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Il dumping salariale: una ferita per gli OSS e per la dignità del lavoro

Egregio Direttore,

Il fenomeno del dumping salariale rappresenta oggi una delle criticità più gravi nel mondo del lavoro, e nel settore socio-sanitario in particolare. Gli Operatori Socio Sanitari (OSS), figura cardine nei percorsi di assistenza, subiscono quotidianamente le conseguenze di contratti sottopagati, frammentati e privi di adeguate tutele, nonostante il loro ruolo cruciale nella cura delle persone fragili.

Il dumping salariale si realizza quando alcune imprese o cooperative applicano contratti collettivi “pirata”, spesso firmati da sindacati, che fissano salari e condizioni al ribasso. Questo meccanismo non solo penalizza i lavoratori, ma crea una concorrenza sleale fra aziende, dove a prevalere non è la qualità del servizio offerto ma la capacità di comprimere i costi sul lavoro.

Gli OSS, che già svolgono un’attività faticosa, ad alto rischio fisico ed emotivo, si trovano così intrappolati in una spirale di sfruttamento: stipendi che a volte sfiorano la soglia della povertà, orari massacranti, scarse garanzie previdenziali e poche opportunità di crescita professionale. Il dumping salariale produce quindi non solo un danno economico, ma anche un danno sociale e culturale, perché trasmette l’idea che il lavoro di cura sia di serie B, nonostante la sua centralità nella vita delle persone e nella tenuta del sistema sanitario.

In questo contesto, il ruolo ambiguo dei sindacati è inaccettabile. Pur dichiarandosi difensori dei lavoratori, hanno sottoscritto contratti a basso costo, giustificandoli come strumenti per “salvare posti di lavoro”. In realtà, questi accordi legittimano la precarizzazione e il ribasso salariale, tradendo la missione originaria dei sindacati: difendere i diritti dei lavoratori e la dignità della professione.

Non basta firmare contratti collettivi: occorre garantirne la dignità, il rispetto degli standard minimi salariali e la coerenza con i principi costituzionali di giustizia sociale. Senza questo impegno, i sindacati sono diventati complici, anche se indiretti, delle logiche di dumping, impoverendo chi lavora e indebolendo la qualità dei servizi.

Contrastare il dumping salariale significa anche riaffermare un principio di eguaglianza e giustizia: a parità di lavoro deve corrispondere pari salario. Significa costruire un sistema contrattuale trasparente, dove non esistano scorciatoie per chi cerca solo di abbattere i costi a spese degli OSS assumendoli con qualifiche differenti. Ma significa soprattutto ridare dignità e riconoscimento a una professione che rappresenta il cuore dell’assistenza socio-sanitaria.

Il dumping salariale non è un destino inevitabile: è una scelta politica ed economica che deve essere combattuta. Serve coraggio istituzionale, controlli efficaci e sindacati coerenti che si oppongano a ogni tentativo di svalutare il lavoro. Gli OSS devono essere riconosciuti e retribuiti per ciò che realmente sono: professionisti indispensabili per la sanità e per la tutela della dignità delle persone assistite.

Solo così si potrà garantire qualità, sicurezza delle cure e un vero rispetto del lavoro di chi ogni giorno sostiene la vita delle persone fragili e del sistema sanitario stesso. La politica, ha il dovere di agire ora, prima che la svalutazione diventi irreversibile.

Invitiamo gli OSS a portare alla nostra attenzione come sindacato SHC OSS ogni caso di demansionamento e dumping salariale, affinché sia possibile trasformare le segnalazioni in una concreta interrogazione parlamentare, come è emerso dalla conferenza stampa del 25 settembre al Senato sul tema responsabilità degli AI e degli OSS in una copertura assicurativa, difendendo i loro diritti e la dignità della professione.

Il Segretario Nazionale SHC

Antonio Squarcella


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Francesco Greco

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