Sono passati quasi 24 anni da quel 2001 in cui venne introdotta la figura dell’operatore socio-sanitario attraverso l’accordo Stato-Regioni. In questo lungo percorso la figura dell’oss ha acquisito esperienza e capacità lavorative, dimostrando, nell’organizzazione sanitaria sia pubblica che privata, di saper lavorare in autonomia e in equipe insieme a medici, infermieri, fisioterapisti e altre figure professionali. Le sue condizioni di lavoro e la sua retribuzione, però, non interessano a nessuno, perché il divario tra pubblico e privato rimane sostanziale, nonostante i contratti in essere.
Questa è anche l’occasione per fare una riflessione sul futuro dell’oss, che oggi ricopre un ruolo si importante, ma risulta essere una figura ibrida priva di un adeguato riconoscimento professionale giuridico ed economico, dove il lavoro è principalmente rivolto all’assistenza diretta delle persone e non solo, dove invece si riconoscono sempre maggiori competenze per gli infermieri, dove ormai è consuetudine vedere il professionista sanitario occuparsi sempre meno dell’assistenza, perché ritiene che farlo sia demansionante per il proprio profilo, e sentirsi demansionato è ormai radicato nella sua mentalità! Non vuole essere una polemica, ma a quanto ci risulta è una realtà che si verifica quotidianamente nei luoghi di lavoro.
Se da una parte si stima un fabbisogno di circa 100mila infermieri, nessuna stima è stata fatta per gli oss, nonostante se ne conti una carenza di circa 80mila unità. Si chiedono più fondi per gli infermieri, ma nulla viene destinato a un esercito di 350mila oss su tutto il territorio nazionale. Nel frattempo il Governo preferisce escogitare nuove figure quali quella dell’assistente infermiere, quando basterebbe una revisione del percorso formativo e una maggiore valorizzazione degli attuali oss, considerando che questa nuova figura non è ancora inserita come inquadramento contrattuale.
Alla luce delle nuove reti assistenziali, sia ospedaliere che territoriali, e del crescente fabbisogno assistenziale, è indispensabile oggi fare un’analisi approfondita sul rapporto tra oss e posti letto in tutte le strutture sanitarie e socio-sanitarie. Gli attuali standard sono obsoleti e inadeguati a garantire la continuità assistenziale nel nuovo assetto sanitario (ad oggi si fa ancora riferimento alla DGR N°45/2012). Le linee guida prevedono un rapporto di 0,30 oss per posto letto: un dato del tutto insufficiente nell’arco delle 24 ore, che necessita di una revisione immediata. Come pure deve essere rivisto l’adeguamento economico, a fronte di stipendi insufficienti e sbocchi di carriera inesistenti.
Alla luce di quanto detto diventa fondamentale e strategico pensare sul futuro di questa figura, che cerca a tutti i costi un riconoscimento della professione, un chiarimento delle competenze, un riconoscimento contrattuale ed economico adeguato, ma che invece continua a vedere l’indifferenza della politica che li ha relegati a semplici figure tecniche di interesse sanitario, negando loro perfino il diritto alla formazione continua e obbligatoria, premiando invece altre categorie professionali, abbandonando chi da sempre garantisce il funzionamento dell’assistenza diretta al paziente/utente.
La sfida è politica, culturale e sociale, e come sindacato è nostro dovere rappresentare con forza la voce degli oss. Il nostro impegno sarà sempre quello di sostenere il percorso di valorizzazione, promuovere i diritti e garantire le tutele all’interno del sistema sanitario pubblico e privato. Insieme possiamo fare la differenza.
Redazione OssNews24
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