Nel panorama della sanità e dell’assistenza sociale la figura dell’operatore socio-sanitario a domicilio ha assunto un ruolo centrale per la tutela della salute, della dignità e dell’autonomia degli anziani e delle persone fragili. Questa importanza è oggi oggetto di notizie e aggiornamenti nel settore sanitario: l’oss non solo soddisfa i bisogni primari dell’assistito, ma rappresenta un punto di riferimento per la famiglia, per i caregiver e per le equipe cliniche.
La figura dell’oss è stata formalmente definita con l’Accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2001: il profilo professionale indica competenze rivolte al benessere psicofisico dell’individuo e alla soddisfazione dei bisogni primari in contesti sanitari, sociosanitari e sociali, compreso il domicilio. La formazione e l’ordinamento didattico dei corsi sono demandati alle Regioni, che ne regolano l’accreditamento e l’organizzazione.
Nel setting domiciliare l’oss svolge attività di assistenza diretta (igiene personale, aiuto alla vestizione, prevenzione delle piaghe, mobilizzazione, supporto all’alimentazione, rilevazione di parametri) e di assistenza indiretta (sanificazione dell’ambiente, gestione dei presidi, accompagnamento per attività esterne, collaborazione con professionisti sanitari).
Interventi mirati su ADL (Activities of Daily Living) e IADL (Instrumental Activities of Daily Living) contribuiscono a prevenire o ritardare il declino funzionale, mantenendo l’autonomia residua e riducendo ricoveri e ricorso ai servizi di emergenza. Fonti nazionali e linee guida per la valutazione multidimensionale sottolineano l’importanza di monitorare ADL/IADL come indicatori di rischio e bisogno assistenziale.
Per valutare l’autonomia nelle attività essenziali la scala di Katz (Index of ADL), pubblicata nel 1963 da Sidney Katz e collaboratori, resta uno strumento fondamentale. La scala valuta sei funzioni base (igiene, continenza, vestirsi, deambulazione, alimentazione, uso del bagno) e fornisce un punteggio utile per pianificare interventi, definire l’intensità dell’assistenza domiciliare e monitorare l’andamento clinico-funzionale dell’assistito nel tempo.
Studi e rapporti nazionali evidenziano che una quota significativa della popolazione over 65 presenta limitazioni funzionali (ADL/IADL) che richiedono interventi domiciliari adeguati. Rapporto e analisi sul tema dell’assistenza domiciliare raccomandano non soltanto l’espansione quantitativa dei servizi, ma l’adeguatezza qualitativa degli interventi (ore, competenze, continuità), aspetti nei quali l’oss svolge una funzione strategica. L’efficacia dell’assistenza a domicilio va valutata anche in termini di riduzione dell’isolamento, miglioramento del benessere psicologico e diminuzione dell’ansia dell’assistito e dei caregiver.
Una delle competenze più preziose dell’oss a domicilio è l’osservazione quotidiana e la segnalazione precoce di “alert clinici”: variazioni dello stato di coscienza, febbre, peggioramento della mobilità, alterazioni alimentari o della diuresi, comparsa di piaghe da decubito, cambiamenti comportamentali. La tempestiva comunicazione alle figure infermieristiche e mediche aumenta la possibilità di intervento precoce e spesso evita complicanze maggiori o ricoveri non necessari.
Buone pratiche e raccomandazioni operative:
Antonella Losciale
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