Ma non è un caso isolato: ci sarebbero altri simili casi, ovvero di ammanchi di oggetti e di piccole somme di denaro. Episodi avvenuti negli ultimi mesi e che spesso, per lo scarso valore economico o per “vergogna”, non erano stati denunciati alle forze dell’ordine. Tra le vittime di questi furti anche una pensionata di 98 anni, conosciuta nella Bassa Reggiana per essere stata in gioventù una staffetta partigiana a Fabbrico, il paese dove ha sempre vissuto. “Mia madre – racconta la figlia di una delle vittime – a fine marzo è stata ricoverata nel reparto Covid a Scandiano. La notte del 3 aprile si è accorta della presenza di qualcuno vicino a lei. Ha sentito la frase: ‘Aspetta un attimo che si è impigliata…’. Era la ladra che sfilava la catenina d’oro dal collo. Poi le ha tolto un anello e la fede nuziale, che aveva al dito dal 1946…”.
La sensazione della pensionata è stata quella che la ladra stesse parlando con qualcuno. C’era un complice con lei? Di certo è che al mattino la signora Bruna si è accorta che non aveva più catenina e anelli.
“Mia madre c’è rimasta davvero male. Erano oggetti ricevuti dal marito, morto a soli 50 anni di età per un malore improvviso. Sono ricordi importantissimi per lei…”, aggiunge Marinella. Quella notte non era stato rubato il crocefisso in oro, forse perché staccatosi dalla catenina al momento del furto, finendo sotto la schiena della paziente ricoverata. “Abbiamo deciso di sporgere denuncia – aggiunge la figlia della derubata – perché riteniamo che quel furto sia stato un gesto vigliacco. Oltretutto in un reparto in cui gli accessi sono limitati ai degenti e al personale”.
Ci sono voluti alcuni mesi per arrivare all’identità della donna indagata, residente appunto a Novi: la scorsa estate è stato recuperato il bottino, restituito nei giorni scorsi alla signora Bruna. “I carabinieri di Scandiano sono stati eccezionali. E’ stato un sollievo per mia madre, che dopo il furto si era sentita umiliata. Ora è ospite in una casa di riposo a Reggio, ma con la sua catenina al collo e con la fede e l’altro anello alle dita”.
Redazione OssNews24
Fonte: www.ilrestodelcarlino.it
L’Asp Umberto I di Pordenone ha indetto un concorso pubblico per esami finalizzato alla copertura di 2 posti da operatore socio-sanitario (oss) a tempo pieno e indeterminato, con riserva di un posto per i volontari delle forze armate. Per candidarsi c’è tempo fino al 26 luglio 2026.
Per l’ammissione al concorso indetto dall’Asp Umberto I è richiesto il possesso dei seguenti requisiti specifici:
La domanda di partecipazione al concorso indetto dall’Asp Umberto I deve essere inoltrata esclusivamente in via telematica, compilando l’apposito modulo online disponibile sul Portale Unico del Reclutamento InPA (www.inpa.gov.it).
In ragione del numero di domande di partecipazione al concorso, l’Asp Umberto I potrà decidere di espletare una prova preselettiva.
Le prove d’esame sono le seguenti:
Per ulteriori informazioni consultare il qui presente BANDO.
Redazione OssNews24
La Procura regionale della Corte dei conti per la Campania ha archiviato il procedimento istruttorio avviato nel settembre 2025 per fare chiarezza sull’impropria collocazione di numerosi infermieri e oss dell’Asl Salerno, impiegati in uffici o comunque non in corsia. Il procedimento ha interessato complessivamente 87 unità di personale: 42 impegnate in attività non coerenti con il proprio profilo professionale e 45 in esubero.
Proprio su impulso della Procura contabile l’Azienda ha intrapreso un percorso di riorganizzazione interna, conclusosi con la ricollocazione in corsia di tutto il personale interessato, eliminando le situazioni non coerenti con gli standard organizzativi previsti dalla normativa regionale.
L’istruttoria della Corte dei conti, dunque, ha rappresentato l’occasione per una profonda revisione dell’organizzazione aziendale, atteso che nello stesso periodo si sono concluse numerose procedure di reclutamento di oltre 350 unità tra infermieri e oss. Attraverso il costante confronto con la magistratura contabile l’Asl Salerno ha adottato tutte le misure necessarie per il monitoraggio sistematico delle assegnazioni del personale, l’aggiornamento continuo dei dati gestionali e la ricollocazione funzionale delle risorse, nel rispetto dei parametri fissati dalla D.R.G.C. n. 190/2023.
“Ritengo doveroso ringraziare la Procura regionale della Corte dei conti per le indicazioni offerte nel corso dell’intero procedimento – dichiara il direttore generale dell’Asl Salerno, Gennaro Sosto -. I dati analitici emersi hanno consentito di individuare soluzioni organizzative più efficaci, consentendoci di affrontare e risolvere una problematica complessa nell’interesse dell’Azienda e, soprattutto, dei cittadini”.
Redazione OssNews24
Fonte: Nurse Times
I tavoli di confronto tra l’Aran e le organizzazioni sindacali per il rinnovo del Ccnl Sanità 2025-2027 stanno entrando nel vivo. Dalle prime bozze emergono ipotesi di modifica degli inquadramenti professionali che meritano un’attenta riflessione, soprattutto per le possibili conseguenze sull’equilibrio dell’intero sistema.
Come Federazione Migep e Stati Generali Oss guardiamo con forte preoccupazione alle indiscrezioni che prevederebbero il passaggio degli autisti soccorritori direttamente nell’Area degli Assistenti, anche alla luce di un orientamento giurisprudenziale della Corte di Cassazione richiamato nel corso del 2024.
Sia chiaro: la nostra posizione non è contro gli autisti soccorritori. Ogni lavoratore deve vedere riconosciuta la propria professionalità, le proprie competenze e il proprio ruolo. Il problema è un altro. La vera criticità è che questa impostazione rischia di trasformarsi nell’ennesima “guerra tra poveri”, mettendo una categoria contro l’altra invece di affrontare le reali esigenze del personale sanitario e socio-sanitario.
Ad oggi, infatti, non risultano stanziamenti economici aggiuntivi destinati a sostenere queste progressioni di carriera. È quindi legittimo domandarsi con quali risorse verranno finanziati i nuovi inquadramenti e se tali passaggi saranno realmente esigibili oppure destinati a rimanere sulla carta, generando soltanto aspettative e inevitabili tensioni tra lavoratori.
Ancora più grave appare la disparità di trattamento nei confronti degli operatori socio-sanitari. L’oss svolge quotidianamente attività di supporto assistenziale e, nell’ambito dell’organizzazione sanitaria, opera in stretta collaborazione con l’infermiere, contribuendo concretamente alla presa in carico della persona assistita. Eppure, mentre per alcune figure si prospetta un accesso diretto all’Area degli Assistenti, all’oss viene ancora negata una reale crescita professionale. È una scelta che riteniamo profondamente discriminatoria.
L’oss in quanto tale merita una propria crescita professionale, un proprio sviluppo di carriera e un riconoscimento giuridico ed economico autonomo, senza essere costretto a transitare in una figura diversa per ottenere un minimo miglioramento. Inoltre, se oggi non risultano previste ulteriori coperture economiche per consentire il passaggio degli autisti soccorritori all’Area degli Assistenti, ci domandiamo se tali risorse saranno realmente disponibili anche per gli oss.
La domanda è inevitabile: come si potranno valorizzare realmente queste professioni senza adeguate coperture finanziarie? Questa visione profondamente miope finirebbe per penalizzare ulteriormente l’oss che, nonostante l’annunciata revisione del proprio profilo professionale, rischierebbe progressivamente di scomparire come figura autonoma È proprio questa disparità che alimenta il malcontento e rischia di dividere categorie che, invece, ogni giorno lavorano fianco a fianco per garantire l’assistenza ai cittadini.
A rendere ancora più preoccupante il quadro è la posizione assunta dalle organizzazioni sindacali confederali e di comparto: stanno sostenendo con forza il percorso di valorizzazione degli autisti soccorritori, mentre non si registra la stessa determinazione fattuale nel rivendicare simili tutele per gli oss. Questo assordante silenzio rischia di tradursi, ancora una volta, in uno svantaggio per gli oss, che continuano ad essere “l’ultima ruota del carro”.
Noi riteniamo che il rinnovo del Ccnl debba rappresentare un’occasione per valorizzare tutte le professioni del comparto, non soltanto alcune. Come Federazione Migep e Stati Generali Oss continueremo a chiedere che ogni evoluzione contrattuale sia fondata sui principi di equità, trasparenza e sia un modo reale per i diritti degli operatori socio-sanitari italiani.
Cari colleghi oss, il momento delle scelte è arrivato. La domanda che rivolgiamo a tutta la categoria è semplice: vogliamo continuare a subire decisioni prese da altri oppure vogliamo costruire insieme il futuro della nostra professione? Entrate a far parte degli Stati Generali Oss e della Federazione Migep. Solo unendo le nostre voci potremo ottenere il riconoscimento giuridico, professionale ed economico che gli operatori socio-sanitari attendono da troppo tempo.
Redazione OssNews24
“Le prove in sede non si possono sorteggiare per mancanza di tempo”. È questa la risposta che sarebbe stata data alla commissione d’esame del concorso per l’assunzione a tempo indeterminato di 1.274 oss in Campania, il più grande del 2025, dal responsabile della ditta privata incaricata di gestire l’organizzazione del concorso stesso il 16 settembre 2025, durante un sopralluogo della commissione esaminatrice al Palapartenope di Napoli, dove si sarebbero dovute tenere le prove scritte.
Il concorso fu sospeso due giorni dopo, lasciando nel limbo i 25mila candidati che si stavano preparando da mesi, per non meglio precisate “criticità tecniche e organizzative”. Fanpage.it ha potuto visionare i verbali della commissione esaminatrice dell’Asl Napoli 1 dal 16 al 29 settembre, dai quali emerge che la sospensione del concorso – attualmente si stanno ultimando le prove pratiche – fu preceduta da un duro contrasto tra la commissione e la società organizzatrice sulla procedura di predisposizione delle prove, con le buste contenenti le domande preparate una settimana prima del test, e dal rifiuto della ditta di adeguarsi alle richieste della commissione, ritenute conformi alla normativa, circostanza documentata dai verbali.
A distanza di dieci mesi dalle prove scritte, sospese e rinviate dalla Regione Campania per rischio di “porcherie clientelari e compravendita di posti” – parole dell’ex governatore Vincenzo De Luca -, emergono nuovi dettagli sul concorso che per la prima volta a dare una speranza di stabilità a centinaia di lavoratori precari.
Il concorso, annunciato nel 2024 da De Luca – all’epoca ancora in pole per un possibile terzo mandato –, viene diviso per motivi logistici in due aree territoriali, l’Area 1 da 537 posti, bandita dall’Asl Napoli 1 Centro, e l’Area 2, gestita dall’Asl di Salerno, per altri 737 posti. Per ciascuna delle due si candidano oltre 12mila persone (12.893 per l’Area 1, 12.839 per l’Area 2), per un totale di 25.732 aspiranti oss.
Le prove scritte sono programmate e annunciate per lunedì 22 settembre 2025. Il periodo è quello immediatamente precedente alle elezioni regionali, che si sarebbero tenute il 27 e 28 novembre. Ma cinque giorni prima, il 18 settembre, con i candidati già pronti per sedersi sui banchi, vengono sospese, a sorpresa, per non meglio precisate “criticità tecniche e organizzative”.
Dopo un lungo periodo di incertezza, il concorso ripartirà con le prove scritte solo il 3 novembre successivo, affidato sempre alla stessa ditta privata. Ad aprile sono partiti gli orali e attualmente si è in attesa dell’esito. Sulle ombre che hanno circondato la procedura di selezione sono stati presentati due esposti alla Procura di Napoli.
Ma cosa è successo in quei giorni caotici che hanno portato alla prima sospensione di settembre? Quali sono stati i motivi della decisione? Fanpage.it è in grado di ricostruire quelle giornate concitate attraverso i verbali della commissione. I verbali non attestano alcuna divulgazione delle prove, ma documentano una modalità organizzativa che la commissione giudicò incompatibile con le garanzie previste dalla normativa e potenzialmente esposta a manipolazioni.
Il 16 settembre, circa una settimana prima delle prove, la commissione esaminatrice responsabile per l’Area 1 del concorso bandita dall’Asl Napoli 1 Centro fa un sopralluogo nella sede del Teatro PalaPartenope a Fuorigrotta, dove si dovrà tenere il filone napoletano della selezione (l’altro, come detto, riguardava l’Asl Salerno). I commissari riscontrarono che le buste con le domande che si sarebbero dovute sorteggiare il giorno stesso della prova, erano state, in realtà, già preparate una settimana prima.
Alla richiesta di esibire il cronoprogramma delle prove, il responsabile della ditta privata incaricata, come si evince dai verbali di commissione, avrebbe fornito una “attestazione che per accordi intercorsi si sarebbe proceduto a consegnare alla commissione il giorno delle prove le buste contenenti i tests selezionati, già preparate dalla ditta da oltre una settimana”.
La risposta sorprende i commissari, che fanno presente “l’irregolarità della procedura, in contrasto con la normativa corrente relativa ai concorsi per l’accesso al personale della pubblica amministrazione”. La procedura senza sorteggio delle buste nel giorno della prova insospettisce la presidente di commissione. Viene quindi contattata telefonicamente la responsabile delle procedure di reclutamento, che in viva voce nega la circostanza.
La commissione, a quel punto, propone “di procedere applicando l’articolo II dei DPR n. 487/1994 (aggiornato il 26.06.2023)”, come prevede la normativa. Nello specifico, preparare tre tracce per ciascuna prova scritta, se gli esami hanno luogo in una sede, ed una sola traccia quando gli esami hanno luogo in più sedi. Le tracce sono segrete e ne è vietata la divulgazione. Le tracce, appena formulate, sono chiuse in plichi suggellati e firmati esteriormente sui lembi di chiusura dai componenti della commissione e dal segretario.
Una soluzione che però non trova concorde il rappresentante della ditta. Quest’ultimo, si legge nel verbale, “si opponeva alla modifica del procedure, attestando che ‘gli accordi sono quelli riportati nel cronoprogramma della ditta, che le prove in sede non si possono sorteggiare per mancanza di tempo, e inoltre le fotocopie sono fatte e imbustate'”. A quel punto la presidente di commissione constata “la situazione irregolare e passibile di manipolazioni che la commissione non avrebbe di certo avvallato” e procede “a richiedere un incontro urgente di confronto con la direzione aziendale”.
Il giorno dopo, 17 settembre, la società viene convocata in Regione Campania per “comunicazioni urgenti inerenti la procedura concorsuale”. In questo contesto le due aziende capofila del bando, Asl Napoli 1 Centro e Asl Salerno, segnalano “criticità in riferimento alla banca dati, essendo pervenute ancora segnalazioni di errori”. La Regione chiede alla società organizzatrice, in previsione delle nuove date per la convocazione dei candidati per l’espletamento della prova, di certificare formalmente alle aziende la correttezza della banca dati, e viene fissato un altro incontro per il 30 settembre.
Il 18 settembre l’Asl Salerno, seguita poi dall’Asl Napoli 1 Centro, pubblica l’avviso della sospensione delle prove scritte, previste per lunedì 22. La notizia sconvolge i 25mila candidati, che si stavano preparando da mesi per sostenere gli esami e chiedono immediati chiarimenti sulla tempistica. Intervengono anche i sindacati, come la Fp Cgil, che esprime “solidarietà e totale sostegno alle migliaia di candidate e candidati del concorso unico, che hanno appreso con disorientamento e profonda delusione il rinvio delle date delle prove d’esame”.
In questa situazione De Luca, martedì 23 settembre, a margine di un evento, interviene sulla vicenda. Alcuni elementi richiamati pubblicamente dall’ex governatore coincidono con quanto emerge dai verbali esaminati da Fanpage.it, pur trattandosi di fonti autonome.
“C’era un concorso in atto che riguardava gli oss – dice De Luca –. Abbiamo rilevato una situazione anomala: ormai era una voce diffusa quella secondo la quale si stavano vendendo i posti degli oss. Abbiamo fatto una verifica con le aziende e abbiamo verificato che la società incaricata di fare i quiz li aveva elaborati una settimana prima delle prove. In questo clima, ovviamente, non c’era da stare tranquilli. C’era un rischio enorme di porcherie clientelari e di compravendita di posti. Questo è il motivo per cui è stato sospeso tutto”.
L’ex presidente della Giunta regionale, poi, chiarisce: “Il concorso andrà avanti. Chiariamo che si conclude tra sei mesi, sono 20mila concorrenti, bisogna fare gli orali. Non è una cosa di domani mattina. Ma abbiamo dato indicazione alle Asl Salerno e Napoli 1 di fare i quiz un giorno prima delle prove e di consegnare la busta o ai carabinieri o alla guardia di finanza e di aprire le buste la mattina delle prove”.
E ancora: “Porcherie clientelari non se ne fanno. La prova andrà fatta, ma coinvolgendo carabinieri e guardia di finanza nel controllo della trasparenza degli atti. Per dieci anni porcherie non ne abbiamo fatte. A cominciare dalle Asl. Non troverete nessuno che sia stato promosso per incarico politico o per pressione politica. Abbiamo cercato di scegliere i migliori manager che avevamo a disposizione”.
Dopo il rinvio delle prove e la decisione di proseguire con la stessa società organizzatrice, il 29 settembre arrivano le dimissioni della presidente della commissione esaminatrice, Carmela De Cesare, dirigente dell’Asl Napoli 1 con esperienza trentennale nella gestione dei concorsi in ambito sanitario in Campania. Pesano sulla scelta gli attriti con la ditta organizzatrice e la commissione, come emerge dai verbali, nonché le dichiarazioni pubbliche di De Luca con sul paventato pericolo di “compravendita di posti”. Una situazione che ha minato la serenità della procedura.
Il concorso è poi ripartito con nuove modalità organizzative, mantenendo però la stessa società incaricata della gestione. Le prove sono state predisposte alcuni giorni prima della sessione d’esame alla presenza delle forze dell’ordine, secondo le indicazioni rese pubbliche dall’allora presidente della Regione. Nel frattempo la Procura di Napoli ha ricevuto due esposti sulla vicenda e l’iter concorsuale è proseguito fino agli orali.
Il 3 novembre scorso sono iniziate finalmente le prove scritte, sospese a settembre. Le domande, secondo quanto filtrato, sarebbero comunque state selezionate il 28 ottobre, alla presenza di un carabinieri, come auspicato da De Luca. La procedura è rimasta nella gestione della ditta privata. Sulla vicenda sono anche arrivate richieste di chiarimenti da parte di diversi esponenti politici.
La ricostruzione presentata serve esclusivamente a mettere in fila i fatti che hanno portato alla sospensione della procedura avvenuta a settembre, poi, come detto, ripartita dopo le verifiche e non attribuisce responsabilità ai soggetti coinvolti. La ditta privata è bene precisare, è una società con sede a Roma che vanta una esperienza ventennale nell’organizzazione di concorsi pubblici. È chiaro che l’episodio del concorsone Oss va circostanziato e non generalizzato.
Redazione OssNews24
Fonte: Fanpage.it
Proseguono le trattative per il rinnovo del Ccnl Sanità 2025-2027 e, leggendo con attenzione le dichiarazioni rese pubbliche dalle diverse organizzazioni sindacali, emerge un quadro che dovrebbe far riflettere profondamente tutti gli operatori socio-sanitari (oss).
Da anni assistiamo a campagne di comunicazione nelle quali gli oss vengono definiti “indispensabili”, “centrali nell’assistenza”, “il cuore della sanità”. Sui social, nelle locandine e nei comunicati il loro lavoro viene continuamente celebrato. Poi, però, si aprono i tavoli contrattuali. Ed è proprio lì che emerge una realtà completamente diversa.
Diversamente da quanto evidenziato dal Nursing Up sul tema delle risorse economiche, dalle informazioni diffuse da altre organizzazioni sindacali emerge che il confronto contrattuale si sta concentrando sull’introduzione di nuovi profili professionali, sulla valorizzazione di ulteriori figure e sulla loro collocazione nell’ordinamento del comparto, mentre per gli oss continua a non emergere un analogo progetto di sviluppo professionale.
È proprio questa differenza di impostazione che alimenta la nostra riflessione politica: perché si spinge verso nuove figure e nuovi percorsi di valorizzazione senza che venga chiarito quale sarà il futuro degli oss? Quale spazio, quali risorse e quale progetto il contratto intende realmente riservare alle categorie?
Da una parte il Nursing Up denuncia un contratto privo di nuove risorse economiche e mette in guardia dal rischio di introdurre nuove figure professionali e nuove progressioni senza alcun incremento di spesa. Dall’altra, altri sindacati illustrano tra le possibili novità della trattativa l’introduzione o la valorizzazione di profili quali il mediatore transculturale, lo specialista in cybersicurezza, il funzionario legale, l’amministratore di sistema, l’OSS senior, gli operatori del soccorso animale e gli autisti soccorritori indicandone l’introduzione e la valorizzazione come uno degli elementi qualificanti del rinnovo contrattuale.
È proprio questo diverso approccio che alimenta la nostra riflessione: se le risorse economiche aggiuntive non ci sono, perché si punta con tanta decisione sull’introduzione di nuove figure e nuovi percorsi di valorizzazione senza pretendere contestualmente nuovi finanziamenti? La nostra riflessione non è rivolta contro alcuna categoria professionale. Ogni lavoratore merita rispetto, valorizzazione e adeguate prospettive di crescita.
Ci chiediamo, però, perché gli oss continuino a rimanere ai margini del confronto. Perché non emerge un vero progetto di valorizzazione economica e professionale degli operatori socio-sanitari? Perché il tema delle competenze, delle responsabilità, delle carriere e delle retribuzioni degli oss non trova lo stesso spazio riservato ad altre figure?
La sensazione è che ai lavoratori venga raccontata una storia e, nei tavoli contrattuali, se ne costruisca un’altra: quando si definiscono le priorità, si distribuiscono le risorse e si programmano le progressioni economiche, gli oss sembrano uscire dall’agenda contrattuale.
Negli ultimi anni gli operatori socio-sanitari hanno assistito all’introduzione del progetto dell’assistente infermiere, oggi in una fase di sostanziale stallo, al progressivo moltiplicarsi di nuove figure professionali e, infine, a un rinnovo contrattuale nel quale si discutono ulteriori percorsi di valorizzazione. Di fronte a questo scenario, come SHC non possiamo che porre una riflessione politica: quale progetto si intende realmente costruire per tutti gli operatori professionali?
Quale prospettiva professionale, contrattuale ed economica viene riservata alla categoria che rappresenta il più ampio contingente dell’assistenza diretta? L’assenza di una risposta sindacale a questi interrogativi rischia di alimentare la percezione che, mentre altre figure trovano spazio nel dibattito contrattuale, gli oss continuino a non rappresentare una priorità.
La nostra riflessione non riguarda la crescita degli autisti soccorritori, dei mediatori transculturali o di qualsiasi altra figura professionale. Riguarda piuttosto un principio di equità: comprendere quale spazio il contratto intenda riservare anche agli oss.
Se il contratto è davvero costruito “a risorse zero”, con quali risorse verranno finanziate tutte queste nuove figure e i relativi percorsi di valorizzazione? Oppure, ancora una volta, saranno proprio gli operatori socio-sanitari a pagare il prezzo di una redistribuzione delle stesse risorse, mentre altre figure professionali otterranno nuovi inquadramenti e percorsi di valorizzazione? E, in questo scenario, quale sarà il reale aumento economico destinato agli oss?
Se, come emerso nel corso della trattativa, non sono previste risorse economiche aggiuntive per finanziare nuove figure professionali e nuovi percorsi di valorizzazione, le organizzazioni sindacali che sostengono tali proposte dovrebbero spiegare ai lavoratori perché accettano di introdurre nuove figure e nuove progressioni senza pretendere contestualmente nuovi finanziamenti a tutela di tutti i lavoratori del comparto. È una domanda di trasparenza: con quali risorse verranno finanziate queste operazioni? Chi ne sosterrà il costo? È questa la vera questione politica.
L’ipotesi dell’oss senior, così come emerge dalle indiscrezioni, non chiarisce alcun elemento sostanziale. Già il precedente contratto prevedeva percorsi di progressione attraverso il budget aziendale, l’anzianità di servizio e i titoli posseduti. La vera domanda è un’altra: quanti Operatori Socio Sanitari potranno realmente accedere a questa progressione?
Se il passaggio in oss senior riguarderà soltanto una parte della categoria, cosa cambierà per le migliaia di operatori socio-sanitari che continueranno a svolgere lo stesso lavoro con le stesse responsabilità e il medesimo trattamento economico?
Questi sviluppi portano a una conclusione che non può essere ignorata: l’introduzione dell’assistente infermiere segna l’avvio di un processo destinato a sostituire progressivamente l’attuale figura dell’oss, così come l’assistente infermiere è destinato ad assorbire il ruolo dell’infermiere triennale. Se questa è la direzione intrapresa dal sistema, è doveroso che venga dichiarata con chiarezza e che si apra un confronto trasparente sul futuro delle professioni assistenziali.
Una professione non si valorizza offrendo opportunità a pochi, ma costruendo un percorso di crescita accessibile all’intera categoria, accompagnato da adeguate risorse economiche, formazione, competenze chiaramente definite e un reale riconoscimento professionale.
Se nuove figure o nuove valorizzazioni dovessero essere introdotte senza adeguate risorse economiche, quale sarà il reale beneficio per gli oss? Se anche la categoria dovesse essere interessata da nuovi inquadramenti o progressioni, ciò avverrà con risorse aggiuntive oppure redistribuendo quelle già disponibili?
Il rischio è che si continui a modificare l’ordinamento professionale senza costruire un vero percorso di valorizzazione dell’intera categoria. Se altre figure trovano una propria collocazione nell’Area degli Assistenti, gli oss hanno il diritto di sapere quale sarà il loro futuro e con quali risorse verrà sostenuto.
Ed è proprio qui che emerge il limite più evidente dell’attuale sistema di rappresentanza. Mentre altri discutono, propongono e decidono l’evoluzione delle professioni, gli operatori socio-sanitari continuano a non avere una presenza diretta al tavolo della contrattazione.
Il vero problema non è soltanto economico. È la rappresentanza. Perché chi non siede al tavolo della contrattazione non partecipa soltanto alla distribuzione delle risorse: rinuncia anche a contribuire alla definizione del futuro della propria professione.
La contrattazione nazionale non decide soltanto gli stipendi, ma anche gli inquadramenti, le progressioni di carriera, le indennità, le competenze e, in larga parte, il futuro delle professioni. Restarne fuori significa lasciare che siano altri a definire le priorità della categoria.
Di fronte a questo scenario SHC non può limitarsi a denunciare le criticità. Sentiamo il dovere di rivolgere un appello agli oss. Per troppo tempo gli operatori socio-sanitari hanno confidato che altri potessero rappresentarne adeguatamente le istanze. Oggi le trattative dimostrano quanto sia importante costruire una rappresentanza autonoma capace di partecipare direttamente alle decisioni che riguardano la professione.
La vera sfida non è soltanto ottenere qualche euro in più in busta paga, ma conquistare quella rappresentatività che permetta agli oss di partecipare direttamente alla contrattazione nazionale. Il futuro della professione è nelle mani degli operatori socio-sanitari. Se vogliamo che il futuro degli oss non venga più deciso esclusivamente da altri, il momento di costruire una rappresentanza forte, autonoma e realmente presente ai tavoli della contrattazione nazionale è adesso.
La sfida, oggi, non è soltanto ottenere migliori condizioni contrattuali, ma costruire una rappresentanza autonoma capace di dare finalmente agli oss una voce diretta nei luoghi in cui si decide il futuro della professione. Il futuro degli operatori socio-sanitari dipenderà soprattutto dalla loro capacità di unirsi e conquistare quella rappresentatività che consentirà alla categoria di essere protagonista delle decisioni che la riguardano.
Per questo SHC ritiene che sia arrivato il momento di costruire una rappresentanza autonoma degli operatori socio-sanitari, rafforzando il sindacato di categoria e conquistandone la rappresentatività. Solo sedendo direttamente ai tavoli nazionali della contrattazione gli oss potranno contribuire a definire il proprio futuro professionale, economico e contrattuale, partecipando alle decisioni che riguardano la categoria anziché subirle.
Redazione OssNews24
L'Asp Umberto I di Pordenone ha indetto un concorso pubblico per esami finalizzato alla copertura…
La Procura regionale della Corte dei conti per la Campania ha archiviato il procedimento istruttorio…
Riceviamo e pubblichiamo una nota a firma di Gennaro Sorrentino (Federazione Migep - Stati Generali…
Di seguito la ricostruzione a opera di Fanpage.it, basata sulla lettura dei verbali redatti dalla…
Riceviamo e pubblichiamo una nota a firma di Gennaro Sorrentino (sgreteria nazionale SHC). Proseguono le…
Di seguito la lettera scritta al direttore generale dell'Asl BAT da Mirko Dinatale e Angelo…