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Migep: “Chi decide chi rappresenta gli oss? Una questione di legittimità democratica e responsabilità politica”

Riceviamo e pubblichiamo una nota a firma di Angelo Minghetti (Federazione Migep).

Nel corso del convegno del 18 febbraio a Torino, organizzato dalla UIL sul tema dell’assistente infermiere, come Federazione MIGEP OSS abbiamo ritenuto doveroso portare all’attenzione del dibattito le criticità legate all’introduzione di questa nuova figura professionale e, più in generale, il tema del ruolo e del coinvolgimento degli Operatori Socio Sanitari nel percorso di definizione della stessa.

Non è stato semplice inserire questa riflessione all’interno di un confronto ampio e articolato come quello sviluppatosi durante il convegno, ma abbiamo ritenuto necessario evidenziare un punto politico fondamentale che non può restare sullo sfondo. La professione socio-sanitaria ha bisogno di essere valorizzata, riconosciuta e strutturata in modo chiaro, non di soluzioni che rischiano di generare sovrapposizioni, confusione organizzativa e un potenziale abbassamento del profilo professionale complessivo.

Nel dibattito è emersa una questione che attiene al metodo prima ancora che al merito delle riforme. Come Federazione MIGEP, al termine del convegno ci siamo posti una domanda chiara e non eludibile: chi decide, a livello istituzionale, chi partecipa ai tavoli decisionali e chi ha il mandato di rappresentare gli OSS?

Pur conoscendo le dinamiche che oggi regolano tali scelte, riteniamo che la questione non possa essere considerata un dato acquisito. Si tratta di un interrogativo che investe direttamente la trasparenza dei processi decisionali e la legittimità della rappresentanza. Non è sufficiente discutere il merito delle riforme se non si chiarisce, in via preliminare, con quali criteri vengono individuati gli interlocutori chiamati a parlare a nome di un’intera categoria professionale.

La qualità delle scelte pubbliche dipende anche dal metodo con cui si costruisce il confronto istituzionale. Un metodo fondato su criteri chiari, verificabili e inclusivi rafforza la credibilità delle decisioni; al contrario, procedure opache o non strutturate rischiano di indebolire il consenso e di alimentare distanze tra istituzioni e operatori.

Non si tratta di una rivendicazione corporativa, ma di una questione di responsabilità politica: garantire che ogni riforma che incide sul sistema salute sia accompagnata da un processo decisionale trasparente, equilibrato e realmente rappresentativo. Quando una categoria ampia e strutturale come quella degli OSS non è coinvolta in modo diretto e riconosciuto nei processi decisionali, si apre un tema che riguarda l’equilibrio dell’intero sistema.

Gli OSS, pur essendo una figura regolamentata, non appartengono a un sistema ordinistico. Non dispongono di un Albo nazionale né di un organismo pubblico di rappresentanza formalmente riconosciuto. Questo vuoto normativo produce una criticità evidente: la loro presenza ai tavoli decisionali dipende spesso da scelte discrezionali o da equilibri organizzativi esterni alla categoria. Ne deriva una rappresentanza indiretta, talvolta frammentata, che non sempre restituisce in modo pieno la complessità e le esigenze reali degli operatori.

La conseguenza è una percezione diffusa di distanza tra la base professionale e i livelli decisionali. Molti OSS avvertono che le riforme che li riguardano vengono elaborate senza un coinvolgimento preventivo e strutturato. Questa distanza non nasce da disinteresse, ma dalla mancanza di strumenti stabili di partecipazione. E quando il confronto non è trasparente, si indebolisce anche il consenso necessario all’attuazione delle riforme.

In un sistema sanitario che promuove l’integrazione multiprofessionale, il coinvolgimento degli OSS deve essere organico e permanente. L’integrazione non si realizza soltanto nei servizi, ma anche nei luoghi della decisione politica. Limitare la presenza degli OSS nei tavoli che discutono nuove figure professionali, riassetti organizzativi o percorsi formativi significa creare squilibri destinati a riflettersi sull’intero sistema.

Per questo riteniamo necessarie misure strutturali: l’istituzione di un Registro Nazionale degli OSS con funzione di riconoscimento pubblico; la previsione di una quota stabile di rappresentanza diretta nei tavoli tecnici nazionali e regionali; l’attivazione di strumenti di consultazione preventiva, anche digitali, capaci di raccogliere in modo certificato il parere della categoria.

Accanto alla responsabilità delle istituzioni, è però fondamentale rafforzare anche la cultura della partecipazione interna. La presenza attiva nei convegni, nei momenti di confronto pubblico e nelle consultazioni rappresenta una condizione essenziale per costruire legittimazione. Senza partecipazione, la rappresentanza si indebolisce; senza consenso visibile, le istanze faticano a trasformarsi in forza negoziale.

In questo quadro, è importante valorizzare ogni contributo di riflessione politica che nasce all’interno della categoria, compreso quello delle organizzazioni autonome che elaborano proposte e analisi. Il pluralismo non è un elemento di divisione, ma un fattore di maturità democratica. Una categoria capace di confronto interno rafforza la propria credibilità esterna.

Il coinvolgimento degli OSS non è una concessione politica: è una condizione necessaria per garantire equilibrio, qualità e sostenibilità alle riforme del sistema salute. La giustizia per questi operatori passa attraverso il riconoscimento della loro voce, della loro dignità professionale e del loro diritto a partecipare pienamente ai processi decisionali che li riguardano.

Infine, se una parte della categoria ritiene che nessuno sia all’altezza di rappresentarla, è legittimo chiedersi: chi può realmente rappresentarla, se non si compie uno sforzo concreto per costruire lo strumento in grado di dare voce e identità professionale alla categoria stessa?

Il punto centrale non è individuare un “leader”, ma costruire un organismo riconosciuto, autorevole e condiviso. In questa prospettiva diventa fondamentale lavorare alla realizzazione del Registro Nazionale dell’OSS quale strumento di rappresentanza, riconoscimento e tutela della professione.

Senza una struttura unitaria e un luogo istituzionale di riconoscimento, la categoria rischia di restare frammentata, esposta a decisioni calate dall’alto e priva di un reale peso nei tavoli di confronto.

Redazione OssNews24

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