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Ccnl Sanità, Stati Generali Oss: “Tutti guardano alle professioni sanitarie, ma chi pensa davvero agli operatori socio-sanitari?”

Riceviamo e pubblichiamo una nota a firma di Gennaro Sorrentino (Stati Generali Oss).

Il confronto del 22 luglio 2026 tra Aran e organizzazioni sindacali per il rinnovo del Ccnl Sanità 2025-2027 consegna agli operatori socio-sanitari un interrogativo che non possiamo più evitare: quale futuro stiamo costruendo per l’oss?

Le proposte avanzate al tavolo contrattuale mostrano una forte attenzione verso le professioni sanitarie e, in particolare, verso la figura infermieristica. Si discute di aumento dell’indennità di specificità infermieristica, valorizzazione dell’incarico professionale di base, lavoro notturno e festivo, pronta disponibilità, infermiere di famiglia e comunità, laurea magistrale, elevata qualificazione, carriera, indennità per particolari condizioni di lavoro e riconoscimenti per chi opera nei servizi a maggiore complessità.

Rivendicazioni legittime. Il problema non è ciò che viene chiesto per gli infermieri o per le altre professioni sanitarie. Il problema è ciò che continua a non essere chiesto, con la stessa forza, per gli oss.

Agli altri la valorizzazione. Agli oss le briciole? Da anni sentiamo parlare di carenza di personale, integrazione multiprofessionale, territorio, assistenza di prossimità, cronicità, salute mentale, Rsa, ospedali e nuovi modelli organizzativi.

In tutti questi contesti l’oss è presente. Eppure, quando si arriva al momento nel quale il lavoro deve trasformarsi in riconoscimento contrattuale, economico e professionale, la voce dell’oss rischia ancora una volta di diventare marginale.

Non possiamo accontentarci delle briciole, mentre per altre figure si discutono specificità, incarichi, indennità e percorsi di carriera. E soprattutto non dobbiamo trasformare questa riflessione in una guerra tra professioni. Chi sta facendo altrettanto, con la stessa forza e continuità, per gli oss?

Il vero problema è la rappresentanza. Possiamo protestare contro Aran, contro i contratti e contro le organizzazioni sindacali. Ma dobbiamo avere anche il coraggio di rivolgere una domanda alla nostra stessa categoria.

Quando l’oss deciderà davvero di sedersi ai tavoli dove viene scritto il proprio futuro? Non basta commentare un contratto dopo che è stato costruito. Non basta indignarsi quando scopriamo che una determinata indennità riguarda altri. Non basta chiedere riconoscimento quando le decisioni sono già state prese.

La rappresentanza si costruisce prima, organizzandosi e partecipando ai luoghi nei quali si definiscono classificazione, salario, incarichi, progressioni, indennità, competenze e sviluppo professionale. Finché gli oss resteranno frammentati e insufficientemente rappresentati nei luoghi decisionali, continueranno troppo spesso ad assistere alle conquiste degli altri anziché essere protagonisti delle proprie.

Basta, guardare il futuro da dietro le sbarre dell’isolamento L’immagine che dobbiamo avere il coraggio di rompere è quella di una categoria ferma dietro le sbarre di un isolamento professionale, mentre osserva da lontano gli altri avanzare.

Quelle sbarre sono la frammentazione, la rassegnazione, la scarsa partecipazione e l’idea che qualcuno, prima o poi, riconoscerà spontaneamente ciò che ci spetta. Quel momento potrebbe non arrivare mai se non saremo noi a costruirlo.

Il futuro dell’oss non può essere semplicemente quello di rimanere fermo ad aspettare il prossimo rinnovo contrattuale per scoprire cosa gli è stato concesso. Serve una visione politica della categoria.

Serve una rappresentanza capace di portare ai tavoli nazionali le istanze specifiche dell’operatore socio-sanitario, senza contrapposizioni con le altre professioni ma senza più accettare di essere considerati una componente secondaria dell’assistenza.

L’oss deve diventare protagonista. Gli Stati Generali Oss ritengono che sia arrivato il momento di aprire una riflessione nazionale seria sulla valorizzazione contrattuale, economica e professionale dell’operatore socio-sanitario. Ma soprattutto dobbiamo discutere di partecipazione, perché nessuna categoria conquista spazio rimanendo immobile.

Basta, stare fermi e inermi. Chiediamo qualcosa di importante: che anche gli oss possano finalmente discutere da protagonisti del proprio futuro. Perché se tutti corrono verso il futuro mentre l’oss rimane fermo a guardare, un giorno potremmo scoprire che quel futuro è stato scritto completamente senza di noi. Allora la domanda è: quando decideremo di far sentire davvero la nostra voce dove vengono prese le decisioni?

Redazione OssNews24

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