L’OSS e le patologie più frequenti nell’utente anziano

Le cadute

Le cadute, precedute o meno da malessere, sono tra le cause più frequenti di ospedalizzazione per le persone anziane. A volte, danno luogo a complicazioni di considerevole importanza che possono portare anche alla morte del paziente: è l’effetto detto di complicazione a cascata, il esempio più noto è il cassico:

  • Caduta
  • Frattura di Femore
  • Tromboflebite
  • Embolia polmonare.

Bisogna sicuramente in questo caso rispetto agli altri il possibile contraccolpo psicologico causato dalla caduta che può magari in alcuni casi non provocare un danno fisico, ma comunque innescare nell’anziano una sorta di paura <<per l’esterno>> e per la mobilità, portandolo a isolarsi dall’ambiente circostante e a rifugiarsi confort della propria solitudine, con una possibile conseguente aumento dell’ansia e della depressione.

Determinate patologie possono essere, indirettamente, la causa più frequente delle cadute.

Le più frequenti sono:

  • osteoarticolari (artrosi, artrite reumatoide);
  • cardiovascolari (angina pectoris, infarto miocardico acuto, aritmie, embolia polmonare, scompenso cardiaco);
  • cerebrovascolari  (ischemia cerebrale transitoria, ictus cerebrale);
  • neurologiche (demenza, malattia di Parkinson, tumori cerebrali):
  • ormonali (diabete mellito, distiroidismi);
  • metaboliche (alterato equilibrio acido-base, disturbi idro-elettrolitici)
  • infettive (broncopolmonite, infezioni urinarie)

Le fratture del femore

Le fratture sono le conseguenze più comuni delle cadute. Per frattura si intende l’interruzione della continuità di un osso a causa di un trauma diretto o indiretto che bisogna cercare di prevenire perché alcune volte sono causate da banali disattenzioni.

Le fratture più frequenti nell’anziano sono:

  • Frattura per flessione
  • Frattura per torsione
  • Frattura per compressione
  • Frattura per strappamento

Il trattamento dipende dalla posizione e dalla tipologia di frattura. Consiste sempre in una riposizione e fissaggio dei capi ossei fratturati effettuati attraverso:

  • Fasciatura a gesso
  • Estensione a trazione
  • Chirurgicamente (osteosintesi).

Tra gli anziani è particolarmente diffusa la frattura del femore; la sua incidenza aumenta ogni anno in rapporto crescita esponenziale della popolazione anziana e al cospicuo aumento di traumi occasionali nei soggetti anziani più attivi. Generalmente nella più delle volte la frattura avvenuta in soggetti anziani interessa la porzione superione e, a seconda della rima di frattura si possono dividere in:

  • Fratture Sottotrocanteriche
  • Fratture peritrocanteriche
  • Fratture transcervicali
  • Fratture sottocapitate

Una volta stabilito e il quadro clinico della frattura nei suo elementi certi e probabili, sarà comunque necessario sottoporre l’assistito ad ulteriore esame radiologico per accertare l’entità del danno.

A questo proposito è doveroso specificare che quando i monconi ossei non possono ritornare momentaneamente nella sede naturale con manovre di riduzione in precedenza citate, si preferisce temporaneamente l’utilizzo di un dispositivo speciale chiamato apparecchio a trazione, per tirare a lungo sulla parte periferica un arto, in questo modo si riesce a vincere la resistenza dei muscoli e si riportano e mantengono i monconi dell’osso fratturato in una buona posizione.

Questo macchinario a trazione viene adoperato per lo più nei casi di frattura al femore. Viene collegato al letto del paziente, che non deve avere il piano a rete ma una rigida lamiera metallica, con cavigliera di gommapiuma imbottita con filo transcheletrico e peso proporzionale, prestando attenzione a una eventuale coesistenza di patologia venosa.

Il letto non sarà mai sistemato in corridoio o sotto le finestre. Nel caso che non si disponga di un letto simile, si inserisce una tavola fra la rete e il materasso su cui poggia l’utente. 

Il piano del letto dovrà avere una leggera inclinazione in modo che il capo resti leggermente più in basso del corpo e il malato non possa slittare verso la parte podalica del letto, poiché il suo peso agirà in senso contrario alla trazione della gamba (contro estensione). Questo risultato si ottiene rialzando la parte podalica del letto con due zoccoli collocati sotto la spalliera; il paziente è posto su un piano inclinato vero la testa. L’estremo dell’arto verrà poggiato su una doccia metallica imbottita di ovatta, con rotelle, detta carruccio.

Nella maggior parte delle situazioni in fase preoperatoria, l’anziano risulta confuso e sotto shock in seguito alla frattura o a causa di patologie esistenti in precedenza o per l’anemizzazione. A differenza degli altri interventi chirurgici, i provvedimenti post-operatori adottati per le operazioni alle estremità comportano una temporanea immobilizzazione degli arti, cosa che rende complicata la mobilizzazione. È una fase molto delicata per l’anziano,soprattutto per i soggetti compromessi dalla comparsa di complicanze come le piaghe da decubito.

Le piaghe da decubito

Generalmente definite piaghe da decubito o (lesioni da pressione) si intendono lesioni con possibile evoluzione di necrosi tessutale che coinvolge tutti gli strati cutanei potendo giungere, in casi estremi, addrittura, al tessuto muscolare e osseso.

La causa principale di un’ulcera da pressione è provocata dall’immbilizzazione a letto del paziente, che provoca una compressione continua su una zona cutanea e sul tessuto sottostante. Infatti, con una compressione che riduca parzialmente o completamente lo spazio ai capillari,si ostacolano i processi di scambio d’ossigeno e la pressino a livello del capillare arterioso diventa di 32mmHg.

La comparsa delle piaghe da decubito può dipendere da fattori differenti:

  • Età, le persone anziane sono spesso allettate, e anche quando non lo sono la cute è fragile e esposta all’insorgenza di questa patologia;
  • disidratazione e deficit di nutrizione;
  • allettamento e forte o totale riduzione della mobilità,
  • malattie arteriose che generano riduzione del flusso sanguigno.

Quasi il 75% delle piaghe da decubito si manifesta sulle estremità ossee soggette alla massima esposizione durante la permanenza a letto e cioè in corrispondenza dell’osso sacro, sul grande trocantere, sulle sporgenze dell’ischio, sui malleoli. Soggetti particolarmente esposti alle piaghe decubito sono le persone paralizzate o in coma e quelle con mobilità limitata dovuta a dolori o bendaggi rigidi o gessati; soggetti cachettici, soggetti con febbre alta, con forte traspirazione o con incontinenza; persone con disturbi circolatori (affezioni cardiovascolari e anemie) e diabetici. Il primo segno di una potenziale piaga da decubito è l’arrossamento della pelle, che scompare, dopo avere cambiato la posizione dell’assistito perché considerando la condizione di mancata mobilita del paziente favorisce la circolazione e rigenerazione dei tessuti. Successivamente si verifica la formazione di vesciche odi abrasioni, seguite dalla decomposizione dei tessuti, della comparsa di ulcere e da una colorazione nera della pelle ( della anche necrosi).

Le misure preventive adottate per evitare le piaghe da decubito sono le seguenti:

  • stimolare la circolazione, infatti una buona irrorazione favorisce il nutrimento della pelle;
  • decomprimere cambiando frequentemente la posizione dell’assistito con l’aiuto di scuini la silicone (questa pratica viene eseguita come minimo ogni due ore);
  • proteggere la pelle con una pulizia accurata e pulire scrupolosamente il letto;
  • somministrare un’alimentazione adeguata (dieta ricca di albumina e vitamine);
  • favorire la circolazione, muovendo e facendo muovere, per quanto possibile, il paziente.

Esistono, inoltre particolari materassi ( ad esempio quelli ad acqua) che distribuiscono la pressione delle zone a rischio del corpo su una superficie più ampia, oppure particolari materassi ad aria, realizzati a strisce, nei quali un certo numero di strisce si sgonfiano, mentre altre si gonfiano, sempre con lo scopo di evitare un’eccessiva pressione esercitata su alcune zone di appoggio del corpo e di favorire  in esse la circolazione del sangue.

Nei casi in cui esista il rischio di piaghe, occorre effettuare un controllo  quotidiano della pelle, nelle zone soggette a pressione e, appena si nota un arrossamento sospetto, avviare immediatamente il piano di profilassi. Il trattamento delle piaghe da decubito varia in relazione, alla loro entità e alla rapidità dello stato di guarione.

Bronchiti e broncopolmoniti

Le bronchiti sono processi infiammatori a carico dei bronchi caratterizzati da un aumento della secrezione che ostruisce questi condotti di forma cilindrica importanti per il passaggio dell’aria durante il processo di respirazione.

Distinguiamo due tipologie di bronchiti:

  • Bronchite acuta: è un infiammazione dovuta a virus e batteri che si manifesta con dispnea e tosse con espettorato. Può esserci compressione dello stato generale e delle capacità cognitive.
  • Bronchite cronica : è il risultato di ripetuti episodi di bronchiti associate spesso all’asma bronchiale. Se  trascurata la bronchite cronica può portare all’enfisema polmonare e all’insufficienza respiratoria.

L’intervento assistenziale pirici pale da mettere in atto è la mobilizzazione del paziente per evitare che, restando a letto, l’utente vada incontro a complicanze quali la polmonite. L’ulteriore obiettivo è quello di garantire all’assistito l’apporto di liquidi necessario (idratazione) per evitare la disidratazione.

Negli anziani costretti a letto per altre patologie e in quelli con le difese immunitarie basse, può presentarsi una complicanza a carico dell’apparato respiratorio, quale la broncopolmonite.  Le patologie respiratorie come( polmonite e broncopolmonite) si definiscono processi infiammatori acuti dei bronchi e dei polmoni causati da virus e batteri. Possono essere accompagnati anche da febbre altissima. Si possono registrare dei peggioramenti delle condizioni generali dell’anziano, fino ad arrivare allo scompenso cardiaco.

L’obiettivo assistenziale relativo alla cura della patologia prevede:

  • Il controllo della temperatura
  • L’impostazione di una corretta postura ( semiseduta con precoce mobilizazione),
  • adeguata idratazione  ,
  • periodica osservazione dello stato di coscienza.

L’operatore ha il dovere di avvisare tempestivamente l’infermiere delle eventuali complicanze che possono insorgere.

Può verificarsi il caso di una polmonite asintomatica, caratterizzata d asola astenia e leggera dispnea (difficoltà respiratoria), che si verifica a causa della scarsa risposta delle difese immunitarie dell’organismo.

L’Arteriosclerosi

L’arteriosclerosi è un fenomeno che provoca indurimento e l’inspessimento delle pareti delle arterie. Un tipo particolare di arteriosclerosi è l’arteriosclerosi dei vasi sanguigni cardiaci e cerebrali che colpisce le arterie di maggiori dimensioni ed è responsabile di patologie:

  • l’arteriopatia degli arti inferiori,
  • le coronaropatie,
  • gli aneurismi aortici,
  • le malattie cerebrovascolari

I fattori di rischio, che devono essere correlati tra loro e interagire per lungo tempo sono di origine:

  • genetica
  • ambientale
  • esogena
  • endogena
  • prevenzione
  • tempestività nella diagnosi della malattia

Le varie forme di prevenzione e la tempestività di una qualsiasi patologia sono elementi fondamentali per effettuare le correzioni adeguate per scongiurare al paziente il rischio di ammalarsi.

Scompenso cardiaco

Lo scompenso cardiaco è causato dalla cardiopatia ischemica e da ipertensione arteriosa di durata prolungata.  Esso consiste in una sindrome, ovvero insieme di sintomi, che si caratterizza a causa di squilibri funzionali dell’organismo :

  • accumulo di liquidi ( il più frequente è l’edema ai polmoni)
  • dispnea (difficoltà respiratoria) causata dal cattivo funzionamento della pompa del miocardio.

I sintomi che si verificano sono:

  • dispnea
  • mancanza di sonno
  • stanchezza
  • affaticamento
  • palpitazioni

L’operatore deve innanzitutto essere in grado di riconoscere e riferire i sintomi, seguendo le indicazioni dell’infermiere professionale, e di aiutare il paziente nell’eseguire le manovre più semplice, avendo come obiettivo quello di evitargli qualsiasi tipo di sforzo. Il controllo della pressione arteriosa e della dieta rigorosa sono elementi essenziali dell’intervento dell’operatore.

Egli dovrà, inoltre, seguire le indicazioni del medico al fine di evitare il manifestarsi di piaghe da decubito e le altre complicazioni, dovute alla posizione da riposo.

Trombosi venosa

La Trombosi venosa è l’ostruzione parziale o completa di una vena della che occlude il passaggio di sangue provocata da parte di un coagulo di sangue (detto trombo).  Questa patologia può interessare tutto il sistema venoso ; essa si verifica soprattutto agli arti inferiori e la sua frequenza aumenta con il passare degli anni.

Il trombo che occlude è favorito da fattori di rischio tra i quali ritroviamo:

  • l’allattamento prolungato,
  • l’immobilizzazione,
  • interventi chirurgici,
  • traumi

I sintomi legati alla trombosi possono essere:

  • Il colore violaceo della cute,
  • il dolore ala pressione sull’arto,
  • la temperatura elevata in caso di infiammazione

Sono nella metà dei casi può capitare che il paziente contragga una trombosi di natura asintomatica.

L’attività di prevenzione necessaria per contrastare l’insorgere di questa malattia e delle sue relative complicanze consiste:

  • in una adeguata idratazione dell’organismo;
  • predisporre il paziente in una postura  corretta  posizionare l’arto inferiore in modo sollevato per favorire la circolazione del sangue
  • eseguire periodicamente la ginnastica passiva e attiva
  • rispettare alla lettera la terapia farmacologica prescritta da proprio medico

L’intervento assistenziale dell’operatore socio sanitario consiste essenzialmente nell’osservazione sei sintomi (crampi, ulcere gonfiori localizzati, difficoltà respiratoria), nel controllo della posizione sollevata dell’arto interessato e dell’uso della calza o fasciatura elastica contenitiva  e nel favorire la deambulazione del paziente. Quando si attraversa una fase acuta della malattia viene esercitata solo ginnastica passiva secondo le indicazioni date dal fisioterapista, in questo arco di tempo il paziente rimane a letto con l’arto sollevato e indossa sempre le calze elastiche.

L’OSS e l’importanza dell’attività fisica nell’soggetto anziano

Gli esercizi di respirazione

Con l’invecchiamento, i polmoni perdono elasticità. I cambiamenti che si verificano nell’apparato respiratorio aumentano il rischio di contrarre infezioni. Per prevenire le infezioni dell’apparato respiratorio bisogna incentivare la pratica di esercizi di respirazione pianificati nel rispetto delle capacità e dei limiti individuali dell’assistito, al fine di apportare beneficio all’intero organismo, oltre che, ovviamente, all’ apparato respiratorio . Gli esercizi per allenare la respirazione profonda devono essere effettuati più volta al giorno. L’anziano, inoltre, deve tossire ed espettorare al termine di ogni sessione di esercizio di respirazione profonda.

Spesso le infezioni respiratorie si sviluppano anche in assenza di febbre e, in molti casi , la persona anziana non ha la capacità di associare il dolore toracico a una broncopolmonite o a una polmonite. 

Così, prima che i sintomi siano evidenti, la polmonite può arrivare a uno stadio avanzato. I rischi legati alle correnti d’aria vanno evitati provvedendo a una ventilazione indiretta. E’ molto importante che l’operatore annoti eventuali cambiamenti nell’espettorato, che sono sempre indicativi e vanno tenuti in considerazione nella formulazione della diagnosi (compito, ovviamente, riservato al medico).

L’espettorato diventa viscoso, traslucido e grigiastro nel caso di malattie polmonari ostruttive: purulento e maleodorante per un ascesso polmonare o per bronchiecatsie;  rosso e schiumoso per edema polmonare o per un cedimento del cuore sinistro.  Lunghi periodi di inattività e lunghe degenze a letto, determinano un elevato rischio di malattie respiratorie. Abitualmente si tiene in considerazione una persona è ammalata debba stare necessariamente a letto e evitare qualsiasi tipo di sforzo fisico, infatti,  i parenti nella maggior parte dei casi mossi da buone intenzioni, incoraggiano il riposo e l’inattività fisica.

Spesso le persone anziane sono affette da varie forme di malattie polmonari, la cui conseguenza è un aumento della percentuale di anidride carbonica nel sangue può causare narcosi provocata dall’eccessiva inalazione di CO2 e al mancato scambio gassoso.

I sintomi derivanti da questa patologia sono:

  • confusione,
  • contrazioni muscolari,
  • disturbi visivi,
  • profusa respirazione cutanea,
  • ipotensione,
  • progressivo peggioramento del funzionamento dell’apparto circolatorio,
  • depressione celebrale (potrebbe manifestarsi con un aumento considerevole del sonno fino ad arrivare a un profondo stato di coma.

L’operatore addetto all’assistenza deve essere in grado di riconoscere prontamente i sintomi dovuti alla narcosi da CO2 in modo da avvisare prontamente il medico. I peli nelle narci diventano più spessi con l’età e possono fermare un numero maggiore di particelle infette e di polvere durante l’atto respiratorio.

Per ridurre l’ostruzione provocata dalla presenza di queste particelle, è meglio indurre l’assistito respirare con il naso e a pulirsi con un fazzoletto nel caso si fosse verificato accumulo di secrezioni ; in caso di difficoltà, si usa un applicatore di cotone inumidito con acqua tiepida e soluzione salina normale, facendo attenzione a non inserirlo troppo in profondità.

Lo scarso apporto di ossigeno può provocare una prolungata tachicardia in molte persone anziane. Per favorire una buona circolazione del sangue è bene incoraggiare l’assistito a svolgere con buona abitudine attività fisica moderata, gli esercizi motori, effettuar periodicamente cambi di posizione, assicurarsi che il paziente si trovi in un ambiente adeguatamente riscaldato e che vengano effettuati massaggi cutanei e lievi frizioni durante il bagno; vanno, infine, evitati tutti gli indumenti che possono ostacolare una buona circolazione periferica (calze o scarpe troppo strette).

Influenze ambientali, scarsa attenzione all’igiene orale, scarso apporto di sostanze nutritive e deterioramento del tessuto gengivale sono tutti fattori che favoriscono la perdita dei denti.

Nell’anziano i problemi dei denti devono essere affrontati in preventiva. L’odontoiatria geriatrica è una branca della medicina recente: sfortunatamente, coloro che vi dovrebbero ricorre non sempre hanno le risorse economiche necessarie per sostenere queste cure.

Molte persone anziane pensano che, una volta messa la dentiera, non dovranno più andare dal dentista. Sarebbe buona abitudine smentire questa affermazione e stimolare gli utenti che utilizzano questo dispositivo odontoiatrico a sottoporsi a controlli di routine. L’insorgenza di lesioni, infezioni o altre malattie deve essere tenuta sotto controllo dal dentista alfine di prevenire il sorgere di una serie di fastidiose complicanze

Inoltre, cambiamenti nella struttura tessutale possono provocare una cattiva aderenza della dentiera che, in tal caso, necessita di un nuovo intervento per ripristinare ripristinare il danno. Non sempre le dentiere che presentano dei vanno sostituite, talvolta basta una semplice correzione.

Compito dell’operatore socio-sanitario è fare in modo che l’igiene del cavo orale del paziente venga effettuata nel modo corretto riducendo il rischio di contrarre infezioni e favorendo il benessere dell’assistito controllando anche funzionalità di eventuali protesi.

Redazione OssNews24

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