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Fials Milano avvia la battaglia per il riconoscimento dello stress post traumatico come malattia

Di seguito il comunicato:

Fials Milano area metropolitana è felice di annunciare che tramite i suoi legali ha avviato una battaglia per il riconoscimento dello stress post traumatico come malattia professionale, in modo che i professionisti sanitari abbiano diritto non solo ad assistenza adeguata ma anche a un risarcimento.  

A questo aggiungiamo “Guariamo insieme”, il corso su autocura, empatia e benessere professionale, affaticamento e intelligenza emotivi, burnout. Gratuito e aperto a tutti (gradita iscrizione, come da locandina), si terrà il 1 ottobre a Milano (viale Corsica 68, angolo via Kolbe) e garantisce anche 10 crediti CFU. Per info e iscrizioni scrivere qui: segreteria@fialsmilano.it

Fials Milano con queste due azioni concrete, e con l’offerta di convenzioni per assicurazioni professionali e psicologi, rompe il silenzio che avvolge il malessere psicologico degli operatori sanitari. Poche parole, molti fatti.  

Mimma Sternativo, segretario Fials Milano area metropolitana: “La verità è che non esiste operatore sanitario a Milano e provincia che non conosca qualche collega sul punto di cambiare lavoro, che assuma antidepressivi o peggio ricoverato in psichiatria. Per non parlare delle conseguenze che il malessere psicologico dovuto alla pandemia ha avuto sugli equilibri familiari. Ci siamo ammalati, ora è tempo di curarci e Fials Milano non lascia indietro nessuno”. 

Un po’ di dati 

Non serviva lo studio pubblicato dal BMC Medical Research Methodology, per sapere che gli operatori sanitari, specie a Milano, dalla pandemia sono usciti a pezzi. Non serviva ma ha aiuto, ha accesso i riflettori su numeri spaventosi.  

Su 550 intervistati il 40% è infermiere. In generale, il campione tratta di personale sanitario che ha un’esperienza lavorativa di circa 15 anni, che dunque ha già acquisito gli strumenti per far fronte allo stress fisico e mentale a cui deve imparare a rispondere chi lavora a contatto con la malattia e alla morte. 227 soggetti (37%) hanno dichiarato di assumere regolarmente farmaci per combattere l’ansia per riuscire ad addormentarsi e antidepressivi. Il 10% ha iniziato a farlo dopo marzo 2020 a inizio pandemia.  

Le aziende devono introdurre corridoi e iter che mettano al centro la salute psicologica delle persone o il sistema imploderà, anche per via del crescente abbandono della professione che insieme alla sistemica carenza di organico rischia di essere un problema inaggirabile.  

Paura di contagiare i familiari, paura per la propria sicurezza. Il 19% ha pensato di lasciare il proprio lavoro. Il 35% degli intervistati ha sviluppato sintomi da stress post traumatico. Donne, infermieri, giovani lavoratori e soggetti direttamente coinvolti in aree COVID-19 o con un familiare infetto hanno espresso un benessere psicologico significativamente inferiore rispetto ai colleghi impegnati in “aree pulite”.  

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