SHC OSS: “Noi non abbassiamo la voce”
Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa del sindacato SHC OSS.
Proviamo a immaginarlo, anche solo per un momento: nessuno che ribatte. Nessuno che analizza. Nessuno che evidenzia le criticità. Nessuno che porta all’attenzione ciò che manca agli operatori socio-sanitari. Nessuno che racconta quello che accade realmente nei servizi. Nessuno che analizza i contratti e chiede perché, quando si distribuiscono riconoscimenti, risorse e nuove opportunità, per l’OSS non c’è mai una risposta proporzionata al lavoro che svolge.
Non è uno scenario lontano. È uno scenario che, sotto forme diverse, va avanti da anni. Da anni siamo in prima linea per dare voce agli OSS, denunciando ciò che non funziona e, soprattutto, proponendo alternative concrete: riconoscimento, formazione uniforme, tutele, responsabilità chiare, sviluppo professionale, retribuzione adeguata e una rappresentanza vera ai tavoli dove si decide il futuro della categoria.
Oggi, però, intorno agli OSS avvertiamo un silenzio che sta diventando assordante. Dalla politica. Dal Ministero. E anche da quelle grandi organizzazioni sindacali che dichiarano di rappresentare e tutelare gli OSS, ma che quando si arriva alle grandi scelte contrattuali trovano forza, risorse e rivendicazioni per altre categorie, mentre per gli OSS continuano a mancare risposte proporzionate al lavoro, alle responsabilità e al peso assistenziale che sostengono ogni giorno.
IL CONTRATTO È LO SPECCHIO DI QUESTO SILENZIO

Il CCNL Sanità 2025–2027 dovrebbe aprire una riflessione seria tra gli OSS. Non diciamo che nel contratto non esistano miglioramenti. Diciamo una cosa diversa: quando una categoria non dispone di una propria forza rappresentativa al tavolo contrattuale, le sue priorità rischiano di non avere lo stesso peso di quelle sostenute da chi dispone di una maggiore forza negoziale. E alcuni meccanismi del nuovo contratto lo rendono evidente.
Nel frattempo assistiamo a organizzazioni sindacali che rivendicano l’equiparazione delle indennità dei tecnici di radiologia e di laboratorio a quelle degli infermieri. Non contestiamo ciò che viene rivendicato per gli altri lavoratori. Contestiamo il silenzio quando si tratta di rivendicare con la stessa forza una valorizzazione economica per gli OSS.
La domanda che poniamo è un’altra: E GLI OSS? Dov’è una battaglia altrettanto forte per la loro valorizzazione economica? Dov’è una specifica rivendicazione per chi lavora ogni giorno e ogni notte accanto alla persona assistita? Dov’è il riconoscimento di una categoria alla quale da anni viene affidato un peso crescente dell’assistenza?. Non basta ricordarsi degli OSS quando servono numeri, iscritti o consenso.
E mentre tutto questo accade, chi rompe il silenzio, pone domande e contesta scelte che ritiene penalizzanti per gli OSS può diventare scomodo. Ma una causa, una richiesta economica o qualsiasi pressione esercitata contro chi sceglie di dare voce agli OSS non ci faranno abbassare la voce. Non perché vogliamo lo scontro, ma perché il silenzio avrebbe un prezzo molto più alto: lasciare gli OSS senza una voce autonoma proprio nel momento in cui si stanno ridisegnando il sistema assistenziale e quello contrattuale.
Noi non siamo contro infermieri, tecnici o altre professioni. Ogni lavoratore ha diritto a essere valorizzato. Noi siamo dalla parte degli OSS. E continueremo a dire ciò che altri preferiscono non dire, a evidenziare ciò che altri non vedono o non vogliono vedere e a chiedere ciò che alla categoria continua a mancare.
COSA PREVEDE REALMENTE L’ARTICOLO 28 SULLE FERIE
Informare significa mettere ogni OSS nelle condizioni di conoscere ciò che è stato contrattato. Dal 1° gennaio 2027 viene introdotta un’indennità ferie, calcolata sulle somme percepite nel semestre precedente per turno, servizio notturno, festivo, attività in particolari Unità operative o servizi disagiati e Pronto Soccorso.
Il calcolo è preciso: la somma percepita nel semestre viene divisa per sei e successivamente per ventisei. L’indennità viene corrisposta soltanto se il valore così ottenuto raggiunge almeno 3 euro al giorno. Secondo alcune simulazioni, per i lavoratori maggiormente esposti a turni, notti, festivi e specifiche condizioni operative si potrebbe arrivare, in determinate situazioni, a circa 16 euro per ogni giorno di ferie.
Non si tratta del pagamento del “turno non fatto”, ma di una voce economica autonoma riconosciuta durante le ferie, finalizzata ad avvicinare la retribuzione feriale a quella normalmente percepita dal lavoratore, secondo un principio sul quale è intervenuta anche la giurisprudenza europea.
Ma il punto da conoscere è un altro: il beneficio non è uguale per tutti. L’importo dipende dalle indennità effettivamente percepite. Ne beneficeranno maggiormente i lavoratori più esposti a turni, notti, festivi, Pronto Soccorso e servizi con specifiche indennità.
Chi non percepisce le indennità considerate dal meccanismo non matura alcuna somma aggiuntiva soltanto perché va in ferie. Quindi non basta dire che “arriva l’indennità ferie”: bisogna spiegare chi la percepirà, a quali condizioni e quanto potrà realmente ricevere.
L’articolo 28 introduce anche due giorni di ferie in più per i lavoratori fino al terzo anno di servizio: da 28 a 30 giorni con settimana su cinque giorni e da 30 a 32 giorni con settimana su sei giorni, in ragione della diversa articolazione settimanale dell’orario. Sono elementi positivi che vanno riconosciuti, ma non risolvono il problema della valorizzazione economica complessiva dell’OSS.
Va inoltre precisato che il meccanismo dell’indennità ferie opera sulle indennità accessorie individuate dal contratto e nell’ambito del relativo sistema di finanziamento contrattuale. Le indennità di turno, notturno, festivo e quelle collegate a particolari Unità operative o servizi sono finanziate attraverso il Fondo premialità e condizioni di lavoro. Nel medesimo Fondo confluiscono anche specifiche risorse previste dalla legislazione nazionale per l’indennità di Pronto Soccorso.
Va ricordato che le disposizioni richiamate fanno parte dell’Ipotesi di CCNL Comparto Sanità 2025–2027, sottoscritta il 29 luglio 2026, e che il contratto dovrà completare il previsto iter di controllo e certificazione della compatibilità economico-finanziaria prima della sottoscrizione definitiva. L’indennità ferie, secondo quanto previsto dall’Ipotesi, decorrerà dal 1° gennaio 2027.
Ed è proprio qui che il contratto deve farci riflettere. Se un nuovo beneficio viene costruito sulle indennità già percepite, chi parte da un sistema indennitario più forte parte avvantaggiato; chi parte da un sistema più debole rischia di rimanere indietro. È questo il meccanismo della gabbia contrattuale che denunciamo per gli OSS: nuovi benefici che non cancellano le differenze di partenza e possono finire per trascinarle anche nei nuovi istituti economici.
IL PUNTO È CHI DECIDE
Non possiamo continuare a dipendere dalle priorità stabilite da altri o aspettare che siano altri a decidere quali rivendicazioni degli OSS meritino spazio nella contrattazione. Se al tavolo si decidono salario, indennità, diritti e futuro professionale, l’OSS deve essere a quel tavolo. Con una propria rappresentanza e con una forza costruita dagli stessi OSS.
Oggi possiamo leggere e commentare ciò che altri hanno contrattato per noi. Domani dobbiamo poter partecipare direttamente alla costruzione di ciò che riguarda la nostra categoria. La rappresentatività non nasce dalle parole. Nasce dalle adesioni, dalla partecipazione e dalla capacità degli OSS di scegliere di rappresentare se stessi.
Se l’OSS non siede al tavolo, continueranno altri a decidere per l’OSS. Per questo ogni adesione conta. Fai crescere il tuo sindacato di categoria. Rafforza SHC OSS. Una categoria che vuole decidere il proprio futuro deve conquistare la forza necessaria per essere presente dove quel futuro viene deciso.
Clicca MI PIACE sulla nostra pagina:
https://www.facebook.com/OSSnews24
"Seguici sul canale OSSnews24":



