Abbiamo letto con attenzione – e con non poca sorpresa – l’articolo che illustra il documento operativo dedicato alla formazione e all’introduzione della nuova figura dell’assistente infermiere. Sorprende innanzitutto la rapidità con cui si è riusciti a programmare una road map dettagliata, in un Paese dove i tempi della burocrazia sono notoriamente “biblici”. Colpisce la velocità con cui si mette in moto un intero impianto formativo nazionale, soprattutto se confrontata con i lunghi anni in cui la categoria degli oss attende riconoscimenti e aggiornamenti strutturali.
La meraviglia – e diciamolo, anche un certo sconcerto – nasce proprio dalla capacità di leggere così velocemente un percorso programmato per una figura che, fino a pochi mesi fa, non esisteva nemmeno nel dibattito pubblico. Per gli oss questa stessa operosità non si è mai vista. È legittimo chiedersi: perché in questo caso sì, e per noi no?
Nel documento si afferma che l’obiettivo è “governare” l’inserimento della nuova figura tramite organi collegiali quali FNOPI, SIDMI e ministero della Salute. Questo punto è decisivo: l’assistente infermiere viene presentato come un’evoluzione naturale dell’oss, ma in realtà nasce sotto la diretta governance delle professioni sanitarie.
Niente autonomia. Nessuna cornice indipendente. Non è prevista una leadership interna alla categoria che possa guidare una filiera tecnico-assistenziale autonoma. Al contrario, si struttura una figura che dipende interamente dalle professioni sanitarie e che, quindi, non rappresenta alcuna promozione reale né per gli oss né per il lavoro di base.
Il documento sostiene che l’assistente infermiere servirà a migliorare la distribuzione del lavoro fra infermieri, oss e altre figure di supporto. Ma la domanda che nessuno sembra porsi è la più semplice: *a quale prezzo?
Introduce una figura intermedia che inevitabilmente sottrarrà mansioni, spazi e dunque posti di lavoro proprio a infermieri e oss. È ingenuo pensare che ciò non avrà un impatto sul mercato del lavoro: il rischio concreto è generare sovrapposizioni, confusione e, soprattutto, un ulteriore affollamento di un settore già saturo di figure di supporto.
Il documento dichiara di voler arginare la disomogeneità formativa regionale. Intento apprezzabile, certo.
Ma tace completamente sulla qualità della formazione. Ne è un esempio sconcertante: il modulo di 100 ore in Fad previsto per gli oss senza diploma quinquennale. Una formazione “di base” così minima è tutto fuorché garanzia di qualità. Inoltre, sull’uniformità tra regioni il documento rimane vago, generico, non vincolante. Insomma: molto proposito, poca sostanza.
Apprezziamo l’intenzione di valorizzare la relazione tra queste due figure, creando linee guida e un glossario condiviso. Ma la verità è che glossari e linee guida non risolveranno il problema alla radice.
Sia l’oss sia l’assistente infermiere restano incastrati nella stessa contraddizione giuridica: sono figure “tecniche di interesse sanitario”, non professioni sanitarie. Finché questa ambiguità non sarà superata, non esisterà alcuna possibilità di definire con rigore margini, limiti, responsabilità e autonomia. E nel caso dell’assistente infermiere, che si avvicina ulteriormente ai confini dell’assistenza infermieristica, il nodo diventerà ancora più critico.
Il cronoprogramma rimanda al 2027 la definizione del fabbisogno della nuova figura, mentre nel frattempo verrà avviata la formazione negli enti accreditati. Questo significa che, prima ancora di sapere quanti assistenti infermieri servano davvero, si inizierà a produrne un numero verosimilmente molto alto.
Siamo certi che ciò porterà — come sempre accaduto — a una saturazione del mercato, con un esercito di nuovi operatori che andrà a occupare uno spazio già colmo di figure di supporto e privo di una visione programmatoria reale.
Gli Stati Generali Oss invitano tutti gli organi politici, tecnici e istituzionali – e soprattutto la nostra categoria – a una riflessione seria, profonda e urgente. L’introduzione dell’assistente infermiere non è un tema accessorio: ridefinisce equilibri, ruoli e il futuro stesso dell’assistenza alla persona.
Non possiamo accettare che ciò avvenga senza una reale chiarezza giuridica, senza una programmazione responsabile e senza una visione che tuteli il lavoro di chi già opera ogni giorno nei servizi. La nostra voce deve essere ascoltata: non per ostacolare il cambiamento, ma per evitare che questo cambiamento venga costruito ancora una volta “sopra” di noi, ma non “con” noi.
Redazione OssNews24
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