Questa nota non vuole rappresentare un attacco alla categoria OSS, ma un invito a una riflessione seria, profonda e responsabile. Difendere la professione significa anche avere il coraggio di riconoscerne le fragilità interne, al fine di affrontarle e superarle attraverso un percorso di crescita collettiva e consapevole.
Nonostante siano stati diffusi numerosi comunicati e promosse diverse iniziative per riportare attenzione sui problemi reali degli OSS, la risposta ricevuta è stata spesso caratterizzata da inerzia, silenzi o critiche prive di spirito costruttivo. È una situazione che deve far riflettere profondamente. Difendere la professione OSS non significa attaccare qualcuno, ma provare a dare voce a una categoria che da troppo tempo vive una condizione di marginalità professionale e istituzionale.
Il Migep non è il nemico degli OSS. Al contrario, rappresenta oggi una delle poche realtà che continua a mantenere alta l’attenzione pubblica e politica sulla categoria, sulle difficoltà quotidiane degli operatori socio-sanitari, sui rischi di svuotamento del ruolo e sulla necessità di un reale riconoscimento professionale.
Far tacere le voci critiche o delegittimare chi pone problemi concreti non rafforza la categoria: finisce per indebolirla ulteriormente. E questo lo constatiamo ogni giorno, in un contesto in cui anche la politica percepisce una scarsa partecipazione della categoria sui temi realmente importanti. Tutto ciò rischia di soffocare una delle poche voci che tenta ancora di esistere e di mantenere viva la speranza di molti colleghi che credono in un progetto di crescita professionale e rappresentativa.
Una professione cresce quando riesce a confrontarsi, a discutere, a costruire proposte e anche ad accettare riflessioni scomode ma necessarie. Il vero rischio oggi non è il confronto democratico. Il vero rischio è l’abitudine al silenzio, alla rassegnazione e alla frammentazione interna.
Gli OSS hanno bisogno di unità, dignità professionale, rappresentanza reale e coraggio culturale, perché una categoria indispensabile per il sistema assistenziale italiano non può continuare a essere invisibile nei diritti, nelle riforme e nelle scelte strategiche della sanità.
Negli anni, attorno alla professione OSS, si è sviluppato un sistema spesso segnato da dinamiche di frammentazione, paura, dipendenza e clientelismo. In molte realtà lavorative, il merito è stato sostituito dalla vicinanza personale, il confronto democratico dal silenzio e la partecipazione collettiva dalla ricerca di piccoli vantaggi individuali. Questo fenomeno ha progressivamente indebolito la categoria, rendendola vulnerabile e facilmente divisibile.
Quando una professione smette di difendere principi comuni e si affida esclusivamente a logiche di favore personale, perde forza contrattuale, credibilità istituzionale e identità culturale. La conseguenza è sotto gli occhi di tutti: gli OSS continuano a essere considerati indispensabili sul piano operativo, ma spesso marginali nei processi decisionali e nelle strategie di riforma della sanità.
In questo contesto cresce il rischio di uno svuotamento progressivo del ruolo OSS. Nuove figure intermedie vengono progettate senza un reale coinvolgimento della categoria, mentre permane una forte difficoltà nel riconoscere pienamente le competenze maturate dagli operatori socio-sanitari all’interno del sistema assistenziale.
Non è più sufficiente limitarsi alla denuncia occasionale o alla protesta frammentata. Serve una nuova stagione culturale e professionale fondata su alcuni principi fondamentali:
Gli OSS devono ritrovare la consapevolezza del proprio valore professionale e sociale. Una categoria che rappresenta la presenza quotidiana accanto alla sofferenza non può vivere nella rassegnazione o nella subordinazione culturale.
È necessario costruire una nuova coscienza professionale, capace di superare personalismi, divisioni interne e logiche di dipendenza. Solo una categoria libera, competente e unita può rivendicare con autorevolezza diritti, riconoscimento e prospettive di crescita. Il futuro degli OSS non può essere affidato al silenzio o alla sopravvivenza individuale. Deve nascere da una scelta collettiva fondata su dignità, responsabilità e cambiamento.
Questa situazione deve interrogare tutti: lavoratori, istituzioni e organizzazioni datoriali. Ma soprattutto deve interrogare il ruolo delle organizzazioni sindacali tradizionali, che troppo spesso adottano un silenzio preoccupante rispetto alle reali difficoltà vissute dagli OSS, concentrando gran parte della propria attenzione sul rafforzamento delle professioni sanitarie, in particolare della figura infermieristica.
In molte dinamiche contrattuali e professionali, gli operatori socio-sanitari restano così in una posizione marginale e privi di una rappresentanza realmente incisiva. Questa mancanza di equilibrio rischia di aumentare ulteriormente il senso di abbandono della categoria OSS, alimentando sfiducia, disgregazione professionale e perdita di identità all’interno del sistema assistenziale.
È anche per questo motivo che è nato il Registro nazionale degli OSS, attraverso il percorso politico degli Stati Generali, con l’obiettivo di dare continuità, identità e voce a una professione che troppo spesso non viene ascoltata né adeguatamente considerata.
Su queste basi rivolgiamo un invito a tutti gli operatori socio-sanitari ad aderire e a contribuire alla costruzione di un organo rappresentativo a livello regionale, capace di dare continuità a un percorso concreto di tutela, valorizzazione e miglioramento delle condizioni professionali degli OSS. Essere presenti significa costruire ascolto, rappresentanza e credibilità istituzionale; essere assenti, invece, indebolisce ulteriormente la capacità della categoria di incidere nei processi decisionali e nelle riforme del sistema sanitario e socio-sanitario.
Occorre comprendere che nessuna professione può ottenere riconoscimento senza partecipazione, presenza e organizzazione collettiva. Anche altre professioni sanitarie, nel tempo, hanno costruito il proprio peso istituzionale attraverso unità, rappresentanza e capacità di essere presenti nei luoghi decisionali. Se gli OSS vogliono avere un ruolo reale nel futuro della sanità italiana, devono iniziare a costruire con consapevolezza una propria forza culturale, professionale e rappresentativa.
Redazione OssNews24
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