Ma non è un caso isolato: ci sarebbero altri simili casi, ovvero di ammanchi di oggetti e di piccole somme di denaro. Episodi avvenuti negli ultimi mesi e che spesso, per lo scarso valore economico o per “vergogna”, non erano stati denunciati alle forze dell’ordine. Tra le vittime di questi furti anche una pensionata di 98 anni, conosciuta nella Bassa Reggiana per essere stata in gioventù una staffetta partigiana a Fabbrico, il paese dove ha sempre vissuto. “Mia madre – racconta la figlia di una delle vittime – a fine marzo è stata ricoverata nel reparto Covid a Scandiano. La notte del 3 aprile si è accorta della presenza di qualcuno vicino a lei. Ha sentito la frase: ‘Aspetta un attimo che si è impigliata…’. Era la ladra che sfilava la catenina d’oro dal collo. Poi le ha tolto un anello e la fede nuziale, che aveva al dito dal 1946…”.
La sensazione della pensionata è stata quella che la ladra stesse parlando con qualcuno. C’era un complice con lei? Di certo è che al mattino la signora Bruna si è accorta che non aveva più catenina e anelli.
“Mia madre c’è rimasta davvero male. Erano oggetti ricevuti dal marito, morto a soli 50 anni di età per un malore improvviso. Sono ricordi importantissimi per lei…”, aggiunge Marinella. Quella notte non era stato rubato il crocefisso in oro, forse perché staccatosi dalla catenina al momento del furto, finendo sotto la schiena della paziente ricoverata. “Abbiamo deciso di sporgere denuncia – aggiunge la figlia della derubata – perché riteniamo che quel furto sia stato un gesto vigliacco. Oltretutto in un reparto in cui gli accessi sono limitati ai degenti e al personale”.
Ci sono voluti alcuni mesi per arrivare all’identità della donna indagata, residente appunto a Novi: la scorsa estate è stato recuperato il bottino, restituito nei giorni scorsi alla signora Bruna. “I carabinieri di Scandiano sono stati eccezionali. E’ stato un sollievo per mia madre, che dopo il furto si era sentita umiliata. Ora è ospite in una casa di riposo a Reggio, ma con la sua catenina al collo e con la fede e l’altro anello alle dita”.
Redazione OssNews24
Fonte: www.ilrestodelcarlino.it
L’assistenza alla persona parzialmente o totalmente dipendente rappresenta uno degli argomenti centrali nella preparazione al concorso oss 2026.
L’operatore socio-sanitario lavora quotidianamente con persone che, a causa dell’età, di una malattia, di una disabilità o di una temporanea limitazione funzionale, possono avere bisogno di aiuto per svolgere alcune o tutte le attività della vita quotidiana. La differenza fondamentale, però, non consiste semplicemente nello stabilire se un paziente “sa fare” oppure “non sa fare”.
Una corretta assistenza parte da una domanda: cosa riesce ancora a fare questa persona autonomamente e in sicurezza? Il nuovo profilo nazionale dell’oss, recepito con il DPCM 25 marzo 2025, stabilisce che l’operatore socio-sanitario svolge attività finalizzate a soddisfare i bisogni primari e a favorire il benessere e l’autonomia della persona. Opera inoltre in collaborazione con il professionista sanitario o sociale di riferimento e in integrazione con gli altri operatori. È questo il principio che il candidato dovrebbe portare con sé durante tutta la prova.
Ai fini della preparazione concorsuale possiamo utilizzare una distinzione pratica.
Persona autonoma – È in grado di svolgere autonomamente le principali attività della vita quotidiana, eventualmente utilizzando ausili.
Persona parzialmente dipendente – Conserva alcune capacità, ma necessita di aiuto, supervisione o supporto in determinate attività.
Può, per esempio:
Persona totalmente dipendente – Non è in grado di soddisfare autonomamente uno o più bisogni fondamentali e necessita di assistenza completa nelle attività interessate.
Può avere bisogno di aiuto completo per:
igiene, alimentazione, eliminazione, vestizione, mobilizzazione, trasferimenti e posizionamento.
Attenzione, però, queste espressioni sono utili per comprendere i casi assistenziali, ma la valutazione formale del livello di autonomia e dei bisogni della persona avviene attraverso una valutazione multidimensionale, non attraverso una semplice impressione dell’oss.
Il ministero della Salute ricorda che la valutazione considera anche il livello di autonomia nelle attività fondamentali della vita quotidiana, i bisogni sanitari e sociali e le risorse presenti nell’ambiente di vita.
Per comprendere la dipendenza è utile pensare alle principali attività che una persona normalmente svolge ogni giorno. Tra queste troviamo:
In un concorso oss la commissione può presentare proprio una di queste situazioni e chiedere: come si comporterebbe? La risposta corretta deve sempre partire dalle capacità residue della persona.
Immaginiamo una paziente anziana che riesce a lavarsi autonomamente il viso, il torace e le braccia, ma non riesce a raggiungere le gambe e i piedi. Qual è il comportamento migliore? Non effettuare automaticamente tutta l’igiene al posto suo.
L’oss prepara il materiale, rende l’ambiente sicuro, permette alla persona di svolgere ciò che riesce a fare e interviene nelle attività per le quali necessita realmente di aiuto. Perché? Perché fare tutto al posto della persona può contribuire nel tempo alla perdita di capacità ancora presenti.
La nuova disciplina nazionale dell’oss indica espressamente tra gli ambiti di competenza l’aiuto alla persona nel soddisfacimento dei bisogni di base e della vita quotidiana.
Una frase da ricordare al concorso: AIUTARE NON SIGNIFICA SOSTITUIRE
Quando possibile: stimolare → supportare → supervisionare → completare soltanto ciò che serve.
L’oss non effettua autonomamente la valutazione clinica o multidimensionale della non autosufficienza. Durante l’assistenza, però, deve osservare concretamente le capacità della persona e attenersi al piano predisposto dall’équipe.
Può osservare, per esempio:
Se qualcosa cambia rispetto alle condizioni abituali, l’oss deve riferirlo.
La parola chiave è: SUPPORTO
L’oss interviene nelle parti dell’attività che la persona non è in grado di svolgere da sola. Vediamo alcuni esempi.
Igiene della persona parzialmente dipendente – L’oss può:
Non dovrebbe invece trasformare automaticamente una persona collaborante in un assistito completamente passivo.
Vestizione – Una persona con ridotta mobilità può riuscire a vestirsi se:
Anche piccoli gesti come chiudere una cerniera o infilare autonomamente una manica possono contribuire al mantenimento dell’autonomia.
Alimentazione – Una persona può riuscire a mangiare autonomamente ma avere bisogno che:
Anche qui la regola è: non imboccare automaticamente chi può ancora mangiare autonomamente.
Mobilità – Una persona parzialmente dipendente può riuscire a:
L’oss deve conoscere le indicazioni assistenziali e utilizzare gli ausili previsti. L’Inail ricorda che teli ad alto scorrimento, tavole di trasferimento, cinture ergonomiche, carrozzine, dischi girevoli e sollevatori possono contribuire a ridurre il rischio connesso alla movimentazione manuale delle persone.
Eliminazione – La persona può essere in grado di segnalare il bisogno ma avere difficoltà a raggiungere il bagno.
L’oss può quindi:
L’obiettivo rimane, quando possibile, favorire l’utilizzo del bagno e mantenere le capacità residue.
Quando la persona non è in grado di partecipare in maniera significativa a una determinata attività, l’OSS fornisce un’assistenza molto più estesa.
La parola chiave diventa: PROTEZIONE
La dipendenza completa comporta infatti maggiori rischi:
Per questo non basta “fare tutto al posto del paziente”. L’oss deve eseguire l’assistenza completa, continuando a osservare e coinvolgere la persona per quanto possibile.
Il paziente può necessitare di bagno completo a letto. In tal caso l’oss:
Uno degli errori più pericolosi sarebbe tentare di sollevare da soli una persona completamente non collaborante.
Bisogna valutare:
Per una persona non collaborante può essere necessario utilizzare un sollevatore, quando previsto dal piano assistenziale e dall’organizzazione della struttura. L’Inail include espressamente i sollevatori tra i dispositivi destinati a ridurre il rischio biomeccanico per gli operatori durante la movimentazione.
Errore da concorso – “Il paziente pesa poco, quindi lo sollevo da solo”. Non è una risposta professionale. Il peso è soltanto uno degli elementi da considerare.
Posizionamento a letto – La persona totalmente dipendente può non riuscire a cambiare autonomamente posizione. L’oss collabora quindi al riposizionamento secondo il piano assistenziale.
Durante la procedura deve:
Non decide autonomamente frequenza e schema dei cambi posturali quando questi fanno parte di un piano assistenziale individualizzato.
L’alimentazione richiede particolare cautela. Prima di assistere il paziente bisogna conoscere:
La persona viene posizionata adeguatamente e assistita senza fretta. Non bisogna introdurre un nuovo boccone prima che quello precedente sia stato gestito.
In presenza di tosse improvvisa, voce modificata, difficoltà respiratoria, soffocamento o evidente difficoltà a deglutire, l’oss interrompe l’alimentazione in sicurezza e attiva immediatamente il professionista secondo le procedure.
Idratazione – La persona totalmente dipendente potrebbe non essere in grado di chiedere da bere.
L’oss deve quindi seguire il programma assistenziale e osservare:
Non decide autonomamente restrizioni o aumenti dell’apporto idrico in pazienti che presentano condizioni cliniche particolari.
Una persona totalmente dipendente può avere bisogno di assistenza completa. L’oss deve garantire:
L’incontinenza non deve diventare motivo per trascurare la dignità della persona. Mai parlare del paziente come se non fosse presente.
Dipendenza motoria non significa necessariamente incapacità di comprendere. Una persona può essere completamente paralizzata e perfettamente lucida.
L’oss deve quindi evitare un errore molto grave: confondere disabilità fisica e incapacità cognitiva. Bisogna rivolgersi direttamente alla persona, spiegare ciò che si sta facendo e cercare modalità di comunicazione compatibili con le sue capacità.
Anche piccoli segnali possono rappresentare una forma di comunicazione:
Anche la dipendenza cognitiva richiede un approccio specifico. L’oss può:
Non bisogna infantilizzare la persona né alzare automaticamente la voce.
La persona non autosufficiente può essere assistita:
Il ministero della Salute definisce le cure domiciliari come interventi inseriti in uno specifico percorso e in un piano personalizzato, destinati anche alle persone non autosufficienti e fragili con l’obiettivo di limitare il declino funzionale e migliorare la qualità della vita quotidiana.
Anche l’assistenza residenziale e semiresidenziale rientra nei Lea per persone non autosufficienti sulla base di una valutazione multidimensionale. Questo significa che l’oss deve imparare a lavorare non soltanto “in reparto”, ma all’interno di una rete assistenziale.
| Aspetto | Parzialmente dipendente | Totalmente dipendente |
| Partecipazione | Presente | Ridotta o assente |
| Igiene | Aiuto parziale | Assistenza completa |
| Vestizione | Supporto | Assistenza completa |
| Alimentazione | Preparazione/supervisione | Possibile assistenza completa |
| Mobilità | Aiuto o ausili | Movimentazione assistita |
| Eliminazione | Supporto | Assistenza completa |
| Obiettivo | Mantenere/recuperare autonomia | Proteggere, prevenire complicanze e ricercare ogni capacità residua |
| Osservazione | Sempre | Sempre, con particolare attenzione |
| Comunicazione | Favorita | Deve essere mantenuta anche nella dipendenza grave |
La condizione della persona non è necessariamente permanente. Un paziente può essere totalmente dipendente oggi e diventare parzialmente dipendente dopo alcune settimane di recupero. Oppure può accadere il contrario. Per questo l’oss deve saper riconoscere e riferire variazioni delle capacità.
Esempio – Un paziente che fino al giorno precedente mangiava autonomamente oggi non riesce più a portare il cucchiaio alla bocca. L’oss non deve semplicemente decidere: “Da oggi lo imbocco”.
La perdita improvvisa di una capacità deve essere riferita, perché potrebbe rappresentare un cambiamento significativo delle condizioni della persona.
Domanda: “Una paziente riesce a lavarsi il viso e il torace ma non gli arti inferiori. Come si comporta?”
Una buona risposta: “Predispongo il materiale e garantisco privacy e sicurezza. Favorisco l’autonomia lasciando che la paziente esegua le parti dell’igiene che riesce a svolgere autonomamente e intervengo per completare quelle che non riesce a raggiungere. Durante la procedura osservo la cute e riferisco eventuali alterazioni”.
Errore: lavare completamente la persona senza permetterle di partecipare.
Domanda “Deve assistere un paziente completamente allettato e non collaborante.”
Una risposta corretta dovrebbe comprendere: “Verifico il piano assistenziale, le condizioni della persona e la presenza di dispositivi. Preparo l’ambiente e il materiale, informo comunque il paziente, garantisco privacy e sicurezza e valuto la necessità di ausili o di un secondo operatore”.
Poi: “Eseguo l’assistenza completa rispettando igiene, mobilizzazione sicura, prevenzione delle complicanze e comfort. Durante tutte le attività osservo lo stato generale, la cute, la respirazione, il dolore e qualsiasi cambiamento”.
Infine: “Al termine riposiziono la persona in sicurezza e comunico all’infermiere o al professionista di riferimento le alterazioni osservate”.
Scenario – Un paziente che normalmente raggiungeva il bagno con il deambulatore riferisce improvvisamente debolezza e non riesce ad alzarsi. Cosa deve fare l’oss?
Risposta: Non deve insistere perché “ieri camminava”. Deve mettere la persona in sicurezza e segnalare tempestivamente il cambiamento. Una improvvisa perdita di forza o autonomia può essere clinicamente significativa.
Una persona parzialmente dipendente vuole alzarsi da sola nonostante le indicazioni assistenziali prevedano supervisione.
L’oss non dovrebbe limitarsi a dire: “È vietato.” Deve spiegare il rischio, cercare la collaborazione della persona e attenersi al piano assistenziale e alle procedure di sicurezza. Se la situazione rappresenta un rischio immediato, deve coinvolgere il professionista responsabile.
Il familiare di una persona parzialmente autosufficiente continua a imboccarla anche se riesce a mangiare da sola. L’oss può spiegare, secondo le indicazioni dell’équipe, che mantenere le capacità residue costituisce parte dell’assistenza. Aiutare una persona non significa privarla delle attività che è ancora in grado di svolgere.
1. Fare automaticamente tutto al posto della persona
2. Confondere lentezza con incapacità
3. Non concedere tempo sufficiente
4. Ignorare l’autonomia residua
5. Sollevare da soli un paziente non collaborante
6. Non utilizzare gli ausili previsti
7. Tirare il paziente per le braccia
8. Non controllare cateteri o dispositivi prima della movimentazione
9. Imboccare automaticamente una persona capace di mangiare
10. Lasciare incustodita una persona a rischio di caduta
11. Considerare una persona fisicamente dipendente anche incapace di comprendere
12. Infantilizzare il paziente
13. Ignorare una perdita improvvisa di autonomia
14. Modificare autonomamente il piano assistenziale
15. Non comunicare i cambiamenti osservati
1. L’oss deve favorire l’autonomia residua?
Sì.
2. Una persona parzialmente dipendente deve essere assistita completamente in ogni attività?
No.
3. La dipendenza può essere differente nelle diverse attività quotidiane?
Sì.
4. Una persona può mangiare autonomamente ma avere bisogno di aiuto nell’igiene?
Sì.
5. L’oss stabilisce autonomamente il grado ufficiale di non autosufficienza?
No.
6. La valutazione multidimensionale considera anche l’autonomia nelle attività quotidiane?
Sì.
7. Un paziente non collaborante deve essere sempre sollevato manualmente?
No.
8. Possono essere utilizzati ausili per la movimentazione?
Sì.
9. Dipendenza motoria significa incapacità cognitiva?
No.
10. Anche una persona totalmente dipendente deve essere informata dell’assistenza?
Sì, per quanto compatibile con le sue condizioni.
11. L’oss può modificare autonomamente la dieta?
No.
12. Una perdita improvvisa di autonomia deve essere riferita?
Sì.
13. La privacy vale anche per una persona non cosciente?
Sì.
14. Il paziente deve essere coinvolto quando possibile?
Sì.
15. Lo scopo dell’assistenza è soltanto completare velocemente le attività?
No.
PERSONA PARZIALMENTE DIPENDENTE: STIMOLA → SUPERVISIONA → AIUTA → COMPLETA
Non fare ciò che la persona può ancora svolgere.
PERSONA TOTALMENTE DIPENDENTE: INFORMA → PROTEGGI → ASSISTI → OSSERVA → PREVIENI → RIFERISCI
Anche nella dipendenza completa bisogna ricercare ogni possibile forma di partecipazione.
A.U.T.O.N.O.M.I.A.
A – Ascoltare la persona
U – Utilizzare le capacità residue
T – Tutelare dignità e privacy
O – Osservare i cambiamenti
N – Non sostituirsi inutilmente
O – Organizzare l’assistenza
M – Mobilizzare in sicurezza
I – Integrare il lavoro dell’équipe
A – Avvisare quando qualcosa cambia
Una delle risposte meno appropriate durante una prova potrebbe essere: “Se il paziente non è autonomo faccio tutto io.”
La risposta professionale è molto diversa. L’oss deve capire quanto aiuto serve, garantire la sicurezza e contemporaneamente preservare tutto ciò che la persona è ancora in grado di fare.
Questo principio assume particolare importanza in un Ssn sempre più orientato alla presa in carico delle persone anziane, fragili e non autosufficienti. Le cure domiciliari, per esempio, sono organizzate attraverso percorsi e piani personalizzati proprio per limitare il declino funzionale e migliorare la qualità della vita quotidiana.
Per un candidato oss, quindi, la parola “autonomia” non deve essere soltanto una definizione da memorizzare: deve diventare il filo conduttore dell’assistenza.
Redazione OssNews24
Negli ultimi anni la figura dell’operatore socio-sanitario (oss) si è affermata come una presenza essenziale nell’assistenza alla persona. Gli oss sono professionisti qualificati, formati per intervenire in contesti sociali e sanitari e per fornire supporto concreto alle persone in condizioni di fragilità, disabilità o bisogno.
Nonostante la crescente domanda di servizi alla persona, le opportunità di impiego e l’organizzazione dei servizi risultano differenziate sul territorio. In assenza di una statistica nazionale univoca e aggiornata sulla disoccupazione specifica degli oss, questa edizione non utilizza percentuali non verificabili e concentra l’attenzione sulla piena valorizzazione delle competenze e sull’ampliamento, ove consentito, degli ambiti di impiego.
La presente pubblicazione nasce con l’obiettivo di proporre una prospettiva progettuale: valutare l’inserimento degli oss nei servizi sociali comunali e, con funzioni complementari e specificamente definite, nei servizi educativi per l’infanzia. Non si tratta soltanto di una questione occupazionale, ma di un possibile modello di welfare territoriale più vicino alle famiglie e ai bisogni delle comunità.
L’Italia sta attraversando una fase di profonda trasformazione nel settore dei servizi alla persona. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle famiglie monogenitoriali e delle situazioni di vulnerabilità economica rendono sempre più urgente un potenziamento dei servizi sociali e socioeducativi.
Gli enti locali – in particolare i Comuni – sono i principali attori di questa rete di assistenza, ma spesso si trovano a operare con risorse economiche e umane limitate. Al tempo stesso, migliaia di oss qualificati rimangono in attesa di un’occupazione stabile, pur avendo competenze preziose e immediatamente spendibili in ambiti di supporto alla collettività.
Da questo incontro tra bisogni sociali crescenti e disponibilità professionali non pienamente utilizzate può nascere un nuovo modello di intervento:
Questa proposta, oltre a costituire una risposta concreta alla disoccupazione nel settore, rappresenta anche un investimento sul capitale umano e sociale del Paese. L’obiettivo del presente lavoro è quello di delineare un percorso realistico e sostenibile per favorire l’occupazione degli oss, evidenziando i vantaggi economici, organizzativi e sociali che una simile strategia può generare.
Verranno analizzate le possibili fonti di finanziamento, le modalità di razionalizzazione delle ore lavorative (in media 36 settimanali), nonché i benefici per la comunità in termini di qualità dei servizi e inclusione sociale.
Di seguito il testo integrale del contributio a cura di Federica Pezzino.
Redazione OssNews24
29 agosto 2026. Stanno circolando video e commenti nei quali alcuni OSS presentano la sentenza del TAR come una vittoria definitiva e come un pieno via libera alla nuova figura.
È fuorviante presentare la sentenza del TAR come una vittoria definitiva e come un pieno via libera all’Assistente Infermiere. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, non respinto nel merito.
La distinzione è importante: la dichiarazione di inammissibilità ha chiuso quel giudizio senza consentire ai ricorrenti di ottenere una pronuncia sulle criticità poste all’attenzione del TAR in relazione all’introduzione dell’Assistente Infermiere.
Questo non significa, tuttavia, che tali criticità siano scomparse o che tutte le questioni siano state risolte. Resta infatti aperta una questione decisiva: come l’Assistente Infermiere verrà concretamente utilizzato negli ospedali, nelle RSA, negli ospedali di comunità, nei servizi territoriali e domiciliari e nelle strutture private, e se le scelte organizzative rispetteranno i presupposti e i limiti previsti dal quadro normativo e richiamati dalla stessa sentenza.
La Sentenza richiama caratteristiche precise della nuova figura: funzione di ausilio, attività svolte sulla base delle indicazioni dell’infermiere, assenza di autonomia nella pianificazione assistenziale, supervisione infermieristica, bassa discrezionalità ed elevata standardizzazione delle attività. L’Assistente Infermiere rimane inoltre collocato nell’ambito degli operatori di interesse sanitario e non è riconducibile alle professioni sanitarie. È la stessa sentenza a richiamarne il ruolo di “braccio operativo dell’infermiere”, nell’ambito della funzione di ausilio attribuita alla nuova figura.
La sentenza non stabilisce che l’introduzione dell’Assistente Infermiere consenta automaticamente di diminuire il numero degli infermieri. Non autorizza neppure a considerare indistintamente un’intera RSA, un reparto, un ospedale di comunità o un servizio territoriale come una realtà nella quale ogni attività assistenziale presenti sempre bassa discrezionalità ed elevata standardizzazione.
Allo stesso modo, l’elenco delle attività previste dalla nuova qualifica non significa che ciascuna di esse possa essere attribuita automaticamente, indipendentemente dalle condizioni della persona assistita e dalla valutazione richiesta nella situazione concreta. Anche rispetto alla somministrazione della terapia assumono particolare rilievo la preventiva valutazione infermieristica delle condizioni clinico-assistenziali e la supervisione prevista dal profilo.
La questione, quindi, non termina con la sentenza. Dal profilo sulla carta all’organizzazione reale. Il vero banco di prova sarà l’organizzazione quotidiana dell’assistenza. La definizione di un reparto come “a bassa intensità” non può, da sola, dimostrare che ogni persona ricoverata presenti bisogni standardizzabili.
La presenza di persone considerate stabili in una RSA non significa che quella stabilità possa essere presunta per l’intero turno o per tutti gli ospiti. Allo stesso modo, il domicilio, il territorio e gli ospedali di comunità presentano situazioni assistenziali che possono modificarsi e richiedere valutazioni differenti nel corso del tempo.
Una condizione inizialmente stabile può evolvere; un bisogno inizialmente standardizzabile può richiedere una rivalutazione; un’attività apparentemente semplice può inserirsi in una situazione assistenziale divenuta più complessa. Per questo l’introduzione dell’Assistente Infermiere non dovrebbe essere utilizzata per costruire preventivamente modelli organizzativi nei quali la presenza infermieristica venga ridotta sulla presunzione che un intero setting assistenziale rimanga costantemente semplice.
L’organizzazione deve rispondere ai bisogni assistenziali reali, non presumere che i bisogni si adattino all’organizzazione scelta. È su questo terreno che dovranno essere valutati gli atti delle Regioni, delle aziende sanitarie e delle strutture che introdurranno concretamente la nuova figura.
L’Assistente Infermiere mantiene le funzioni proprie dell’OSS e acquisisce ulteriori attività previste dalla nuova qualifica. Ma all’aumento delle attività deve corrispondere una definizione altrettanto chiara delle responsabilità e delle tutele. La legge 8 marzo 2017, n. 24 (Gelli-Bianco) disciplina la sicurezza delle cure e la responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie, mentre il successivo D.M. 232/2023 definisce i requisiti delle coperture assicurative previste dalla stessa disciplina.
Né l’OSS né l’Assistente Infermiere sono contemplati dalla legge Gelli-Bianco tra gli esercenti le professioni sanitarie. Qui emerge una questione che non può essere lasciata all’interpretazione delle singole organizzazioni: all’Assistente Infermiere vengono affidate attività ulteriori rispetto all’OSS, ma occorre stabilire con altrettanta precisione quali responsabilità ne derivino e quali tutele accompagnino il lavoratore.
Occorre quindi chiarire quale regime di responsabilità trovi concretamente applicazione, quali coperture assicurative debbano essere garantite e come debbano essere delimitate le responsabilità quando l’attività viene svolta su indicazione e sotto supervisione infermieristica.
Diversamente potrebbero nascere controversie relative a mansioni, ordini di servizio, attribuzione delle attività, carichi di lavoro, responsabilità, sovramansionamento, demansionamento, sicurezza dell’assistenza e organizzazione del lavoro.
In alcuni video e commenti viene sostenuto da alcuni OSS che l’Assistente Infermiere arriverà a percepire più di 2.000 euro al mese. Ma occorre distinguere le aspettative dalla disciplina contrattuale.
Nel comparto pubblico della Sanità l’Assistente Infermiere è collocato nell’Area degli Assistenti – ruolo sociosanitario. Il contratto non crea però per l’Assistente Infermiere uno specifico livello economico autonomo corrispondente alla nuova figura.
Pertanto, non esiste nel CCNL una previsione che garantisca automaticamente all’Assistente Infermiere uno stipendio superiore a 2.000 euro mensili. La busta paga individuale potrà naturalmente variare per turni, notti, festivi, indennità e altre voci contrattuali. Ma questo è molto diverso dall’affermare che la nuova qualifica garantisca, di per sé, quella retribuzione.
Nel Privato La questione diventa ancora più delicata nella sanità privata, nelle RSA, nella riabilitazione, nelle cooperative e nel settore sociosanitario. Non tutti i contratti applicati in questi settori hanno già disciplinato espressamente la nuova figura.
E soprattutto: come verrà inserita una nuova figura nei servizi nei quali il contratto applicato non abbia ancora definito espressamente collocazione e trattamento economico?
Non va dimenticato che l’Assistente Infermiere porta con sé le funzioni proprie dell’OSS, alle quali si aggiungono le ulteriori attività previste dalla nuova qualifica.
Prima della sua introduzione nei servizi le Regioni dovrebbero quindi rispondere a una questione preliminare: quanti Assistenti Infermieri servono realmente e per quali bisogni assistenziali?
Il fabbisogno non può derivare automaticamente dalla carenza di infermieri o di altre professioni. Deve essere documentato. Devono essere considerati i bisogni assistenziali della popolazione, i modelli organizzativi, la presenza di infermieri e OSS, le caratteristiche dei diversi servizi e le condizioni delle persone assistite.
Dovranno inoltre essere definiti e verificati: attività attribuite, mantenimento delle funzioni OSS, ulteriori attività dell’Assistente Infermiere, modalità effettive di supervisione, responsabilità, coperture assicurative, rapporti numerici tra infermieri, OSS e Assistenti Infermieri, fabbisogno regionale, organizzazione dei servizi, inquadramento contrattuale e retribuzione.
Per questo non è sufficiente chiedersi se il TAR abbia dichiarato inammissibile il ricorso. Occorre porre una domanda più concreta: le scelte organizzative delle Regioni, delle aziende sanitarie e delle strutture sociosanitarie rispetteranno i limiti entro cui è stata descritta la nuova figura?
Una cosa è la legittimità dell’istituzione della figura; altra cosa è la legittimità del modo in cui quella figura verrà concretamente utilizzata.
Se l’attribuzione di determinate attività presuppone bassa discrezionalità, elevata standardizzazione, indicazione e supervisione infermieristica, questi elementi dovranno trovare effettivo riscontro nell’organizzazione del servizio e nella situazione assistenziale concreta.
Non sarà quindi sufficiente richiamare l’esistenza normativa della nuova figura. Gli atti organizzativi dovranno essere valutati per ciò che concretamente prevedono: quali attività vengono attribuite, in quali condizioni vengono svolte, quale presenza infermieristica viene garantita e se la supervisione prevista è realmente esercitabile.
Potrebbero quindi emergere questioni giuridiche diverse da quelle affrontate nel giudizio concluso con la dichiarazione di inammissibilità del ricorso, perché riguarderebbero non l’istituzione della figura in sé, ma la sua concreta applicazione nei servizi.
Proprio per queste ragioni, abbiamo già chiesto alle Istituzioni competenti l’apertura di una regia nazionale sull’applicazione dell’Assistente Infermiere, capace di raccogliere dati, monitorare e verificare gli effetti della sua introduzione e affrontare le eventuali criticità che emergeranno nei territori, evitando scelte frammentate e differenti da Regione a Regione e, soprattutto, che la carenza di personale diventi il presupposto per modificare, nella pratica, ruoli, competenze e responsabilità.
Non siamo contrari alla crescita professionale degli OSS. Siamo contrari a un modello nel quale nuove attività e nuove responsabilità precedano la definizione delle tutele, della supervisione, delle coperture assicurative e del riconoscimento economico.
La sentenza ha fissato alcuni elementi entro i quali viene descritta la nuova figura. Ora saranno gli atti applicativi e l’organizzazione reale dei servizi a dover dimostrare che quei limiti vengono rispettati. È da qui che deve partire il prossimo confronto politico, contrattuale e giuridico. Il confronto sull’applicazione dell’assistente infermiere comincia ora.
Per questo rivolgiamo agli OSS un invito alla prudenza: prima di presentare la sentenza come una vittoria definitiva, occorre comprendere fino in fondo che cosa comporterà concretamente diventare Assistente Infermiere. Più attività significano anche nuove responsabilità, nuovi obblighi e la necessità di tutele adeguate, che oggi devono ancora trovare piena definizione nell’applicazione concreta e contrattuale.
Redazione OssNews24
La ricerca di operatori socio-sanitari (oss) continua a rappresentare una delle esigenze più frequenti per Rsa, fondazioni, cooperative e servizi di assistenza domiciliare. Ma la difficoltà nel trovare personale non è uguale in tutta Italia: territorio, possibilità di trasferimento e organizzazione dell’offerta incidono concretamente sulla capacità di una struttura di ricevere candidature.
A fotografare una parte di questo fenomeno sono i dati aggregati di Ninacare, piattaforma digitale che mette in contatto professionisti sanitari e organizzazioni del settore. Dal 2025 si sono registrati sulla piattaforma 18.181 oss. Nel database degli annunci analizzato al 22 agosto 2026, 196 posizioni su 538 con dati utili all’analisi sono dedicate agli oss: il 36,4% del totale, quindi più di un annuncio su tre.
La distribuzione territoriale mostra una forte concentrazione della domanda nel Centro-Nord. Nel dataset Ninacare il Veneto conta 76 annunci oss e la Lombardia 54, seguite da Emilia-Romagna con 22 e Piemonte con 21. Più in generale, le opportunità gestite attraverso la piattaforma risultano maggiormente concentrate dal Lazio verso il Nord. Nel Sud Italia la presenza di strutture clienti è più contenuta e, secondo l’esperienza operativa maturata sulla piattaforma, risulta generalmente più semplice reperire candidati disponibili.
Una delle difficoltà maggiori emerge quando la struttura si trova in un piccolo centro o in un’area geograficamente remota. In questi casi il bacino locale può non essere sufficiente e diventa necessario intercettare oss disponibili a spostarsi.
Su 196 annunci oss analizzati, 68 prevedono la disponibilità di un alloggio, pari a circa il 35%. Il dato è significativo perché l’esperienza di Ninacare mostra che le strutture situate in località più remote fanno molta meno fatica a trovare professionisti quando possono offrire una sistemazione.
Per chi valuta un’opportunità lontano da casa, infatti, non conta soltanto il posto di lavoro: bisogna considerare anche la sostenibilità concreta del trasferimento. In questo senso l’alloggio può trasformarsi da semplice benefit a elemento determinante dell’offerta.
Le organizzazioni che ricercano oss attraverso Ninacare comprendono soprattutto Rsa, fondazioni, cooperative e realtà che operano nell’assistenza domiciliare integrata. La turnazione maggiormente richiesta resta quella su mattina, pomeriggio e notte, tipica delle strutture che devono garantire continuità assistenziale.
Accanto alle forme di inserimento tradizionali, stanno però emergendo anche opportunità di collaborazione professionale. Nel dataset, 47 annunci oss su 196 indicano la possibilità di lavorare in partita Iva: circa il 24%. È un segnale di un mercato nel quale alcune strutture stanno introducendo modalità differenti per rispondere alle proprie esigenze organizzative.
Sul fronte economico, il compenso degli oss resta collegato alle tabelle previste dai contratti applicati e non emerge, nell’esperienza della piattaforma, una differenziazione sistematica legata alla sola area geografica. A fare la differenza possono quindi essere anche altri aspetti dell’offerta: sede, turnazione, alloggio e rapidità del processo di selezione.
Anche il modo in cui professionisti e aziende entrano in contatto sta cambiando. Gli strumenti digitali possono rendere più semplice conoscere opportunità disponibili in territori diversi, ma il loro valore non dovrebbe limitarsi alla pubblicazione online degli annunci.
Ninacare, ad esempio, non opera come agenzia di selezione del personale né come società di intermediazione. Il servizio supporta gli oss nell’aggiornamento del curriculum e nella valutazione della coerenza tra candidatura e opportunità. È poi la struttura sanitaria a contattare direttamente il candidato, fissare il colloquio e procedere autonomamente con l’eventuale assunzione o collaborazione.
L’obiettivo è ridurre i passaggi tra professionista e struttura e favorire candidature più consapevoli. In un mercato caratterizzato da una domanda elevata in alcune aree del Paese, anche la velocità e la trasparenza del processo possono diventare fattori importanti.
I dati suggeriscono che parlare genericamente di “carenza di oss” rischia di semplificare un fenomeno più articolato. La disponibilità dei professionisti deve essere letta insieme alla distribuzione geografica delle strutture e alle condizioni che rendono realmente accessibile un’opportunità.
Una Rsa collocata in un’area periferica può avere candidati potenzialmente interessati, ma perderli se il trasferimento è difficile da organizzare. Al contrario, la disponibilità di un alloggio e informazioni chiare sui turni possono ampliare significativamente il bacino di persone disposte a valutare la posizione.
La tecnologia può contribuire a ridurre questo disallineamento, permettendo agli oss di conoscere più facilmente opportunità fuori dal proprio territorio e alle strutture di raggiungere professionisti che altrimenti difficilmente intercetterebbero. La sfida, quindi, non è soltanto aumentare il numero delle candidature, ma creare le condizioni affinché domanda e offerta possano realmente incontrarsi.
Nota sui dati – I dati citati provengono da dati aggregati della piattaforma Ninacare. Il dataset degli annunci è aggiornato al 22 agosto 2026. I 18.181 oss iscritti rappresentano il dato cumulativo comunicato da Ninacare dal 2025.
Chi è Ninacare – Ninacare è una piattaforma tecnologica che mette in contatto professionisti sanitari e organizzazioni del settore, supportando i professionisti nella valorizzazione del curriculum e nella valutazione delle opportunità e lasciando alle strutture il contatto diretto con i candidati.
Valentina de Caro
CMO & Co-Founder Ninacare
L’Asp Progetto Persona (Regione Emilia-Romagna) ha indetto un concorso pubblico, per soli esami, finalizzato alla copertura di 10 posti da operatore socio-sanitario (oss) a tempo pieno e indeterminato. Per candidarsi c’è tempo fino alle ore 12 dell’11 settembre 2026.
Per l’ammissione al concorso indetto dall’Asp Progetto Persona sono richiesti i seguenti requisiti specifici:
Gli interessati potranno presentare domanda di partecipazione al concorso indetto dall’Asp Progetto Persona esclusivamente attraverso il Portale unico del reclutamento, disponibile all’indirizzo https://www.inpa.gov.it/, previa registrazione e inserimento delle informazioni previste.
Le prove del concorso indetto dall’Asp Progetto Persona sono le seguenti:
Per ulteriori informazioni consultare il qui presente BANDO.
Redazione OssNews24
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