Sono un’infermiera neolaureata. Il giorno 25 novembre dello scorso anno è stato il giorno più bello della mia vita, pieno di soddisfazioni.
Sono del Molise e il 22 febbraio di quest’anno mi sono trasferita a 650 km da casa mia, in un paese in provincia di Bergamo.
Ho dovuto abbandonare la mia famiglia per lavorare perché al sud il lavoro non si trova facilmente.
Il 23 febbraio sono iniziati i casi in provincia di Bergamo. Il 24 inizio a lavorare in una casa di riposo, la mia prima esperienza lavorativa e capisco che questo è il lavoro che fa per me.
Iniziano i primi casi di Covid-19, iniziamo ad indossare le mascherine (quelle chirurgiche) ma non possiamo cambiarla una ad ogni turno perché non ci sono abbastanza per tutti.
La settimana seguente iniziamo ad indossare anche le tute cerate sopra la divisa da sanificare ogni giorno e i morti nella casa di riposo continuano ad aumentare.
Decidono di farci il tampone e oggi scopro essere positiva, senza sintomi (per fortuna).
Penso: ho iniziato col botto, adesso sarò in quarantena per 14 giorni, mi mancheranno i miei vecchierelli che mi elogiano ogni giorno.
Nonostante questo virus maledetto che sta circolando in tutto il mondo, sono felice e fiera della professione che ho scelto e tornerò più forte di prima.
Anastasia
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