“Basta contrasti tra infermieri e oss: i rispettivi campi sono ben delimitati”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un lettore in risposta a un articolo apparso sulla nostra testata

Spettabile redazione, scrivo in risposta all’articolo di Anna Di Martino del 27 dicembre per chiarire alcuni concetti. L’oss, grazie all’intervento normativo recente del decreto Lorenzin, viene inquadrato nell’area socio sanitaria: ciò vuol dire che la professione è riconosciuta autonoma così come per i sociologi e gli assistenti sociali, rientranti nella stessa area.
“Autonoma” vuol dire che non è gerarchicamente inferiore a quella infermieristica o medica, ma che rientra in un’ottica di cooperazione in un lavoro di equipe. L’infermiere è e resta responsabile dell’assistenza infermieristica in generale, ha il potere di attribuire all’operatore compiti rientranti tra quelli descritti nell’accordo del 22/02/2001, istitutivo della figura dell’oss, ma non ha potere gerarchico in senso stretto. Potere gerarchico vuol dire potere di valutare l’operato del personale (si pensi alle pagelline date ai dipendenti pubblici), di emettere un “ordine di servizio”, ma anche potere disciplinare/sanzionatorio nel caso di non rispetto di un ordine superiore o di illecito disciplinare.
Gli unici soggetti gerarchicamente superiori  all’oss (e allo stesso infermiere) sono il coordinatore infermieristico (caposala), il responsabile dipartimentale, il responsabile di reparto (primario), il dirigente dei servizi infermieristici e tecnici e riabilitativi (Sitra), il direttore sanitario e il direttore generale. Il potere disciplinare/sanzionatorio spetta invece al responsabile di struttura, se ha qualifica dirigenziale, o a commissioni disciplinari, così come descritto dal d.lgs n. 165/2001, in base al tipo di sanzione. Lo stesso caposala non ha potere disciplinare, pur essendo responsabile del personale di reparto e conservando altri poteri (si pensi alle valutazioni annuali o al potere di emanare ordini di servizio).
I ruoli sono definiti, altrimenti si configura il reato di abuso di esercizio. Smettiamola di dire cose false e soprattutto denigratorie nei confronti degli operatori. Oss e infermieri collaborano e cooperano, l’uno non è subordinato all’altro.  L’infermiere segnala al coordinatore, che a sua volta segnala agli organi disciplinari, ma lo stesso potere di segnalazione lo ha l’operatore. L’infermiere risponde del comportamento dell’oss, per cui è opportuno che l’oss segua quanto attribuitogli. Non sono ordini. Nessuna norma, tra l’altro, vieta espressamente all’infermiere di rispondere ai campanelli, fare il giro-letti o portare padelle e pappagalli.
La sentenza della Cassazione n. 2.210 del 1985 parla di “personale subalterno” in un’ottica in cui l’oss non esisteva e il rapporto tra i vecchi operatori tecnici addetti all’assistenza e l’infermiere professionale era gerarchico. Nel caso di non rispetto di un ordine infermieristico, si configurava una vera e propria insubordinazione. Questi sono ormai fantasmi del passato, superati dalle normative successive (basta leggere l’accordo istitutivo dell’oss per capire). È chiaro che, se questi “compiti” diventano frequenti per gli infermieri, si configura il demansionamento  e su questo sono totalmente d’accordo con le sentenze dei giudici del lavoro (a dire il vero, non tutte concordi tra loro).
A ciascuno il suo, dunque. Per una giusta e sicura assistenza l’oss deve rispettare le attribuzioni infermieristiche senza dir nulla, purché tali attribuzioni rientrino tra i compiti che questo possa svolgere nel rispetto della legge tout court. Nel caso di non rispetto, si può configurare un inadempimento contrattuale, sanzionabile di sicuro non dall’infermiere. Stesso discorso vale per il rapporto tra medici e infermieri: vi reputate gerarchicamente inferiori? Basta guerre inutili, i nostri campi sono ben delimitati e chiari. Lavoriamo per lo stesso scopo.
Oss Rocco Di Benedetto
 

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Redazione OSSnews24

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