Le trattative per il rinnovo del Ccnl Sanità 2025-2027 sono entrate nel vivo e riportano al centro del dibattito uno dei temi più importanti per il futuro del Servizio sanitario nazionale: la valorizzazione economica e professionale del personale.
Per la professione infermieristica si prospetta un intervento di significativa portata. Tra aumenti dello stipendio tabellare, indennità di specificità infermieristica, incentivi destinati al personale dei pronto soccorso e le nuove risorse stanziate dal Governo, si parla di incrementi economici complessivi che, secondo le stime diffuse, potrebbero superare i 200 euro lordi mensili per oltre 270mila infermieri. A ciò si aggiungono circa 445 milioni di euro annui destinati a rafforzare il riconoscimento economico della professione, valorizzandone la specificità, le responsabilità e il particolare livello di stress lavorativo.
L’obiettivo dichiarato è rendere la professione infermieristica più attrattiva, contrastare la carenza di personale e riconoscere il valore di una figura fondamentale per il sistema sanitario. È una scelta politica legittima. Ma proprio mentre si costruiscono nuovi strumenti di valorizzazione per gli infermieri, gli operatori socio-sanitari (oss) rischiano ancora una volta di rimanere ai margini del confronto contrattuale.
Per gli oss, infatti, non si intravede un analogo percorso di crescita professionale. Se tutto andrà bene, potranno concorrere alle limitate risorse economiche destinate all’Area degli Assistenti, senza un progetto specifico di valorizzazione della professione, senza indennità dedicate e senza strumenti capaci di riconoscere il ruolo che svolgono quotidianamente nell’assistenza.
Questo rinnovo contrattuale evidenzia anche un altro aspetto che non può essere ignorato. Chi dispone di una rappresentanza capace di incidere direttamente ai tavoli negoziali riesce a costruire percorsi di valorizzazione economica e professionale. Gli oss, invece, continuano a pagare l’assenza di una rappresentanza contrattuale autonoma che possa sedere ai tavoli di confronto e rivendicare misure dedicate alla categoria.
Quando una professione non partecipa direttamente ai luoghi in cui si definiscono le scelte contrattuali, il rischio è che le sue esigenze vengano assorbite in rivendicazioni generali o rinviate ancora una volta. È proprio da questa riflessione che nasce una domanda che migliaia di oss continuano a porsi.
Una rapida lettura delle piattaforme sindacali consente di comprendere la situazione.
La FP CGIL ha avanzato l’ipotesi dell’oss senior, senza affrontare il tema di una reale carriera professionale e del riconoscimento giuridico della categoria. La CISL FP parla di valorizzazione del personale e di revisione delle figure professionali, ma non dedica proposte concrete agli oss. La UIL FP concentra la propria attenzione sugli aumenti economici e sulla valorizzazione del comparto, senza indicare misure specifiche per gli operatori socio-sanitari. La FIALS propone una revisione degli incarichi e delle competenze professionali, ma anche in questo caso manca un progetto dedicato agli oss. Le organizzazioni Nursing Up e Nursind concentrano, comprensibilmente, la propria azione sulla valorizzazione della professione infermieristica, lasciando gli oss sostanzialmente ai margini del dibattito.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Nessuno parla seriamente dell’istituzione di una vera Area Sociosanitaria. Nessuno propone il Registro nazionale degli oss, indispensabile per garantire identità professionale, qualità delle competenze e tutela dei cittadini. Nessuno propone un autentico percorso di carriera dedicato agli operatori socio-sanitari. Nessuno rivendica incarichi professionali specifici o un sistema di progressione costruito sulle competenze realmente esercitate ogni giorno.
Eppure gli oss rappresentano una delle colonne portanti del Servizio sanitario nazionale. Sono presenti negli ospedali, nei pronto soccorso, nei servizi territoriali, nelle Rsa, nella salute mentale, nell’assistenza domiciliare e nelle case della comunità. Garantiscono assistenza diretta ventiquattr’ore su ventiquattro, accanto alle persone più fragili, assicurando continuità assistenziale e supporto alle équipe sanitarie. Ma quando arriva il momento di discutere il futuro della sanità, gli oss sembrano scomparire dal dibattito.
Uno degli aspetti che il rinnovo contrattuale dovrebbe far riflettere gli oss riguarda il tema della rappresentanza. Negli ultimi anni gli operatori socio-sanitari hanno continuato, nella maggior parte dei casi, ad affidare la propria rappresentanza alle tradizionali organizzazioni sindacali del comparto, nelle quali le legittime esigenze dell’intera platea dei lavoratori devono necessariamente convivere con quelle di molte altre figure professionali.
Questo rinnovo contrattuale dimostra esattamente il contrario. Le professioni che riescono a costruire una rappresentanza forte siedono ai tavoli della contrattazione, avanzano proposte, ottengono risorse, valorizzazioni e strumenti di crescita professionale. Chi, invece, rinuncia a costruire quella forza continua ad assistere a decisioni prese da altri.
SHC è nata proprio con questo obiettivo: dare agli oss una rappresentanza di categoria che, attraverso la crescita del consenso e il raggiungimento della rappresentatività prevista dalla legge, possa partecipare direttamente ai tavoli della contrattazione nazionale e portare le proposte della categoria dove si decidono stipendi, inquadramenti, indennità e percorsi di carriera.
La domanda che ogni oss dovrebbe porsi non è se valga la pena iscriversi a un sindacato di categoria. La vera domanda è un’altra: se noi non costruiamo la nostra rappresentanza, chi porterà le nostre proposte ai tavoli dove si decide il nostro futuro?
Redazione OssNews24
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