FNOPI e la sfida dell’assistente infermiere: tra tutela professionale e bisogno di riforma
Egregio Direttore,
Il recente intervento della FNOPI (Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche) ad opponendum nel ricorso contro l’istituzione della figura dell’Assistente Infermiere, presentato dal Nursing Up, segna un passaggio cruciale nel dibattito sulla sanità italiana. Una presa di posizione netta, che non può lasciare indifferenti: da un lato la difesa della professione infermieristica e delle sue competenze; dall’altro, il rischio di bloccare ogni confronto su un tema che riguarda direttamente il futuro dell’assistenza sanitaria nel nostro Paese.
Il ricorso e l’intervento della FNOPI ci inducono a riflettere che la vera sfida non consiste nel difendere confini professionali, bensì nel costruire riforme coraggiose, capaci di offrire risposte concrete ai bisogni dei cittadini ed evitare derive verso una “sanità di serie B”.
Il nodo centrale non è tanto stabilire se questa nuova figura debba esistere o meno, il dissenso rimane, poiché il DPCM che istituisce l’Assistente Infermiere presenta ancora numerose criticità e ricadute legislative, quanto piuttosto comprendere con quali competenze, quale formazione e quali responsabilità essa possa eventualmente essere integrata, senza svilire né sostituire il lavoro di infermieri e OSS.
Per molti professionisti, infatti, l’introduzione di un ruolo intermedio privo di precise garanzie rischia di aprire la strada a un modello di assistenza ridotto, in cui la qualità delle cure viene sacrificata sull’altare del contenimento dei costi e della gestione emergenziale della carenza di personale.
A preoccupare oggi, però, è soprattutto il conflitto tra FNOPI e Nursing Up, schierati su fronti opposti. Una frattura che mina la credibilità della rappresentanza e solleva interrogativi profondi sulla governance della professione. Senza un investimento serio e strutturale sulla figura in questione, il rischio concreto è quello di un’assistenza low-cost, dequalificata, che compromette la sicurezza dei pazienti e la dignità dei professionisti.
Sorge quindi spontanea una domanda: perché la FNOPI è così interessata all’Assistente Infermiere, mentre continua a perdere consensi tra i propri iscritti (con una partecipazione elettorale che in molte province non supera l’1%)? E perché il Nursing Up prima firma un CCNL che richiama questa figura e poi presenta un ricorso al TAR?
Il cuore della questione, tuttavia, va oltre lo scontro corporativo. L’opposizione della FNOPI e, in parte, quella del Nursing Up rischia di diventare un ostacolo a un dibattito più ampio e urgente: quello sulla riforma dell’assistenza sanitaria. In un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione, dalla crescente complessità dei bisogni e dalla carenza strutturale di professionisti, discutere nuove figure, nuovi percorsi formativi e nuovi modelli organizzativi non è un lusso, ma una necessità.
Bloccare a priori ogni possibilità di confronto significa difendere rigidamente confini professionali, trascurando i bisogni reali dei cittadini. Il vero nodo non è tanto se l’Assistente Infermiere debba esistere, o debba chiamarsi con un altro nome poiché il titolo di “infermiere” può deturpare e confondere l’identità professionale, quanto piuttosto comprendere quali siano le reali competenze, i limiti di responsabilità e il percorso formativo e nonché le responsabilità giuridiche che possano renderla una figura chiara, distinta e non in concorrenza con gli infermieri e gli OSS .
A queste domande non possono rispondere soltanto gli ordini professionali. Serve una visione politica chiara e coraggiosa, che rimetta al centro i bisogni della popolazione, evitando che la riforma si riduca a una battaglia tra categorie. La sanità italiana necessita di riforme strutturali, non di compromessi al ribasso o di soluzioni emergenziali.
L’intervento della FNOPI e del Nursing UP dunque, ci pone davanti a un bivio: da una parte, la necessità di tutelare la professione infermieristica e la qualità delle cure; dall’altra, l’urgenza di interrogarsi sulla reale applicabilità della nuova figura voluta dal governo e dalla Stessa FNOPI, che rischia di immettere sul mercato professionisti non adeguatamente preparati. In questo scenario, l’atteggiamento della FNOPI e del Nursing UP rischia di soffocare un dibattito che invece dovrebbe coinvolgere non solo i professionisti, ma anche le associazioni di categoria, i cittadini e le istituzioni.
La lezione è chiara: non basta dire “no” all’Assistente Infermiere. Occorre proporre alternative credibili, investire nella formazione, rafforzare l’intero sistema assistenziale e costruire un modello capace di garantire a tutti i cittadini cure dignitose e di qualità. La posta in gioco non è una sigla professionale, ma il futuro stesso della sanità italiana.
Per questo invitiamo tutti gli OSS a iscriversi al Registro Nazionale degli OSS sotto la Federazione MIGEP e gli Stati Generali dell’OSS. È il primo passo per costruire una rappresentanza vera, autonoma e capace di incidere. Perché solo uniti possiamo farci ascoltare.
Angelo Minghetti, Federazione Migep
Gennaro Sorrentino, Stati Generali Oss
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