistemica – Trasporta il sangue dal cuore ai tessuti dell’organismo e lo riporta al cuore.

    Il percorso è: Ventricolo sinistro → aorta → arterie → arteriole → capillari → venule → vene → vene cave → atrio destro.

    Nei capillari sistemici, l’ossigeno e i nutrienti vengono trasferiti ai tessuti, mentre il sangue raccoglie anidride carbonica e prodotti del metabolismo.

    Attenzione: arterie e vene non si distinguono dal contenuto di ossigeno

    È un errore frequente nei quiz. Le arterie sono definite dalla direzione del flusso: portano il sangue lontano dal cuore. Le vene riportano il sangue verso il cuore. Nella circolazione polmonare, le arterie polmonari trasportano normalmente sangue povero di ossigeno, mentre le vene polmonari trasportano sangue ossigenato. La distinzione corretta è quindi basata sulla direzione del sangue, non sul suo colore o sulla quantità di ossigeno.

    6. Circolazione coronarica: come si nutre il cuore?

    Anche il muscolo cardiaco ha bisogno di ossigeno e nutrienti. Questi vengono forniti attraverso la circolazione coronarica. Le arterie coronarie originano dalla porzione iniziale dell’aorta.

    Le due principali sono:

    • Arteria coronaria destra.
    • Arteria coronaria sinistra.

    La coronaria sinistra si divide generalmente in rami importanti, tra cui:

    • Arteria interventricolare anteriore, detta anche discendente anteriore.
    • Arteria circonflessa.

    La distribuzione dei territori vascolari presenta variazioni anatomiche individuali.

    Che cosa succede se il flusso coronarico si riduce?

    Una riduzione del flusso può determinare ischemia miocardica, cioè insufficiente apporto di ossigeno rispetto alle necessità del tessuto. Se l’ischemia è prolungata e provoca la morte di cellule miocardiche, può verificarsi un infarto miocardico. Per l’OSS è essenziale conoscere i possibili segnali d’allarme, senza tentare di formulare diagnosi.

    7. Il ciclo cardiaco: sistole e diastole

    Il cuore alterna fasi di contrazione e rilasciamento. Questa successione costituisce il ciclo cardiaco.

    Sistole – Durante la sistole ventricolare, i ventricoli sviluppano pressione e spingono il sangue verso le arterie. Il ventricolo destro espelle sangue verso il circolo polmonare. Il ventricolo sinistro espelle sangue verso l’aorta.

    Diastole – Durante la diastole ventricolare, i ventricoli si rilassano e si riempiono di sangue. La contrazione degli atri contribuisce a completare il riempimento ventricolare.

    I toni cardiaci

    Il primo tono cardiaco, comunemente rappresentato come S1, è associato principalmente alla chiusura delle valvole mitrale e tricuspide. Il secondo tono, S2, è associato principalmente alla chiusura delle valvole aortica e polmonare.

    Schema per il concorso:

    SISTOLE = contrazione ventricolare ed eiezione.
    DIASTOLE = rilasciamento e riempimento ventricolare.

    8. Il sistema elettrico del cuore: perché il battito è ritmico?

    Il cuore possiede cellule specializzate capaci di generare e trasmettere impulsi elettrici.

    Il sistema di conduzione comprende:

    1. Nodo senoatriale.
    2. Vie di conduzione atriale.
    3. Nodo atrioventricolare.
    4. Fascio di His.
    5. Branche destra e sinistra.
    6. Fibre di Purkinje.

    Nodo senoatriale – Si trova nell’atrio destro ed è il principale pacemaker fisiologico del cuore. Genera spontaneamente impulsi elettrici che avviano il battito cardiaco.

    Nodo atrioventricolare – Rallenta temporaneamente la conduzione dell’impulso, favorendo il coordinamento tra contrazione atriale e ventricolare.

    Fascio di His e fibre di Purkinje – Trasportano rapidamente l’impulso verso il miocardio ventricolare, permettendo una contrazione coordinata.

    Domanda frequente: Qual è il pacemaker fisiologico del cuore?
    Risposta: Il nodo senoatriale.

    9. Frequenza cardiaca, gittata sistolica e portata cardiaca

    La frequenza cardiaca indica il numero di battiti al minuto. Nell’adulto a riposo, un intervallo orientativo frequentemente utilizzato è 60-100 battiti al minuto, pur con variazioni individuali.

    La gittata sistolica è la quantità di sangue espulsa da un ventricolo a ogni battito.

    La portata cardiaca, o gittata cardiaca, è il volume di sangue pompato da un ventricolo in un minuto.

    Si calcola con la formula: Portata cardiaca = Frequenza cardiaca × Gittata sistolica.

    Esempio numerico

    Un adulto presenta:

    • Frequenza cardiaca: 70 battiti/minuto.
    • Gittata sistolica: 70 millilitri/battito.

    La portata cardiaca sarà: 70 × 70 = 4.900 millilitri/minuto.

    Quindi: 4,9 litri al minuto.

    È un esempio didattico compatibile con valori di riposo di un adulto, non un valore obbligatorio per ogni persona.

    Che cosa influenza la portata cardiaca?

    La portata cardiaca varia in relazione a diversi fattori:

    • Frequenza cardiaca.
    • Volume di riempimento dei ventricoli.
    • Capacità contrattile del miocardio.
    • Resistenza contro cui il cuore deve pompare.
    • Attività fisica e richieste metaboliche.
    10. Le arterie: struttura e funzione

    Le arterie trasportano il sangue dal cuore verso gli organi. Le loro pareti devono sopportare pressioni relativamente elevate e presentano una componente elastica e muscolare.

    La parete arteriosa comprende tre tonache:

    • Tonaca intima: rivestimento interno, comprendente l’endotelio.
    • Tonaca media: contiene cellule muscolari lisce e componenti elastiche.
    • Tonaca avventizia: strato esterno di tessuto connettivo.

    Arterie elastiche e muscolari

    Le grandi arterie elastiche, come l’aorta, contribuiscono a smorzare le oscillazioni pressorie generate dal battito cardiaco. Le arterie muscolari distribuiscono il sangue ai diversi distretti. Le arteriole sono piccoli vasi che svolgono un ruolo fondamentale nella regolazione della resistenza vascolare e del flusso locale.

    Che cos’è il polso arterioso?

    Il polso è l’onda di pressione che si propaga lungo le arterie a seguito dell’eiezione ventricolare. Non corrisponde al semplice spostamento di una stessa quantità di sangue lungo tutta l’arteria.

    11. Le vene: perché riportano il sangue al cuore?

    Le vene trasportano il sangue dalla periferia verso il cuore. Rispetto alle arterie di dimensioni comparabili, possiedono generalmente pareti più sottili e maggiore capacità di distendersi. Il sistema venoso contiene una parte rilevante del volume sanguigno complessivo.

    Le valvole venose

    Numerose vene degli arti, soprattutto inferiori, presentano valvole che contribuiscono a impedire il reflusso del sangue.

    Il ritorno venoso viene favorito da:

    • Contrazione dei muscoli scheletrici.
    • Valvole venose.
    • Variazioni della pressione toracica durante la respirazione.
    • Differenze di pressione tra periferia e cuore.

    La pompa muscolare del polpaccio

    Durante il cammino, la contrazione dei muscoli del polpaccio comprime le vene profonde e favorisce il ritorno del sangue verso il cuore. Quando una persona rimane immobile a lungo, questo meccanismo viene utilizzato meno. Ne può derivare una maggiore tendenza alla stasi venosa, soprattutto in presenza di altri fattori di rischio.

    12. I capillari: dove avvengono gli scambi

    I capillari sono i vasi sanguigni più piccoli. La loro parete è costituita principalmente da uno strato di cellule endoteliali, sostenuto da una membrana basale. Questa struttura facilita gli scambi tra sangue e tessuti.

    Nei capillari avvengono:

    • Diffusione di ossigeno.
    • Diffusione di anidride carbonica.
    • Passaggio di nutrienti.
    • Scambi di acqua e soluti.
    • Trasferimento di alcune sostanze di scarto.

    Diffusione e filtrazione

    La diffusione dipende dal gradiente di concentrazione o di pressione parziale delle sostanze. La filtrazione riguarda il movimento di liquidi attraverso la parete capillare, influenzato dalle pressioni idrostatiche e oncotiche. Una parte del liquido filtrato nei tessuti viene raccolta dal sistema linfatico e riportata alla circolazione sanguigna.

    Perché può comparire un edema?

    L’edema è un accumulo eccessivo di liquido nello spazio interstiziale.

    Può dipendere da diversi meccanismi, tra cui:

    • Aumento della pressione idrostatica capillare.
    • Riduzione della pressione oncotica plasmatica.
    • Aumento della permeabilità capillare.
    • Alterazione del drenaggio linfatico.

    Non tutti gli edemi hanno quindi la stessa origine.

    13. Il sangue: plasma, globuli rossi, globuli bianchi e piastrine

    Il sangue è un tessuto connettivo liquido formato da plasma ed elementi corpuscolati.

    Plasma

    È la componente liquida e contiene acqua, elettroliti, proteine e numerose sostanze disciolte.

    Tra le proteine plasmatiche ricordiamo:

    • Albumina.
    • Globuline.
    • Fibrinogeno.

    L’albumina contribuisce al mantenimento della pressione oncotica del plasma.

    Globuli rossi

    I globuli rossi, o eritrociti, contengono emoglobina, la proteina che trasporta gran parte dell’ossigeno nel sangue.

    Globuli bianchi

    I leucociti partecipano alla difesa dell’organismo. Comprendono differenti popolazioni cellulari, come neutrofili, linfociti, monociti, eosinofili e basofili.

    Piastrine

    Le piastrine sono frammenti cellulari fondamentali per l’emostasi. Partecipano alla formazione del tappo piastrinico nelle prime fasi della risposta a una lesione vascolare.

    Domanda da concorso: Quale proteina dei globuli rossi trasporta l’ossigeno?
    Risposta: emoglobina.

    14. Pressione arteriosa: significato fisiologico

    La pressione arteriosa è la pressione esercitata dal sangue sulle pareti delle arterie. Si esprime generalmente in millimetri di mercurio, mmHg.

    Il valore comprende:

    • Pressione sistolica: pressione arteriosa durante la fase di eiezione ventricolare.
    • Pressione diastolica: pressione arteriosa durante la fase di rilasciamento e riempimento dei ventricoli.

    Esempio: 120/80 mmHg

    120 indica la pressione sistolica.
    80 indica la pressione diastolica.

    Si tratta di un esempio di valore pressorio, non di un obiettivo identico per tutti i pazienti.

    Da che cosa dipende la pressione?

    La pressione arteriosa è influenzata da:

    • Portata cardiaca.
    • Resistenze vascolari periferiche.
    • Volume ematico.
    • Elasticità delle arterie.
    • Regolazione nervosa e ormonale.

    In termini fisiologici semplificati, la pressione arteriosa media dipende soprattutto dal prodotto tra portata cardiaca e resistenza vascolare sistemica, tenendo conto anche della pressione venosa centrale.

    15. Come il sistema nervoso regola cuore e pressione

    La regolazione cardiovascolare avviene attraverso meccanismi nervosi e ormonali.

    Sistema nervoso simpatico

    La sua attivazione può determinare:

    • Aumento della frequenza cardiaca.
    • Aumento della forza di contrazione.
    • Vasocostrizione in diversi distretti.

    Sistema nervoso parasimpatico

    Attraverso il nervo vago, contribuisce soprattutto a rallentare la frequenza cardiaca.

    Barocettori

    I barocettori sono recettori sensibili alla distensione delle pareti vascolari. Sono presenti, tra le altre sedi, nel seno carotideo e nell’arco aortico. Quando la pressione cambia, inviano segnali ai centri nervosi che contribuiscono a regolare frequenza cardiaca e tono vascolare.

    Perché una persona può avere capogiri quando si alza?

    Il passaggio rapido dalla posizione sdraiata a quella eretta provoca una redistribuzione del sangue verso le parti inferiori del corpo. Normalmente, i meccanismi di compensazione cardiovascolare limitano la riduzione della pressione. Se il compenso è insufficiente, possono comparire capogiri, debolezza o sensazione di svenimento. L’ipotensione ortostatica richiede una valutazione clinica: l’OSS deve osservare il problema, mantenere il paziente in sicurezza e riferire i sintomi.

    16. Frequenza cardiaca e polso: che cosa osservare

    Il polso arterioso può fornire informazioni sulla frequenza e sulla regolarità delle pulsazioni.

    Tra le sedi comunemente utilizzate ricordiamo:

    • Radiale, al polso.
    • Brachiale, al braccio.
    • Carotidea, al collo.
    • Femorale, all’inguine.
    • Poplitea, dietro il ginocchio.
    • Tibiale posteriore, dietro il malleolo mediale.
    • Pedidia, sul dorso del piede.

    Termini da conoscere

    • Tachicardia: frequenza cardiaca elevata rispetto ai valori attesi; nell’adulto a riposo, spesso oltre 100 battiti/minuto.
    • Bradicardia: frequenza inferiore a 60 battiti/minuto nell’adulto, che può essere fisiologica in alcune condizioni.
    • Aritmia: alterazione della formazione o della conduzione degli impulsi cardiaci che modifica il ritmo.

    La rilevazione dei parametri da parte dell’OSS deve avvenire nei limiti della formazione ricevuta, del piano assistenziale e delle procedure della struttura. L’interpretazione clinica delle alterazioni compete ai professionisti sanitari responsabili.

    17. Insufficienza venosa ed edema degli arti inferiori

    L’insufficienza venosa cronica è una condizione nella quale il ritorno del sangue dalle vene degli arti inferiori risulta compromesso.

    Può associarsi a:

    • Gonfiore delle caviglie.
    • Sensazione di pesantezza.
    • Alterazioni cutanee.
    • Discromie.
    • Nei casi avanzati, ulcere venose.

    Il ruolo dell’OSS

    Durante l’igiene e l’assistenza alla mobilità, l’OSS può osservare:

    • Variazioni del gonfiore.
    • Arrossamenti o alterazioni del colore della cute.
    • Lesioni cutanee.
    • Dolore riferito dalla persona.
    • Difficoltà a indossare calzature abituali.

    Le osservazioni devono essere comunicate all’infermiere. L’OSS non deve decidere autonomamente trattamenti compressivi, bendaggi o modifiche terapeutiche.

    18. Trombosi venosa profonda: perché l’immobilità aumenta il rischio?

    La trombosi venosa profonda (TVP) consiste nella formazione di un coagulo all’interno di una vena profonda. È una condizione potenzialmente grave.

    La fisiopatologia viene tradizionalmente spiegata attraverso la triade di Virchow:

    1. Stasi del sangue.
    2. Danno o alterazione dell’endotelio vascolare.
    3. Aumentata tendenza alla coagulazione.

    L’immobilità prolungata può contribuire soprattutto alla stasi venosa.

    Possibili segni

    La TVP può manifestarsi con:

    • Gonfiore di un arto, spesso prevalentemente monolaterale.
    • Dolore o dolorabilità.
    • Aumento della temperatura locale.
    • Alterazioni del colore della cute.

    Tuttavia, può anche essere poco sintomatica.

    Qual è la complicanza più temuta?

    L’embolia polmonare, che può verificarsi quando materiale trombotico raggiunge il circolo polmonare. Una difficoltà respiratoria improvvisa, dolore toracico, sincope o altri segni di compromissione acuta richiedono l’immediata attivazione dell’emergenza.

    Che cosa non deve fare l’OSS?

    In presenza di sospetta TVP non deve:

    • Massaggiare l’arto.
    • Improvvisare manovre di mobilizzazione.
    • Applicare trattamenti compressivi non previsti.
    • Tentare di diagnosticare autonomamente la condizione.
    • Ritardare la segnalazione.

    Deve invece garantire la sicurezza del paziente e avvisare tempestivamente il personale sanitario responsabile.

    19. Prevenzione delle complicanze circolatorie nell’allettamento

    La ridotta mobilità può favorire stasi venosa e decondizionamento cardiovascolare.

    La prevenzione richiede una valutazione individuale del rischio e un programma assistenziale appropriato.

    Mobilizzazione precoce – Quando le condizioni cliniche lo consentono, la mobilizzazione favorisce l’attività muscolare e il ritorno venoso. Le linee guida NICE sulla prevenzione del tromboembolismo venoso raccomandano di incoraggiare la mobilizzazione non appena possibile.

    Movimenti degli arti – I movimenti attivi consentiti, compresi quelli delle caviglie, possono favorire l’attivazione della muscolatura degli arti inferiori. Non costituiscono però un’alternativa automaticamente sufficiente alla profilassi prescritta.

    Idratazione – Un’adeguata idratazione contribuisce al mantenimento dell’equilibrio dei liquidi. Deve sempre rispettare eventuali restrizioni indicate, per esempio in alcune condizioni cardiache o renali.

    Corretta postura – Il posizionamento del paziente deve evitare compressioni incongrue e rispettare le indicazioni assistenziali.

    Dispositivi di prevenzione – Calze antitromboemboliche e dispositivi di compressione pneumatica intermittente possono essere previsti in pazienti selezionati. La scelta, le controindicazioni e le modalità d’impiego dipendono dalla valutazione sanitaria e dai protocolli. Non tutte le persone allettate devono indossare automaticamente calze compressive.

    20. Ischemia, infarto e insufficienza cardiaca: le differenze

    Ischemia – È una condizione caratterizzata da un apporto di sangue insufficiente rispetto alle necessità di un tessuto.

    Infarto – Indica la necrosi di un tessuto dovuta a ischemia prolungata. Nell’infarto miocardico vengono danneggiate irreversibilmente cellule del muscolo cardiaco.

    Insufficienza cardiaca – È una sindrome clinica nella quale un’alterazione strutturale o funzionale del cuore compromette la capacità di soddisfare adeguatamente le richieste circolatorie, o richiede pressioni di riempimento elevate.

    Può manifestarsi con:

    • Affaticamento.
    • Dispnea.
    • Ridotta tolleranza allo sforzo.
    • Edemi periferici.
    • Difficoltà respiratoria da sdraiati, in alcuni pazienti.

    Questi segni non sono specifici di una sola malattia e richiedono una valutazione clinica.

    21. Dolore toracico e sospetto infarto: i segnali di allarme

    Il dolore toracico può avere cause differenti, alcune delle quali potenzialmente gravi.

    Tra i possibili sintomi di una sindrome coronarica acuta ricordiamo:

    • Dolore o pressione al torace.
    • Irradiazione a braccio, spalla, mandibola o schiena.
    • Sudorazione fredda.
    • Nausea.
    • Difficoltà respiratoria.
    • Malessere improvviso.

    In alcune persone, tra cui anziani e pazienti con diabete, la presentazione può essere meno tipica.

    Caso pratico – Durante l’igiene, un paziente riferisce improvvisamente una forte pressione al torace, associata a sudorazione e difficoltà respiratoria.

    Comportamento dell’OSS: interrompere l’attività, mantenere il paziente in sicurezza e attivare immediatamente le procedure di emergenza della struttura. Non farlo camminare, non attendere che i sintomi scompaiano e non somministrare autonomamente farmaci o bevande.

    22. Il ruolo dell’OSS nell’assistenza cardiovascolare

    L’Operatore Socio-Sanitario collabora con l’équipe assistenziale nel rispetto delle proprie competenze.

    Le attività possono comprendere:

    • Osservazione: rilevare e riferire gonfiori, alterazioni cutanee, difficoltà respiratoria, affaticamento o altri cambiamenti.
    • Mobilizzazione: favorire l’attività consentita e collaborare ai trasferimenti in sicurezza.
    • Igiene e cura della cute: osservare eventuali lesioni o alterazioni della perfusione periferica.
    • Supporto all’alimentazione e all’idratazione: seguire il piano assistenziale e le eventuali limitazioni prescritte.
    • Comfort e posizionamento: aiutare la persona ad assumere posizioni previste dal piano assistenziale.
    • Comunicazione: segnalare tempestivamente sintomi nuovi o peggioramenti.
    • Prevenzione delle cadute: prestare attenzione a debolezza e capogiri, soprattutto durante i cambi di posizione.

    La diagnosi, la prescrizione terapeutica e la valutazione clinica delle alterazioni cardiovascolari non competono autonomamente all’OSS.

    23. Cinque casi pratici per la prova orale OSS

    Caso 1 – Paziente allettato con una gamba improvvisamente gonfia

    Un paziente presenta un nuovo gonfiore prevalente a un polpaccio e riferisce dolore.
    Risposta: segnalare tempestivamente il cambiamento, non massaggiare l’arto e non effettuare manovre non previste. La condizione richiede una valutazione sanitaria.

    Caso 2 – Paziente che riferisce capogiri durante l’alzata

    Una persona anziana passa dalla posizione supina a quella seduta e riferisce debolezza e vertigini.
    Risposta: interrompere il trasferimento, prevenire la caduta, mantenere la persona in sicurezza e riferire l’episodio.

    Caso 3 – Paziente con insufficienza cardiaca e difficoltà respiratoria

    Durante l’assistenza il paziente presenta un peggioramento della dispnea.
    Risposta: interrompere l’attività, attivare tempestivamente l’assistenza sanitaria e favorire una posizione di comfort compatibile con le condizioni cliniche e le indicazioni ricevute.

    Caso 4 – Paziente con edemi cronici alle caviglie

    Durante l’igiene l’OSS osserva un peggioramento del gonfiore e nuove alterazioni cutanee.
    Risposta: riferire le osservazioni all’infermiere e documentarle secondo le procedure previste, senza introdurre trattamenti autonomi.

    Caso 5 – Paziente immobile da diversi giorni

    La persona ha una mobilità molto ridotta.
    Risposta: collaborare al programma di mobilizzazione, favorire i movimenti consentiti, osservare cute e arti inferiori e rispettare le misure di prevenzione previste.

    24. Concorso OSS 2026: 15 quiz di anatomia e fisiologia cardiovascolare

    Domanda 1. Quale cavità cardiaca riceve il sangue proveniente dalle vene cave?

    A. Atrio sinistro
    B. Ventricolo sinistro
    C. Atrio destro
    D. Ventricolo destro

    Risposta corretta: C. Le vene cave superiore e inferiore convogliano il sangue nell’atrio destro.

    Domanda 2. Quale valvola separa atrio sinistro e ventricolo sinistro?

    A. Tricuspide
    B. Mitrale
    C. Aortica
    D. Polmonare

    Risposta corretta: B. La valvola mitrale, detta anche bicuspide, regola il passaggio del sangue tra atrio e ventricolo sinistri.

    Domanda 3. Qual è lo strato muscolare della parete cardiaca?

    A. Endocardio
    B. Epicardio
    C. Miocardio
    D. Pericardio fibroso

    Risposta corretta: C. Il miocardio è responsabile della contrazione del cuore.

    Domanda 4. Quale vaso trasporta il sangue dal ventricolo sinistro alla circolazione sistemica?

    A. Vena cava
    B. Aorta
    C. Vena polmonare
    D. Tronco polmonare

    Risposta corretta: B. L’aorta riceve il sangue espulso dal ventricolo sinistro.

    Domanda 5. Quali vasi riportano il sangue ossigenato dai polmoni al cuore?

    A. Arterie polmonari
    B. Vene cave
    C. Vene polmonari
    D. Arterie coronarie

    Risposta corretta: C. Le vene polmonari trasportano il sangue ossigenato all’atrio sinistro.

    Domanda 6. Quale struttura è il principale pacemaker fisiologico del cuore?

    A. Nodo atrioventricolare
    B. Nodo senoatriale
    C. Fascio di His
    D. Fibre di Purkinje

    Risposta corretta: B. Il nodo senoatriale genera normalmente gli impulsi che avviano il ritmo cardiaco.

    Domanda 7. Che cosa indica la sistole ventricolare?

    A. La fase di rilasciamento ventricolare
    B. La contrazione ventricolare
    C. Il riempimento passivo degli atri
    D. Il ritorno venoso periferico

    Risposta corretta: B. Durante la sistole i ventricoli sviluppano pressione e spingono il sangue nelle grandi arterie.

    Domanda 8. Quale struttura vascolare consente principalmente gli scambi tra sangue e tessuti?

    A. Aorta
    B. Vena cava
    C. Capillari
    D. Arterie elastiche

    Risposta corretta: C. La sottile parete capillare permette lo scambio di gas e sostanze.

    Domanda 9. Quale tonaca dei vasi sanguigni contiene generalmente una componente importante di muscolatura liscia?

    A. Tonaca intima
    B. Tonaca media
    C. Tonaca avventizia
    D. Endocardio

    Risposta corretta: B. La tonaca media contribuisce alla regolazione del diametro vascolare.

    Domanda 10. Quale componente del sangue trasporta la maggior parte dell’ossigeno?

    A. Piastrine
    B. Plasma privo di proteine
    C. Globuli rossi
    D. Globuli bianchi

    Risposta corretta: C. I globuli rossi contengono emoglobina, responsabile del trasporto della maggior parte dell’ossigeno.

    Domanda 11. Come si calcola la portata cardiaca?

    A. Frequenza cardiaca × gittata sistolica
    B. Pressione arteriosa × temperatura
    C. Frequenza respiratoria × pressione diastolica
    D. Gittata sistolica ÷ frequenza cardiaca

    Risposta corretta: A. La portata cardiaca è il volume espulso in un minuto ed è data dal prodotto tra frequenza e volume espulso a ogni battito.

    Domanda 12. Quale meccanismo favorisce il ritorno venoso durante la deambulazione?

    A. Immobilità delle caviglie
    B. Contrazione dei muscoli del polpaccio
    C. Riduzione completa del tono muscolare
    D. Assenza delle valvole venose

    Risposta corretta: B. La pompa muscolare del polpaccio contribuisce a spingere il sangue verso il cuore.

    Domanda 13. Quale elemento appartiene alla triade di Virchow?

    A. Aumento della ventilazione polmonare
    B. Stasi venosa
    C. Aumento della densità ossea
    D. Ipertrofia muscolare

    Risposta corretta: B. La stasi del sangue è uno dei tre principali fattori fisiopatologici associati alla trombosi.

    Domanda 14. Quale comportamento è corretto in presenza di un nuovo gonfiore doloroso di un solo arto inferiore?

    A. Massaggiare il polpaccio
    B. Applicare autonomamente una compressione intensa
    C. Segnalare tempestivamente il problema
    D. Far camminare rapidamente il paziente per verificare il dolore

    Risposta corretta: C. Un gonfiore monolaterale doloroso può richiedere una valutazione urgente, anche per escludere una TVP.

    Domanda 15. Un paziente presenta improvvisamente dolore toracico, sudorazione e difficoltà respiratoria. Qual è la priorità dell’OSS?

    A. Completare l’igiene prima di avvisare
    B. Far bere il paziente
    C. Attivare immediatamente le procedure di emergenza
    D. Farlo camminare per verificare la tolleranza allo sforzo

    Risposta corretta: C. La combinazione di questi sintomi può indicare una condizione cardiovascolare acuta che richiede soccorso immediato.

    25. Le dieci domande da preparare per la prova orale
    1. Descriva le quattro cavità del cuore e le rispettive funzioni.
    2. Qual è la differenza tra piccola e grande circolazione?
    3. Quali sono le quattro valvole cardiache?
    4. Che cosa sono sistole e diastole?
    5. Come funziona il sistema di conduzione elettrica del cuore?
    6. Qual è la differenza anatomica e funzionale tra arterie, vene e capillari?
    7. Come si calcola la portata cardiaca?
    8. Perché l’immobilità favorisce la stasi venosa?
    9. Quali sono i possibili segni di una trombosi venosa profonda?
    10. Come deve comportarsi l’OSS in presenza di un paziente con improvviso dolore toracico?

    Per rispondere efficacemente è utile seguire sempre lo stesso ordine: definizione anatomica, funzione fisiologica, possibili alterazioni e comportamento assistenziale appropriato.

    26. Gli errori più frequenti da evitare

    Confondere arterie e vene: la differenza fondamentale riguarda la direzione del flusso sanguigno.

    Confondere atri e ventricoli: gli atri ricevono sangue, mentre i ventricoli lo spingono fuori dal cuore.

    Confondere circolazione polmonare e sistemica: la prima collega cuore e polmoni, la seconda cuore e tessuti periferici.

    Attribuire al nodo atrioventricolare il ruolo di pacemaker principale: in condizioni fisiologiche questo ruolo spetta al nodo senoatriale.

    Pensare che il sangue circoli sempre alla stessa velocità: la velocità del flusso varia secondo il distretto vascolare e la superficie complessiva disponibile.

    Considerare ogni edema come segno di insufficienza cardiaca: il gonfiore può avere cause venose, linfatiche, renali e altre origini.

    Considerare la mobilizzazione una misura sufficiente per ogni rischio trombotico: la prevenzione deve essere individualizzata e può richiedere ulteriori interventi.

    Massaggiare un arto con sospetta TVP: è una manovra da evitare in attesa della valutazione sanitaria.

    Interpretare autonomamente i parametri cardiovascolari: l’OSS osserva e riferisce secondo competenze e procedure, senza formulare diagnosi.

    Sottovalutare dolore toracico e dispnea improvvisa: sono sintomi che possono richiedere l’attivazione immediata dell’emergenza.

    27. Schema finale: anatomia e fisiologia cardiovascolare da memorizzare

    CUORE

    4 cavità → 2 atri + 2 ventricoli.
    4 valvole → tricuspide, polmonare, mitrale, aortica.
    Miocardio → contrazione.
    Nodo senoatriale → origine fisiologica del battito.

    CIRCOLAZIONE POLMONARE

    Ventricolo destro → polmoni → atrio sinistro.

    CIRCOLAZIONE SISTEMICA

    Ventricolo sinistro → tessuti → atrio destro.

    VASI SANGUIGNI

    Arterie → dal cuore alla periferia.
    Vene → dalla periferia al cuore.
    Capillari → scambi.

    FISIOLOGIA

    Sistole → eiezione del sangue.
    Diastole → riempimento ventricolare.
    Portata cardiaca → frequenza cardiaca × gittata sistolica.

    PREVENZIONE

    Mobilizzazione appropriata → attivazione della pompa muscolare.
    Osservazione → riconoscimento di gonfiore, dolore e cambiamenti.
    Segnalazione → comunicazione tempestiva all’équipe.

    Conclusioni: conoscere la circolazione per assistere in sicurezza

    L’apparato cardiovascolare garantisce il trasporto di ossigeno, nutrienti e altre sostanze indispensabili alla vita. Il cuore genera la forza necessaria a mantenere la circolazione, le arterie distribuiscono il sangue ai tessuti, i capillari consentono gli scambi e le vene ne assicurano il ritorno verso il cuore.

    Questi meccanismi assumono particolare importanza nell’assistenza alle persone anziane, fragili o allettate. La riduzione del movimento può compromettere il ritorno venoso e contribuire allo sviluppo di complicanze, mentre patologie cardiovascolari acute possono manifestarsi con sintomi che richiedono un intervento tempestivo.

    Per il candidato al Concorso OSS 2026, il punto fondamentale è comprendere il collegamento tra anatomia, fisiologia e osservazione assistenziale.

    Conoscere il funzionamento del cuore e della circolazione significa sapere perché la mobilizzazione è importante, perché un gonfiore improvviso non deve essere sottovalutato e perché dolore toracico o difficoltà respiratoria richiedono una risposta immediata.

    L’OSS contribuisce alla sicurezza del paziente attraverso l’osservazione, la prevenzione, il supporto alle attività quotidiane e la collaborazione con l’équipe. La preparazione al concorso deve quindi integrare le conoscenze scientifiche con la consapevolezza delle responsabilità e dei limiti del proprio ruolo.

    Redazione OssNews24

    Fonte giornalistica: Nurse Times

    Fonti scientifiche e istituzionali

    • National Heart, Lung, and Blood Institute (NIH) – Anatomia del cuore⁠
    • NHLBI – Come scorre il sangue attraverso il cuore⁠
    • NHLBI – Il battito cardiaco e il sistema elettrico⁠
    • NHLBI – Funzioni dell’apparato cardiovascolare⁠
    • NICE – Prevenzione del tromboembolismo venoso nei pazienti ospedalizzati, NG89⁠
  • Concorso oss 2026: sistema nervoso, anatomia, fisiologia e quiz

    Cervello, midollo spinale, neuroni, nervi, riflessi e sensibilità: guida alle funzioni neurologiche e alle alterazioni della coscienza.

    Il sistema nervoso rappresenta uno degli argomenti fondamentali per la preparazione al concorso OSS 2026, perché controlla e coordina gran parte delle funzioni dell’organismo: movimento, sensibilità, respirazione, frequenza cardiaca, equilibrio, memoria, linguaggio e stato di coscienza.

    Per l’operatore socio-sanitario, conoscere l’anatomia del cervello e del midollo spinale non significa soltanto superare una domanda di teoria. Significa comprendere perché una persona con ictus possa perdere la forza di un braccio, perché una lesione del midollo spinale possa compromettere il movimento degli arti oppure perché un anziano possa manifestare improvvisamente confusione e disorientamento.

    In questa nuova guida Nurse Times approfondiremo l’organizzazione anatomica del sistema nervoso, la trasmissione degli impulsi nervosi, il funzionamento dei riflessi, le principali funzioni cerebrali e le alterazioni neurologiche che l’OSS deve saper riconoscere e segnalare.

    1. Come si divide il sistema nervoso?

    Il sistema nervoso umano viene suddiviso in due grandi componenti anatomiche.

    Il sistema nervoso centrale (SNC) comprende:

    • Encefalo.
    • Midollo spinale.

    Il sistema nervoso centrale riceve informazioni, le elabora e coordina le risposte dell’organismo.

    Il sistema nervoso periferico (SNP) comprende le strutture nervose esterne al sistema nervoso centrale, tra cui:

    • Nervi cranici.
    • Nervi spinali.
    • Gangli nervosi.
    • Terminazioni nervose periferiche.

    Il sistema nervoso periferico mette in comunicazione il sistema nervoso centrale con muscoli, organi, cute e recettori sensoriali.

    Schema da memorizzare:

    SISTEMA NERVOSO → CENTRALE + PERIFERICO
    CENTRALE → ENCEFALO + MIDOLLO SPINALE
    PERIFERICO → NERVI + GANGLI + TERMINAZIONI NERVOSE

    Dal punto di vista funzionale, inoltre, si distinguono il sistema somatico, coinvolto nella sensibilità e nel controllo dei muscoli scheletrici, e il sistema autonomo, che regola numerose funzioni involontarie.

    2. Il neurone: l’unità funzionale del sistema nervoso

    Il neurone è una cellula specializzata nella ricezione, elaborazione e trasmissione di informazioni.

    La sua struttura comprende tre componenti fondamentali:

    • Corpo cellulare – Contiene il nucleo e gli organuli necessari al funzionamento della cellula.
    • Dendriti – Sono prolungamenti generalmente deputati alla ricezione dei segnali provenienti da altre cellule.
    • Assone – È un prolungamento che conduce il segnale nervoso verso altre cellule nervose, muscolari o ghiandolari.

    In molti neuroni, l’assone è rivestito da una sostanza chiamata mielina, che favorisce la conduzione rapida dell’impulso.

    Che cosa sono le cellule gliali?

    Il sistema nervoso non è composto soltanto da neuroni. Sono presenti anche cellule gliali, fondamentali per sostegno, nutrimento, difesa e funzionamento del tessuto nervoso.

    Tra queste ricordiamo:

    • Astrociti: contribuiscono al supporto metabolico e alla regolazione dell’ambiente dei neuroni.
    • Oligodendrociti: producono mielina nel sistema nervoso centrale.
    • Cellule di Schwann: producono mielina nel sistema nervoso periferico.
    • Microglia: svolge importanti funzioni di sorveglianza e difesa immunitaria.
    • Cellule ependimali: rivestono le cavità ventricolari e il canale centrale del midollo.

    Domanda frequente: Quali cellule producono mielina nel sistema nervoso centrale?

    Risposta: Gli oligodendrociti.

    3. Come nasce l’impulso nervoso? La fisiologia del potenziale d’azione

    La comunicazione nervosa dipende da fenomeni elettrici e chimici. La membrana del neurone mantiene una differenza di potenziale elettrico tra interno ed esterno, grazie alla distribuzione degli ioni e alla presenza di canali e pompe di membrana. Nel neurone a riposo, il potenziale di membrana è spesso vicino a -70 millivolt, ma varia secondo il tipo cellulare.

    Il potenziale d’azione

    Quando uno stimolo adeguato raggiunge una determinata soglia, si genera un potenziale d’azione.

    Il fenomeno comprende:

    1. Depolarizzazione: apertura di canali del sodio voltaggio-dipendenti e ingresso di ioni sodio.
    2. Ripolarizzazione: inattivazione dei canali del sodio e uscita di potassio attraverso appositi canali.
    3. Ritorno alle condizioni di riposo: ripristino progressivo delle condizioni elettriche della membrana.

    Il potenziale d’azione si propaga lungo l’assone.

    A cosa serve la mielina?

    Negli assoni mielinizzati, il potenziale d’azione viene rigenerato soprattutto in corrispondenza dei nodi di Ranvier, intervalli tra segmenti di mielina. Questo meccanismo prende il nome di conduzione saltatoria e permette una trasmissione più rapida ed efficiente.

    Per il concorso:

    SODIO → depolarizzazione
    POTASSIO → ripolarizzazione
    MIELINA → conduzione più rapida

    4. La sinapsi: come comunicano i neuroni?

    La sinapsi è una struttura attraverso la quale una cellula comunica con un’altra. Nelle sinapsi chimiche, quando l’impulso raggiunge la terminazione dell’assone, favorisce il rilascio di sostanze chiamate neurotrasmettitori. Queste attraversano lo spazio sinaptico e si legano a specifici recettori sulla cellula bersaglio.

    Tra i principali neurotrasmettitori ricordiamo:

    NeurotrasmettitoreFunzioni principali
    AcetilcolinaTrasmissione neuromuscolare e diverse funzioni autonomiche
    DopaminaControllo motorio, motivazione e circuiti della ricompensa
    SerotoninaModulazione dell’umore, del sonno e di altre funzioni
    NoradrenalinaVigilanza, attenzione e risposte autonomiche
    GABAPrincipale neurotrasmettitore inibitorio del SNC adulto
    GlutammatoPrincipale neurotrasmettitore eccitatorio del SNC

    Il collegamento tra nervi e muscoli

    Nella giunzione neuromuscolare, il motoneurone libera acetilcolina, che si lega ai recettori della fibra muscolare. Questo processo contribuisce ad avviare la contrazione del muscolo scheletrico. Si tratta di un collegamento diretto con il precedente articolo NurseTimes sull’apparato muscolare.

    5. Anatomia dell’encefalo: quali strutture lo compongono?

    L’encefalo è contenuto nella scatola cranica.

    Comprende principalmente:

    • Cervello, costituito dai due emisferi cerebrali e da strutture profonde.
    • Diencefalo.
    • Tronco encefalico.
    • Cervelletto.

    L’encefalo svolge funzioni estremamente complesse: integra gli stimoli sensoriali, controlla il movimento, partecipa alla regolazione delle funzioni vitali e rende possibili memoria, pensiero, linguaggio ed emozioni.

    I due emisferi cerebrali

    Il cervello presenta due emisferi, destro e sinistro, collegati da fasci di fibre nervose, tra cui il corpo calloso. Numerose vie motorie e sensitive si incrociano lungo il loro percorso. Per questo, in molte condizioni neurologiche, una lesione dell’emisfero destro può compromettere il movimento o la sensibilità del lato sinistro del corpo e viceversa. È un principio generale, con eccezioni e differenze a seconda delle vie nervose coinvolte.

    6. I quattro lobi cerebrali: anatomia e funzioni

    La superficie di ciascun emisfero cerebrale viene tradizionalmente suddivisa in quattro lobi principali.

    Il lobo frontale è coinvolto in:

    • Programmazione del movimento volontario.
    • Pianificazione e comportamento.
    • Attenzione e funzioni esecutive.
    • Controllo di alcuni aspetti della personalità.
    • Produzione del linguaggio, attraverso aree specializzate nell’emisfero dominante.

    Nella regione frontale si trova la corteccia motoria primaria, importante per l’esecuzione dei movimenti volontari.

    Il lobo parietale partecipa all’elaborazione delle informazioni sensitive, come tatto e posizione delle parti del corpo. Contiene la corteccia somatosensoriale primaria, situata posteriormente al solco centrale.

    Il lobo temporale è coinvolto nell’elaborazione uditiva, nella memoria e in importanti funzioni linguistiche. Alcune strutture profonde della regione temporale, tra cui l’ippocampo, partecipano ai processi di memoria.

    Il lobo occipitale è specializzato prevalentemente nell’elaborazione delle informazioni visive.

    Schema per la prova scritta

    Lobo cerebraleFunzione da ricordare
    FrontaleMovimento volontario e pianificazione
    ParietaleSensibilità somatica
    TemporaleUdito e memoria
    OccipitaleVisione

    Le funzioni cerebrali, tuttavia, dipendono da reti distribuite: non ogni attività è localizzata esclusivamente in un singolo lobo.

    7. Diencefalo: talamo e ipotalamo

    Il diencefalo comprende diverse strutture, tra cui talamo e ipotalamo.

    Il talamo rappresenta un importante centro di elaborazione e smistamento delle informazioni. Molte informazioni sensitive dirette alla corteccia cerebrale passano attraverso nuclei talamici. L’olfatto costituisce un’eccezione importante nelle vie sensoriali primarie.

    L’ipotalamo contribuisce al mantenimento dell’omeostasi, cioè dell’equilibrio interno dell’organismo.

    Partecipa alla regolazione di:

    • Temperatura corporea.
    • Fame e sazietà.
    • Sete.
    • Ritmi sonno-veglia.
    • Attività del sistema nervoso autonomo.
    • Funzioni endocrine, attraverso il rapporto con l’ipofisi.

    Domanda da concorso: “uale struttura cerebrale è fondamentale nella termoregolazione?

    Risposta: L’ipotalamo.

    8. Cervelletto: equilibrio, coordinazione e precisione dei movimenti

    Il cervelletto si trova posteriormente al tronco encefalico, nella parte inferiore della cavità cranica.

    Contribuisce a:

    • Coordinazione dei movimenti.
    • Controllo dell’equilibrio.
    • Regolazione della postura.
    • Precisione dell’attività motoria.
    • Apprendimento di abilità motorie.

    Il cervelletto non rappresenta il principale centro di avvio del movimento volontario, ma contribuisce a renderlo coordinato e preciso.

    Che cosa significa atassia?

    L’atassia indica un disturbo della coordinazione motoria. Una persona può presentare un’andatura instabile, difficoltà a eseguire movimenti precisi o alterazioni dell’equilibrio. L’OSS non deve diagnosticare un’atassia, ma può osservare e riferire un cambiamento della deambulazione o della coordinazione.

    9. Tronco encefalico: il controllo di funzioni essenziali

    Il tronco encefalico collega le strutture encefaliche superiori al midollo spinale.

    Comprende:

    1. Mesencefalo.
    2. Ponte.
    3. Bulbo, o midollo allungato.

    È attraversato da importanti vie nervose e contiene nuclei coinvolti nel controllo di numerose funzioni. Il bulbo e il ponte partecipano alla regolazione della respirazione e di funzioni cardiovascolari. Nel tronco encefalico sono inoltre presenti circuiti coinvolti nella vigilanza e nel mantenimento dello stato di coscienza.

    Perché è importante?

    Un’alterazione grave del tronco encefalico può compromettere funzioni essenziali per la sopravvivenza. Per il concorso è fondamentale ricordare:

    TRONCO ENCEFALICO = collegamento nervoso + regolazione di funzioni vitali.

    10. Le meningi e il liquido cerebrospinale

    L’encefalo e il midollo spinale sono protetti da tre membrane chiamate meningi.

    Dall’esterno verso l’interno: Dura madre → Aracnoide → Pia madre.

    Tra aracnoide e pia madre si trova lo spazio subaracnoideo, che contiene liquido cerebrospinale.

    Liquido cerebrospinale o liquor

    Il liquido cerebrospinale viene prodotto prevalentemente dai plessi coroidei dei ventricoli cerebrali. Circola attraverso il sistema ventricolare e gli spazi subaracnoidei.

    Svolge funzioni di:

    • Protezione meccanica.
    • Galleggiamento e sostegno dell’encefalo.
    • Contributo all’omeostasi dell’ambiente nervoso.
    • Trasporto e rimozione di alcune sostanze.

    Che cos’è la meningite?

    La meningite è un’infiammazione delle meningi, che può avere cause infettive o non infettive. Febbre, cefalea intensa, rigidità nucale e alterazioni della coscienza possono essere segnali di una condizione grave, ma non sono sempre presenti contemporaneamente. L’OSS deve riferire tempestivamente tali manifestazioni e attivare le procedure di emergenza quando necessario.

    11. Midollo spinale: anatomia e organizzazione

    Il midollo spinale è contenuto nel canale vertebrale. Nell’adulto termina generalmente a livello delle prime vertebre lombari, intorno a L1-L2, proseguendo inferiormente con strutture nervose tra cui la cauda equina.

    Dal midollo originano 31 paia di nervi spinali:

    • 8 cervicali.
    • 12 toracici.
    • 5 lombari.
    • 5 sacrali.
    • 1 coccigeo.

    Sostanza grigia e sostanza bianca

    Nel midollo spinale, la sostanza grigia occupa una regione centrale, spesso descritta con una forma simile alla lettera H. Contiene corpi cellulari neuronali e circuiti di elaborazione. La sostanza bianca, disposta prevalentemente all’esterno, contiene fasci di fibre nervose che trasportano informazioni lungo il midollo.

    Radici posteriori e anteriori

    Le radici posteriori o dorsali trasportano prevalentemente informazioni sensitive verso il midollo. Le radici anteriori o ventrali contengono fibre motorie dirette verso la periferia.

    Schema fondamentale:

    POSTERIORE = sensibilità in ingresso.
    ANTERIORE = motricità in uscita.

    Questa distinzione è particolarmente utile nei quiz di anatomia.

    12. I nervi cranici: quanti sono?

    I nervi cranici sono tradizionalmente suddivisi in 12 paia.

    NumeroNervo cranicoFunzione principale da ricordare
    IOlfattivoOlfatto
    IIOtticoVisione
    IIIOculomotoreMovimenti oculari e controllo pupillare
    IVTrocleareMovimento oculare
    VTrigeminoSensibilità del volto e masticazione
    VIAbducenteMovimento oculare
    VIIFaccialeMuscoli dell’espressione facciale
    VIIIVestibolococleareUdito ed equilibrio
    IXGlossofaringeoSensibilità e funzioni della faringe
    XVagoFunzioni viscerali e faringolaringee
    XIAccessorioMovimento di alcuni muscoli di collo e spalla
    XIIIpoglossoMovimenti della lingua

    Molti nervi cranici svolgono più funzioni rispetto a quelle riassunte nella tabella.

    Il nervo vago

    Il nervo vago, decimo nervo cranico, è particolarmente importante perché trasporta numerose fibre parasimpatiche dirette agli organi toracici e addominali. Contribuisce, tra le altre funzioni, alla regolazione della frequenza cardiaca e dell’attività digestiva.

    13. Sistema nervoso somatico e autonomo

    Il sistema nervoso può essere distinto anche in base alle funzioni controllate.

    Il sistema nervoso somatico partecipa alla sensibilità somatica e al controllo dei muscoli scheletrici. Permette, per esempio, di sollevare volontariamente un braccio o percepire un contatto sulla pelle.

    Il sistema nervoso autonomo regola molte funzioni involontarie.

    Comprende le componenti:

    • Simpatica.
    • Parasimpatica.
    • Enterica, coinvolta soprattutto nel controllo del tratto gastrointestinale.

    Simpatico e parasimpatico

    Il simpatico prepara l’organismo ad affrontare situazioni di attività o stress. Può contribuire ad aumentare la frequenza cardiaca, dilatare le pupille e modificare la distribuzione del flusso sanguigno.

    Il parasimpatico favorisce numerose funzioni associate al riposo e alla digestione. Può rallentare la frequenza cardiaca e stimolare diverse attività digestive.

    SistemaEffetti fisiologici tipici
    SimpaticoAumento della frequenza cardiaca, dilatazione pupillare
    ParasimpaticoRallentamento cardiaco, stimolazione di attività digestive

    Queste sono semplificazioni didattiche: la regolazione autonomica è complessa e dipende dall’organo considerato.

    14. I riflessi: che cos’è l’arco riflesso?

    Un riflesso è una risposta relativamente automatica a uno stimolo. Un esempio conosciuto è il riflesso rotuleo, nel quale la percussione del tendine rotuleo può provocare l’estensione della gamba.

    Le cinque componenti dell’arco riflesso

    1. Recettore: rileva lo stimolo.
    2. Neurone sensitivo: trasporta l’informazione verso il sistema nervoso centrale.
    3. Centro di integrazione: elabora il segnale.
    4. Neurone motorio: trasporta il comando.
    5. Effettore: esegue la risposta, per esempio un muscolo.

    Formula da concorso: RECETTORE → VIA SENSITIVA → CENTRO NERVOSO → VIA MOTORIA → EFFETTORE.

    Riflesso rotuleo

    È un esempio di riflesso da stiramento, sostanzialmente monosinpatico nel suo circuito principale.

    a risposta può essere prodotta attraverso circuiti spinali senza richiedere una decisione volontaria della corteccia cerebrale. L’esame clinico dei riflessi spetta ai professionisti competenti; l’OSS deve conoscerne il significato fisiologico.

    15. Sensibilità: come percepiamo l’ambiente?

    La sensibilità permette di ricevere informazioni provenienti dall’ambiente esterno e dall’interno dell’organismo.

    Le principali modalità comprendono:

    • Tatto: percezione del contatto.
    • Pressione: percezione di stimoli meccanici.
    • Temperatura: percezione di caldo e freddo.
    • Dolore: esperienza associata a un danno reale o potenziale.
    • Propriocezione: percezione della posizione e del movimento del corpo.
    • Sensibilità vibratoria: percezione delle vibrazioni.

    Le informazioni vengono raccolte da recettori specializzati e trasmesse al sistema nervoso centrale.

    Sensibilità superficiale e profonda

    La sensibilità superficiale comprende, tra le altre, tatto, dolore e temperatura. La sensibilità profonda comprende informazioni relative alla posizione e al movimento delle articolazioni e dei muscoli.

    Che cosa significa parestesia?

    La parestesia è una sensazione anomala, come formicolio o pizzicore.
    La ipoestesia indica una riduzione della sensibilità.
    L’anestesia, in ambito neurologico sensitivo, indica l’assenza di una determinata sensibilità.

    Una nuova perdita di sensibilità, soprattutto se improvvisa e localizzata a un lato del corpo, richiede una valutazione urgente.

    16. Movimento volontario: dalla corteccia al muscolo

    Il movimento volontario dipende da circuiti che coinvolgono corteccia cerebrale, nuclei della base, cervelletto, tronco encefalico, midollo spinale e nervi periferici.

    Una delle principali vie motorie discendenti è la via corticospinale, detta anche piramidale. Origina da diverse regioni corticali e trasporta segnali coinvolti nel controllo dei movimenti volontari.

    Molte fibre corticospinali si incrociano nella parte inferiore del bulbo, nella regione chiamata decussazione delle piramidi. Questo contribuisce a spiegare perché un danno cerebrale possa determinare deficit motori prevalentemente sul lato opposto del corpo.

    Paresi e paralisi: la differenza

    Paresi: riduzione della forza e della capacità di movimento volontario.
    Paralisi o plegia: perdita del movimento volontario nella regione interessata.

    Alcuni termini da conoscere:

    • Emiparesi: riduzione della forza in una metà del corpo.
    • Emiplegia: paralisi di una metà del corpo.
    • Paraplegia: paralisi degli arti inferiori, con caratteristiche dipendenti dalla lesione.
    • Tetraplegia: compromissione motoria dei quattro arti.

    L’OSS deve rispettare le limitazioni motorie, favorire le capacità residue e applicare le tecniche di mobilizzazione previste.

    17. Stato di coscienza: che cosa significa?

    Lo stato di coscienza dipende dall’integrazione di numerose strutture e reti cerebrali.

    In ambito clinico è utile distinguere:

    • Vigilanza: livello di attivazione e capacità di essere svegli.
    • Consapevolezza: capacità di percepire sé stessi e l’ambiente circostante.

    Una persona può avere gli occhi aperti ma presentare una grave alterazione della consapevolezza.

    Principali alterazioni da conoscere

    • Sonnolenza: aumentata tendenza al sonno, con possibilità di risveglio.
    • Ottundimento: riduzione della prontezza e della capacità di risposta.
    • Stupor: grave riduzione della responsività, con reazioni limitate a stimoli intensi.
    • Coma: condizione di assenza di vigilanza e di risposte coscienti appropriate.

    Le definizioni cliniche richiedono una valutazione professionale. Per l’OSS il compito principale è riconoscere e segnalare i cambiamenti rispetto allo stato abituale.

    18. La scala AVPU: un sistema rapido per descrivere la responsività

    La scala AVPU viene utilizzata in diversi contesti assistenziali ed emergenziali per una valutazione rapida della responsività.

    LetteraSignificato
    A – AlertPersona vigile
    V – VoiceRisponde alla voce
    P – PainRisponde soltanto a uno stimolo doloroso
    U – UnresponsiveNon risponde

    È uno strumento sintetico, ma non sostituisce una valutazione neurologica completa. L’eventuale utilizzo operativo della scala da parte dell’OSS dipende dalla formazione ricevuta e dalle procedure della struttura. L’OSS non deve applicare autonomamente stimoli dolorosi per effettuare valutazioni non previste dalle proprie competenze.

    19. Glasgow Coma Scale: i tre elementi fondamentali

    La Glasgow Coma Scale (GCS) è uno strumento clinico utilizzato per descrivere il livello di responsività.

    Comprende tre componenti:

    • Apertura degli occhi (E).
    • Risposta verbale (V).
    • Risposta motoria (M).

    Nella valutazione standard dell’adulto, il punteggio totale può variare da 3 a 15.

    ComponentePunteggio massimo
    Apertura degli occhi4
    Risposta verbale5
    Risposta motoria6
    Totale15

    Un punteggio di 15 indica il massimo risultato della scala, mentre valori più bassi segnalano una riduzione delle risposte osservate. La GCS non identifica da sola la causa dell’alterazione e presenta limiti interpretativi in alcune condizioni, per esempio nei pazienti intubati o sedati.

    Per il concorso OSS è importante conoscerne le tre componenti, senza confondere questa conoscenza con l’autonomia nell’effettuare una valutazione neurologica specialistica.

    20. Delirium e demenza: perché non sono sinonimi?

    Un errore frequente consiste nel considerare ogni anziano confuso come una persona affetta da demenza.

    Il delirium è una sindrome caratterizzata da un’alterazione acuta dell’attenzione e della consapevolezza, spesso associata a disturbi cognitivi. Si sviluppa generalmente nell’arco di ore o giorni e può avere un andamento fluttuante. Può essere associato a malattie acute, farmaci, alterazioni metaboliche e altre condizioni.

    La demenza è un termine clinico che descrive un deterioramento cognitivo persistente tale da compromettere l’autonomia. In molte forme, l’evoluzione è progressiva nell’arco di mesi o anni. Una persona con demenza può comunque sviluppare un delirium.

    Tabella da ricordare

    CaratteristicaDeliriumDemenza
    Esordio tipicoAcuto, ore o giorniGeneralmente graduale
    AndamentoSpesso fluttuantePiù persistente
    AttenzioneFrequentemente compromessaPuò essere relativamente conservata nelle fasi iniziali
    Possibilità di miglioramentoDipende dalle cause e dal trattamentoDipende dalla patologia, spesso cronica

    Una confusione comparsa improvvisamente deve essere segnalata immediatamente: non va considerata una normale conseguenza dell’età.

    21. Ictus cerebrale: i segnali che l’OSS deve riconoscere

    L’ictus è un’emergenza neurologica.

    Può essere:

    • Ischemico: dovuto all’interruzione del flusso sanguigno in una regione cerebrale.
    • Emorragico: dovuto alla rottura di un vaso sanguigno con sanguinamento.

    In entrambi i casi, la rapidità del riconoscimento è fondamentale.

    La regola FAST

    L’acronimo FAST aiuta a riconoscere alcuni segnali caratteristici.

    F – Face: improvvisa asimmetria del volto.
    A – Arms: improvvisa debolezza di un braccio.
    S – Speech: difficoltà improvvisa nel parlare o nel comprendere.
    T – Time: tempo; è necessario attivare immediatamente i soccorsi.

    Possono inoltre comparire improvvisi disturbi visivi, difficoltà a camminare, perdita di equilibrio o cefalea molto intensa e insolita. Il ministero della Salute ricorda che, in caso di sospetto ictus o TIA, bisogna chiamare immediatamente il 112/118, senza attendere un miglioramento spontaneo.

    Caso pratico

    Un paziente improvvisamente non riesce a sollevare il braccio destro e presenta difficoltà nel parlare.

    Che cosa deve fare l’OSS?

    Deve riconoscere la situazione come una possibile emergenza neurologica e attivare immediatamente il sistema di risposta previsto dalla struttura, riferendo i segni osservati e, se noto, l’orario di comparsa. Non deve aspettare che i sintomi passino, far camminare il paziente per verificarne la forza o somministrare cibo, acqua o farmaci.

    22. Crisi epilettiche: fisiologia e comportamento assistenziale

    Una crisi epilettica è una manifestazione transitoria dovuta a un’attività elettrica anomala di reti neuronali. Non tutte le crisi provocano convulsioni generalizzate. Alcune possono manifestarsi con alterazioni della consapevolezza, movimenti localizzati o fenomeni sensitivi.

    Durante una crisi convulsiva l’OSS deve:

    • Attivare l’assistenza e le procedure previste.
    • Proteggere la persona da possibili traumi.
    • Allontanare oggetti pericolosi.
    • Evitare di bloccare i movimenti.
    • Non inserire oggetti o dita nella bocca.
    • Non somministrare cibo o bevande.
    • Osservare e riferire la durata della crisi.
    • Rimanere vicino alla persona fino all’arrivo dell’assistenza.

    Terminati i movimenti convulsivi, se la persona respira normalmente e non vi sono controindicazioni legate a possibili traumi, può essere necessario favorire una posizione laterale di sicurezza secondo la formazione ricevuta e le indicazioni dei soccorritori. Una prima crisi, una crisi prolungata, crisi ripetute senza recupero della coscienza o difficoltà respiratorie richiedono l’attivazione urgente dei soccorsi.

    Da ricordare: non bisogna tentare di aprire forzatamente la bocca di una persona durante una crisi convulsiva.

    23. Le alterazioni neurologiche che richiedono una segnalazione urgente

    Durante le attività assistenziali l’OSS può osservare cambiamenti importanti.

    Tra i principali:

    • Improvvisa perdita di forza di un arto.
    • Asimmetria del volto comparsa improvvisamente.
    • Difficoltà nuova nel parlare.
    • Perdita improvvisa della sensibilità.
    • Alterazione acuta dello stato di coscienza.
    • Confusione improvvisa.
    • Crisi convulsive.
    • Cefalea improvvisa e particolarmente intensa.
    • Nuove difficoltà di equilibrio o coordinazione.
    • Perdita improvvisa della vista o importanti disturbi visivi.

    Questi segni richiedono una valutazione sanitaria urgente e, nei casi compatibili con un’emergenza, l’immediata attivazione della procedura di soccorso.

    24. Il ruolo dell’OSS nell’assistenza alla persona con deficit neurologici

    Il ruolo dell’OSS si inserisce nel lavoro dell’équipe.

    Mobilizzazione e sicurezza – Una persona con emiparesi può presentare riduzione della forza, alterazioni della sensibilità e difficoltà nell’equilibrio. L’OSS collabora alla mobilizzazione secondo il piano assistenziale, evitando trazioni scorrette degli arti e utilizzando gli ausili previsti.

    Alimentazione – Alcune patologie neurologiche possono compromettere la deglutizione. In presenza di tosse durante il pasto, difficoltà a deglutire, voce gorgogliante o altri segni sospetti, l’OSS deve interrompere l’assistenza alimentare in sicurezza e segnalare il problema secondo le procedure. Non deve modificare autonomamente la consistenza degli alimenti.

    Comunicazione – Una persona con afasia può avere difficoltà a esprimersi o a comprendere il linguaggio. È importante utilizzare frasi semplici, rispettare i tempi di risposta e non confondere automaticamente un disturbo del linguaggio con un deficit intellettivo.

    Orientamento – Nelle persone con alterazioni cognitive, l’OSS può favorire un ambiente rassicurante e riconoscibile, rispettando le abitudini e le indicazioni assistenziali.

    Osservazione – La comparsa di nuovi deficit motori, sensitivi, cognitivi o comportamentali deve essere riferita.

    25. Cinque casi pratici da prova orale OSS

    Caso 1 – Paziente che improvvisamente non parla

    Un paziente precedentemente comunicativo presenta un’improvvisa difficoltà nel linguaggio.
    Risposta: riconoscere un possibile segno di emergenza neurologica, attivare immediatamente l’assistenza prevista e riferire l’orario di comparsa, se noto.

    Caso 2 – Anziano improvvisamente disorientato

    Una persona abitualmente lucida non riconosce più il luogo in cui si trova.
    Risposta: non attribuire il cambiamento all’età. Garantire sicurezza, osservare e segnalare immediatamente l’alterazione.

    Caso 3 – Paziente con emiplegia durante il trasferimento

    La persona non riesce a sostenere un lato del corpo.
    Risposta: applicare le indicazioni del piano assistenziale, sostenere correttamente gli arti e non tirare il braccio paretico.

    Caso 4 – Paziente con crisi convulsiva

    La persona presenta movimenti involontari generalizzati.
    Risposta: attivare i soccorsi previsti, proteggere dai traumi, non immobilizzare, non introdurre oggetti in bocca e osservare la durata della crisi.

    Caso 5 – Paziente con perdita di coscienza

    Una persona diventa improvvisamente non responsiva.
    Risposta: chiamare immediatamente aiuto, verificare la sicurezza e seguire la sequenza di valutazione e soccorso per la quale si è formati. Se non respira normalmente, attivare la rianimazione cardiopolmonare e l’uso del DAE secondo le procedure di emergenza e la formazione ricevuta.

    26. Quiz concorso OSS 2026: 20 domande con risposte

    1. Quali strutture compongono il sistema nervoso centrale?
    Encefalo e midollo spinale.

    2. Qual è l’unità funzionale fondamentale del tessuto nervoso?
    Il neurone.

    3. Quale struttura del neurone conduce il potenziale d’azione verso le terminazioni nervose?
    L’assone.

    4. Quali cellule producono la mielina nel sistema nervoso centrale?
    Gli oligodendrociti.

    5. Quale ione entra nella cellula durante la fase ascendente del potenziale d’azione tipico?
    Il sodio.

    6. Quale neurotrasmettitore viene liberato nella giunzione neuromuscolare?
    L’acetilcolina.

    7. Quale lobo cerebrale contiene la corteccia visiva primaria?
    Il lobo occipitale.

    8. Quale lobo comprende la corteccia motoria primaria?
    Il lobo frontale.

    9. Quale struttura contribuisce alla coordinazione dei movimenti e all’equilibrio?
    Il cervelletto.

    10. Quale struttura partecipa alla regolazione della temperatura corporea?
    L’ipotalamo.

    11. Quali sono le tre parti del tronco encefalico?
    Mesencefalo, ponte e bulbo.

    12. Quali sono le tre meningi?
    Dura madre, aracnoide e pia madre.

    13. Quante paia di nervi spinali sono presenti normalmente?
    31

    14. Quante paia di nervi cranici vengono tradizionalmente descritte?
    12

    15. Quale radice del nervo spinale trasporta prevalentemente informazioni sensitive?
    La radice posteriore o dorsale.

    16. Che cosa significa parestesia?
    Una sensazione anomala, come il formicolio.

    17. Che cosa significa emiparesi?
    Riduzione della forza in una metà del corpo.

    18. Quali sono le tre componenti della Glasgow Coma Scale?

    Apertura degli occhi, risposta verbale e risposta motoria.

    19. Che cosa significa FAST nel riconoscimento dell’ictus?
    Face, Arms, Speech, Time.

    20. Qual è il comportamento corretto durante una crisi convulsiva?
    Proteggere la persona, attivare l’assistenza, non bloccare i movimenti e non inserire nulla in bocca.

    27. Gli errori da evitare al concorso OSS
    1. Confondere sistema nervoso centrale e periferico.
    2. Affermare che i dendriti sono sempre la principale via di uscita dell’impulso.
    3. Confondere oligodendrociti e cellule di Schwann.
    4. Attribuire tutte le funzioni cerebrali a un unico lobo.
    5. Confondere cervelletto e tronco encefalico.
    6. Dire che il midollo spinale arriva normalmente fino all’osso sacro nell’adulto.
    7. Confondere radici sensitive posteriori e radici motorie anteriori.
    8. Considerare simpatico e parasimpatico due sistemi con effetti sempre rigidamente opposti.
    9. Confondere paresi e paralisi.
    10. Considerare ogni confusione dell’anziano come demenza.
    11. Pensare che tutte le crisi epilettiche provochino convulsioni.
    12. Inserire oggetti nella bocca durante una crisi convulsiva.
    13. Aspettare che un sospetto ictus migliori spontaneamente.
    14. Somministrare acqua a una persona con alterazione della coscienza.
    15. Sostituirsi ai professionisti sanitari nella diagnosi neurologica.
    28. Schema finale di anatomia e fisiologia da memorizzare

    SISTEMA NERVOSO CENTRALE

    Encefalo + midollo spinale.

    ENCEFALO

    Cervello → funzioni cognitive, sensibilità e movimento.
    Cervelletto → equilibrio e coordinazione.
    Tronco encefalico → vie nervose e controllo di funzioni vitali.

    NEURONE

    Dendriti → ricezione.
    Corpo cellulare → attività metabolica e integrazione.
    Assone → conduzione.
    Sinapsi → comunicazione.

    MIDOLLO SPINALE

    Radici posteriori → sensibilità.
    Radici anteriori → motricità.

    ARCO RIFLESSO

    Recettore → neurone sensitivo → centro nervoso → neurone motorio → effettore.

    SISTEMA AUTONOMO

    Simpatico → risposte di attivazione.
    Parasimpatico → numerose funzioni di riposo e digestione.

    COSCIENZA

    Vigilanza + consapevolezza.

    OSS

    Osservazione → sicurezza → segnalazione → collaborazione assistenziale.

    Conclusioni: conoscere il sistema nervoso per riconoscere i cambiamenti della persona assistita

    Il sistema nervoso rappresenta il principale sistema di integrazione e coordinamento dell’organismo. Attraverso l’attività dei neuroni, la trasmissione degli impulsi elettrici e l’interazione tra encefalo, midollo spinale e nervi periferici, l’essere umano può percepire l’ambiente, muoversi, comunicare, ricordare e mantenere numerose funzioni essenziali.

    Per l’OSS queste conoscenze assumono un’importanza concreta nell’assistenza quotidiana. Una persona che perde improvvisamente la forza di un arto, sviluppa un disturbo del linguaggio o presenta un’alterazione dello stato di coscienza potrebbe trovarsi in una condizione che richiede un intervento urgente.

    Altre situazioni, come le difficoltà motorie croniche, le alterazioni della sensibilità e i disturbi cognitivi, richiedono invece un’assistenza personalizzata, orientata alla sicurezza e al mantenimento dell’autonomia residua.

    Per superare il concorso OSS 2026 non è sufficiente memorizzare i nomi delle strutture anatomiche: bisogna comprenderne le funzioni e saper collegare i cambiamenti osservati alle corrette azioni assistenziali. La preparazione più efficace unisce quindi tre elementi: conoscenza dell’anatomia, comprensione della fisiologia e consapevolezza del ruolo professionale.

    Redazione OssNews24

    Fonte giornalistica: Nurse Times

    Fonti scientifiche e istituzionali

    • National Institute of Neurological Disorders and Stroke – Brain Basics⁠: struttura e funzioni dell’encefalo.
    • NINDS – Know Your Brain⁠: anatomia dei lobi cerebrali, cervelletto e tronco encefalico.
    • Ministero della Salute – Ictus: riconosci subito i sintomi⁠: riconoscimento dell’ictus e attivazione dei soccorsi.
    • NHS – Che cosa fare durante una crisi epilettica⁠: indicazioni di primo soccorso.
    • NHS – Confusione improvvisa e delirium⁠: riconoscimento delle alterazioni acute dello stato mentale.
    • MedlinePlus – Unconsciousness: First Aid⁠: perdita di coscienza e assistenza in emergenza.
  • Maltrattamenti e violenza sessuale su anziane ospiti di una Rsa in provincia di Milano: interdizione per 3 oss

    Afferrate per i capelli, schiaffeggiate, insultate, derise e minacciate. Sarebbe il trattamento riservato a quattro anziane ospiti di una Rsa in provincia di Milano, quando ogni giorno venivano messe a letto e vestite. Per questo tre operatori socio-sanitari (oss), due uomini e una donna, sono stati interdetti dalla professione su tutto il territorio nazionale. I due uomini sono accusati anche di violenza sessuale, abusi che sarebbero stati compiuti mentre lavavano le vittime.

    L’indagine dei Nas di Milano, coordinata dalla Procura di Lodi, si è avvalsa anche di intercettazioni audio e video, da cui sarebbero emersi “gravi e sistematici episodi di violenza commessi ai danni di quattro anziane ospiti affidate agli indagati per ragioni di cura e custodia”.

    “L’intervento dei militari del reparto specializzato dell’Arma – spiegano i Nas – ha consentito di porre tempestivamente termine alle condotte illecite, ripristinando le necessarie condizioni di sicurezza e tutelando la salute e la dignità di tutti gli ospiti presenti all’interno della struttura”.

    Redazione OssNews24

    Fonte: Nurse Times

  • Concorso oss 2026: parametri vitali, anatomia, fisiologia e valori normali. Casi pratici e quiz per le prove

    Temperatura corporea, frequenza cardiaca, respirazione, pressione arteriosa e saturazione: come funzionano cuore, polmoni e termoregolazione, con valori di riferimento, casi pratici e quiz per le prove OSS.

    I parametri vitali rappresentano uno degli argomenti fondamentali per la preparazione al concorso OSS 2026. Temperatura corporea, frequenza cardiaca, frequenza respiratoria, pressione arteriosa e saturazione di ossigeno permettono di raccogliere informazioni importanti sulle condizioni dell’organismo.

    Per superare una prova scritta o orale, tuttavia, non basta memorizzare una tabella di numeri. È necessario comprendere come funziona il cuore, perché il sangue circola, come avvengono gli scambi gassosi nei polmoni, in che modo il cervello controlla la respirazione e come viene regolata la temperatura corporea.

    Queste conoscenze anatomiche e fisiologiche aiutano l’Operatore Socio-Sanitario a eseguire correttamente le rilevazioni previste dalle proprie competenze e dalle procedure organizzative, a riconoscere eventuali cambiamenti e a comunicarli tempestivamente all’infermiere.

    I cinque parametri vitali: valori indicativi nell’adulto a riposo
    ParametroValori di riferimento
    Temperatura corporeaCirca 36–37,5 °C, variabile secondo la sede di misurazione
    Frequenza cardiaca60–100 battiti/minuto
    Frequenza respiratoria12–20 atti/minuto
    Pressione arteriosaCirca 120/80 mmHg come riferimento orientativo
    Saturazione SpO₂Generalmente 95–100% nell’adulto sano al livello del mare

    Questi sono riferimenti didattici, non soglie universali di normalità o sicurezza. Età, condizioni cliniche, farmaci, attività fisica, altitudine e caratteristiche individuali possono modificare i valori. Per l’OSS, inoltre, un dato numerico deve essere considerato insieme alle condizioni della persona e alle eventuali variazioni rispetto ai valori abituali.

    1. Anatomia del cuore: l’organo che mantiene il sangue in circolazione

    Il cuore è un organo muscolare cavo, situato nel torace, all’interno del mediastino, tra i due polmoni. La sua estremità inferiore è orientata prevalentemente verso sinistra.

    La parete cardiaca comprende tre strati principali:

    • Endocardio: riveste internamente le cavità cardiache.
    • Miocardio: tessuto muscolare responsabile della contrazione.
    • Epicardio: rivestimento esterno del cuore, corrispondente al foglietto viscerale del pericardio sieroso.

    Il cuore è contenuto nel pericardio, una struttura che lo avvolge e contribuisce a proteggerlo.

    Le quattro cavità cardiache

    Il cuore è diviso in due metà, destra e sinistra, ciascuna costituita da un atrio e da un ventricolo.

    Atrio destro: riceve il sangue proveniente dalla circolazione sistemica attraverso le vene cave.

    Ventricolo destro: spinge il sangue verso i polmoni attraverso l’arteria polmonare.

    Atrio sinistro: riceve dai polmoni il sangue ossigenato attraverso le vene polmonari.

    Ventricolo sinistro: spinge il sangue nell’aorta, distribuendolo ai tessuti dell’organismo.

    Il ventricolo sinistro presenta una parete muscolare più spessa rispetto al destro perché deve generare la pressione necessaria per la circolazione sistemica.

    Il percorso del sangue

    Schema fisiologico da memorizzare: Vene cave → Atrio destro → Ventricolo destro

    Arterie polmonari: il sangue elimina CO₂ e acquisisce O₂

    Vene polmonari: Atrio sinistro → Ventricolo sinistro → Aorta

    Le quattro valvole cardiache

    Le valvole impediscono il reflusso del sangue:

    • Tricuspide: tra atrio e ventricolo destro.
    • Polmonare: tra ventricolo destro e arteria polmonare.
    • Mitrale: tra atrio e ventricolo sinistro.
    • Aortica: tra ventricolo sinistro e aorta.

    Una domanda frequente nei quiz è: “Quale valvola separa atrio sinistro e ventricolo sinistro?”.

    La risposta è: “Valvola mitrale”.

    2. Fisiologia cardiaca: sistole, diastole e battito

    Il cuore alterna continuamente due fasi fondamentali.

    Sistole: fase durante la quale una cavità cardiaca si contrae. Quando si parla di pressione sistolica, ci si riferisce alla fase di contrazione dei ventricoli.

    Diastole: fase di rilassamento e riempimento ventricolare.

    L’alternanza di contrazione e rilassamento permette di mantenere il flusso sanguigno.

    Il sistema elettrico del cuore

    Il battito cardiaco è coordinato da cellule specializzate che generano e conducono impulsi elettrici.

    La sequenza essenziale è: Nodo senoatriale → Nodo atrioventricolare → Fascio di His → Branche destra e sinistra → Fibre di Purkinje.

    Il nodo senoatriale, situato nell’atrio destro, è il principale pacemaker fisiologico del cuore. Genera spontaneamente impulsi che determinano l’attivazione degli atri. L’impulso raggiunge poi il nodo atrioventricolare e il sistema di conduzione ventricolare. Questo meccanismo permette una contrazione coordinata.

    Frequenza cardiaca e gittata cardiaca

    La frequenza cardiaca indica quanti battiti si verificano in un minuto. Nell’adulto a riposo, il riferimento comunemente utilizzato è 60–100 battiti/minuto.

    La gittata cardiaca rappresenta invece la quantità di sangue pompata da un ventricolo in un minuto: \text{Gittata cardiaca}=\text{Frequenza cardiaca}\times\text{Gittata sistolica}

    Per esempio, con 70 battiti/minuto e 70 mL di sangue espulsi a ogni battito: 70\times70=4.900\ \text{mL/min}

    La gittata cardiaca sarebbe quindi circa 4,9 litri al minuto. È un esempio fisiologico, non un valore fisso per tutti.

    3. Frequenza cardiaca e polso arterioso: cosa deve sapere l’OSS

    Quando il ventricolo sinistro espelle sangue nell’aorta, genera un’onda di pressione che si propaga lungo le arterie. Questa onda può essere percepita come polso arterioso.

    Le sedi comunemente studiate sono:

    • radiale, al polso;
    • brachiale, nella regione del braccio;
    • carotidea, al collo;
    • femorale, all’inguine;
    • poplitea, dietro il ginocchio;
    • pedidia, sul dorso del piede;
    • tibiale posteriore, vicino al malleolo mediale.

    Il polso radiale è frequentemente utilizzato nelle rilevazioni ordinarie.

    Che cosa si osserva?

    Non soltanto il numero di pulsazioni, ma anche, quando previsto: frequenza, regolarità e caratteristiche percepibili del polso.

    Due termini da conoscere sono:

    Tachicardia: frequenza cardiaca superiore a 100 battiti/minuto nell’adulto a riposo, secondo la definizione generale.

    Bradicardia: frequenza inferiore a 60 battiti/minuto.

    Non sempre rappresentano una malattia: una bradicardia può essere fisiologica in un atleta allenato, mentre febbre, sforzo o stress possono aumentare la frequenza cardiaca. L’OSS non formula una diagnosi di aritmia ma segnala rilevazioni anomale o cambiamenti significativi.

    4. Anatomia dell’apparato respiratorio: dalle vie aeree agli alveoli

    L’apparato respiratorio permette all’organismo di introdurre ossigeno ed eliminare anidride carbonica. È costituito da una serie di strutture anatomiche attraversate dall’aria.

    Le vie respiratorie

    Il percorso è: Cavità nasali → Faringe → Laringe → Trachea → Bronchi → Bronchioli → Alveoli polmonari.

    Le cavità nasali contribuiscono a filtrare, riscaldare e umidificare l’aria inspirata. La faringe è una struttura comune alle vie respiratorie e digestive, mentre la laringe contiene le corde vocali e contribuisce alla protezione delle vie aeree. La trachea è sostenuta da anelli cartilaginei incompleti e si divide nei due bronchi principali.

    I polmoni

    I polmoni sono contenuti nella cavità toracica e sono rivestiti dalla pleura.

    Il polmone destro presenta generalmente tre lobi:

    • superiore;
    • medio;
    • inferiore.

    Il polmone sinistro presenta due lobi:

    • superiore;
    • inferiore.

    Questa differenza anatomica dipende anche dallo spazio occupato dal cuore.

    Gli alveoli polmonari

    Gli alveoli sono piccole strutture terminali circondate da una fitta rete di capillari sanguigni. È a questo livello che avviene la maggior parte degli scambi gassosi tra aria e sangue.

    L’ossigeno passa dall’aria alveolare al sangue, mentre l’anidride carbonica compie il percorso opposto. Lo scambio avviene attraverso una membrana molto sottile, chiamata membrana alveolo-capillare, mediante diffusione secondo i gradienti di pressione parziale.

    5. Fisiologia della respirazione: inspirazione ed espirazione

    La respirazione comprende due movimenti fondamentali.

    Inspirazione

    Durante l’inspirazione tranquilla:

    • Il diaframma si contrae e si abbassa.
    • La gabbia toracica si espande.
    • Il volume toracico aumenta.
    • La pressione negli alveoli diminuisce rispetto a quella atmosferica.
    • L’aria entra nei polmoni.

    Espirazione

    Durante l’espirazione tranquilla:

    • Il diaframma si rilassa.
    • Il volume della gabbia toracica diminuisce.
    • Il ritorno elastico dei polmoni favorisce l’aumento della pressione alveolare.
    • L’aria viene espulsa.

    L’espirazione a riposo è prevalentemente passiva; durante uno sforzo respiratorio possono intervenire anche muscoli espiratori accessori.

    Il diaframma: il principale muscolo respiratorio

    Il diaframma è un muscolo a forma di cupola che separa la cavità toracica da quella addominale. È il principale muscolo dell’inspirazione tranquilla.

    Per il concorso è utile ricordare che la respirazione non dipende soltanto dai polmoni, ma dall’azione coordinata di muscoli respiratori, sistema nervoso, gabbia toracica e tessuto polmonare.

    6. Come viene controllata la frequenza respiratoria?

    La respirazione è regolata da reti neuronali situate prevalentemente nel tronco encefalico, in particolare nel bulbo e nel ponte. Il sistema nervoso modifica automaticamente frequenza e profondità del respiro in risposta alle esigenze dell’organismo.

    Un ruolo fondamentale è svolto dai chemiocettori, che rilevano modificazioni di anidride carbonica, pH e ossigeno. Nelle normali condizioni fisiologiche, le variazioni di anidride carbonica e del pH rappresentano importanti stimoli per la regolazione della ventilazione.

    Frequenza respiratoria: valori da conoscere

    Nell’adulto a riposo viene comunemente utilizzato l’intervallo 12–20 atti respiratori al minuto. Alcune fonti cliniche riportano intervalli più ristretti, come 12–18.

    Un atto respiratorio completo comprende: una inspirazione + una espirazione.

    Terminologia fondamentale

    TermineSignificato
    EupneaRespirazione normale e tranquilla
    TachipneaFrequenza respiratoria aumentata
    BradipneaFrequenza respiratoria ridotta
    ApneaAssenza di atti respiratori
    DispneaSensazione soggettiva di difficoltà respiratoria
    OrtopneaDispnea che peggiora da sdraiati e migliora assumendo una posizione più eretta

    È importante distinguere la tachipnea dalla dispnea: la prima descrive una frequenza aumentata, la seconda una sensazione di difficoltà respiratoria.

    Che cosa osserva l’OSS?

    Quando previsto dal piano assistenziale, l’OSS può rilevare la frequenza respiratoria osservando i movimenti del torace o dell’addome. È importante valutare il respiro mentre la persona è tranquilla, evitando di alterarne involontariamente il ritmo.

    Oltre alla frequenza, possono essere osservati cambiamenti evidenti del ritmo, dello sforzo respiratorio e della capacità di parlare. Una nuova difficoltà respiratoria richiede una segnalazione immediata, anche se il numero di atti respiratori non appare particolarmente alterato.

    7. Pressione arteriosa: anatomia delle arterie e fisiologia della circolazione

    La pressione arteriosa rappresenta la pressione esercitata dal sangue sulle pareti delle arterie. Per comprenderla è utile distinguere tre tipi di vasi sanguigni.

    Arterie: trasportano il sangue dal cuore verso i tessuti e possiedono pareti capaci di sopportare pressioni relativamente elevate.

    Capillari: sono i principali vasi nei quali avvengono gli scambi di gas, nutrienti e sostanze tra sangue e tessuti.

    Vene: riportano il sangue verso il cuore; molte possiedono valvole che favoriscono il ritorno venoso.

    La pressione arteriosa dipende da più fattori, tra cui gittata cardiaca e resistenza vascolare periferica.

    In termini fisiologici semplificati:

    \text{Pressione arteriosa media}\approx
    \text{Gittata cardiaca}\times
    \text{Resistenza periferica totale}

    Questa relazione è approssimata e si riferisce alla pressione media e alle condizioni emodinamiche appropriate, non direttamente ai singoli valori sistolico e diastolico.

    Pressione sistolica e diastolica

    Una rilevazione di 120/80 mmHg comprende due valori.

    120 mmHg: pressione sistolica, associata alla contrazione ventricolare.

    80 mmHg: pressione diastolica, rilevata durante il rilassamento ventricolare.

    L’unità di misura è il millimetro di mercurio (mmHg).

    La pressione varia con l’età, l’attività fisica, le condizioni cardiovascolari e altri fattori. Un valore vicino a 120/80 è un riferimento didattico, non la pressione obbligatoria per tutti.

    Pressione differenziale

    È la differenza tra pressione sistolica e diastolica.

    Per esempio: 120-80=40\ \text{mmHg}

    La pressione differenziale in questo esempio è 40 mmHg.

    Perché la pressione arteriosa cambia?

    La pressione può aumentare quando crescono la gittata cardiaca o le resistenze vascolari. Può ridursi in condizioni caratterizzate, per esempio, da diminuzione del volume circolante, alterazioni della funzione cardiaca o vasodilatazione.

    L’OSS deve conoscere questi principi senza trasformarli in diagnosi: una pressione bassa non dimostra da sola una disidratazione, così come una pressione elevata isolata non basta per diagnosticare un’ipertensione cronica.

    8. Come misurare correttamente la pressione arteriosa

    La qualità della rilevazione dipende dalla tecnica.

    Le indicazioni dell’American Heart Association sottolineano l’importanza di:

    • far riposare la persona per circa cinque minuti, quando le condizioni lo consentono;
    • utilizzare un apparecchio validato e un bracciale della misura corretta;
    • sostenere il braccio all’altezza del cuore;
    • mantenere schiena sostenuta e piedi appoggiati al pavimento nella misurazione standard da seduti;
    • evitare di parlare durante la misurazione;
    • applicare il bracciale sulla cute e non sopra gli indumenti.

    Nei pazienti allettati o con particolari condizioni cliniche, il posizionamento e le modalità di rilevazione seguono le indicazioni assistenziali.

    Errori frequenti

    Un bracciale troppo piccolo può sovrastimare la pressione, mentre uno troppo grande può sottostimarla. Anche parlare, muoversi, mantenere il braccio in posizione scorretta o misurare subito dopo uno sforzo può modificare il risultato. L’OSS deve pertanto distinguere il dato rilevato dalla sua interpretazione clinica.

    9. Saturazione di ossigeno: che cos’è l’emoglobina?

    Per comprendere la SpO₂ bisogna conoscere la funzione dei globuli rossi. I globuli rossi, o eritrociti, contengono una proteina chiamata emoglobina, che trasporta la maggior parte dell’ossigeno presente nel sangue.

    Ogni molecola di emoglobina possiede quattro gruppi eme, ciascuno capace di legare una molecola di ossigeno. Nei polmoni l’ossigeno si lega all’emoglobina; nei tessuti viene progressivamente rilasciato in relazione alle necessità metaboliche.

    Saturazione e quantità totale di ossigeno non sono sinonimi

    La saturazione indica la percentuale dei siti di legame dell’emoglobina occupati dall’ossigeno. Una SpO₂ del 97% indica una saturazione stimata del 97%, non significa che il sangue sia composto per il 97% da ossigeno.

    Inoltre una saturazione normale non garantisce da sola un contenuto totale di ossigeno adeguato: per esempio, una persona con anemia importante può avere una SpO₂ normale ma una ridotta capacità complessiva di trasporto dell’ossigeno.

    10. Come funziona il saturimetro?

    Il saturimetro, o pulsossimetro, utilizza luce a differenti lunghezze d’onda per stimare la saturazione dell’emoglobina nel sangue arterioso pulsatile. Di solito viene applicato a un dito.

    Sul display possono comparire:

    • SpO₂, espressa in percentuale;
    • PR, frequenza del polso, espressa in battiti al minuto.

    In un adulto sano al livello del mare, una saturazione intorno al 95–100% è generalmente comune. Tuttavia, il saturimetro fornisce una stima, non una misurazione diretta dei gas nel sangue.

    La FDA ricorda che l’accuratezza può essere influenzata da scarsa perfusione, temperatura cutanea, movimento, smalto e pigmentazione della pelle. Anche l’esposizione al monossido di carbonio può rendere la normale pulsossimetria ingannevole.

    Saturazione e BPCO: attenzione ai quiz

    Non tutti i pazienti hanno lo stesso obiettivo di saturazione. In alcune persone a rischio di insufficienza respiratoria ipercapnica può essere prescritta una saturazione bersaglio di 88–92%. Le linee guida della British Thoracic Society distinguono infatti questi pazienti da molti altri pazienti acuti, per i quali indicano obiettivi differenti.

    Questo non significa che 88–92% sia un valore automaticamente accettabile per qualsiasi paziente con BPCO: l’obiettivo deve essere individualizzato dal personale sanitario. L’OSS non modifica autonomamente il flusso di ossigeno in base al numero visualizzato.

    Differenza tra SpO₂ e PaO₂

    SpO₂: saturazione periferica stimata dal pulsossimetro, espressa in percentuale.

    PaO₂: pressione parziale dell’ossigeno nel sangue arterioso, espressa in mmHg e misurata mediante emogasanalisi.

    Sono parametri correlati ma diversi. Il pulsossimetro, inoltre, non misura la pressione parziale dell’anidride carbonica (PaCO₂) e non permette da solo di escludere un’ipoventilazione.

    11. Temperatura corporea: anatomia e fisiologia della termoregolazione

    La temperatura corporea dipende dall’equilibrio tra produzione e dispersione del calore. Il principale centro nervoso della termoregolazione si trova nell’ipotalamo, una regione del diencefalo. L’ipotalamo riceve informazioni sulla temperatura dell’organismo e coordina risposte fisiologiche per mantenere l’equilibrio termico.

    Come produce calore l’organismo?

    Il calore deriva soprattutto dal metabolismo cellulare.

    Quando la temperatura corporea tende a diminuire, l’organismo può attivare:

    • vasocostrizione cutanea, per ridurre la dispersione;
    • brividi, cioè contrazioni muscolari involontarie che aumentano la produzione di calore;
    • modificazioni del comportamento, come cercare un ambiente più caldo.

    Come disperde calore?

    Quando la temperatura aumenta, possono attivarsi:

    • vasodilatazione cutanea;
    • sudorazione;
    • aumento della dispersione termica.

    Il calore viene ceduto all’ambiente mediante irraggiamento, conduzione, convezione ed evaporazione.

    Febbre e ipertermia: qual è la differenza?

    Nella febbre, sostanze chiamate pirogeni inducono una modificazione del valore di riferimento della termoregolazione ipotalamica. L’organismo si comporta inizialmente come se la temperatura abituale fosse troppo bassa, favorendo brividi e conservazione del calore.

    Nell’ipertermia, invece, la temperatura aumenta senza un corrispondente innalzamento regolato del riferimento ipotalamico, per esempio quando la produzione o l’assorbimento di calore supera la capacità di dissiparlo. Sono meccanismi differenti.

    Qual è la temperatura normale?

    La temperatura corporea varia in relazione a:

    • ora del giorno;
    • età;
    • attività fisica;
    • sede di misurazione;
    • condizioni ambientali;
    • caratteristiche individuali.

    Un intervallo didattico di circa 36–37,5 °C può essere utile, ma va sempre contestualizzato. MedlinePlus, per esempio, riporta per l’adulto sano a riposo valori medi nell’intervallo 36,5–37,3 °C. La febbre viene spesso identificata con temperature intorno o superiori a 38 °C, ma la soglia dipende anche dalla sede di rilevazione e dal contesto clinico.

    Sedi di misurazione

    Le principali sono:

    • ascellare;
    • orale;
    • timpanica;
    • temporale/frontale;
    • rettale, quando clinicamente indicata.

    I risultati ottenuti in sedi diverse non sono necessariamente sovrapponibili. È quindi importante registrare, quando previsto, valore, sede e modalità di misurazione.

    12. Il collegamento fisiologico tra cuore, polmoni e temperatura

    Uno degli aspetti più interessanti da comprendere per il concorso è che i parametri vitali non funzionano indipendentemente. Quando una persona svolge attività fisica, i muscoli richiedono più ossigeno e producono maggiori quantità di anidride carbonica e calore.

    L’organismo risponde aumentando la frequenza cardiaca e la ventilazione, modificando il flusso sanguigno e attivando i meccanismi di termoregolazione. Anche la febbre può associarsi a un aumento della frequenza cardiaca e respiratoria. Un paziente può quindi presentare più parametri alterati contemporaneamente, ma la causa non può essere dedotta automaticamente da una singola misurazione.

    Il ruolo del sistema nervoso autonomo

    Il sistema nervoso autonomo contribuisce alla regolazione cardiovascolare. Il sistema simpatico tende ad aumentare la frequenza cardiaca e la contrattilità e può provocare vasocostrizione in determinati distretti. Il sistema parasimpatico, soprattutto attraverso il nervo vago, contribuisce a rallentare la frequenza cardiaca. Questi meccanismi spiegano perché emozioni, dolore, stress e riposo possono modificare il battito.

    13. Qual è il ruolo dell’OSS nella rilevazione dei parametri vitali?

    Il ruolo dell’OSS comprende le attività previste dal proprio profilo, dalla formazione ricevuta, dal piano assistenziale e dalle procedure della struttura.

    Nelle attività di rilevazione affidate all’OSS è essenziale:

    • identificare correttamente il paziente;
    • preparare il dispositivo;
    • rispettare igiene, privacy e sicurezza;
    • utilizzare la tecnica prevista;
    • rilevare e registrare correttamente il dato;
    • riconoscere un risultato inatteso;
    • comunicare tempestivamente alterazioni o cambiamenti.

    L’OSS non formula diagnosi sulla base dei parametri vitali e non decide autonomamente modifiche terapeutiche.

    Un parametro normale non esclude sempre un problema

    Una persona può presentare difficoltà respiratoria anche con saturazione apparentemente normale. Allo stesso modo, una frequenza cardiaca compresa tra 60 e 100 battiti/minuto non esclude automaticamente una condizione clinica importante. Per questo l’osservazione della persona rimane fondamentale.

    14. Cinque casi pratici da prova orale OSS

    Caso 1 – Frequenza cardiaca di 118 battiti/minuto

    Un paziente a riposo presenta una frequenza cardiaca di 118 battiti/minuto. Come risponde il candidato?

    «Verifico che la rilevazione sia stata effettuata correttamente, osservo le condizioni della persona e riferisco tempestivamente all’infermiere il valore e gli eventuali sintomi associati. Non attribuisco autonomamente la tachicardia a una causa specifica».

    Caso 2 – Frequenza respiratoria di 28 atti/minuto

    Un paziente presenta una respirazione più rapida del solito.

    «Rilevo il valore secondo procedura, osservo eventuali segni di difficoltà respiratoria e avviso tempestivamente il professionista sanitario. Se la persona manifesta una grave difficoltà respiratoria, attivo immediatamente la procedura di emergenza».

    Caso 3 – Pressione arteriosa di 90/60 mmHg

    Il paziente riferisce capogiri quando cerca di alzarsi.

    «Non lo faccio alzare senza assistenza, lo mantengo in sicurezza e riferisco subito il valore pressorio e i sintomi. Non decido autonomamente trattamenti o somministrazione di liquidi».

    Caso 4 – Saturazione del 91%

    Il saturimetro mostra una SpO₂ del 91%.

    «Controllo che il sensore sia correttamente applicato e che la rilevazione sia attendibile, senza ritardare la segnalazione. Verifico le indicazioni assistenziali e riferisco tempestivamente il valore e le condizioni della persona. Non modifico autonomamente l’ossigenoterapia».

    Caso 5 – Temperatura di 38,5 °C

    Una persona anziana presenta febbre e appare più confusa del solito.

    «Rilevo correttamente la temperatura, osservo il cambiamento dello stato generale e avviso tempestivamente l’infermiere. Non somministro autonomamente farmaci antipiretici».

    La comparsa improvvisa di confusione, difficoltà respiratoria importante, perdita di coscienza o altri segni di grave deterioramento richiede l’attivazione immediata delle procedure di emergenza.

    15. I 15 errori più frequenti nei concorsi OSS
    • Confondere atrio e ventricolo.
    • Affermare che tutte le arterie trasportano sangue ossigenato: le arterie polmonari costituiscono una importante eccezione.
    • Confondere sistole e diastole.
    • Considerare il polso arterioso indipendente dalla contrazione cardiaca.
    • Confondere bronchi e alveoli.
    • Pensare che gli scambi gassosi avvengano principalmente nella trachea.
    • Dimenticare il ruolo del diaframma nell’inspirazione.
    • Confondere tachipnea e dispnea.
    • Considerare 120/80 mmHg un valore obbligatorio per ogni persona.
    • Misurare la pressione con un bracciale inadeguato.
    • Pensare che il saturimetro misuri direttamente la PaO₂.
    • Ritenere che una SpO₂ normale escluda qualsiasi problema respiratorio.
    • Confondere febbre e ipertermia.
    • Confrontare temperature rilevate in sedi diverse senza considerare il metodo.
    • Interpretare autonomamente un valore alterato senza riferirlo all’équipe.
    16. Quiz interattivo: 15 domande di anatomia e fisiologia
    1. Quale cavità cardiaca spinge il sangue nell’aorta?

    Atrio destro
    Ventricolo sinistro
    Ventricolo destro

    1. Qual è il principale pacemaker fisiologico del cuore?

    Nodo senoatriale
    Nodo atrioventricolare
    Fascio di His

    1. Quale valvola si trova tra atrio sinistro e ventricolo sinistro?

    Tricuspide
    Polmonare
    Mitrale

    1. Che cosa rappresenta la sistole ventricolare?

    Contrazione dei ventricoli
    Riempimento degli atri soltanto
    Rilassamento dei ventricoli

    1. Come si calcola la gittata cardiaca?

    Pressione × temperatura
    Frequenza cardiaca × gittata sistolica
    Saturazione × frequenza respiratoria

    1. Dove avviene principalmente lo scambio tra ossigeno e anidride carbonica?

    Trachea
    Bronchi principali
    Alveoli polmonari

    1. Qual è il principale muscolo dell’inspirazione tranquilla?

    Diaframma
    Bicipite
    Retto addominale

    1. Quale parte del sistema nervoso contribuisce al controllo automatico del respiro?

    Cervelletto soltanto
    Tronco encefalico
    Midollo osseo

    1. Quale intervallo è comunemente usato per la frequenza cardiaca adulta a riposo?

    20–40/min
    120–160/min
    60–100/min

    1. Che cosa significa tachipnea?

    Aumento della frequenza respiratoria
    Riduzione della temperatura
    Aumento della pressione

    1. Che cosa indica il valore 80 in una pressione di 120/80 mmHg?

    Frequenza cardiaca
    Pressione diastolica
    Saturazione

    1. Che cosa misura la SpO₂?

    Pressione parziale di CO₂
    Quantità di globuli rossi
    Stima della saturazione periferica dell’emoglobina

    1. Quale proteina trasporta la maggior parte dell’ossigeno nel sangue?

    Emoglobina
    Albumina

    Fibrinogeno

    1. Quale regione cerebrale è centrale nella termoregolazione?

    Ippocampo
    Ipotalamo
    Corteccia occipitale

    1. Che cosa distingue fisiologicamente la febbre dall’ipertermia?

    La febbre è sempre più alta
    Sono sempre sinonimi
    Nella febbre cambia il riferimento termoregolatorio ipotalamico

    Correggi le 15 risposte.

    17. Schema finale da memorizzare per il concorso
    ParametroOrgano o sistema principalePrincipio fisiologico
    Frequenza cardiacaCuoreGenerazione e conduzione dell’impulso elettrico
    Pressione arteriosaCuore e vasiGittata cardiaca e resistenze vascolari
    Frequenza respiratoriaPolmoni, muscoli e tronco encefalicoVentilazione e regolazione di CO₂ e pH
    SaturazionePolmoni, sangue ed emoglobinaScambi gassosi e trasporto dell’ossigeno
    TemperaturaIpotalamo, muscoli, cute e metabolismoEquilibrio tra produzione e dispersione del calore

    Formula da ricordare: V.I.T.A.L.I.

    V – Valori: conoscere i principali riferimenti fisiologici.

    I – Individuo: considerare le condizioni della singola persona.

    T – Tecnica: utilizzare correttamente gli strumenti.

    A – Anatomia: comprendere quali organi determinano il parametro.

    L – Lettura del dato: osservare variazioni e attendibilità della rilevazione.

    I – Informare: comunicare tempestivamente le anomalie.

    Il punto che può fare la differenza alla prova orale

    Una risposta limitata alla memorizzazione dei valori potrebbe essere: «La frequenza cardiaca normale è 60–100, la respirazione 12–20, la pressione 120/80 e la saturazione 95–100%».

    Una risposta più completa dovrebbe invece collegare ogni parametro al suo meccanismo fisiologico: «La frequenza cardiaca dipende dall’attività elettrica del cuore; la pressione arteriosa dalla funzione di pompa e dalle resistenze vascolari; la respirazione dall’attività dei muscoli respiratori e dal controllo nervoso; la saturazione dall’ossigenazione dell’emoglobina; la temperatura dall’equilibrio termico regolato dall’ipotalamo. I valori devono essere rilevati correttamente, contestualizzati e comunicati quando presentano alterazioni significative».

    È proprio la capacità di collegare anatomia, fisiologia e assistenza che può distinguere un candidato preparato durante una prova orale.

    Fonti scientifiche di approfondimento

    Redazione OssNews24

    Fonte: Nurse Times

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Francesco Greco

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