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Assistente infermiere,  «Il giudizio si chiude, le criticità restano. Ora la politica si assuma la responsabilità dell’attuazione»

La sentenza del TAR Lazio ha dichiarato inammissibile il ricorso per ragioni di carattere processuale, senza giungere a una decisione di merito capace di esaurire le criticità professionali, organizzative e assistenziali sollevate sull’introduzione dell’Assistente infermiere.

La vicenda giudiziaria ha visto impegnate Nursing Up, Federazione Nazionale MIGEP, Stati Generali OSS, SHC OSS ed ENPAPI, che, pur attraverso differenti posizioni processuali, hanno portato all’attenzione del TAR le criticità legate all’introduzione dell’Assistente infermiere.

È proprio da qui che nasce la preoccupazione: la conclusione del giudizio apre ora la fase della concreta attuazione della nuova figura, mentre questioni fondamentali rimangono ancora aperte.

Responsabilità, confini delle competenze, indicazione e supervisione infermieristica, formazione, tutela assicurativa, inquadramento contrattuale ed economico e condizioni di impiego nei contesti in cui l’infermiere non è presente continuativamente non possono essere affidati alla sola applicazione pratica o risolti dopo l’insorgere dei problemi.

Per questo lanciamo un allarme sul rischio di un progressivo collasso assistenziale.

Non siamo contro un’evoluzione professionale, ma contro il rischio che maggiori competenze e responsabilità vengano attribuite senza adeguate garanzie, tutele e riconoscimenti.

Il punto politico è proprio questo: la conclusione processuale del giudizio non risolve le criticità sostanziali e, ora che l’attuazione della nuova figura può procedere, quelle risposte diventano ancora più urgenti.

Cosa dice la sentenza sulla natura dell’Assistente infermiere

Pur arrestandosi sul piano processuale, il TAR affronta alcuni aspetti della nuova figura che riteniamo importante rendere chiari anche agli operatori.

La sentenza riconduce l’Assistente infermiere nell’ambito degli “operatori di interesse sanitario” e precisa che l’inserimento nell’area sociosanitaria prevista dall’art. 5 della Legge n. 3/2018 non comporta l’attribuzione dello status giuridico di professione sanitaria. La sentenza lo descrive inoltre come figura di “ausilio” e “braccio operativo dell’infermiere”, chiamata, per determinate attività, a operare sulla base delle indicazioni dell’infermiere in situazioni caratterizzate da bassa discrezionalità decisionale ed elevata standardizzazione

La sentenza precisa inoltre che l’Assistente infermiere rimane nell’ambito delineato dall’art. 1, comma 2, della Legge n. 43/2006, relativo agli operatori di interesse sanitario non riconducibili alle professioni sanitarie, la cui formazione è individuata dalle Regioni. (tecnico)

L’Assistente infermiere non acquisisce quindi lo status giuridico di professione sanitaria e l’attribuzione di ulteriori attività non può cancellare i limiti giuridici, professionali e organizzativi entro i quali la nuova figura è chiamata a operare.

Ed è proprio il passaggio dalla definizione formale alla realtà dei servizi a porre gli interrogativi più rilevanti.

Il sistema assistenziale non è costituito soltanto dagli ospedali. Gli OSS operano nelle RSA, nell’assistenza domiciliare, nei servizi territoriali e nelle strutture sociosanitarie e residenziali, dove la presenza dell’infermiere può non essere continuativa o può non essere prevista in determinate fasce orarie.

Quando l’infermiere non è presente, chi valuta? Chi impartisce le indicazioni? Come viene concretamente garantita la supervisione? E cosa accade quando le condizioni della persona assistita cambiano e richiedono una valutazione che esula dalle competenze dell’Assistente infermiere?

Sono domande che non possono trovare risposta soltanto nella prassi organizzativa.

L’elevata standardizzazione non può diventare un automatismo nell’attribuzione delle attività. L’assenza o la carenza di personale infermieristico non possono trasformare una figura di supporto in una figura sostitutiva della funzione infermieristica.

Dalla sentenza alla responsabilità dell’attuazione

Per MIGEP e SHC il confronto deve quindi spostarsi dalla legittimità della nuova figura alla responsabilità delle Istituzioni sulla sua concreta attuazione.

Prima dell’avvio dei percorsi formativi e dell’ingresso dell’Assistente infermiere nei servizi occorre verificare che formazione, competenze, responsabilità, indicazione, supervisione e tutele siano realmente coerenti con ciò che questa figura sarà concretamente chiamata a svolgere.

A maggiori competenze e responsabilità deve corrispondere una formazione nazionale uniforme, adeguata e verificabile, accompagnata da sistemi certi di certificazione e tracciabilità. Non possiamo costruire una figura nazionale lasciando che la qualità della sua formazione e della sua preparazione dipenda dal territorio nel quale viene conseguita la qualifica.

Il nodo contrattuale: quale riconoscimento per le nuove competenze?

Resta aperta una questione altrettanto concreta: come verrà riconosciuto professionalmente ed economicamente l’Assistente infermiere?

Nel settore pubblico la nuova figura trova una collocazione nel sistema di classificazione contrattuale, ma rimane da verificare quale sia il reale riconoscimento economico delle ulteriori competenze e responsabilità attribuite.

La questione diventa ancora più complessa nella sanità privata e nel settore sociosanitario e residenziale, dove vengono applicati contratti collettivi differenti e diversi CCNL non disciplinano ancora specificamente la nuova figura.

Con quale livello verrà inquadrato l’Assistente infermiere? Come verranno retribuite le ulteriori competenze? Quali tutele e riconoscimenti accompagneranno le maggiori responsabilità?

Non appare coerente definire ciò che l’Assistente infermiere sarà chiamato a fare e rinviare a un momento successivo la definizione del valore professionale, contrattuale ed economico delle funzioni attribuite.

Responsabilità e tutela assicurativa: chi tutela l’operatore?

Altrettanto centrale è il tema della responsabilità e della tutela assicurativa.

Se l’Assistente infermiere viene ricondotto agli operatori di interesse sanitario e non acquisisce lo status di esercente una professione sanitaria, deve essere chiarito quale disciplina assicurativa trovi concretamente applicazione rispetto alle ulteriori attività e responsabilità attribuite.

Prima dell’effettivo impiego nei servizi devono essere definiti responsabilità, obblighi, coperture e condizioni assicurative, evitando che l’incertezza venga trasferita sul singolo lavoratore.

Non può essere lasciato al singolo operatore, né alla successiva interpretazione conseguente a un eventuale evento avverso, il compito di stabilire dove termini la responsabilità dell’Assistente infermiere e dove inizino quelle dell’infermiere, dell’organizzazione e della struttura.

Prima dei corsi, quale fabbisogno reale?

Un ulteriore elemento emerge dalla stessa posizione assunta dalla Regione Puglia nel giudizio, che ha richiamato la necessità di una valutazione del fabbisogno della nuova figura. È un passaggio che riteniamo centrale: prima di avviare i percorsi formativi occorre conoscere quale sia il reale fabbisogno di Assistenti infermieri, in quali servizi e sulla base di quali condizioni organizzative e assistenziali.

Non può essere la semplice disponibilità della nuova qualifica a determinarne automaticamente l’impiego. Chiediamo pertanto che le Regioni effettuino e rendano trasparente una preventiva valutazione del fabbisogno, collegandola alla dotazione di personale, ai modelli organizzativi, alla presenza infermieristica e alle effettive necessità dei diversi setting assistenziali.

Una regia nazionale prima dell’attuazione

Per queste ragioni MIGEP e SHC chiedono alla politica e alle Istituzioni una regia nazionale prima dell’effettiva attuazione della nuova figura, accompagnata da un monitoraggio capace di verificare ciò che accadrà realmente nei diversi contesti assistenziali.

Servono indicatori credibili, robusti, tempestivi e verificabili, capaci di misurare non soltanto ciò che le norme prevedono sulla carta, ma ciò che la loro applicazione produrrà sulla qualità dell’assistenza, sulla sicurezza delle persone assistite, sull’organizzazione del lavoro e sulle eventuali disuguaglianze territoriali e professionali.

La riforma deve inoltre rappresentare l’occasione per interrogarsi sul futuro complessivo dell’Operatore Socio Sanitario.

Se agli OSS vengono richieste maggiori competenze e responsabilità, devono crescere parallelamente riconoscimento, tutele e valorizzazione professionale ed economica. Non è soltanto una questione professionale: riguarda direttamente la qualità, la sicurezza e l’appropriatezza dell’assistenza garantita ai cittadini.

Nessuna contrapposizione tra OSS e infermieri

MIGEP e SHC non intendono trasformare queste criticità in una contrapposizione tra categorie professionali.

Non cerchiamo una contrapposizione tra OSS e infermieri. Chiediamo regole chiare, responsabilità definite e un confronto equilibrato tra soggetti che saranno chiamati a lavorare insieme.

Il giudizio amministrativo si è concluso. Adesso inizia la fase nella quale la politica e le Istituzioni dovranno assumersi la responsabilità delle conseguenze concrete dell’attuazione.

L’allarme sul rischio di collasso assistenziale nasce da qui: evitare che carenze di personale, assenza dell’infermiere in determinati contesti, sovrapposizione delle competenze e prassi organizzative trasformino l’Assistente infermiere nella risposta alle fragilità che il sistema non è riuscito a risolvere.

Prima di attuare la nuova figura occorre verificare se il sistema sia realmente pronto. Intervenire dopo, quando eventuali criticità saranno diventate problemi assistenziali consolidati, significherebbe intervenire troppo tardi.

La sentenza ha concluso un giudizio. Non ha concluso la responsabilità della politica.

Una scelta che deve essere consapevole

Agli Operatori Socio Sanitari rivolgiamo un invito alla consapevolezza. Prima di intraprendere il percorso per diventare Assistente infermiere è necessario valutare non soltanto le nuove competenze che verranno acquisite, ma anche le responsabilità, le tutele assicurative, l’inquadramento contrattuale ed economico e le concrete condizioni nelle quali la nuova qualifica sarà esercitata. 

L’Assistente infermiere, infatti, continuerà a svolgere le attività proprie dell’OSS, alle quali si aggiungeranno le ulteriori attività di carattere sanitario previste dalla nuova qualifica, comprese attività oggi riconducibili all’ambito dell’assistenza infermieristica. Si determina quindi un ampliamento concreto delle attività e delle responsabilità che deve trovare corrispondenza nella formazione, nelle tutele e nel riconoscimento professionale, contrattuale ed economico.

Non può accadere che all’operatore rimangano tutte le funzioni dell’OSS e, contemporaneamente, vengano aggiunte nuove attività e maggiori responsabilità senza che siano preventivamente definiti limiti, tutele e adeguato riconoscimento.

Agli OSS rivolgiamo un invito alla massima attenzione anche sul tema assicurativo. Non considerate risolta la questione soltanto perché qualcuno afferma che una polizza è compresa in una quota sindacale o associativa. Leggete direttamente la Legge n. 24/2017 (Gelli-Bianco) e il D.M. n. 232/2023: la disciplina assicurativa specifica prevista per gli esercenti le professioni sanitarie non richiama né l’OSS né l’Assistente infermiere, appartenenti all’area degli operatori di interesse sanitario. Il D.M. n. 232/2023 non individua per queste figure specifiche classi di rischio e parametri assicurativi.

Una polizza proposta da un sindacato o da un’associazione non modifica la natura giuridica della figura né può, da sola, colmare questo vuoto normativo. Conoscere direttamente le norme è la prima forma di tutela prima di assumere nuove responsabilità.

«Prima di scegliere di diventare Assistente infermiere, ogni OSS deve sapere non soltanto cosa sarà chiamato a fare in più, ma quali responsabilità assumerà, quali tutele avrà e quale riconoscimento professionale ed economico gli verrà realmente garantito.»

Continueremo la nostra battaglia per ottenere maggiori tutele, responsabilità chiaramente definite e un riconoscimento adeguato per gli OSS e per quanti sceglieranno di acquisire la qualifica di Assistente infermiere. Auspichiamo che la categoria comprenda fino in fondo il senso di questa posizione.

La nostra battaglia è per tutelare chi sceglierà di diventare Assistente infermiere, chi continuerà a essere OSS e, soprattutto, le persone che entrambi saranno chiamati ad assistere. Una battaglia che potrà essere più forte se la categoria saprà comprenderne il significato, sostenerla e partecipare al percorso di tutela del proprio futuro professionale.

Federazione Nazionale MIGEP – Stati Generali OSS   Sindacato SHC OSS

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Francesco Greco

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