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Carenza di operatori socio-sanitari e infermieri, Stati Generali Oss: “Regione Veneto scelga la programmazione, non l’emergenza permanente”

Riceviamo e pubblichiamo una nota di Gennaro Sorrentino (Stati Generali Oss).

Alla Regione Veneto, che da anni rivendica efficienza e modelli virtuosi in sanità.
La grave carenza di operatori socio-sanitari (oss) e infermieri che oggi colpisce le Rsa e i servizi territoriali non è un evento improvviso né imprevedibile. È, al contrario, il risultato di una mancata programmazione strutturale, di scelte rinviate e di una politica che interviene solo quando il sistema è già in affanno.

La notizia dei circa 900 posti letto bloccati nelle Rsa della provincia di Padova, non per mancanza di strutture, ma per assenza di personale, certifica un fallimento politico, prima ancora che organizzativo. E davanti a questo fallimento la risposta della Regione Veneto appare ancora una volta emergenziale: guardare all’estero, in questo caso al Brasile, per reperire forza lavoro.

Una scorciatoia pericolosa. Rivolgersi all’estero può forse tamponare l’urgenza, ma non risolve il problema. Anzi, rischia di aggravarne le conseguenze nel medio-lungo periodo. La sanità veneta, come quella nazionale, dispone già di migliaia di oss formati, spesso costretti a contratti precari, salari insufficienti, carichi di lavoro insostenibili, totale assenza di percorsi di valorizzazione professionale. Ignorare queste risorse e cercare soluzioni fuori dai confini nazionali significa legittimare un sistema che espelle i propri lavoratori, invece di trattenerli.

Il precedente che non va dimenticato: il San Raffaele. La Regione Veneto dovrebbe ricordare bene quanto accaduto all’ospedale San Raffaele. Anni di gestione basata su esternalizzazioni massicce, abbattimento del costo del lavoro, uso sistematico di personale sottopagato e frammentato hanno prodotto un modello insostenibile, sfociato in una crisi profonda, che ha messo a rischio non solo i lavoratori, ma l’intera tenuta del sistema sanitario.

Ripercorrere oggi quella strada, sostituendo la programmazione con il reclutamento emergenziale dall’estero, significa predisporre le condizioni per un nuovo disastro annunciato. Occorre programmare, non inseguire l’emergenza La sanità non si governa con missioni esplorative all’estero, ma con piani pluriennali di fabbisogno del personale, investimenti veri sugli operatori già presenti, politiche di fidelizzazione (non di sostituzione).

Alla Regione Veneto chiediamo un cambio di rotta chiaro: meno pragmatismo di corto respiro e più responsabilità politica. Perché, senza oss e infermieri valorizzati, nessun sistema sanitario, per quanto efficiente sulla carta, può reggere nella realtà.

Redazione OssNews24

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