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“Niente grazie di Mattarella agli oss: resta l’amarezza”

Riceviamo e pubblichiamo una nota a firma di Angelo Minghetti (Federazione Migep).

Resta l’amarezza per la risposta che il Presidente della Repubblica, attraverso il Vicario del Capo del Servizio del Cerimoniale, ha rivolto ai circa 350mila operatori socio-sanitari italiani in merito al 29 maggio, Giornata nazionale dell’oss: “Non è possibile accogliere l’istanza adesiva” e “non poter fornirVi un positivo riscontro”.

Una risposta fredda, istituzionale, distante. Una lettera di poche righe per comunicare che il Presidente della Repubblica non avrebbe accolto l’istanza di adesione alla Giornata nazionale dell’oss. Tuttavia, sarebbe troppo semplice attribuire ogni responsabilità esclusivamente alle istituzioni.

Oggi occorre avere il coraggio di affrontare una verità scomoda: la più grande fragilità della professione oss risiede anche nell’assenza di una reale coscienza collettiva della categoria stessa. Di fronte alle difficoltà, alle mancate valorizzazioni economiche e professionali, alle carenze contrattuali e all’assenza di adeguati riconoscimenti, la categoria continua troppo spesso a mostrarsi frammentata, disunita e incapace di costruire una visione comune.

Questa è la grande sconfitta degli oss. Le istituzioni osservano questa realtà. E ciò che vedono è una professione essenziale per il funzionamento della sanità italiana, ma priva di una rappresentanza forte e compatta. Un popolo di lavoratori che troppo spesso preferisce criticare chi prova a muoversi, invece di partecipare e rafforzare le iniziative. È una considerazione severa, ma necessaria: nessuno rispetta una categoria che non riesce nemmeno a rispettare sé stessa.

Gli oss sono oggi una componente indispensabile dell’assistenza sanitaria e socio-assistenziale. In molte strutture ospedaliere, territoriali e residenziali sostengono quotidianamente carichi assistenziali elevatissimi, contribuendo concretamente alla tenuta del sistema sanitario nazionale e sopperendo, in numerosi contesti, alle carenze organizzative presenti nei servizi.

Eppure, a fronte di tale centralità operativa, continuano a mancare adeguati riconoscimenti economici, incentivi professionali, valorizzazioni delle prestazioni aggiuntive e percorsi di crescita realmente strutturati. Eppure questa forza enorme fatica ancora a trasformarsi in potere contrattuale, in rappresentanza politica, in dignità istituzionale. Perché? Perché manca unità.

A questa situazione si aggiunge però un ulteriore elemento di debolezza interna. Molti oss continuano ad affidare la propria rappresentanza a realtà che storicamente non hanno mai costruito un vero percorso autonomo di valorizzazione della professione. Altri preferiscono rifugiarsi in narrazioni simboliche o romantiche della figura dell’oss, rappresentandolo esclusivamente come “angelo”, “missionario” o “volontario dell’assistenza”, alimentando una visione emotiva che finisce per impoverire la dimensione professionale e politica della categoria.

Nel frattempo il dibattito pubblico continua spesso a banalizzare o distorcere il ruolo dell’oss, mentre all’interno della stessa categoria prevalgono divisioni, polemiche, personalismi e conflitti interni che impediscono la costruzione di una vera identità collettiva. Questa è la vera amarezza. Manca il coraggio di superare appartenenze, simpatie personali, rivalità sindacali e piccoli interessi individuali. Manca una coscienza collettiva capace di dire: “Prima viene la professione”.

E così accade l’assurdo: mentre altre professioni costruiscono ordini, albi, riconoscimenti e percorsi di valorizzazione, gli oss continuano troppo spesso a combattersi tra loro. Si attacca chi propone e si delegittima chi espone il proprio volto. Si distrugge ogni tentativo di rappresentanza autonoma.

Non soltanto il silenzio delle istituzioni, ma soprattutto il silenzio di una categoria che, pur essendo diventata indispensabile nella sanità italiana, non riesce ancora a trasformare la propria forza numerica e assistenziale in forza politica, culturale e contrattuale. Il rispetto non nasce dalle lamentele o dalle rivendicazioni isolate. Il rispetto si costruisce attraverso partecipazione, organizzazione, unità e capacità di rappresentarsi come comunità professionale consapevole.

La mancata adesione simbolica alla Giornata nazionale dell’oss rappresenta certamente una delusione. Ma deve anche diventare un momento di riflessione interna per comprendere quanto ancora la categoria debba crescere sotto il profilo della coscienza professionale e della partecipazione collettiva. Dopo anni di lotta, resta la sensazione di avere ricevuto poco. Ma forse il problema non è soltanto ciò che le istituzioni non hanno dato. Il problema è anche ciò che la categoria non ha saputo costruire.

Per questo il 29 maggio continuerà ad avere valore soprattutto per chi crede ancora nella dignità della professione oss e continua, nonostante tutto, a lavorare per darle identità, riconoscimento e futuro. Perché ci sono oss che non si sono arresi al silenzio e all’indifferenza. Agli altri resterà il rischio di continuare a subire senza costruire un reale cambiamento collettivo.

Redazione OssNews24

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